Bazar della droga nella Tendopoli di San Ferdinando, manette per un 24enne

Un ventiquattrenne, Kujateh Musac, di nazionalità gambiana è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro (Rc), con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

In particolare, durante una serie di perquisizioni nella Tendopoli di San Ferdinando, i militari hanno rinvenuto 700 grammi di marijuana nella tenda del giovane.

Per i militari, il ventiquattrenne avrebbe gestito un vero e proprio bazar in grado di rifornire diversi assuntori ai quali avrebbe ceduto sia dosi singole che spinelli già confezionati e pronti per essere fumati.

Durante la perquisizione, infatti, gli uomini dell’Arma hanno rinvenuto 600 grammi  di marijuana già essiccata, 27 involucri sigillati della stessa sostanza e 37 spinelli già pronti per essere venduti e consumati.

Tutto il materiale è stato repertato e sequestrato, in attesa di essere inviato al Ris di Messina per essere sottoposto alle analisi tossicologiche del caso. Il giovane, invece, è stato condotto negli uffici della Compagnia di Gioia Tauro, dove è stato dichiarato in arresto e tradotto, al termine degli adempimenti di rito, nella casa circondariale di Reggio Calabria – Arghillà.

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Incendio nella nuova tendopoli di San Ferdinando, un morto

Un incendio, scoppiato la notte scorsa nella nuova tendopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria), ha provocato la morte di una persona, di cui allo stato non sono ancora note le generalità.

Le fiamme si sarebbe sviluppate in una tenda da 6 posti, dove erano presenti alcuni cavi elettrici.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno domato le fiamme.

La tendopoli si trova a poche centinaia di metri dalla vecchia baraccopoli, nella quale tre persone sono decedute in un anno a causa di roghi divampati nelle strutture fatiscenti. 

Rogo nella tendopoli di San Ferdinando, un morto

Un senegalese di 29 anni è morto questa notte, nell'ennesimo incendio che ha colpito la tendopoli di San Ferdinando (Rc).

A domare le fiamme, che hanno distrutto una quindicina di baracche, sono stati i vigili del fuoco.

Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri, che stanno indagando per far luce sull'origine del rogo, che dai primi accertamenti sembrerebbe essere stato innescato da uno dei tanti fuochi accesi dai migranti per riscaldarsi.

Per fare il punto sulla situazione, il prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari ha convocato una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, nella sede del municipio di San Ferdinando.

Rogo alla tendopoli di San Ferdinando, cittadino gambiano muore carbonizzato

Un uomo originario del Gambia è morto la notte scorsa, in un incendio sviluppatosi nella tendopoli di San Ferdinando (Rc).

La vittima è morta carbonizzata, mentre dormiva in una delle due baracche divorate dalle fiamme.

Secondo la prima ricostruzione, pare che ad innescare l'incendio sia stato il fuoco acceso da qualcuno per riscaldarsi.

Quello di questa notte non è il primo tragico rogo che devasta la tendopoli di San Ferdinando.

In un altro incendio, infatti, il 27 gennaio scorso, una donna nigeriana perse la vita ed altre due persone rimasero ferite.

Volano coltellate nella tendopoli di San Ferdinando: arrestato l’autore del tentato omicidio

Presso la tendopoli del Ministero dell’Intero di San Ferdinando, un cittadino extracomunitario di nazionalità ghanese, di 25 anni, al culmine di una lite con un connazionale, è stato attinto da un fendente all’altezza del torace destro con abbondanti perdite di sangue. Sul posto è intervenuta subito un’ambulanza del 118 che, constatata la gravità della ferita, ha trasportato in codice rosso il giovane ghanese presso l’Ospedale Civile di Polistena dove è stato ricoverato  con prognosi riservata. 

Immediatamente i carabinieri della Stazione di San Ferdinando, agli ordini dal Maresciallo Capo Francesco Vadalà, e sotto il coordinamento del Comando della Compagnia di Gioia Tauro diretta dal Tenente Gabriele Lombardo, si sono recati sul posto unitamente a militari del Nucleo Operativo ed alcuni equipaggi dell’Aliquota Radiomobile, per cercare di comprendere l’esatta dinamica dei fatti.

In poco tempo i carabinieri hanno identificato alcuni extracomunitari che vivono in una baracca adibita a bazar posta dentro la tendopoli e li hanno condotti in caserma per sentirli in qualità di possibili testimoni. Dopo qualche ora di intensa attività istruttoria, si è arrivati al nome ed al volto del presunto autore del grave ferimento: si tratta di un connazionale della vittima, di 28 anni, di cui non si hanno più notizie dalle 18.30 circa del 25 gennaio, ora dell’aggressione. È scattata così la caccia all’aggressore: i carabinieri con l’impiego di numerosi equipaggi, hanno iniziano ad identificare tutti i cittadini extracomunitari di presumibile provenienza centrafricana che gravitano intorno alle Stazioni ferroviarie di Gioia Tauro e Rosarno.

Dopo intense e serrate ricerche, nella tarda serata, i carabinieri hanno acquisito la notizia che il sospettato possa essersi rifugiato all’interno di una baracca: immediatamente sono entrati nella tendopoli, che come è noto ospita al momento circa 1800 migranti di origine centrafricana, hanno setacciato tutti i capanni abusivi fino a quando non lo hanno trovato nascosto all’interno di una baracca di piccolissime dimensioni. Il giovane, anche lui ghanese, alla vista dei militari ha alzato le mani in alto in segno di resa, dicendo di chiamarsi  Kofi Samson e confessando di essere l’autore del grave ferimento. È stato quindi ammanettato e condotto in caserma dove è stato dichiarato in stato di arresto e sottoposto ad un fermo di indiziato di delitto da parte della polizia giudiziaria.

Del fermo è stato subito notiziato il Pm di turno presso la Procura di Palmi il quale ha disposto che l’arrestato, al termine delle formalità di rito, venisse associato presso la casa circondariale di Palmi a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Il Gip del Tribunale di Palmi ha convalidato il tutto.

Sorpreso a rubare si scaglia contro i carabinieri, arrestato un 23enne

Un cittadino extracomunitario, Mohamed Jabbie, di 23 anni, è stato arrestato dai carabinieri, a Rosarno. Il giovane, che vive nella tendopoli di San Ferdinando, è accusato di resistenza a pubblico ufficiale e furto. Il 23enne, già noto alle forze dell'ordine, ha cercato di opporsi all'arresto dopo essere stato sorpreso dai militari a compiere un furto in una tabaccheria. Prima di tentare la fuga, per cercare di evitare la perquisizione ed il controllo, l'extracomunitario si sarebbe scagliato contro i carabinieri cercando di colpirli con calci e pugni.

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Ragazzo dimorante in tendopoli ruba 700 euro in una casa: arrestato

I carabinieri hanno tratto in arresto un 21enne, nato in Mauritania e residente a Regalbuto, di fatto domiciliato presso la tendopoli di San Ferdinando, per il reato di furto in abitazione poiché aveva asportato presso una locale abitazione l’importo di 700 euro in banconote di vario taglio. 

La tragedia di Rosarno e le ipocrisie del politicamente corretto

Superfluo precisare, iniziando, che sto con tutto il cuore a fianco del carabiniere, il quale ha usato per un giusto fine l’arma che lo Stato gli assegna. Attenzione, non sto pietosamente piangendo che il militare “si è difeso”, ripeto che doveva usare la pistola. L’episodio, che la tv ha per forza ripreso, ci mostra ancora l’assurda realtà di Rosarno, dove migliaia di stranieri sono accampati in condizioni ignobili anche per degli animali; e in cambio di due soldi lavorano senza alcuna tutela e garanzia. Non regge il paragone con gli schiavi romani e con quelli dell’Alabama, che, detto in generale, erano trattati molto più umanamente. Sorgono alcune domande:

Quanti sono?

Chi sono? Hanno un nome, dei dati personali? 

A che titolo lavorano?

Il loro compenso è adeguato? 

Ricevono assistenza sanitaria?

La popolazione di Rosarno e dei Comuni vicini è a sua volta garantita da malattie infettive?

Chi gestisce l’ordine in quell’accampamento?

E quant’altro. La domanda finale è retorica, cioè con ovvia risposta: questa sarebbe l’accoglienza dei “disperati che fuggono dalla guerra e dalla fame… ”?

O servono braccia sottopagate; e gente che, finite le arance di Rosarno, viene abbandonata fino ai prossimi agrumi?

Insomma, Rosarno è una gigantesca illegalità a cielo aperto e sotto gli occhi della Calabria e dell’Italia; e in una Calabria in cui almeno un terzo vende libri o gira film o attua progetti o comunque campa con la “cultura della legalità”, mi pare una gran bella e buffa contraddizione. Buffa, fin quando non diventa tragica.

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