Intimidazione a consigliere comunale, Wanda Ferro (FdI) chiede l'ntervento della Commissione antimafia

“Credo che la Commissione antimafia debba occuparsi di quanto sta avvenendo a Roccabernarda, nel Crotonese, dove si è registrato l’ennesimo atto intimidatorio ai danni del consigliere comunale d’opposizione ed ex maresciallo dei carabinieri Francesco Coco, al quale rivolgo ancora una volta la mia solidarietà, sollecitando le istituzioni competenti a non sottovalutare gli episodi criminosi di cui è stato vittima”. 

E’ quanto afferma il segretario della Commissione parlamentare antimafia, Wanda Ferro (FDI), che spiega: “La notte scorsa ignoti hanno incendiato la sua autovettura, ma in precedenza il consigliere Coco aveva subito altre intimidazioni, come un incendio nella lavanderia gestita dalla moglie e minacce di morte sui social network. Il consigliere, che ha speso la sua vita al servizio della legalità vestendo la divisa dell’Arma, da tempo denuncia la presenza criminale nella cittadina presilana, e nei giorni scorsi era intervenuto con forza contro la barbara uccisione a colpi di fucile di cinque cavalli di proprietà di un giovane imprenditore agricolo. Nella certezza che Magistratura e le Forze dell’ordine faranno chiarezza al più presto su questi atti intimidatori e più in generale sulle attività criminali che finiscono per condizionare la vita sociale, politica ed economica a Roccabernarda, auspico che vengano adottate tutte le misure utili a garantire la sicurezza di Francesco Coco e dei suoi familiari”. 

 

 

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Arresto Battisti, dura condanna di Wanda Ferro (FdI) per le dichiarazioni di un docente dell'Università di Catanzaro

“L’arresto del terrorista rosso Cesare Battisti, dopo una vita di dorata latitanza, è un successo straordinario per l’intelligence italiana, e restituisce, seppur con grande ritardo, giustizia alle vittime e ai loro familiari”.

È quanto afferma il vice capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro, che prosegue: “finalmente è stata squarciata la rete di protezione ideologica che ha trasformato un sanguinario assassino in un romantico eroe della rivoluzione: quasi un perseguitato politico, una vittima anziché uno spietato carnefice. Ancora oggi c’è chi, come Francesco Caruso, docente di sociologia dell’Università di Catanzaro, ne sostiene l’impunità, perché mandarlo in carcere, secondo l’ex leader no-global, servirebbe solo ad appagare la sete di vendetta di chi è oggi al governo. Non una parola, da parte del prof. Caruso, sulle vite strappate, come quella dell’agente della Digos Andrea Campagna, calabrese di S. Andrea Apostolo dello Ionio, ucciso in un agguato a Milano nel 1979,  neppure una parola sul dolore che ha straziato ed accompagnato per decenni le famiglie. Come dire: se lotti per il comunismo, uccidere non è reato. Le stesse consumate tesi dei vecchi salotti radical-chic sono oggi gli insegnamenti che vengono trasmessi ai giovani studenti nelle nostre università? Spero che in breve tempo Battisti possa essere trasferito in un carcere italiano, per restarci fino al termine dei suoi giorni, non per rancore politico o sete di vendetta, ma per rendere giustizia ai troppi innocenti che hanno pagato con il proprio sangue un fervore ideologico che non si è mai dissociato dalla violenza e dal totale disprezzo per il valore della vita”. 

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Ricorso Regione Calabria contro Decreto sicurezza, Ferro (FdI): "Oliverio lontano dai bisogni dei cittadini"

Riceviamo e pubblichiamo

 "In molti evidenziano come, con un presidente costretto a San Giovanni in Fiore, la Regione sia lasciata allo sbando, impantanata e priva di una guida autorevole. Io trovo che nulla sia cambiato: l’inadeguatezza e l’inefficienza del governo regionale rispetto ai problemi della Calabria sono le medesime di quando Oliverio occupava il decimo piano della cittadella. La Calabria naviga a vista dal giorno della vittoria del centrosinistra. Per quattro anni abbiamo sentito parlare di eredità del passato e di una questione morale sbandierata sempre contro gli avversari politici: mai di una soluzione reale a qualcuno dei tanti e gravi problemi che interessano i cittadini calabresi. Così quando, da San Giovanni in Fiore, il presidente Oliverio decide di rompere il silenzio, tutti si aspettano una presa di posizione sulle questioni del lavoro, sulla situazione della sanità, sulla necessità di garantire una guida efficiente all’amministrazione regionale. Niente di tutto questo: il presidente Oliverio irrompe dalla Sila con un messaggio tutto ideologico sul tema dell’immigrazione, a sostegno di quei sindaci (pochi, per la verità) che dichiarano di non volere rispettare una legge dello Stato approvata dal Parlamento e firmata dal Presidente della Repubblica (bizzarra come idea di legalità). Il governatore Oliverio invita quindi i sindaci ad infrangere la legge - forte di una presunta superiorità morale che gli consente di discernere a proprio piacimento tra leggi giuste e ingiuste - e poi, come se queste fossero le priorità per i calabresi, annuncia che la Regione aderirà al ricorso alla Corte costituzionale contro il Decreto sicurezza, e che un milione di euro del bilancio regionale verrà destinato al settore dell’immigrazione. Se serviva ancora una prova del totale scollamento tra i pensieri di chi governa la Calabria e la realtà in cui vivono i cittadini della regione, il governatore Oliverio ha fornito quella definitiva. Poco cambia se da Catanzaro o da San Giovanni in Fiore".  

Wanda Ferro deputato di Fratelli d'Italia

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Wanda Ferro (FdI) replica al sindaco Abramo sulla sede dell'Agenzia delle dogane

“Non è una pratica molto nobile, nella vita come in politica, quella di assumere in prima persona i meriti dei successi e di scaricare sugli altri le responsabilità dei fallimenti”.

È quanto afferma il deputato di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro, che prosegue: “Le dichiarazioni del sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, che attribuisce alla rappresentanza parlamentare la colpa di non aver vigilato adeguatamente sulla scelta della sede calabrese dell’Agenzia delle dogane, mi lasciano perplessa. Innanzitutto perché il sindaco sembra quasi attribuire ai parlamentari compiti di segreteria, poi perché non distingue tra le posizioni di chi siede tra i banchi della maggioranza e di chi, invece, svolge un ruolo di opposizione: se qualcuno deve essere chiamato a rendere conto, va bene individuato tra gli esponenti di Lega e Movimento cinque stelle, che certamente hanno maggiore possibilità di incidere sulle scelte del proprio governo. Entrambi sappiamo di avere a cuore l’interesse della città, e il nostro impegno non deve essere messo in discussione. Il sindaco è stato informato passo per passo dei miei interventi e delle rassicurazioni ricevute dai vertici dell’agenzia. Nessun allarme o sollecitazione è più pervenuta dallo stesso sindaco, salvo poi apprendere dalla stampa della decisione del Comitato, arrivata tra l’altro già un mese addietro. Evidentemente anche l’amministrazione comunale ha ritenuto credibili e sufficienti le rassicurazioni arrivate da Roma, e non ha ritenuto di dovere monitorare ulteriormente l’attività del comitato, a differenza di quanto fatto dal Comune di Reggio Calabria. Io resto a disposizione, come sempre, di quella che considero una battaglia giusta perché rispettosa delle prerogative della città capoluogo. Le battaglie politiche vanno condivise sia quando portano buoni risultati che quando hanno esito negativo, ed il buon politico è quello che sa assumersi le proprie responsabilità, altrimenti rischia di somigliare un po’ a quell’avvocato interpretato magistralmente da Gigi Proietti che pronostica l’esito delle cause al cospetto del proprio cliente contadino”.

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Lsu-Lpu calabresi, Wanda Ferro ed Isabella Rauti presentato un emendamento

“Nonostante gli impegni assunti dal ministro Lezzi e da vari parlamentari della maggioranza, i messaggi sui social e le rassicurazioni in chat, ad oggi nessun provvedimento concreto è stato assunto dal governo a favore dei 4.500 lavoratori Lsu e Lpu calabresi. Per questo noi di Fratelli d’Italia abbiamo presentato in Senato un emendamento alla legge di bilancio finalizzato ad inserire nella manovra i 50 milioni di euro destinati al proseguimento dei contratti”.

È quanto afferma il vice capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, promotrice, insieme alla firmataria, dell’emendamento presentato a Palazzo Madama dal vice capogruppo Isabella Rauti.

“Siamo accanto ai lavoratori e alle forze sindacali della Calabria - commenta la senatrice Rauti - che di fronte agli atteggiamenti incoerenti e dilatori del governo hanno deciso di proseguire la propria mobilitazione a favore della dignità del lavoro”.  

“Non c’è alcun rinnovamento - conclude Wanda Ferro - nel tenere migliaia di famiglie nella precarietà, legate al cappio del bisogno in attesa di interventi salvifici: la maggioranza inserisca in manovra i 50 milioni destinati a questi lavoratori che non chiedono assistenzialismo, ma la possibilità di mettere a frutto i percorsi formativi e gli anni di lavoro spesi all’interno degli enti pubblici calabresi”.

L’emendamento prevede anche l’introduzione di deroghe normative che possano consentire la proroga dei contratti di lavoro e quindi la prosecuzione dell’iter di stabilizzazione. 

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Wanda Ferro (FdI) ha chiesto l'estensione del decreto dignità ai precari dei comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico

Fratelli d’Italia, con il vice capogruppo alla Camera Wanda Ferro, nel corso del question time ha chiesto al ministro della Difesa Elisabetta Trenta che  vengano estesi gli effetti del decreto dignità ai precari del comparto difesa e sicurezza. Un bacino di lavoratori che appare dimenticato da tutti,  nonostante sul sito ufficiale della Ragioneria di Stato, nella sezione del conto annuale dedicata al personale delle forze armate e dei corpi di polizia, si registrano circa trentanovemila dipendenti precari ai quali si aggiungono quelli presenti nel comparto Soccorso pubblico. 

“Questo governo - ha detto Wanda Ferro - ha reso molteplici dichiarazione pubbliche e preso impegni sulla necessità di garantire maggiore stabilità lavorativa in questi comparti, anche per salvaguardare la sicurezza del territorio, ma anche in questo caso alle parole non sono seguiti provvedimenti concreti, né c’è traccia nella legge di bilancio di risorse destinate alla stabilizzazione, neanche nel prossimo futuro, del personale precario delle forze armate, che vive in condizioni di incertezza lavorativa ed economica  nonostante, vorrei ricordarlo, stiamo parlando di lavoratori formati e nella maggior parte dei casi estremamente professionalizzati, in molti casi parliamo di impiegati in servizio a tempo determinato in forza delle loro professionalità non altrimenti reperibili nell’ambito dell’organico delle forze armate, e che coprono una serie di esigenze tecnico professionali in qualità di esperti, a vantaggio dell’efficienza del comparto e con notevole risparmio di risorse.  Per questo chiediamo al governo se intende estendere gli effetti del decreto dignità al comparto Difesa e Sicurezza, dando la possibilità anche ai precari delle forze armate e del comparto Sicurezza di beneficiare della trasformazione del contratto a tempo indeterminato previsto con la riforma del mercato del lavoro”.
Rispetto alla risposta del ministro Trenta, Wanda Ferro non si è ritenuta soddisfatta: “Dare risposte chiare e concrete a chi oggi non ha alcuna tutela è un obbligo morale verso tutti coloro che vestendo una divisa mettono la propria vita al servizio del Paese. L’Italia continua a disattendere i contenuti della direttiva 1999/70/Ce  che vuole prevenire gli abusi nell’utilizzo di rapporti di lavoro a tempo determinato, che non possono essere un problema che grava unicamente sui lavoratori. Al ricorrere di determinate condizioni questi lavoratori vanno assunti dallo Stato in quanto datore di lavoro che deve rispettare le regole comunitarie.  Oggi abbiamo militari precari ai quali è stata preclusa la strada della stabilizzazione prevista con il decreto dignità. Il ministro Trenta ha dichiarato nei giorni scorsi di voler stringere la mano ad un generale donna: è un’idea di buon auspicio, ma vorrei che oggi stringesse simbolicamente le mani di quei 39mila lavoratori che ad oggi rimangono soltanto dei precari”.

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LSU-LPU calabresi, Wanda Ferro (FDI) soddisfatta per approvazione odg alla Camera

“Sono particolarmente soddisfatta per l’approvazione da parte della Camera dell’ordine del giorno che ho sottoscritto, insieme ai colleghi di Forza Italia, per il finanziamento di 50 milioni necessari al proseguimento dei contratti per i 4.500 Lpu-Lsu calabresi, e alla approvazione delle deroghe finalizzate alla stabilizzazione dei lavoratori”.

E’ quanto afferma la vice capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, on. Wanda Ferro, che annuncia nel contempo la presentazione di un apposito emendamento al Senato da parte di Fdi. “Il passo indietro da parte del Governo  - prosegue Wanda Ferro - che aveva tagliato quelle risorse che invece meritano di essere storicizzate, è il frutto della forte e civile mobilitazione che ha unito lavoratori, organizzazioni sindacali, amministratori e parlamentari dei diversi partiti di opposizione. Terremo alta l’attenzione affinché nella legge di bilancio vengano effettivamente inserite le risorse che servono a difendere il lavoro e il pieno ed effettivo completamento dei percorsi di stabilizzazione per chi, ormai da vent’anni, presta la propria preziosa opera all’interno della pubblica amministrazione”.

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Wanda Ferro (FdI) presenta un ordine del giorno per estendere l'Ape sociale ai lavoratori del comparto sicurezza

Il vice capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, insieme ai colleghi del gruppo Salvatore Deidda, Augusta Montaruli ed Emanuele Prisco, ha presentato un ordine del giorno con l’obiettivo di intervenire sulla legge di bilancio per estendere anche ai lavoratori del comparto sicurezza la possibilità di usufruire dello strumento dell’Ape Sociale, un sussidio di accompagnamento alla pensione elargito unicamente a soggetti in particolare stato di bisogno.

 Il comparto sicurezza è rimasto fuori dal provvedimento “Ape sociale” poiché la maggioranza del personale raggiunge la pensione di vecchiaia prima dei 63 anni previsti come prerequisito, mentre non c’è alcun problema per l’anzianità contributiva prevista, in considerazione che gli arruolamenti avvengono normalmente a ridosso dei 18/20 anni.

I deputati di Fdi chiedono, quindi, al governo di valutare una modifica normativa per estendere anche alle forze dell’ordine e ai lavoratori del comparto sicurezza la possibilità di accedere al sussidio in caso di bisogno. 

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