Rapine e scippi, manette per due giovanissimi

Due ragazzi, Cristian Mittica e Salvatore Caponnetto, di 21 e 23 anni, sono stati arrestati dai carabinieri di Reggio Calabria con l'accusa di rapina, lesioni personali e furto con destrezza.

Gli arresti sono scaturiti in virtù delle indagini avviate in seguito ad alcuni episodi di cronaca accaduti nella città dello Stretto.

In particolare, in un caso, i due arrestati avrebbero, in concorso con un'altra persona allo stato non ancora identificata, rubato uno smartphone ad un minorenne.

Nel secondo episodio, Mittica  e Caponnetto, con l'uso della violenza e minacciando due ragazzi con un'asta di ferro, si sarebbero fatti consegnare denaro e i telefoni cellulari.

Infine, il solo Caponnetto è ritenuto responsabile anche di un tentato scippo e di lesioni nei confronti di un'anziana signora che dopo essere stata avvicinata da un'auto, è stata fatta cadere e trascinata per alcuni metri nel tentativo di impossessarsi della sua borsa.
  

Gli indagati sono stati incastrati grazie ai filmati ripresi da alcune telecamere di videosorveglianza.
   

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Operazione "Vulture": disarticolate due bande dedite a rapine e furti, 19 in manette

È stata denominata "Vulture", l'operazione con la quale, all'alba di oggi, i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, con la collaborazione dei colleghi di Catanzaro, Napoli e Venezia, hanno eseguito 19 misure cautelari a carico di altrettanti componenti di due sodalizi criminali dediti a rapine e furti in negozi ed abitazioni, nelle province di Catanzaro, Vibo Valentia e Taranto.

Con il provvedimento cautelare, emesso dal gip del tribunale di Cosenza, su richiesta della locale procura della Repubblica, agli indagati vengono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e ricettazione, rapina in abitazione, resistenza a pubblico ufficiale, evasione, inosservanza degli obblighi della sorveglianza speciale, favoreggiamento personale e possesso di chiavi alterate o grimaldelli. 

Durante l'operazione, gli uomini dell'Arma hanno eseguito diverse perquisizioni in molti comuni della provincia di Cosenza.

I dettagli dell'attività saranno resi noti in una conferenza in programma, alle 10,30 di oggi, presso il Comando provinciale carabinieri di Cosenza, alla quale parteciperà il procuratore della Repubblica del capoluogo bruzio.

 

Presa la banda che assaltava i distributori di benzina, 9 persone in manette

Ha preso il via alle prime luci dell’alba di oggi, nei Comuni di Celico, Cosenza, Corigliano - Rossano e Napoli, l'operazione denominata "Ariete", con la quale i carabinieri della compagnia di Paola, con il supporto di personale dei comandi provinciali di Cosenza e Napoli e di personale del Nucleo carabinieri cinofili di Vibo Valentia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il tribunale di Paola, nei confronti di 9 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di furto pluriaggravato continuato ed in concorso.

L’indagine, avviata nel mese di settembre 2016 ha consentito di documentare le attività illecite compiute da una banda, composta da pregiudicati italiani e romeni, specializzata in furti in esercizi commerciali.

Gli indagati, ricorrendo ad un collaudato “modus operandi”, dopo un iniziale sopralluogo finalizzato all’individuazione dei possibili obiettivi – prevalentemente distributori di benzina, bar, edicole, sale giochi e rivendite di pneumatici – erano soliti impiegare veicoli precedentemente rubati, tra cui anche uno scuolabus, come arieti, per lo sfondamento di porte e cancelli degli esercizi commerciali presi di mira.

Durante l'esecuzione dei furti, caratterizzati da rapidità d’azione ed elevata forza d’impatto, gli obiettivi erano attentamente sorvegliati, grazie alla creazione di un’ampia area di controllo, mediante l’impiego di pali e vedette dinamiche.

L’attività investigativa condotta dai militari ha consentito di accertare le responsabilità del gruppo criminale nel furto di 4 mezzi di trasporto ed in 13 furti aggravati, di cui 2 tentati, ai danni di altrettanti distributori di benzina, bar, edicole, sale giochi e rivendite di pneumatici, ubicati nelle province di Cosenza, Reggio Calabria, Catanzaro e Taranto.

Complessivamente, grazie ai colpi compiuti, la banda sarebbe riuscita a mettere le mani su oltre 200 mila euro.

 

Rapine e furti in abitazione, sgominata banda di slavi

I carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro hanno sottoposto a fermo d'indiziato di delitto l’ultimo dei ricercati di una banda di origini slave, dedita a furti e rapine in abitazioni, condotte anche con modalità efferate: si tratta di un serbo di 24 anni, residente a Napoli. 

La banda è ritenuta responsabile della rapina consumata, il 5 luglio scorso, ad Albidona (Cs),  quando un gruppo di slavi fece irruzione in un’abitazione, approfittando della momentanea assenza dei padroni di casa, allo scopo di razziare gioielli e monili in oro.

La banda venne sorpresa dalla proprietaria di casa e dalla figlia. Una volta scoperti, nel tentativo di guadagnarsi la fuga ed assicurarsi il bottino, due malviventi si accanirono contro le  donne, afferrandole e colpendole.

Le indagini, condotte dai militari delle Stazioni di Trebisacce e San Giorgio Albanese e del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Corigliano Calabro, sono state indirizzate, fin da subito, verso una banda di slavi, già ricercata per episodi analoghi.

Individuati i presunti responsabili, gli uomini dell'Arma hanno iniziato a stringere il cerchio intorno ai malviventi. 

Il primo a cadere nella rete delle forze dell'ordine, è stato il 24enne Elvis Radosavljevic, catturato il 10 luglio scorso sul lungomare di Corigliano Calabro.

Dopo aver individuato l'officina dove la banda nascondeva le auto usate per compiere i reati, i carabinieri hanno deferito a piede libero, per concorso in rapina, un altro cittadino serbo, R.B., di 36 anni. 

Infine, nella giornata di ieri, i militari hanno individuato ed arrestato a Manduria (Ta), l'ultimo componente della banda, ovvero il 24enne Sasa Radosavljevic, il quale, dopo le formalità  di rito è stato associato alla casa circondariale di Castrovillari.  

Sgominata banda dedita a estorsioni e rapine. Eseguite 14 misure cautelari

I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno eseguito 14 misure applicative della custodia cautelare in carcere, degli arresti domiciliari e dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.

Il provvedimento, emesso dal gip presso il Tribunale di Castrovillari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha permesso di sgominare un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni, rapine e ricettazione.

Tra i reati contestati ai destinatari della misura, figura anche il danneggiamento seguito da incendio di un'auto dei carabiniere in forza alla Compagnia di Corigliano Calabro.

Contestualmente, sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari nei confronti di altri indagati, destinatari dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari per il reato di associazione per delinquere finalizzata ai furti.

 

In calo le rapine alle banche

Annata positiva quella del 2016 per le banche, almeno per quanto riguarda il tema della sicurezza. Sono infatti state attestate in netto calo le rapine. Questo è un trend nazionale, ma che si conferma anche nel territorio di Catanzaro. Le banche sono quindi più sicure, sia grazie alle nuove tecnologie sia ai costanti controlli.

 Il trend nazionale

 Le banche italiane sono più sicure, lo rende noto l’Abi. Secondo i dati forniti, queste investirebbero ogni anno oltre 600 milioni di euro proprio per rendere le proprie filiali sempre più sicure, non solo per una questione di perdite, ma soprattutto per garantire ai propri clienti un servizio sempre più puntuale, preciso e sicuro, appunto. Quello che manca oggi, infatti, nel rapporto tra banche e clienti è proprio la fiducia. A causa dei fatti accaduti a livello nazionale e inerenti l’economia, i clienti stanno vivendo una fase di diffidenza nei confronti delle banche, ecco perché è così importante offrire almeno una garanzia di sicurezza sempre maggiore e sempre più all’avanguardia.

 Il centro di ricerca Ossif dell’Associazione bancaria italiana, durante il convegno “Banche e sicurezza”, ha sottolineato come il dato nazionale che riguarda il numero di rapine messe a segno nelle banche del Paese sia tendenzialmente in calo, si parla di un -32,8%. A livello nazionale le rapine sono quindi passate da 536 nel 2015 a 360 nello scorso anno, nel 2016.

 In Calabria scende l’indice di rischio

 Per quanto riguarda la Calabria, invece, si può notare come sia sceso l’indice di rischio, ovvero il numero di rapine messe a segno ogni 100 sportelli. Tale indice di rischio si attestava all’1,8 mentre adesso è sceso all’1,6, seguendo così quello che è il trend nazionale dove dall’1,8 si è scesi all’1,2. Quindi, per entrare nel vivo della questione, le rapine registrate nelle banche calabresi nel 2016 sono state 7, mentre nell’anno precedente erano state 8, quindi si è registrato un calo del 12,5%: una cifra più che positiva che fa ben sperare anche per il futuro.

 Non solo banche sicure

 Oltre alla sicurezza delle banche non si può non parlare anche della sicurezza dei nuovi dispositivi di pagamento, come le nuove carte biometriche che consentono di pagare senza digitare il pin. Perché sono così sicure? Perché funzionano grazie alla “registrazione” dell’impronta digitale del titolare. Tutti i dati vengono salvati e messi al sicuro, in questo modo si può utilizzare la carta senza il timore che possa essere clonata. Al momento ancora in Italia le carte biometriche non sono disponibili, ma lo saranno a breve.

Tutte queste misure, quindi, dovrebbero incentivare i clienti a fidarsi della propria banca, ristabilendo così un rapporto che, negli ultimi tempi, stava venendo sempre meno.

Gli strumenti sul web per poter ricercare carte sicure sono davvero tanti: ad esempio è possibile confrontare e scegliere la migliore carta di credito visa su Cartedipagamento.com, un sito indipendente specializzato in news e recensioni di carte prepagate, credito e revolving

In calo le rapine alle banche

Annata positiva quella del 2016 per le banche, almeno per quanto riguarda il tema della sicurezza. Sono infatti state attestate in netto calo le rapine. Questo è un trend nazionale, ma che si conferma anche nel territorio di Catanzaro. Le banche sono quindi più sicure, sia grazie alle nuove tecnologie sia ai costanti controlli.

 Il trend nazionale

 Le banche italiane sono più sicure, lo rende noto l’Abi. Secondo i dati forniti, queste investirebbero ogni anno oltre 600 milioni di euro proprio per rendere le proprie filiali sempre più sicure, non solo per una questione di perdite, ma soprattutto per garantire ai propri clienti un servizio sempre più puntuale, preciso e sicuro, appunto. Quello che manca oggi, infatti, nel rapporto tra banche e clienti è proprio la fiducia. A causa dei fatti accaduti a livello nazionale e inerenti l’economia, i clienti stanno vivendo una fase di diffidenza nei confronti delle banche, ecco perché è così importante offrire almeno una garanzia di sicurezza sempre maggiore e sempre più all’avanguardia.

 Il centro di ricerca Ossif dell’Associazione bancaria italiana, durante il convegno “Banche e sicurezza”, ha sottolineato come il dato nazionale che riguarda il numero di rapine messe a segno nelle banche del Paese sia tendenzialmente in calo, si parla di un -32,8%. A livello nazionale le rapine sono quindi passate da 536 nel 2015 a 360 nello scorso anno, nel 2016.

 In Calabria scende l’indice di rischio

 Per quanto riguarda la Calabria, invece, si può notare come sia sceso l’indice di rischio, ovvero il numero di rapine messe a segno ogni 100 sportelli. Tale indice di rischio si attestava all’1,8 mentre adesso è sceso all’1,6, seguendo così quello che è il trend nazionale dove dall’1,8 si è scesi all’1,2. Quindi, per entrare nel vivo della questione, le rapine registrate nelle banche calabresi nel 2016 sono state 7, mentre nell’anno precedente erano state 8, quindi si è registrato un calo del 12,5%: una cifra più che positiva che fa ben sperare anche per il futuro.

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 Oltre alla sicurezza delle banche non si può non parlare anche della sicurezza dei nuovi dispositivi di pagamento, come le nuove carte biometriche che consentono di pagare senza digitare il pin. Perché sono così sicure? Perché funzionano grazie alla “registrazione” dell’impronta digitale del titolare. Tutti i dati vengono salvati e messi al sicuro, in questo modo si può utilizzare la carta senza il timore che possa essere clonata. Al momento ancora in Italia le carte biometriche non sono disponibili, ma lo saranno a breve.

Tutte queste misure, quindi, dovrebbero incentivare i clienti a fidarsi della propria banca, ristabilendo così un rapporto che, negli ultimi tempi, stava venendo sempre meno.

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Operazione Dandi: i dettagli dell'arresto per le rapine a mano armata in esercizi commerciali

Alle prime luci dell’alba di oggi, i Carabinieri hanno tratto in arresto un giovane di 19 anni, indiziato di aver commesso due distinte rapine, travisato e con armi, ai danni della tabaccheria Pedullà e del supermercato Mersì  di Siderno, rispettivamente il 9 febbraio e il 30 marzo 2015. L’odierna operazione di Polizia Giudiziaria, convenzionalmente denominata Dandi (dal nome del protagonista del libro “Romanzo Criminale” di cui P.A.G. custodiva diverse foto sul proprio telefono cellulare) ha permesso di valorizzare una lunga e complessa attività di indagine nel corso della quale si è operata una intensa ed efficace osmosi info-operativa tra le diverse componenti dell’Arma territoriale, le quali hanno attuato per settimane lunghi e mirati servizi di perlustrazione, sostenuti, altresì, da una efficace attività di tipo tecnico-investigativo svolta dai Reparti Specializzati dell’Arma. Gli eventi criminosi addebitati al 19enne all’epoca dei fatti, avevano ingenerato un vero e proprio clima di tensione e di paura nella cittadinanza locale particolarmente allarmata dalla sfrontatezza di un rapinatore che per mesi ha ingenerato grande preoccupazione in tutte le potenziali vittime di rapine (ossia titolari e/o lavoratori di piccole ditte/imprese o esercizi commerciali anche a conduzione familiare). Solo l’assidua e costante presenza dell’Arma -tramite i servizi di controllo del territorio svolti dalle pattuglie automontate del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Locri e della locale Stazione Carabinieri- ha nuovamente riportato la situazione alla normalità. In particolare, il 26 maggio 2015, grazie all’intuito investigativo dei militari della Stazione Carabinieri di Siderno, impegnati durante un predisposto servizio finalizzato al contrasto dei reati predatori, i Carabinieri sono riusciti ad identificare il rapinatore che, notato in circostanze di tempo e di luogo sospette nei pressi di un esercizio commerciale del luogo, ha attirato l’attenzione dei Carabinieri che lo hanno fermato e perquisito rinvenendo, sulla sua persona, abiti occultati al di sotto di quelli indossati, nonché un passamontagna tipo mefisto con visiera, una pistola "scacciacani" priva del tappo rosso e una busta in plastica di colore bianco, solitamente utilizzata nelle rapine. Nell’ambito della medesima attività i militari dell’Arma sono riusciti altresì ad individuare l’abitazione utilizzata dal sospetto malvivente quale "punto d’appoggio per organizzare "il colpo". Si trattava dell’abitazione, intestata ed in uso ad un anziano familiare di P.A.G., all’interno della quale è stato rinvenuto materiale vario, abilmente occultato, riconducibile al giovane. P.G.G.,a seguito delle risultanze investigative è stato ritenuto responsabile delle suddette rapine per la comprovata sussistenza di gravi, precisi e concordanti indizi desunti dall’attività d’indagine di tipo tecnico, suffragata dagli accertamenti svolti dalla Sezione "Grafica e Fonica"  del R.I.S. (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Messina, nonché dalle perizie dei CTU designati dall’Autorità Giudiziaria di Locri. Da tale attività tecnica, in particolare, è emersa, secondo gli inquirenti, la compatibilità tra il paio di scarpe usato dal malvivente durante le rapine con quello rinvenuto presso la sua abitazione in occasione della perquisizione domiciliare effettuata dai Carabinieri (la presenza di una goccia di vernice bianca sulla scarpa sinistra da lui indossata durante le rapine, presente anche nelle scarpe rinvenute nella sua abitazione in occasione della perquisizione domiciliare è stata particolarmente utile agli investigatori). Ulteriori e successivi accertamenti tecnici svolti sulle tracce audio estrapolate dall’apparato telefonico sequestrato - che sono state comparate con la voce registrata in occasione della rapina alla tabaccheria Pedullà - nonché l’esame dei dati antropometrici di P.G.G. confrontati con la sagoma del rapinatore, immortalata dai sistemi di videosorveglianza degli esercizi commerciali rapinati, hanno costituito il corposo materiale indiziario, grazie al quale sono state ampiamente confermate, a parere dei titolari dell’indagine, le ipotesi investigative avanzate dagli inquirenti del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Locri. In particolare sono stati estrapolati i filmati acquisiti dai sistemi di videosorveglianza degli esercizi commerciali rapinati, controllate e comparate le tracce audio dell’apparato telefonico sequestrato, nonché sono state eseguite perizie antropometriche e fisiche che hanno costituito il corposo materiale indiziario, grazie al quale sono state ampiamente confermate le ipotesi investigative avanzate dagli investigatori in ordine alla precisa responsabilità di P.A.G. quale responsabile della rapina verificatasi il 10 febbraio 2015, ai danni della tabaccheria Pedullà, consistita nell’essersi impossessato, travisato in volto e mediante la minaccia di una pistola, della somma di 1.500 euro, attesa la schiacciante corrispondenza con il giubbotto, la pistola e le scarpe indossate dal rapinatore con quelli sequestrati all’interessato e, soprattutto, la perfetta identità del tono vocale; responsabile della rapina verificatasi il 30 marzo 2015, ai danni del market  Mersì, consistita nell’essersi impossessato, travisato in volto e mediante la minaccia di una pistola, della somma di 200 euro, attesa la corrispondenza con la pistola e le scarpe indossate dal rapinatore con quelli sequestrati all’interessato e soprattutto, così come documentato dalle risultanze degli ultimi accertamenti antropometrici del R.I.S. dei Carabinieri di Messina, anche della statura reale del rapinatore; responsabile delle violazioni in materia di armi e disciplinate dagli artt. numeri 10,12,14 L. n. 497/1974. L’arrestato, così come disposto dal Tribunale di Locri – Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, dopo le formalità di rito, è stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso la propria abitazione, prescrivendo contestualmente il divieto di non allontanarsi senza autorizzazione del Giudice e di non comunicare (nemmeno per telefono o con altri mezzi informatici e/o telematici) con persone diverse dai familiari conviventi.    

 

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