Pioggia di lingotti d'oro in Russia, aereo ne perde 172

Pioggia di lingotti d'oro in Russia dove, a causa di un guasto al portellone, un Antonov An-12 della Nimbus Airlines ha perso una parte del carico in fase di decollo.

Oltre 172 lingotti, del peso compessivo di tre tonnellate e mezzo, sono finiti sulla pista dell'aeroporto di Yakutsk, in Siberia nord-orientale.

Accortisi del problema, i piloti sono atterrati nella città di Magadan. Durante il tragitto, lungo 26 chilometri, alcuni lingotti sono precipitati nella tundra gelata.

Oltre a 9.300 chili d'oro, l'aereo trasportava platino e pietre preziose, per un valore di circa 340 milioni di euro.

I tecnici addetti al decollo dell’aeroporto di Yakutsk sono stati arrestati.

  

Disastro aereo in Russia, tutti morti i 71 passeggeri

Disastro aereo in Russia, dove un Antonov An - 148 con 71 passeggeri a bordo è precipitato poco dopo essere decollato dall'aeroporto Domodedovo di Mosca.

Morte tutte le persone a bordo: 65 passeggeri e 6 membri dell'equipaggio.

L'Antonov della compagnia Saratov Airlines era diretto a Orsk negli Urali. Il velivolo era scomparso dai radar subito prima di precipitare, vicino al villaggio di Argunovo nella regione di Mosca.

Sulle cause dell'incidente si vagliano al momento "diverse ipotesi", tra cui quelle delle "cattive condizioni meteo, dell'errore umano o del guasto tecnico".

Russia: bomba in un supermercato, 10 feriti a San Pietroburgo

È di almeno 10 persone ferite il bilancio dell'esplosione avvenuta in un supermercato di San Pietroburgo.

L' ordigno è scoppiato all'ingresso del supermercato 'Perekrestok' nello shopping center Gigant Hall, dove si trova l'area che ospita gli armadietti usati per depositare borse e valige.

La bomba aveva un potenziale esplosivo pari a 200 grammi di tritolo e conteneva materiale letale, come chiodi o bulloni.

Lo ha fatto sapere il Comitato Investigativo russo, che sta cercando di fare luce sulla matrice dell'attentato.

Russia, la teologia ritorna nelle università

Tanti anni sono trascorsi da quando si pensava e diceva: " A da veni' baffone" augurando giorni migliori con la discesa in Italia di Joseph Stalin, non certo amico della Chiesa e del Papa, ma che durante la II guerra mondiale aveva mantenuto oculatamente rapporti distensivi con la Chiesa moscovita.

Proprio in questi giorni, come si legge nell' "Osservatore Romano" del 18 giugno 2017, in tutte le università della Russia è stato ripristinato l'insegnamento della teologia, che in Italia fu abolito il 10 maggio 1872 su proposta del ministro Correnti, che subito dopo rassegnò le dimissioni .

Il patriarca Cirillo ha dichiarato: " Il riconoscimento da parte dello Stato della teologia come materia scientifica, la creazione di esperti, anche per l'assegnazione delle tesi, segna l'inizio di una nuova fase nella storia del l'insegnamento e della stessa ricerca scientifica in Russia. Ciò dimostra che la società si è progressivamente liberata dal peso di false rappresentazioni e di cliché ideologici del passato, in base ai quali le conoscenze non conformi con la filosofia materialistica e naturalistica del XIX secolo rimanevano fuori della scienza".

In perfetta sintonia il ministro dell'Università Olga Vasileva ha precisato: " Nel campo dell"istruzione la teologia si sviluppa in tre direzioni: come disciplina autonoma (che prevede baccalaureato, master e specialistica), come disciplina preparatoria nei piani di studio misti e come disciplina facoltativa".

Per la Russia e non solo una vera nuova rivoluzione, confermando che è sempre attuale rammentare: "A da veni' baffone"!  Immaginate quante onde NO TEO ! incontrerebbe dalle Alpi all'Asromonte. Chi vivrà vedrà"

 

 

Aerei Usa bombardano deposito di armi chimiche in Siria, decine di morti

Ennesima strage con armi chimiche in Siria. A causare la morte di diverse decine di civili e miliziani dell’Isis sarebbe stato un raid condotto dall’aviazione degli Stati Uniti.

Secondo le informazioni divulgate da fonti sul campo, tra le 17,30 e le 17,50 di ieri, jet Usa avrebbero colpito un deposito in cui i miliziani del califfato custodivano armi chimiche.

Il massacro sarebbe avvenuto nel villaggio di Hatla, ad est di Deir Ezzor.

La notizia, qualora fosse confermata, ribalterebbe l’accusa mossa ad Assad di aver ordinato l’uso del Sarin contro i ribelli a Khan Sheikhoun il 4 aprile scorso.

Secondo i governi russo e siriano, i miliziani che operano sotto le insegne dell’Isis e di Jabhet al-Nustra, disporrebbero di armi chimiche fornite da Paesi che sostengono i terroristi. Al contrario, le truppe di Damasco non avrebbero più accesso alle sostanze venefiche. L’arsenale chimico siriano è stato, infatti, distrutto sotto la supervisione internazionale nel 2014. Portati nel porto italiano di Gioia Tauro, i gas tossici vennero trasferiti e successivamente distrutti, a bordo della nave americana "Cape Ray".

In un altro raid aereo compiuto da aeri statunitensi nel nord della Siria, sono rimasti uccisi per errore 18 combattenti appartenti alle Forze democratiche siriane impegnati nella lotta all'Isis. Secondo il Comando centrale americano, martedì scorso gli aerei Usa sarebbero stati tratti in errore dalle coordinate errate fornite loro dagli uomini delle Forze democratiche siriane (Sdf), composte prevalentemente da miliziani curdi.

Trump, la Russia e il Nuovo ordine mondiale

Con il solito tono professorale di chi non ne azzecca una, i giornalisti corrivi e gli osservatori distratti che non avevano capito nulla del fenomeno Trump, ci riprovano.

Dopo aver sbagliato tutte le previsioni formulate nel corso della campagna elettorale, chiunque, al loro posto, si sarebbe nascosto per sfuggire alla vergogna, ma loro no. Anzi, si ripresentano sulla ribalta, con la pretesa di voler spiegare agli altri ciò che non riescono a capire.

Così, continuando a produrre la loro partigiana e inconcludente informazione anti Trump, non si preoccupano di pronunciare idiozie sesquipedali. L’ultima perla è stata sciorinata pochi giorni addietro. A loro dire, il neo presidente non conosce la politica estera per poter sedere alla Casa Bianca.

Tralasciando il dato, non irrilevante, che neppure in passato (Obama in primis) i presidenti erano stati selezionati tra i ranghi della diplomazia. Tralasciando, pure, i danni prodotti in giro per il mondo dall’esperta coppia Obama – Hillary Clinton, viene da chiedersi come sia possibile che giornalisti e sedicenti osservatori non facciano uno sforzo, non per capire, ma quanto meno per cercare di trovare una spiegazione a ciò che potrebbe succedere a breve.

Non condividere, beninteso, semplicemente analizzare e capire.

Una delle tante colpe imputate a Trump è l’attenzione verso la Russia. Un’attenzione che, in fin dei conti, potrebbe essere frutto di calcolato pragmatismo.

Fin dalle prime uscite ufficiali, il neo inquilino della Casa Bianca ha confermato ciò che aveva ripetuto in campagna elettorale. Nella sua visione, gli Usa devono riacquistare in tutti gli ambiti la centralità perduta.

Per raggiungere l’obiettivo sa che deve mettere mano alla politica estera. Non è un caso che tra i primissimi provvedimenti figuri il ritiro dal Tpp, peraltro non ancora ratificato dal Congresso. Con una firma, Trump ha definitivamente affossato l’accordo di libero scambio transpacifico.

Nell’ambito della politica internazionale, l’America si muove su un terreno minato. Il lascito di Obama è disastroso (ne abbiamo parlato qui).

I problemi sul campo sono piuttosto complessi ed in alcuni casi rappresentano la conseguenza della caduta del muro di Berlino.

A partire dagli anni Novanta, gli Stati Uniti hanno, infatti, avviato la stagione dell’unilateralismo. La fine della storia vaticinata da Fukuyama ha assunto, però, una piega diversa. Così, l’idea di poter governare in solitudine il mondo si è scontrata con la realtà.

Viepiù che le sfide lanciate da più parti, nel corso degli anni si sono moltiplicate.

Soprattutto in Iraq e Afghanistan, gli Usa hanno misurato sulla loro pelle quanto sia difficile esercitare il ruolo di unica grande potenza. Ne è conseguito che, dopo le avventate gesta belliche volute da Bush, l’America si è scoperta restia a mettere gli scarponi sul terreno.

In un mondo in cui i conflitti tendono a dilatarsi, Trump sa di avere bisogno di “alleati” desiderosi e capaci di condividere il fardello delle responsabilità.

Nello scenario attuale, più che una strada possibile, la Russia rappresenta l’unica percorribile.

L’Europa dei mercati è, infatti, poco meno di un gigante riluttante, incapace di difendere se stessa, figurarsi gli altri. Reso pusillanime da settant’anni di benessere garantito dalle baionette americane, il Vecchio Continente non ha lo spessore politico per proporsi come attore globale.

In Estremo Oriente, l’ascesa economia della Cina ha gettato le premesse per un futuro attrito. In maniera discreta, Pechino ha iniziato a costruire le basi per trasformare l’attuale potere finanziario in supremazia geopolitica.  I cinesi hanno già trasformato l’Africa nel loro supermercato. In Australia sono diventati il secondo gruppo etnico più numeroso . Nel Pacifico, invece, hanno ampliato il loro orizzonte con la costruzione delle isole artificiali nel Mar Cinese meridionali.

Articolo pubblicato su: mirkotassone.it

In Medio Oriente, infine, Obama ha incendiato la polveriera sulla quale era seduto. Con l’intera area infiammata da guerre e conflitti latenti, la situazione rischia di finire fuori controllo. Per ricomporre i cocci, Trump ha bisogno di un alleato militarmente attrezzato che non teme si gettarsi nella mischia.

Nella strategia di The Donald, la Russia rappresenta giocoforza l’unico alleato possibile.

Dalla sua, Mosca ha la tradizione, la vocazione, la proiezione strategica e la capacità pratica di prendere parte alla costruzione del Nuovo ordine mondiale.

Per tenere in piedi la loro traballante supremazia, gli Usa hanno bisogno di una solida stampella. In tal senso, nel breve periodo, la Russia di Putin può aiutare Trump a pacificare il Medio Oriente. Nel lungo termine, invece, può coprire il vuoto politico rappresentato dall’Europa e tenere in ambasce la Cina, distraendola da eventuali tentazioni imperiali.

Nelle intenzioni di Trump, molto probabilmente Usa e Russia dovrebbero, candidarsi a rimettere in ordine il mondo. Lo scopo, neppure troppo celato, è impedire la nascita di ingovernabili linee di conflitto. Un accordo del genere rappresenterebbe la saldatura tra la talassocrazia americana e la tellurocrazia russa. Un accordo che potrebbe ridisegnare, non solo il mondo, ma anche la sua storia.

Siria, Aleppo: fosse comuni e cadaveri mutilati, i massacri dei terroristi che non indignano l'occidente

Diverse fosse comuni sono state trovate nei quartieri orientali di Aleppo da militari russi e siriani. Secondo il ministero della Difesa di Mosca, sui cadaveri sono stati trovati evidenti segni di tortura e mutilazioni.

Intanto la guerra va avanti e miete nuove vittime. Secondo quanto riferito da fonti turche, ad Al Bab, città controllata dagli jihadisti, nel distretto est di Aleppo, trenta persone sono rimaste uccise in un attentato compiuto dall'Isis.

Da alcuni giorni, la città è assediata dall'esercito di Ankara che è entrato in profondità in territorio siriano per portare a termine l'operazione "Scudo dell'Eufrate". Durante gli scontri con i militanti islamici asserragliati ad Al Bab, avrebbero perso la vita 16 soldati turchi. Da quanto riportato dal giornale Al-Masdar News, per alleggerire la pressione, la notte scorsa, sarebbero entrati in azione, anche, alcuni bombardieri russi che per la prima volta avrebbero dato copertura aerea alle operazioni condotte dagli uomini di Erdgonan,

Ad Aleppo, invece, giovedì sera si è conclusa l'evacuazione dei terroristi e delle loro famiglie.

L'operazione è stata portata avanti parallelamente a quella condotta nelle città, assediate dai terroristi, di Foua e Kefraya nei pressi di Idlib, dove più di 1.200 persone, in maggioranza donne, bambini e anziani, sono state trasferite nella città di Aleppo.

  Sul campo continua l'afflusso di militari russi. Per mantenere l'ordine nei quartieri orientali, appena liberati, è arrivato, ad Aleppo, un battaglione della polizia militare di Mosca composto da 3-400 uomini.

Nella giornata di ieri, la comunità cristiana, che prima dell'inizio del conflitto rappresentava il 10 per cento della popolazione, ha festeggiato il Natale nelle zone controllate dal legittimo governo.

Per ricordare la ricorrenza, il presidente Bashar  el Assad e la moglie Asma hanno visitato un orfanotrofio cristiano nel sobborgo di Sednya, nei pressi della capitale Damasco.

 

Turchia: un terrorista islamico uccide l'ambasciatore russo ad Ankara

L'ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov è stato ucciso a colpi di pistola, ad Ankara, mentre stava tenendo un discorso in occasione dell'inaugurazione della mostra fotografica "La Russia vista dai turchi".

 Il diplomatico è morto in ospedale dopo essere stato colpito dai proiettili esplosi da un giovane di circa 25 anni che, le prime indiscrezioni, indicano come un islamista radicale.

Pare che l'attentarore, che indossava giacca e cravatta, prima di mirare alla testa dell'ambasciatore abbia esploso alcuni colpi in aria e gridato più volte "Allahu akbar , non dimenticate Aleppo e la Siria" .

Il terrorista è stato ucciso in un blitz delle forze speciali. 

L’omicidio è stato compiuto alla vigilia dell’incontro tra il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu a Mosca con i suoi omologhi russi e iraniani per discutere della situazione in Siria. 

Sottoscrivi questo feed RSS