Viola i sigilli apposti ad un frantoio, arrestato

I carabinieri della Stazione di Rizziconi e gli uomini della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Gioia Tauro, hanno arrestato in flagranza di reato, Domenicantonio Ferraro, 50enne, già noto alle  forze dell'ordine.

L'uomo è stato sorpreso in flagranza di reato ad infrangere i sigilli apposti al proprio frantoio, sottoposto a sequestro per violazione di norme ambientali.

L'opificio era stato sequestrato il 5 dicembre scorso, in seguito alle segnalazioni con le quali alcuni cittadini avevano denunciato l'anomala colorazione della acque del fiume Budello dovuta, presumibilmente, allo sversamento di reflui derivanti dalla lavorazione delle olive.

Nel corso del successivo controllo, i carabinieri e la Capitaneria di Porto hanno scoperto che il titolare aveva provveduto a violare i sigilli, con l'intento di svolgere la propria attività lavorativa mediante l'uso dei macchinari sottoposti a sequestro.

Per tali violazioni, il 50enne è stato arrestato e tradotto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari, in attesa della celebrazione del rito direttissimo.

 

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Serra San Bruno: sequestrata una strada sterrata, una denuncia

I carabinieri forestale della Stazione di Serra San Bruno hanno denunciato una persona del luogo per violazione alla normativa urbanistico-edilizia ed al vincolo paesaggistico-ambientale, nonché per violazione al vincolo idrogeologico ed alla legge sulla caccia.

Destinatario del provvedimento è il conduttore di un fondo agricolo che, servendosi di un mezzo meccanico, avrebbe realizzato una strada sterrata, in località Peschiera di Serra San Bruno.

Per la creazione del percoso sarebbero state abbattute circa dieci piante di castagno e quercia. Nel corso del sopralluogo, oltre al materiale legnoso ricavato dal taglio, i militari hanno rinvenuto una gabbia realizzata artigianalmente con tubi metallici, utilizzata, molto probabilmente per la cattura di cinghiali.

I carabinieri forestale hanno, pertanto, sottoposto a sequestro la strada, il materiale legnoso e la gabbia metallica.

 

Sequestrato un frantoio abusivo, denunciata la titolare

I finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno sequestrato un frantoio oleario totalmente abusivo, operante nella zona Macellari del capoluogo reggino.

Il provvedimento è stato eseguito dopo un controllo determinato dal considerevole afflusso di avventori, cha ha indotto i militari ad accedere al frantoio per verificare il rispetto delle previste normative ambientali.

Una volta entrate, le fiamme gialle hanno constatato che l’opificio era sprovvisto di qualsiasi tipo di autorizzazione all’esercizio dell’attività, nonché alla gestione dei rifiuti derivanti dalla lavorazione delle olive.

Nell'area circostante è stata riscontrata una grave situazione ambientale: gli scarti di lavorazione erano, infatti, stoccati su un terreno e all’interno di vetuste vasche adiacenti al frantoio, senza che la proprietaria avesse alcun accorgimento utile a prevenirne le infiltrazioni nel sottosuolo.

Durante le attività di controllo i finanzieri hanno rilevato, inoltre, il furto di acqua perpetrato tramite la manomissione di un misuratore idrico, nonché l’assenza della prevista assicurazione obbligatoria e della revisione per il furgone utilizzato per il trasporto dei liquami.

Per tali ragioni, la titolare è stata deferita per attività di gestione rifiuti non autorizzata e furto aggravato d' acqua. Al contempo, sono stati posti sotto sequestro i rifiuti, le attrezzature per la macina, l’intera area adibita a discarica ed il furgone utilizzato per il trasporto dei liquami, per un valore stimato dei materiali pari a circa 150 mila euro.

 

Smaltimento abusivo di reflui, sequestrato un frantoio

I carabinieri di San Marco Argentano hanno denunciato una persona, ritenuta responsabile di scarico sul suolo di reflui industriali non autorizzati, di getto pericoloso, deturpamento e danneggiamento del fiume Follone.

I militari sono intervenuti in un frantoio di San Marco Argentano, dove hanno constatato lo smaltimento abusivo dei reflui della lavorazione delle olive.

In particolare, gli uomini dell'Arma hanno constatato che, a causa dell’incremento del ciclo di produzione olearea, con conseguente riempimento della vasca d'accumulo, le acque di vegetaziine venivano scaricate, mediante una pompa di sollevamento, sul terreno.

Inoltre, a causa dell’ingente quantitativo, i reflui defluivano nel fiume Follone.

I militari, hanno posto sotto sequestro l’intero opificio di circa 4 mila metri quadri.

 

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Smaltimento abusivo di reflui, i carabinieri sequestrato un frantoio e denunciano 2 persone

I carabinieri della Stazione di San Sosti ( Cs) hanno denunciato due persone a Roggiano Gravina.

I due sono ritenuti responsabili di scarico sul suolo di reflui industriali non autorizzati.

In particolare, i militari hanno scoperto che le acque di vegetazione prodotte dalla lavorazione delle olive venivano scaricate attraverso una condotta interrata che collegava l’opificio ed una vasca di decantazione e stoccaggio distante circa 100 metri.

Nella parte terminale della vasca, colma di acque provenienti dalla molitura delle olive, era presente una saracinesca che permetteva la fuoriuscita dei reflui che, scaricati in una condotta naturale, percorrendo circa 600 metri, finivano in un invaso scavato nel terreno.

Tutto l’opificio, esteso per circa 3000 metri quadrati, è stato sequestrato.

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Tre imprenditori indagati per evasione fiscale, sequestrati beni per 1 milione di euro

I finanzieri del Gruppo di Gioia Tauro, hanno eseguito una complessa attività investigativa nei confronti di una società cooperativa della piana di Gioia Tauro operante nel settore della commercializzazione di prodotti agricoli, che ha consentito di ricostruire un ammontare complessivo di materia imponibile occultata al fisco pari a oltre 4 milioni di euro con conseguente evasione d’imposte dovute per oltre 1 milione.

L’attività di verifica ha permesso, tra l’altro, d' individuare e denunciare all’Autorità giudiziaria tre persone responsabili a vario titolo per i reati tributari di omessa/infedele dichiarazione e per occultamento di scritture contabili.

Conseguentemente, sulla base dei riscontri investigativi, il gip del Tribunale di Palmi, su proposta della locale Procura della Repubblica, ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato al recupero di quanto dovuto e non versato al fisco, da eseguire nei confronti della società e dei tre denunziati.

Pertanto, nei giorni scorsi, i finanzieri hanno dato esecuzione al provvedimento procedendo al sequestro preventivo di vari beni mobili, conti correnti bancari e fondi patrimoniali nella disponibilità degli indagati, fino al raggiungimento della concorrenza del profitto del reato.

 

Frode fiscale e appropriazione indebita, sequestrati beni per oltre 195 mila euro

I finanzieri del Comando provinciale della guardia di finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un sequestro preventivo di conti correnti bancari e postali, depositi e altre disponibilità finanziarie per oltre 195 mila euro, nei confronti di una società cooperativa operante nel settore della navigazione nel comune di Villa San Giovanni e del suo rappresentante legale.

L’attività d’indagine, condotta sotto l’egida della procura della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, ha permesso di accertare l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 130 mila euro e l’appropriazione indebita delle somme di denaro da parte del rappresentante legale per un valore complessivo pari a circa 195 mila euro.

Il tribunale di Reggio Calabria ha quindi emettesso il decreto di sequestro preventivo nei confronti del rappresentante legale e dei conti societari per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti e appropriazione indebita aggravata.

 

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Sequestrata area sottoposta a vincolo

I carabinieri forestali della Stazione di Corigliano hanno sequestrato, su ordine emesso dal Gip del Tribunale di Castrovillari, una superficie di 7 mila metri quadri nel Comune di Villapiana.

Sull' area, di cui 3 mila metri di suolo demaniale marittimo ed il restante di proprietà comunale, in passato erano stati realizzati: un ricovero per cani, un campetto di calcio e un manufatto adibito a deposito posti al sevizio del Villaggio Torre Saraceno.

Recintata con rete metallica e sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale e idrogeologico, nel 2015, la superficie era stata oggetto di un controllo dell’allora Corpo forestale che ne aveva rilevato l’arbitraria occupazione della parte interessata al villaggio e la presenza del manufatto realizzato senza alcun titolo abilitativo.

In seguito al controllo venne emessa, a carico del gestore del villaggio, un'ordinanza di demolizione delle opere realizzate abusivamente.

Il provvedimento non è mai stato eseguito, con il risultato che l’occupazione abusiva dell’area è andata avanti senza soluzione di continuità  .

 

 

 

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