Dal terremoto di Reggio e Messina alla Rivoluzione d’Ottobre, la lunga storia dell’incrociatore Aurora

Ci sono simboli che sfidano il tempo, a tal punto da sopravvivere a ciò che li ha resi celebri. Un caso particolare è quello dell’incrociatore Aurora, la nave da cui partì il primo colpo di cannone che diede l’abbrivo alla Rivoluzione d’Ottobre.

Si tratta di un’unità da guerra dal destino particolare, l’unica a fregiarsi del vessillo di Sant’Andrea, prima e dopo quello dei soviet. In questi giorni è ritornata alla ribalta, poiché dopo un restauro, durato due anni, è ritornata al suo posto a San Pietroburgo, dove continuerà ad essere esposta come museo.

La storia dell’incrociatore è legata agli eventi più tragici del Novecento. Un segno particolare lo ha lasciato anche in Italia, dove partecipò attivamente ai soccorsi a Reggio e Messina, dopo il devastante terremoto del 1908.

Nonostante fosse in linea da meno di un lustro, quando giunse nelle acque dello Stretto, l’Aurora vantava uno stato di servizio di tutto rispetto. Progettata dall’ingegnere Ratnik, responsabile dei cantieri navali di San Pietroburgo, era stata impostata nel 1897. Varata l’11 maggio 1900, dopo l’allestimento, era entrata in servizio nel 1903. Lunga 127 metri e larga 17, poteva raggiungere la velocità di circa 20 nodi con un equipaggio formato da 550 marinai agli ordini di 20 ufficiali. Il nome gli era stato dato in onore dell’omonima fregata che, durante la guerra di Crimea (1853 – 1856), aveva difeso con successo la città di Petropavlov. Dopo il varo, era andata a far parte della potente flotta del Baltico. Dalle gelide acque del nord Europa, fu spedita sui tiepidi marosi del Pacifico, dove presa parte attiva al conflitto russo-giapponese (1904-1905). Partecipò anche alla battaglia di Tsushina (27-28 maggio 1905), nel corso della quale la marina nipponica fece strage del naviglio zarista.

L’Aurora fu tra le poche navi a scampare alla falcidia provocata dai siluri del Sol Levante. Colpita da una corazzata e pesantemente danneggiata riuscì a tenersi a galla fino a raggiungere, avventurosamente, il porto di Manila, nelle Filippine. Riparata e riportata in Russia, a partire dal 1907 fu adibita a nave scuola per i cadetti.

In tale veste, il 28 dicembre 1908, si trovava in Sicilia, quando il flagello del terremoto si abbatté su Reggio e Messina. Fu tra le prime unità a portare soccorso alle popolazione delle sue martoriate città. La mattina del 29 dicembre, raggiunse la rada di Augusta dove, secondo i piani emanati dall’Alto Comando di Pietroburgo, avrebbe dovuto incontrare la squadra navale del suo Paese impegnata in un’esercitazione nel Mediterraneo. Trovò ad attenderlo il solo incrociatore Bogatyr, mentre al suo fianco la corazzata Slava, salpate le ancore, si apprestava a partire alla volta di Messina. La sera precedente, ricevuto un cablo contenente la richiesta di portare aiuti immediati, l’ammiraglio Livtinov aveva dato ordine alla corazzata Cesarevic e all’incrociatore Makarov di muovere alla volta della città dello Stretto.

Nelle stesse ore in cui l’Aurora dava fondo alle ancore ad Augusta, le due navi erano già entrate nel porto di Messina ed avevano iniziato a sbarcare uomini e mezzi.

Erano state precedute di poche ore dalle cannoniere Gilijak e Koreek, anch’esse della flotta russa, provenienti da Palermo; il giorno successivo le avrebbero raggiunte la corazzata Slava, due giorni dopo il Bogatyr, mentre l’Aurora si sarebbe diretto su Reggio.

La Cesarevic e il Makarov rimasero stabilmente in porto; la Slava, il Bogatyr e l’Aurora iniziarono a far la spola tra Reggio, Messina e Napoli divenuta retrovia della catastrofe e centro di raccolta dei feriti recuperati dai marinai russi nelle città dello Stretto.

Terminata la missione nel Mediterraneo, a partire dal 1910, iniziò una lunga crociera negli oceani, Pacifico, Atlantico ed Indiano, partecipando, tra l’altro, nel 1911, ai festeggiamenti per l’incoronazione del re del Siam, l’attuale Thailandia. Dopo essere ritornata nella sua base, nel corso della prima guerra mondiale venne impiegata sul Baltico a difesa della città di Riga. Nel 1916 venne fatta rientrare a San Pietroburgo per essere sottoposta a manutenzione straordinaria. Qui, il 25 ottobre del 1917, entrò nella storia facendo partire dal castello di prua il primo colpo di cannone che diede l’avvio alla Rivoluzione d’Ottobre.

Nel 1918, durante la guerra civile, l’incrociatore venne trasferito a Kronstadt e posto in riserva. Le sue bocche da fuoco, una volta smontate vennero, spedite ad Astrakhan dove armarono la batteria della flottiglia rossa del Volga e del Caspio.

Nel 1924 venne schierata nuovamente sul Baltico dove funse da nave scuola. In occasione del decennale della rivoluzione fu insignita dell’Ordine della Bandiera Rossa.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale, la colse nella rada di Oraniembaum. Venne, quindi, impiegata a difesa di Leningrado come batteria antiaerea mentre, nel 1941, le sue batterie furono smontate per ordine di Georgij Zukov e furono mandate al fronte insieme ai cannoni della flotta del Baltico per contrastare l’avanzata delle truppe tedesche. Montati su un treno speciale, i cannoni del vecchio incrociatore furono schierati a difesa di Pietroburgo, la città teatro delle sua antiche gesta, ribattezzata nel frattempo Leningrado. L’unità venne gravemente danneggiata dal fuoco dell’artiglieria tedesca, il 30 settembre 1944.

Recuperata nel 1944, al termine del conflitto venne sottoposta ad un lungo e complicato restaurato. Ritornata in linea come nave scuola, nel 1956 venne trasformata in museo galleggiante e collocata sulla Neva, nel punto esatto da cui sparò il famoso colpo di cannone.

Decorata con l’Ordine della Rivoluzione d’Ottobre nel 1968, continuò a far sventolare la bandiera rossa fino al luglio 1992.

Da allora, sul suo pennone garrisce al vento il vessillo navale di Sant’Andrea, lo stesso che oltre cento anni fa, videro fremere i superstiti di Reggio e Messina.  

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Disastro aereo a Rostov, nel sud ovest della Russia, dove un aereo passeggeri partito da Dubai si è schiantato in fase d'atterraggio provocando la morte delle 62 persone a bordo. Sull'aeromobile, di proprieta`della Flydubai, un vettore lowcost degli Emirati Arabi, viaggiavano 55 passeggeri e 7 membri d'equipaggio. A causare lo schianto, avvenuto durante un secondo tentativo di atterraggio, le condizioni di scarsa visibilità, o un guasto meccanico. Tra i viaggiatori 44 avevano passaporto russo, 8 ucraino, 2 indiano e uno uzbeko.

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