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Telecamere di sicurezza in condominio e privacy: cosa dice esattamente la legge?

L'installazione di un sistema di videosorveglianza è sempre lecita in presenza di una delibera dell'assemblea condominiale, a patto di adottare tutte le precauzioni raccomandate dal Codice della Privacy in tema di protezione dei dati personali. Questo, in sostanza, il contenuto dell'articolo 1122-ter della legge n. 220/2012, che attualmente regolamenta vari aspetti della vita condominiale, tra cui, per l'appunto, le corrette modalità di installazione delle telecamere di sicurezza.

Cosa dice la legge italiana

La norma, richiesta con forza dal Garante della Privacy già nel 2010, va a chiarire un tema molto controverso, per decenni oggetto di sentenze spesso in contraddizione tra loro emesse dalla Corte di Cassazione e da vari tribunali italiani. Nel già citato art. 1122-ter della legge, conosciuta anche come Riforma del Condominio, viene stabilita la possibilità di ricorrere all'installazione di sistemi di videosorveglianza negli spazi comuni del condominio, su delibera della maggioranza raggiunta in sede di assemblea. La normativa fa luce anche su ogni possibile interpretazione del termine maggioranza: per il raggiungimento del quorum, devono essere a favore il 50%+1 degli intervenuti; inoltre, è necessario che la somma delle quote millesimali degli inquilini a favore superi la metà del valore complessivo dell'immobile.

Le indicazioni del Garante ed il documento "Il condominio e la privacy"

Affinché le telecamere installate risultino a norma, non è sufficiente intervenire su delibera dell'assemblea condominiale, ma occorre anche rispettare attentamente tutte le indicazioni contenute all'interno del Codice della Privacy. Per rendere più accessibili le linee guida del Garante in tema di uso degli spazi comuni condominiali, è stato pubblicato un documento ad hoc, intitolato "Il condominio e la privacy". All'interno di questa guida, vengono distinte due possibili situazioni. Nella prima, è il condominio ad optare per l'installazione del sistema di videosorveglianza, mentre, nella seconda, a scegliere di installare delle telecamere di sicurezza è un singolo condomino. Scendiamo dunque nel dettaglio e cerchiamo di capire quali sono gli obblighi ai quali occorre attenersi nelle due diverse situazioni.

Le linee guida per i condomini

Se l'installazione delle telecamere di sicurezza negli spazi comuni avviene su delibera dell'assemblea condominiale, il Codice della Privacy impone che: • le immagini acquisite siano conservate per un periodo di tempo compreso tra le 24 e le 48 ore, salvo accordi diversi presi con il Garante; • le presenza dell'impianto di videosorveglianza sia segnalato in modo chiaro da cartelli; • le riprese si limitino ai soli spazi comuni dello stabile, evitando le aree adiacenti (ad esempio strade pubbliche); • i dati registrati siano custoditi al sicuro e resi accessibili esclusivamente al personale autorizzato. In relazione all'ultimo punto, è dunque responsabilità del condominio adottare tutte le misure di sicurezza necessarie per limitare l'accesso ai dispositivi informatici al cui interno vengono immagazzinati i dati delle registrazioni. Ciò può avvenire individuando ambienti del condominio adatti ad ospitare l'attrezzatura e/o dotandosi di un armadio blindato realizzato ad hoc (come quelli descritti qui).

I suggerimenti del Garante per i singoli inquilini

Come accennato, l'articolo 1122-ter ammette la possibilità che ad installare una o più telecamere di sicurezza sia un singolo condomino. In questo caso, le indicazioni contenute nel Codice della Privacy e nella guida "Il condominio e la privacy" non si applicano, naturalmente con l'impegno, da parte dell'inquilino, a non diffondere per nessuna ragione le immagini registrate. Per evitare il rischio che i privati incorrano in illeciti, violando le norme di responsabilità civile in tema di sicurezza dei dati, il Garante della Privacy ha comunque scelto di predisporre alcune semplici linee guida inerenti alle modalità di installazione delle telecamere. In sostanza, il condomino che sceglie di dotarsi di un sistema di videosorveglianza, deve assicurarsi che l'angolo di ripresa sia impostato in modo tale da coprire solo le parti dell'immobile di propria competenza. Per chiarire, l'inquilino è libero di installare una telecamera puntata verso il portone d'ingresso del proprio appartamento, ma al contrario non può orientare la camera in modo da riprendere l'intero pianerottolo e gli ingressi delle altre abitazioni. Viceversa, per il condomino non sussiste l'obbligo di indicare mediante l'affissione di cartelli la presenza delle telecamere.

Le conseguenze previste in caso di violazioni

Le regole stabilite dal Codice della Privacy non vanno prese alla leggera, perché eventuali violazioni possono essere sanzionate con penali e portare a conseguenze sia sul piano civile che su quello penale. Alla possibilità di incorrere in multe salate, si aggiunge quella di trovarsi a dover risarcire i danni causati ai soggetti vittima di registrazioni a loro insaputa. Anche se molti ignorano questo particolare, poi, quanto visto si applica anche al caso particolare dei videocitofoni o comunque a qualunque altra apparecchiatura simile installata in ambito condominiale. Sul fronte del valore probatorio delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza, va sottolineato che recenti sentenze hanno confermato l'ammissibilità delle registrazioni come prove, anche quando prodotte in violazione al Codice della Privacy (qui per approfondire).

Sicurezza Vs privacy: la lunga controversia

Quello della legittimità delle telecamere di sicurezza in ambito condominiale rappresenta un caso emblematico della lentezza con cui, in alcuni casi, la legislazione italiana agisce. Prima dell'approvazione della legge, per decenni tribunali e Corte di Cassazione hanno prodotto sentenze di segno contrastante, contribuendo a generare non poca confusione attorno a questo tema. Ad esempio, la sentenza n. 2164 del 1992 del Tribunale di Milano sanciva il divieto assoluto di installazione di apparati di videosorveglianza nei condomini, adducendo come motivazione la necessità di tutelare "l'altrui diritto alla riservatezza". Con le sentenze n. 5591/2007 e 71/2013, invece, la Corte di Cassazione apriva per la prima volta alla possibilità di provvedere al posizionamento di telecamere di sicurezza, ma solo su espressa delibera dell'assemblea condominiale.

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Wanda Ferro (FdI) presenta un ordine del giorno per estendere l'Ape sociale ai lavoratori del comparto sicurezza

Il vice capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, insieme ai colleghi del gruppo Salvatore Deidda, Augusta Montaruli ed Emanuele Prisco, ha presentato un ordine del giorno con l’obiettivo di intervenire sulla legge di bilancio per estendere anche ai lavoratori del comparto sicurezza la possibilità di usufruire dello strumento dell’Ape Sociale, un sussidio di accompagnamento alla pensione elargito unicamente a soggetti in particolare stato di bisogno.

 Il comparto sicurezza è rimasto fuori dal provvedimento “Ape sociale” poiché la maggioranza del personale raggiunge la pensione di vecchiaia prima dei 63 anni previsti come prerequisito, mentre non c’è alcun problema per l’anzianità contributiva prevista, in considerazione che gli arruolamenti avvengono normalmente a ridosso dei 18/20 anni.

I deputati di Fdi chiedono, quindi, al governo di valutare una modifica normativa per estendere anche alle forze dell’ordine e ai lavoratori del comparto sicurezza la possibilità di accedere al sussidio in caso di bisogno. 

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Bruno Bossio (Pd) propone l'istituzione di una commissione d'inchiesta sulla sicurezza e la tutela della salute nei luoghi di lavoro

Riceviamo e pubblichiamo

"Purtroppo il triste elenco di vittime sui luoghi di lavoro si allunga quotidianamente. L'informativa svolta quest'oggi alla Camera da parte del neo Ministro Luigi  Di Maio, su iniziativa di alcuni gruppi di opposizione a partire dal Pd, ha consentito di aprire un dibattito su una delle problematiche più delicate per la nostra società. Non è più tempo di parole. In avvio di legislatura ho depositato, a seguito della tragedia avvenuta in un cantiere a Crotone dove hanno perso la vita due operai, una proposta di istituzione di una commissione d'inchiesta sulla sicurezza e la tutela della salute nei luoghi di lavoro. L'obiettivo è quello che il Parlamento analizzi in profondità il tema e sottoponga proposte di nuovi strumenti di contrasto degli infortuni e prevenzione a tutela delle persone che lavorano. L'auspicio è che tutte le forze politiche possano convergere sulla proposta di questo strumento che ha già raccolto l'adesione di 60 deputati e può diventare presto operativo. Vanno coinvolti tutti i soggetti sociali e istituzionali e va promossa una nuova cultura della sicurezza del lavoro".

Enza Bruno Bossio - Deputata Pd

 

 

 

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Sicurezza, Wanda Ferro (FdI) incontra il prefetto di Vibo Guido Longo

Gli strumenti per garantire la sicurezza e la legalità sul territorio della provincia di Vibo Valentia sono stati al centro dell’incontro istituzionale tenuto ieri mattina in Prefettura, tra il prefetto Guido Longo e l’on. Wanda Ferro.

È stato lo stesso deputato di Fratelli d’Italia, eletta nel collegio di Vibo Valentia, a chiedere un incontro al rappresentante del Governo, avviando così una serie di appuntamenti con i rappresentanti istituzionali e delle forze sociali del territorio.

Durante il cordiale colloquio con il prefetto Longo si è parlato innanzitutto della difficile situazione finanziaria in cui versano gli enti locali del Vibonese, dalla situazione di dissesto dell’Amministrazione provinciale alla realtà di pre-dissesto di molti comuni. Una condizione di crisi che necessita di grande attenzione da parte delle istituzioni politiche, poiché impedisce agli enti locali, che rappresentano per i cittadini il principale volto dello Stato e il più vicino interlocutore, di offrire servizi efficienti in settori importanti quali la viabilità, l’edilizia scolastica, i servizi per i più deboli, mettendo a rischio la stessa tenuta sociale della comunità.  

Èstato, quindi, affrontato il tema della presenza criminale sul territorio e dal confronto con il prefetto è emersa la necessità di fare fronte alla carenza di magistrati che interessa gli uffici giudiziari di Vibo Valentia, e di potenziare gli organici delle forze dell’ordine, in particolare della Polizia di Stato, che soffre una significativa carenza di personale, e della Guardia di Finanza che ha subito nel tempo un consistente ridimensionamento.

Sempre sul tema della criminalità organizzata, l’on. Wanda Ferro ha condiviso con il prefetto Longo la necessità che la politica tenga alta la soglia dell’attenzione per scongiurare il rischio, molto forte sul territorio vibonese, di condizionamenti e infiltrazioni mafiose nelle istituzioni democratiche.

Infine si è parlato della necessità di scongiurare il ridimensionamento del personale dei Vigili del Fuoco, che rischia di penalizzare un territorio a forte vocazione turistica, e si è anzi valutata con favore la possibilità di potenziare l’attività del Corpo con l’istituzione di un distaccamento capace di affrontare con maggiore efficienza e rapidità le emergenze che colpiscono i comuni della costa. 

Intelligenge e sicurezza marittima al Master dell'Unical

 "Sicurezza e Intelligence per l’economia marittima nazionale”. Questo il tema della lezione tenuta da Francesco Chiappetta, ufficiale di Stato maggiore della Marina militare fino al 2016, in occasione dei laboratori sulla cyber intelligence del Master in Intelligence dell'Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

"Il crimine informatico - ha spiegato Chiappetta - pesa sull’economia mondiale per circa 500 miliardi di euro, a un passo dal volume di affari legato al narcotraffico. Un crimine di cui non è certo immune il comparto marittimo.

In uno scenario geoeconomico nel quale è quanto mai evidente la rilevanza dei traffici marittimi a livello mondiale e, in particolare, per la stessa economia nazionale, è necessario oltre che urgente una cultura dell’informazione nel settore della sicurezza marittima onformatica.

Chiappetta ha poi sostenuto che "in un quadro di costante sviluppo dello trasporto mondiale connesso alle enormi potenzialità del comparto marittimo nazionale, è necessaria una piena consapevolezza degli scenari verso i quali stiamo procedendo".

L'ufficiale ha poi spiegato che "La minaccia cyber per il dominio marittimo, così come il mondo della cyber intelligence nel suo complesso, diventerà sempre più centrale poiché collega due ambiti: da un lato l'intelligenza, elemento tipicamente umano e, dall'altro, le info-tecnologie fino ad arrivare alla nuova frontiera dell’intelligenza artificiale, espressione del mondo cibernetico che ormai tende a sovraintendere ogni attività umana. Maggiormente crescerà l'impatto e l’adozione delle nuove tecnologie maggiormente vi sarà bisogno del fattore umano ovvero di un approccio culturale in grado di analizzare, interpretare, selezionare, mediare e contestualizzare le informazioni e quindi fornirle ai decisori pubblici per i propri comportamenti e le proprie strategie".

Chiappetta ha concluso sostenendo che "sul piano nazionale, dobbiamo essere pienamente consapevoli di tale scenario. L’Italia, con la propria industria marittima certamente di punta nella competizione internazionale, è un Paese fortemente a rischio proprio perché basato su di una economia di trasformazione dipendente dai commerci esteri e in particolare da quelli via mare. Ogni giorno grandi aziende subiscono migliaia di attacchi informatici, spesso non denunciati, specie di sera e nel fine settimana, quando le difese sono più basse. Chi vìola la sicurezza informatica lo fa per rubare informazioni ai fini commerciali, collegate a organizzazioni criminali anche a livello internazionale dedite ai traffici illegali di ogni genere ma non possiamo certo escludere atti di sabotaggio diretti alla sicurezza dello Stato da parte di forme transnazionali se non di entità nazionali"

 

  • Pubblicato in Cultura

In calo le rapine alle banche

Annata positiva quella del 2016 per le banche, almeno per quanto riguarda il tema della sicurezza. Sono infatti state attestate in netto calo le rapine. Questo è un trend nazionale, ma che si conferma anche nel territorio di Catanzaro. Le banche sono quindi più sicure, sia grazie alle nuove tecnologie sia ai costanti controlli.

 Il trend nazionale

 Le banche italiane sono più sicure, lo rende noto l’Abi. Secondo i dati forniti, queste investirebbero ogni anno oltre 600 milioni di euro proprio per rendere le proprie filiali sempre più sicure, non solo per una questione di perdite, ma soprattutto per garantire ai propri clienti un servizio sempre più puntuale, preciso e sicuro, appunto. Quello che manca oggi, infatti, nel rapporto tra banche e clienti è proprio la fiducia. A causa dei fatti accaduti a livello nazionale e inerenti l’economia, i clienti stanno vivendo una fase di diffidenza nei confronti delle banche, ecco perché è così importante offrire almeno una garanzia di sicurezza sempre maggiore e sempre più all’avanguardia.

 Il centro di ricerca Ossif dell’Associazione bancaria italiana, durante il convegno “Banche e sicurezza”, ha sottolineato come il dato nazionale che riguarda il numero di rapine messe a segno nelle banche del Paese sia tendenzialmente in calo, si parla di un -32,8%. A livello nazionale le rapine sono quindi passate da 536 nel 2015 a 360 nello scorso anno, nel 2016.

 In Calabria scende l’indice di rischio

 Per quanto riguarda la Calabria, invece, si può notare come sia sceso l’indice di rischio, ovvero il numero di rapine messe a segno ogni 100 sportelli. Tale indice di rischio si attestava all’1,8 mentre adesso è sceso all’1,6, seguendo così quello che è il trend nazionale dove dall’1,8 si è scesi all’1,2. Quindi, per entrare nel vivo della questione, le rapine registrate nelle banche calabresi nel 2016 sono state 7, mentre nell’anno precedente erano state 8, quindi si è registrato un calo del 12,5%: una cifra più che positiva che fa ben sperare anche per il futuro.

 Non solo banche sicure

 Oltre alla sicurezza delle banche non si può non parlare anche della sicurezza dei nuovi dispositivi di pagamento, come le nuove carte biometriche che consentono di pagare senza digitare il pin. Perché sono così sicure? Perché funzionano grazie alla “registrazione” dell’impronta digitale del titolare. Tutti i dati vengono salvati e messi al sicuro, in questo modo si può utilizzare la carta senza il timore che possa essere clonata. Al momento ancora in Italia le carte biometriche non sono disponibili, ma lo saranno a breve.

Tutte queste misure, quindi, dovrebbero incentivare i clienti a fidarsi della propria banca, ristabilendo così un rapporto che, negli ultimi tempi, stava venendo sempre meno.

Gli strumenti sul web per poter ricercare carte sicure sono davvero tanti: ad esempio è possibile confrontare e scegliere la migliore carta di credito visa su Cartedipagamento.com, un sito indipendente specializzato in news e recensioni di carte prepagate, credito e revolving

In calo le rapine alle banche

Annata positiva quella del 2016 per le banche, almeno per quanto riguarda il tema della sicurezza. Sono infatti state attestate in netto calo le rapine. Questo è un trend nazionale, ma che si conferma anche nel territorio di Catanzaro. Le banche sono quindi più sicure, sia grazie alle nuove tecnologie sia ai costanti controlli.

 Il trend nazionale

 Le banche italiane sono più sicure, lo rende noto l’Abi. Secondo i dati forniti, queste investirebbero ogni anno oltre 600 milioni di euro proprio per rendere le proprie filiali sempre più sicure, non solo per una questione di perdite, ma soprattutto per garantire ai propri clienti un servizio sempre più puntuale, preciso e sicuro, appunto. Quello che manca oggi, infatti, nel rapporto tra banche e clienti è proprio la fiducia. A causa dei fatti accaduti a livello nazionale e inerenti l’economia, i clienti stanno vivendo una fase di diffidenza nei confronti delle banche, ecco perché è così importante offrire almeno una garanzia di sicurezza sempre maggiore e sempre più all’avanguardia.

 Il centro di ricerca Ossif dell’Associazione bancaria italiana, durante il convegno “Banche e sicurezza”, ha sottolineato come il dato nazionale che riguarda il numero di rapine messe a segno nelle banche del Paese sia tendenzialmente in calo, si parla di un -32,8%. A livello nazionale le rapine sono quindi passate da 536 nel 2015 a 360 nello scorso anno, nel 2016.

 In Calabria scende l’indice di rischio

 Per quanto riguarda la Calabria, invece, si può notare come sia sceso l’indice di rischio, ovvero il numero di rapine messe a segno ogni 100 sportelli. Tale indice di rischio si attestava all’1,8 mentre adesso è sceso all’1,6, seguendo così quello che è il trend nazionale dove dall’1,8 si è scesi all’1,2. Quindi, per entrare nel vivo della questione, le rapine registrate nelle banche calabresi nel 2016 sono state 7, mentre nell’anno precedente erano state 8, quindi si è registrato un calo del 12,5%: una cifra più che positiva che fa ben sperare anche per il futuro.

 Non solo banche sicure

 Oltre alla sicurezza delle banche non si può non parlare anche della sicurezza dei nuovi dispositivi di pagamento, come le nuove carte biometriche che consentono di pagare senza digitare il pin. Perché sono così sicure? Perché funzionano grazie alla “registrazione” dell’impronta digitale del titolare. Tutti i dati vengono salvati e messi al sicuro, in questo modo si può utilizzare la carta senza il timore che possa essere clonata. Al momento ancora in Italia le carte biometriche non sono disponibili, ma lo saranno a breve.

Tutte queste misure, quindi, dovrebbero incentivare i clienti a fidarsi della propria banca, ristabilendo così un rapporto che, negli ultimi tempi, stava venendo sempre meno.

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Ancora criminalità nelle Serre. Villì: “Cresce la preoccupazione, è emergenza sicurezza”

È emergenza criminalità nelle Serre. Nei paesi dell’entroterra Vibonese la popolazione è sempre più scossa a causa del proliferare di episodi di illegalità. Furti, rapine, violenze: nessuno si sente più al riparo e ora la paura fa novanta. Soprattutto per gli anziani che temono le incursioni notturne di gente senza scrupoli alla ricerca di facili bottini, ma anche per i genitori che vedono nell’entrata e nell’uscita da scuola motivi di rischi per gli alunni. A Vazzano, dopo gli ultimi avvenimenti, il sindaco Domenico Villì ha deciso di avviare delle iniziative per accendere i fari sulla difficile situazione. “Intendo convocare un consiglio comunale aperto – ha affermato il primo cittadino appositamente interpellato - con all'ordine del giorno la discussione su sicurezza e legalità. Inviterò tutte le figure istituzionali dal prefetto ai consiglieri regionali ed alla deputazione locale. Sono preoccupato per i gravi fatti che si stanno verificando a Vazzano. Bisogna alzare la guardia – ha concluso - e non arrendersi a questi balordi che minano la serenità della comunità”.

  • Pubblicato in Cronaca
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