Bruno Bossio (Pd):"Resto nel Pd ma l’attributo democratico non può essere una foglia di fico."

"Non mi piacciono le scissioni, però non si può stare uniti con le mozioni del cuore".

Così la deputata dem Enza Bruno Bossio e subito chiarisce "Io resto nel Pd che è la mia casa, ma l’attributo democratico non può essere una foglia di fico.La crisi istituzionale appena conclusa e la fase aperta dalla nascita del nuovo Governo avrebbero già imposto una discussione approfondita negli organismi dirigenti e attraverso il coinvolgimento della base del nostro Partito. Ancora più sbagliato insistere, poi,- continua l'On Bruno Bossio- in questo metodo per voler  calare dall'alto la alleanza tra PD e 5stelle sui territori, sostituendosi  alla responsabilità  dei dirigenti locali e di migliaia di iscritti".

Conclude la deputata dem "In particolare su una cosa non possiamo cambiare: il partito democratico o è  laico, pluralista, garantista e riformista o non è. Nel Pd non possono contare le correnti ma gli iscritti e dirigenti. Così recita il nostro statuto e così abbiamo il dovere di fare".

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Serra, il Pd chiuderà la campagna elettorale a Palazzo Chimirri con Franco Iacucci

Manifestazione elettorale del Pd a Serra San Bruno, dove alle 18,30 di oggi, il candidato al Parlamento europeo Franco Iacucci chiuderà la campagna elettorale.

L'incontro che vedrà protagonista il presidente della Provincia di Cosenza si svolgerà a palazzo Chimirri.

Alla manifestazione, introdotta dal segretario di Circolo Paolo Reitano, interverranno gli esponenti democratici Maria Rosaria Franzè, Gina Figliuzzi, Raffaele Lo Iacono, Domenico Dominelli e Luigi Tassone.

Ampio spazio sarà riservato alle considerazioni del già deputato Bruno Censore e del candidato Franco Iacucci.

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Nucera (Pd) si schiera a tutela del made in Italy

“È necessario sviluppare un mercato interno che sappia proteggere la manifattura italiana ed europea dalle invasioni dei prodotti contraffatti  e non conformi, in particolare dalla Cina”.

Lo afferma la candidata per la Calabria del Pd alle elezioni europee del 26 maggio Lucia Anita Nucera.

“Per questo, è importante che ci sia un mercato unico che sia strettamente connesso alle politiche sociali, ma anche a quelle fiscali e della concorrenza e che investa su nove regole per programmare la digitalizzazione della società europea. A questo, si aggiunge un maggiore controllo dei profitti delle multinazionali, a partire da quelle dell’economica digitale che devono essere tassati dove sono e non spostati in altri Paesi. È necessario approvare una base imponibile comune e consolidata per le imprese sulle imprese per contrastare la concorrenza fiscale sleale, ma anche la digital tax e immettere un’aliquota minima effettiva europea sulle imprese. Per evitare il circolo vizioso tra recessione e austerità, è necessario avere in bilancio dell’eurozona, finanziato da specifiche risorse, per perseguire politiche anticicliche attraverso l’erogazione di un’indennità europea di disoccupazione per i paesi in recessione o con un numero alto di persone senza lavoro"

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Villa San Giovanni, incontro del Pd contro il sovranismo

Riceviamo e pubblichiam9

" Le prossime elezioni europee del 26 maggio rappresentano uno spartiacque straordinario, l’occasione dell’affermazione di una alternativa liberal democratica, riformista e socialista che, finalmente, riesca ad offrire una risposta articolata e compiuta alla retorica demagogica che rappresenta l’ultima e più pericolosa affermazione della destra in tutto il continente. A partire dall’opposizione in tanti Stati e, purtroppo, oggi al governo in Italia, in Austria, in Polonia ed in Ungheria, il populismo è riuscito a monopolizzare l’agenda politica e a proporre la tematica nazionalista e identitaria come esclusiva e dirimente per il futuro, fino a mettere in discussione la stessa esistenza della Ue, l’unica istituzione garanzia di pace, di giustizia e di benessere per tutta l’Europa. Per questo, a nostro parere, è necessario - a tutti i livelli - concorrere alla sfida elettorale che coinvolge tutti i sinceri riformisti e che trova un suo naturale centro di aggregazione nel Pse, nel partito dei socialisti e dei democratici europei. Da Villa San Giovanni, quindi, il circolo del Partito democratico intende promuovere la formazione di un’articolazione territoriale del Pse ! L’invito è rivolto, quindi, a tutti i socialisti, ai riformisti, agli ecologisti, ai democratici, a tutte le forze popolari che vogliano vivificare - con il loro apporto - le riflessioni, le azioni, le proposte di chi a Villa, e in tutta la città Metropolitana, si propone di strutturare dal basso una visione politica plurale, un progetto di centro-sinistra, una prospettiva liberale e fautrice della società aperta, contro le chiusure del nazionalismo, contro il mito nefasto delle piccole patrie, contro il travisamento storico che sottace infedelmente come questo straordinario scudo di civiltà – l'Europa unita - abbia consentito più di 70 anni di pace nel continente che nelle due Guerre mondiali ha lasciato sul campo 60 milioni di morti. Per concorrere a questo progetto: sabato 18 maggio, alle ore 10.30, la cittadinanza è invitata a partecipare all'incontro dibattito sul tema: "L’argine democratico, riformista e progressista al rigurgito sovranista, illiberale e demagogico". L'incontro si terrà presso il circolo democratico Villesse".

Partito democratico Villa San Giovanni 

 

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Serra, rottura nel Pd: Lagrotteria, Giancotti e Albano lasciano il partito

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"In un tempo poi non tanto lontano, quando la politica e i partiti contribuivano in modo positivo e qualificante alla crescita socio culturale ed economica della società, ogni campagna elettorale lasciava un messaggio chiaro, marcava un segno indelebile per il futuro dei partiti. I moniti e le risultanze delle competizioni elettorali rappresentavano il punto di ripartenza per iniziare nuovi percorsi e ripensare proposte e programmi per ogni contesto sociale. Ci si soffermava a capire quali politiche di governo meritavano di essere riviste, quali battaglie non erano state condotte con fermezza, si interrogava la base del partito, si ascoltava la piazza, si faceva del coinvolgimento popolare più ampio possibile la regola maestra, per mettere in essere una rinnovata proposta politico partitica. La domanda è: le ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018 hanno mandato un segnale forte e chiaro al Partito Democratico? Tralasciando la evidente quanto scontata risposta, l’ulteriore quesito che ci poniamo è: il Partito Democratico ha colto appieno il grido di disaffezione che i suoi militanti astenendosi o votando contro hanno urlato? Pare proprio di no. Perché non si è corsi ad aprire un confronto ed un dibattito approfondito con tutti, con le forze sociali, con i giovani, con i disoccupati, con le tante energie positive di questo paese prima di aprire e “chiudere” la fase congressuale? Perché si è scelto di rimanere sordi alle tante sirene che alla fine, disperate e quasi costrette scelgono di cantare a malincuore per i populisti più esasperati d’Europa? Perché, ancora una volta, con sconvolgente prepotenza si è scelto di proporre gli schemi del passato, quelli della peggiore partitocrazia? Perché si è preferito praticare la solita corsa al confezionamento precostituito di liste per prenotare uno o più posti all’assemblea nazionale o reginale del partito senza pensare che così facendo siamo giunti al punto in cui siamo? La spasmodica sete di potere e la patologica voglia di preservare uno o più status quo era ed è, evidentemente, più importante della necessaria ed irrinunciabile risposta a questi quesiti. E allora chi come noi aveva scelto di militare in una casa democratica ricca di valori e di storia ed aveva immaginato che davvero il Partito Democratico potesse competere con le sfide che questo paese in affanno ci riserva, oggi di fronte all’ennesima prepotente ed insensibile accelerazione verso una rotta buia, si ferma, riflette ed in mancanza di una prospettiva politica coerente e concreta guarda a nuovi orizzonti. È giusto precisare, considerato il nostro ruolo di amministratori comunali del Comune di Serra San Bruno, che il nostro percorso amministrativo continua senza tentennamenti. Il Movimento “La Serra Rinasce” a livello comunale continuerà ad essere la nostra casa comune".

Valeria Giancotti - Brunella Albano - Walter Lagrotteria

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Vibo: caos nel Pd, Pacilé si dimette da segretario del circolo cittadino

Riceviamo e pubblichiamo

"Da quando ho iniziato ad occuparmi attivamente della cosa pubblica, ho sempre messo la faccia per battaglie e progetti in cui credevo convintamente. A discapito di quanto affermato da qualche 'piccola' persona negli ultimi giorni, non sono mai stato la 'testa d'ariete' di nessuno, né tanto meno l’uomo di chicchessia. Ho sempre ammirato e rispettato il motto 'la libertà equivale alla mia vita', libertà di ragionamento politico che io ho e che molte altre persone purtroppo non hanno. Questa libertà di pensiero, mi ha portato, nelle scorse settimane, ad avanzare una proposta politica per la situazione emergenziale che sta attraversando la nostra Città. Tale proposta, da molti riassunta volutamente in mala fede come 'inciucio di potere', prevedeva e prevede un accordo programmatico per Vibo Valentia che riguardasse una vasta platea di forze politiche, anteponendo l’interesse comune all’interesse di parte, e coinvolgendo seriamente le migliori forze e i migliori uomini presenti in Città. Tutto questo col solo fine di ricostruire quell’agibilità politico-amministrativa perduta, che nel giro di cinque anni possa far tornare l’alternanza di governo ad essere una seria prassi democratica anche a Vibo Valentia. La proposta poc’anzi brevemente esplicata, condivisa fino a qualche tempo fa da una parte della dirigenza provinciale che ha poi dovuto cambiare idea per diktat provenienti da altre parti della nostra provincia in vista delle prossime elezioni regionali, è stata tuttavia bocciata dal mio partito a livello cittadino. Nel prendere atto che l’alternativa al progetto da me proposto è l’ennesima battaglia minoritaria e velleitaria dove coinvolgere tutta una serie di 'vecchi volponi' che nell’ultimo decennio sono stati, ahimè, la rovina del centro-sinistra a Vibo e i co-responsabili della drammatica situazione in cui versa la Provincia, dove non saranno gli iscritti a scegliere il candidato a Sindaco, ma dinamiche che con la Città c’entrano poco, ho deciso di rassegnare oggi stesso le dimissioni da Segretario del Circolo PD di Vibo Valentia. In questi mesi in cui ho avuto l’onore di guidare i democratici di Vibo Città, ho cercato, nei limiti del possibile, di creare nuovamente entusiasmo, aprendo la sede, dando dopo anni la possibilità agli iscritti di esprimersi, ascoltando le associazioni presenti sul territorio, cercando di ridare centralità al partito vibonese (cosa per la quale sono spesso stato ostacolato) ma soprattutto portando tanti giovani all’interno di un partito lontano anni luce dalle istanze giovanili. Purtroppo, a poco più di un anno dalla mia elezione, mi tocca constatare che le incrostazioni presenti nel PD Vibonese sono assai difficili da rimuovere, ma sono sicuro che a farlo, ci penseranno gli elettori (come già per altro hanno fatto alle ultime elezioni politiche) a partire dalle prossime elezioni regionali, bocciando l’operato di chi avrebbe dovuto portare avanti le istanze del territorio vibonese in Consiglio Regionale, ma che invece era troppo impegnato a giocare al divide et impera per riconfermare la propria candidatura. Ho sempre pensato che l’interesse della Città venga prima dell’interesse del Partito, e per questo motivo, alla luce delle drammatica situazione in cui versa Vibo Valentia (si va spediti verso un secondo dissesto finanziario) sono convinto che solo un governo di 'salute pubblica', dove coinvolgere il meglio delle forze politiche e civiche presenti in Città, possa essere la soluzione per evitare il baratro. Questo, a differenza di quanto volutamente frainteso da molti, non significa rinunciare alla propria identità politica o non denunciare le responsabilità amministrative degli ultimi anni di governo cittadino, ma significa anteporre per cinque anni l’interesse comune a quello di parte. Per quando mi riguarda continuerò a condurre le mie battaglie liberamente e mettendoci la faccia (cosa che purtroppo molti non possono fare). Per fare la politica serve principalmente buona volontà, ed io continuerò a coltivare questa mia battaglia da cittadino e da semplice iscritto.

Francesco Pacilé ex segretario del circolo Pd di Vibo Valentia

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Il libro di Goffredo Bettini presentato a Cosenza

 «Se non conosci la storia, non puoi capire quando e dove qualcosa si è rotto all’interno del Partito. Non riusciremo mai a riprendere il cammino, se non andiamo a fondo affrontando le questioni del passato».

Goffredo Bettini, europarlamentare del Pd e da sempre vicino a Nicola Zingaretti, ha presentato a Cosenza, al Salone degli Specchi della Provincia, il suo ultimo libro “Agorà – L’Ago della bilancia sei tu”. 

Ad accoglierlo una platea che insieme all’autore ha ripercorso le tappe della sinistra italiana.

Bettini, già all’età di 14 anni iscritto al Partito Comunista, innamorato di politica e cinema, uno dei fondatori della Festa internazionale del cinema di Roma, fa un’analisi di quello che è accaduto negli ultimi anni, dove lo smisurato, proiettato sulla società e sulla politica, “illude che tutto sia possibile”, è diventato modello di vita. Partendo dalla solitudine moderna e individuando nella crescita delle ingiustizie e della povertà le condizioni di uno sviluppo malato, l’autore tenta di indicare la via da seguire «dopo un fallimento senza precedenti».

«Un libro scritto dopo la sconfitta del 4 marzo. Ero molto arrabbiato. E dopo questa scoppola, ancora non abbiamo discusso sulle ragioni della sconfitta. Senza questo esame collettivo – ha spiegato Bettini - è difficile anche fare un’opposizione incalzante ed efficace contro l’attuale governo, che presenta contraddizioni, evidenti insufficienze culturali e una condotta avventuristica che può portate l’Italia al disastro. Il problema viene da lontano e sono due le date che ci devono far riflettere: il 1989 e il 1992. Abbiamo sottovalutato ciò che stava accadendo. Già negli anni Ottanta il quadro cambiò e si avviò un processo di restrizione della democrazia. Poi, a un certo punto, abbiamo fatto solo propaganda politica e se non la smettiamo non saremo in grado neanche di cogliere la crisi di questo governo».  

Un’analisi lucida, da molti definita spietata, come ha ammesso lo stesso autore.

Insieme a Goffredo Bettini sono intervenuti il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci e il consigliere regionale Carlo Guccione.

A discutere delle varie tematiche del libro, dalla crisi della rappresentanza alla secessione delle élite, al problema della meritocrazia che “funziona oggi all’interno dei ceti privilegiati, e non ha più alcuna funzione di ascensore sociale”, alla “missione” Europa, Federica Pietramala (segreteria Flai-Cgil), Michele Leonetti (senatore accademico Unical), Francesco Scanni (dottorando di ricerca Unical), Giuseppe Terranova (Dems Calabria).

«Agorà – ha spiegato Bettini - è il tentativo di dire a questo partito che deve tornare a riunirsi dove ci sono iscritti e non iscritti, dove non si discute su quali correnti scegliere, ma finalmente le persone libere si confrontano e decidono quello che il gruppo dirigente deve mettere in campo. Dobbiamo parlare anche a un elettorato deluso. Nelle Agorà si decide sulla politica, sulle strategie che contano. Ed è l’occasione per abbandonare forme di rappresentanza che non stanno più in piedi. Bisogna tornare alle persone, al rapporto con l’altro. La rete invece oggi deforma la realtà, tutto diventa lecito, viene fuori il peggio di te, insulti e non si prevedono No. Tutto ciò ci sta portando a un crollo antropologico che alla fine renderà l’uomo schiavo di ciò che ha creato». 

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Bossio (Pd): "Il ritiro della candidatura a Patrimonio Unesco della Sila mortifica la Calabria"

Riceviamo e pubblichiamo

"Se dovesse essere vero che possa essere ritirata la candidatura a patrimonio dell'Unesco del Parco nazionale della Sila, la responsabilità sarebbe dell'attuale commissario dell'ente e, dunque, del Ministero dell'ambiente. Ci troviamo costretti a precisare l'ovvio, di fronte alla temeraria sortita della senatrice 5stelle Margherita Corrado che ci informa di tutta la sua preoccupazione per un imminente ritiro del Parco della Sila dalle candidature a Patrimonio Unesco. La senatrice Corrado forse non è informata che di recente è stato il suo ministro ad aver nominato un commissario in disaccordo con la Regione Calabria. Non ha inteso confermare, per come proposto dalla Regione, la professoressa Sonia Ferrari che, invece, aveva avuto il merito di aver avviato il percorso di candidatura a patrimonio Unesco. Se la notizia del ritiro della candidatura dovesse trovare conferma, pertanto, chiederò conto di questa eventuale decisione con apposita interpellanza al Ministero competente. Il ritiro della candidatura mortifica e disperde il percorso che negli ultimi anni era stato fatto per valorizzare la risorsa Parco a livello internazionale. Si depotenzia così uno dei maggiori fattori attrattivi di considerevoli flussi turistici verso la Calabria. Insomma, siamo difronte ad una ulteriore scelta che l'attuale governo compie per penalizzare la Calabria e le aspirazioni dei calabresi".

  Enza Bruno Bossio deputata Pd

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