Chiusura scuole in Calabria, Tassone boccia Spirlì: “Lavori per accelerare le vaccinazioni, metta da parte il protagonismo dannoso”

“L’approccio confusionario del presidente facente funzioni della Regione Calabria Nino Spirlì alla gestione degli effetti della pandemia non solo non consente di limitare i disagi, ma addirittura li amplifica destando perplessità e talvolta sconcerto”.

Il consigliere regionale Luigi Tassone Tassone valuta negativamente le modalità di attuazione delle scelte regionali e sostiene che “l’attenzione andrebbe posta sulle misure che consentono di ridurre i rischi e di cominciare a pensare a come ritornare alla normalità”.

“Piuttosto che concentrarsi su strampalate raccolte di frammentarie informazioni via Facebook e su ordinanze che per la loro insistita esposizione sembrano, al di là del contenuto effettivo, avere uno sfondo propagandistico e intriso di protagonismo – spiega Tassone – Spirlì dovrebbe impegnarsi per far accelerare la somministrazione dei vaccini. Tralasciando il fatto, comunque grave, che in Italia siamo il fanalino di coda per dosi somministrate, è il caso di segnalare che la materiale esecuzione delle attività si è rivelata disorganizzata e caotica tanto che le lunghe file sopportate da chi vuole veder soddisfatto un proprio diritto rischiano di essere esse stesse occasione di contagio. Su questo bisogna agire in fretta e non attardarsi in inefficaci dichiarazioni. Non è la singola ordinanza, comunque potenzialmente motivo di ricorsi al Tar, ad essere in discussione – prosegue - ma la propensione ad abituare gli studenti a situazioni non ordinarie, senza valutare troppo attentamente possibili conseguenze sul piano psicologico, della serenità e dell’apprendimento stesso”.

Ad avviso di Tassone, “bisogna avere una rotta chiara e non navigare a vista, perché in questo modo si creano delle difficoltà agli studenti ed ai genitori e dei danni d’immagine all’intera Calabria, che viene criticata, tanto per usare un eufemismo, a livello nazionale. Invito, dunque, Spirlì e la struttura commissariale a incrementare ulteriormente i punti in cui è possibile somministrare il vaccino, che, insieme alla prevenzione, costituisce la soluzione rispetto alla diffusione di un virus che ha stravolto la vita di chiunque”.

Covid in Calabria, scuola: domani riunione dell'Unità di crisi regionale

Il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha convocato per domani, venerdì 6 marzo, alle ore 10.30, l’Unità di crisi regionale per il Covid-19, che si riunirà negli uffici di Presidenza della Cittadella “Jole Santelli”.

Al centro dei lavori, l’analisi dell’andamento epidemiologico in Calabria e le conseguenti decisioni sulla didattica scolastica.

A seguire, il presidente Spirlì incontrerà i dirigenti generali e i commissari di tutte le Aziende sanitarie provinciali e ospedaliere della regione per fare il punto sulla campagna vaccinale in corso.

Calabria: prorogata fino al 13 marzo la presenza al 50 per cento per gli studenti delle scuole superiori

Didattica in presenza al 50 per cento prorogata fino al 13 marzo 2021 in tutte le scuole secondarie di secondo grado statali e paritarie, nelle scuole di istruzione e formazione professionale e nelle università.

È quanto prevede l’ordinanza n.8, firmata ieri dal presidente della Regione Calabria, che dispone ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Con il nuovo provvedimento sono di fatto prorogate, a partire dall’1 e fino a tutto il 13 marzo 2021, senza soluzione di continuità, le disposizioni e le raccomandazioni già adottate con l’ordinanza n. 4 del 30 gennaio 2021.

L’ordinanza si basa, tra l'altro, anche sul report n. 41 del ministero della Salute, secondo cui, in riferimento alla situazione epidemiologica nazionale, e alla luce «dell’aumentata circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità e del chiaro trend in aumento dell’incidenza su tutto il territorio italiano», sono necessarie «ulteriori urgenti misure di mitigazione sul territorio nazionale e puntuali interventi di mitigazione/contenimento nelle aree a maggiore diffusione per evitare un rapido sovraccarico dei servizi sanitari».

Sussiste, perciò, «la necessità di adottare misure più restrittive in ambito regionale», oltre a quella di «limitare le occasioni di contagio, diminuendo – per quanto possibile – la percentuale di popolazione scolastica in presenza», anche alla luce del fatto che, dal 10 marzo 2021, si darà avvio alla vaccinazione degli operatori scolastici.

Le istituzioni scolastiche interessate proseguono dunque «a limitare la didattica in presenza a non più del 50% della rispettiva popolazione studentesca, nel rispetto di tutte le misure di prevenzione vigenti e fatte salve le deroghe circa l’attività in presenza, già individuate nelle specifiche ordinanze emergenziali».

È confermata la raccomandazione a un’organizzazione che preveda «la presenza in ciascuna rispettiva aula di non più del 50% degli studenti rispetto alla capienza prevista»; «di garantire e rendere pienamente fruibile la didattica integrata online, in modalità sincrona per la restante parte degli studenti non presenti in aula»; «di favorire la didattica digitale integrata per tutti gli studenti le cui famiglie ne facciano esplicita richiesta, nell’ottica di una migliore gestione organizzativa, anche alternativa al differenziamento degli orari di ingresso/uscita».

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Serra, conclusi i lavori d'installazione della fibra nelle scuole elementari e media

Serra San Bruno - L’Amministrazione comunale di Serra San Bruno comunica che sono stati conclusi i lavori relativi di installazione della fibra relativamente alla scuola media “Ignazio Larussa”, alla scuola elementare “Nazzareno Carchidi” ed alla scuola elementare  “Azaria Tedeschi”.

"Tale attività - si legge in una nota - seguita direttamente dall’assessore Raffaela Ariganello, è stata posta in essere per consentire un efficiente svolgimento della didattica integrata e, dunque, cercare di evitare ogni forma di disagio per gli alunni in questo particolare momento storico. Il nostro obiettivo – spiegano gli amministratori – è di dimostrare con i fatti la vicinanza a tutto il mondo della scuola, intervenendo in modo tempestivo. Sappiamo bene che la pandemia ha causato diverse conseguenze negative e riteniamo necessario fare tutto il possibile per sostenere coloro che ne sono più esposti. In particolare, crediamo che si debba garantire una connessione veloce per permettere una comunicazione senza intralci ed una piena comprensione degli argomenti scolastici. Le Istituzioni – concludono - devono, infatti, essere al servizio dei cittadini e garantire il corretto svolgimento dei servizi. Con questa idea, andremo avanti nel nostro lavoro rimanendo sempre a disposizione della nostra comunità”.

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Scuole superiori, ordinanza di Spirlì: presenza al 50% e dad a richiesta

Presenza in aula al 50% e didattica digitale integrata per tutti gli studenti delle scuole superiori le cui famiglie ne facciano esplicita richiesta.

È quanto prevede, a partire dal prossimo 1 febbraio, l’ordinanza (n. 4) firmata oggi dal presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì, con la quale vengono fissate ulteriori misure per la prevenzione e la gestione dell’emergenza covid-19.

Con il provvedimento si determina anche la cessazione,in tutta la regione, delle misure previste dalla zona arancione.

Alla luce dell’ultimo monitoraggio settimanale del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità – nel quale si evidenzia come l’epidemia resti «in una fase delicata e un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero garantite rigorose misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale» –, nell’ordinanza viene sottolineato come la ripresa in presenza delle attività scolastiche secondarie di secondo grado «necessita di forte attenzione, prudenza e degli opportuni contingentamenti, nell’ottica delle indicazioni nazionali circa la riduzione della movimentazione delle persone e del divieto di assembramento».

«Le Istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado statali e paritarie e delle Scuole di istruzione e formazione professionale, nonché le istituzioni universitarie – è scritto nell’ordinanza –, limitano la didattica in presenza a non più del 50% della rispettiva popolazione studentesca, nei primi 30 giorni dalla ripresa delle attività, nel rispetto di tutte le misure di prevenzione vigenti e fatte salve le deroghe circa l’attività in presenza, già individuate nelle specifiche ordinanze emergenziali».

Alle istituzioni scolastiche in questione è raccomandata un’organizzazione che preveda: la presenza in ciascuna rispettiva aula di non più del 50% degli studenti rispetto alla capienza prevista; la didattica integrata online, in modalità sincrona per la restante parte degli studenti non presenti in aula; la didattica digitale integrata per tutti gli studenti le cui famiglie ne facciano esplicita richiesta, nell’ottica di una migliore gestione organizzativa, anche alternativa al differenziamento degli orari di ingresso/uscita.

 L’ordinanza, inoltre, dispone, fino al 7 febbraio 2021, la proroga della zona rossa nel comune di San Luca, a differenza del Comune di Casignana (Contrada Palizzi), dove le misure restrittive cessano di avere efficacia.

«Un’ordinanza che consente alle famiglie di poter decidere, secondo le proprie necessità, se fare uscire o meno i ragazzi di casa – afferma Spirlì – è un buon strumento democratico, perché supera ogni possibile partigianeria. In questo preciso momento storico, con una campagna vaccinale che procede a passo incerto, con i territori che rispondono a fasi alterne agli assalti del Covid – a volte timorosi, spesso eccessivamente ottimisti – e con un Governo scaduto e uno che tarda a nascere, mantenersi guardinghi per almeno due settimane può servire a ridurre i rischi e a preparare strategie sempre più efficaci».

«Abbiamo potuto rivolgere il provvedimento – conclude il presidente – solo agli istituti superiori, nel rispetto delle volontà espresse da altri organi competenti riguardo alla didattica nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Mi auguro che questa decisione possa essere condivisa, per il bene di tutti».

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La scuola ha riaperto, ma i dubbi rimangono

Cercare di orientarsi nel mare magnum dei Dpcm partoriti per contrastare il coronavirus, più che difficile è inutile.

Il fisiologico smarrimento generato da una situazione sanitaria che non ha precedenti nella storia recente dell’umanità, non è stato certo fugato da misure chiare, scelte lineari, indicazioni coerenti.

A distanza di quasi un anno dall’esplosione del Covid, il governo - o meglio, quel che ne rimane - vivacchia alla giornata, con provvedimenti estemporanei, talvolta addirittura avulsi dalla realtà.

Se, durante la prima fase della pandemia, gli italiani avevano accettato con fiducia le scelte politiche loro imposte, ora quella fiducia sembra essere venuta meno.

Ad alimentare un clima di diffidenza non è solo la drammatica situazione generale, quanto il tenore di alcune misure contraddittore, al limite della schizofrenia.

Il tema della scuola, ad esempio, ha ripreso vigore in seguito al Dpcm del 14 gennaio scorso, con il quale è stata decisa la ripresa della didattica in presenza.

Per molti si è trattato di una decisione improvvida, poiché non risulta sia stato fatto nulla per scongiurare i rischi che ne avevano determinato la sospensione.

Tanto più che il rientro in classe è stato deciso nel bel mezzo della pandemia, con un contagio addirittura più diffuso, rispetto al momento in cui era stata disposta la chiusura.

Il 3 novembre scorso, infatti, quando vide la luce il Dpcm con il quale le lezioni in presenza vennero completamente sospese, in Italia si contavano 418.142 positivi (Fonte protezione civile).

Il provvedimento, comunque lo si giudichi, aveva una sua coerenza con un contesto generale tutt’altro che rassicurante.

Oggi, però, applicando lo stesso metro di giudizio, non risulta altrettanto coerente la decisione di riportare i ragazzi tra i banchi.

I dati ci dicono, infatti, che il 14 gennaio scorso i contagiati erano 561.380, ovvero poco meno di  150 mila in più rispetto a quando le scuole sono state chiuse.

Non fossero sufficienti i freddi numeri, a disorientare ulteriormente gli italiani è arrivata la preoccupazione manifestata dal consulente del ministro della Salute, Walter Ricciardi, il quale, allarmato dalla “variante inglese”, ha evocato addirittura lo spettro di un nuovo lockdown generalizzato.

A ciò si aggiunga il mancato intervento su uno dei nodi critici più preoccupanti: il trasporto pubblico.

In un contesto generale sostanzialmente immutato o  addirittura peggiorato – a causa della maggiore diffusione del contagio e dell’incertezza legata ai possibili sviluppi della “variante inglese” - non si comprende, dunque, come la scuola sia ritornata ad essere, improvvisamente, un luogo sicuro.

Del resto, che la scelta sia - per usare un eufemismo - opinabile, lo conferma una riflessione affidata a Facebook dal presidente della regione Emilia - Romagna, Stefano Bonaccini.

 “Mi permetto di osservarescrive Bonaccini, nel posto pubblicato domenica scorsa - che sulla scuola continua una situazione di incertezza che va a discapito in primo luogo di studenti, genitori e di chi nella scuola lavora. Ieri l'Istituto superiore di sanità ha parlato del rischio di pandemia fuori controllo, un'affermazione molto forte e preoccupante. Oggi il consulente del ministero della Salute ha evocato la necessità di un lockdown generalizzato. Sempre oggi, però, il Cts si è riunito per spiegarci che le sue stesse valutazioni di qualche mese fa sull'incompatibilità della scuola in presenza per la zona gialla sono superate e che la didattica in presenza ora è addirittura compatibile con la zona arancione. […] Il fatto poi che avremo Regioni in zona gialla con la didattica a distanza anche per le scuole elementari e Regioni in zona arancione con la didattica in presenza anche per le scuole superiori è una contraddizione che non spetta a me risolvere. Ci penserà il Governo, quando riterrà”.

Nel frattempo, il ministro Azzolina per giustificare la riapertura ha chiamato in causa proprio il Cts, affermando che a parere dei tecnici: “le scuole hanno un ruolo molto limitato nella trasmissione del virus”. Parole sulle quali è lecito nutrire qualche dubbio, tanto più che a pronunciarle è lo stesso ministro che, ad ottobre, aveva ripetuto come un mantra: “La scuola è sicura, non deve chiedere”.

Talmente sicura, da essere stata chiusa dopo una settimana.

 

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Rientro a scuola, “Per Serra insieme” insiste: “Basta atteggiamenti supponenti, l’Amministrazione deve rispondere”

“Al di là della conoscenza della normativa, che non è patrimonio esclusivo di nessuno anche se taluni si credono i possessori unici dell’interpretazione giuridica, è necessario sottolineare l’importanza di un sicuro rientro a scuola degli studenti nell’interesse della comunità. 
Un rientro che anche noi auspichiamo - ed in questo senso le nostre considerazioni erano facili da comprendere - se solo si avesse avuta la volontà di farlo - ma in modo organizzato e con le dovute garanzie”.
 
Il movimento “Per Serra insieme” controreplica alle affermazioni dell’Amministrazione comunale e ribadisce che “va tutelata la salute di alunni, famiglie ed operatori scolastici”.
 
“Evidentemente - sostiene il gruppo di minoranza - abbiamo toccato un nervo scoperto e l’Amministrazione comunale, anziché rispondere in maniera chiara, ha preferito divagare distogliendo l’attenzione dai punti principali. E, invece, l’attenzione va posta proprio sull’aspetto della salute, che è prioritario. Quindi poniamo all’assessore con delega all’Istruzione alcune domande che riteniamo fondamentali: 
- sono stati sanificati gli ambienti scolastici? 
- È stata effettuata o sarà effettuata prima della mattina di lunedì la pulizia degli stessi ambienti a seguito della sanificazione come da protocollo? 
- È stato predisposto un piano per il rientro con l’indicazione delle modalità ed i tempi di entrata ed uscita? 
- È stato organizzato il trasporto degli studenti da e per la scuola? 
- Perché in altri paesi del vibonese sono stati previsti i tamponi per gli studenti e tutti gli operatori scolastici e non solo per questi ultimi? 
- L’Amministrazione vuole forse insinuare che anche gli altri sindaci, che hanno optato per un rinvio, non conoscono la normativa? 
- Come verranno gestite le lezioni per garantire il ricambio dell’aria nelle aule?”.
 
Rispetto a questi interrogativi, il movimento “Per Serra insieme” pretende “risposte precise e non atteggiamenti supponenti finalizzati a sminuire la controparte senza entrare nel merito delle questioni”.

 

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Serra, riapertura delle scuole. L'amministrazione comunale ha predisposto una giornata di screening per il personale scolastico

“Non intendiamo rispondere a quanti, forse mal conoscendo la normativa in essere e le linee di demarcazione tra le competenze istituzionali, cercano di strumentalizzare situazioni particolarmente delicate, ma riteniamo doveroso rivolgerci ai tanti genitori che si preoccupano, giustamente, per la salute dei loro figli, ed ai nostri concittadini che temono per l’evolversi della pandemia. Il Dpcm pubblicato in data odierna, che colloca la Calabria in ‘zona arancione’, prevede che l’attività didattica per il primo ciclo d’istruzione continui a svolgersi integralmente in presenza e l’ordinanza della Regione Calabria, così come tante ordinanze comunali, che ne disponeva invece la sospensione, è stata annullata dal Tar e dal Consiglio di Stato”.

E’ quanto si legge in una nota diramata dall’amministrazione comunale di Serra San Bruno.

Il comunicato giunge in seguito alla presa di posizione del movimento “Per Serra insieme” che, in merito al rientro a scuola, aveva accusato il sindaco Barillari e l’assessore Ariganello “d’improvvisazione”.

“La nostra attenzione nei confronti della scuola – aggiungono gli amministratori serresi - anche grazie al dialogo instaurato con i dirigenti scolastici e con i genitori, è stata improntata all’osservanza del principio della massima precauzione sin dall’inizio dell’anno scolastico e quando le condizioni della nostra cittadina sono state tali da adottare misure più restrittive rispetto a quelle nazionali e/o regionali, non abbiamo esitato a prenderci le nostre responsabilità. Ciò anche quando siamo stati i primi a sospendere l’attività didattica in presenza evitando, probabilmente, in tale occasione, il degenerare della situazione come poi è accaduto in altri comuni.

Oggi, che sono decorsi i termini per verificare gli sviluppi determinati dalle festività natalizie e che la situazione epidemiologica sul territorio è sotto controllo in quanto limitata a due nuclei familiari isolati da giorni, non sussistono, per quanto a nostra conoscenza, le condizioni per poter derogare alla normativa nazionale e regionale.

Né i sindaci - per quanto vengano divulgate notizie diverse - hanno il potere di intervenire nella scelta delle modalità didattiche (didattica a distanza, didattica integrata o altro) o dell’organizzazione delle attività in quanto scelte che competono alle autorità scolastiche alle quali comunque abbiamo sempre fornito tutto il supporto e gli strumenti richiesti per portarle avanti.

Così come alle stesse autorità è demandato il rispetto di tutte le precauzioni necessarie per la sicurezza in ambiente scolastico per la cui garanzia esiste una specifica figura, quella del Responsabile dei Servizi di Prevenzione e Protezione, che ne ha verificato sin dall’inizio dell’anno scolastico, la sussistenza.

Continueremo pertanto a tenere la barra dritta sulla strada del rispetto delle competenze e delle normative, del dialogo con le autorità preposte e, soprattutto, del principio della massima prudenza in virtù del quale, nella giornata di domenica, verrà data a tutto il personale scolastico, docente e non, la possibilità di sottoporsi a screening con i tamponi antigenici che, con scrupolo e coscienza, siamo stati tra i primi ad acquistare.

Ciò premesso – conclude la nota - vogliamo augurare ai nostri bambini, agli insegnanti, al personale scolastico ed ai genitori tutti, una serena ripresa, con la consapevolezza che non esiteremo, come fatto finora, ad intervenire ove le condizioni lo rendessero necessario”.

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