Incidente sulla Statale 106, un morto e un ferito

Tragico incidente sulla strada statale 106 “Jonica”, all’altezza di Belcastro in provincia di Catanzaro, dove una persona ha perso la vita e un’altra è rimasta ferita.

Nell'impatto sono rimaste coinvolte due automobili.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, gli uomini delle forze dell'ordine ed il Il personale Anas.

Danneggia due statue in chiesa e deturpa monumento ai Caduti: denunciato

E' scattata la denuncia nei confronti di un uomo di 53 anni accusato di aver provocato danni a due statue collocate all'interno della Chiesa della Pietà e di aver abbandonato sull'altare della stessa diversi fogli contenenti minacce.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri della Stazione di Belcastro, in provincia di Catanzaro, avrebbe anche deturpato il monumento eretto in memoria dei Caduti in guerra, che si trova in via Poerio, scrivendo parole ingiuriose e disegnando immagini oscene.

Il 53enne, del luogo, è entrato in azione martedì sera. I militari dell'Arma sono stati avvisati dal parroco e dal sindaco. Schizofrenico e affetto da un rilevante disturbo bipolare cronico, è sottoposto a cure presso il centro di salute mentale.   

Cose di Calabria: anche Acquavona vuole la sua "Brexit"

Se la Gran Bretagna è uscita dall’Europa, a noi, gente di Calabria, la notizia ci fa solo un baffetto, e manco ne discutiamo per passare il tempo: ben altro è l’exit che c’interessa, ben altro; è l’Acquexit, il referendum in cui la popolazione della metropoli presilana di Acquavona ha preso la millenaria, l’epocale decisione di ribellarsi all’oppressione belcastrese, e cercare la libertà, la gloria, il progresso e la gioia sotto le bandiere e seguendo le magnifiche sorti e progressive di Petronà. Questo significa fare la storia del III millennio, altro che Londra! D’ora in poi, Acquavona sarà frazione di Petronà e non più di Belcastro.  “Nella frazione o località di Acquavona risiedono duecentosette abitanti, dei quali centouno sono maschi e i restanti centosei femmine”, così leggiamo. Questa foltissima popolazione ha deciso di accrescere la già immane popolazione di Petronà, che, con loro, raggiungerà persino le 2.869 anime invece delle attuali 2.662! Formalocchiu! Belcastro invece scenderà a 1.192. Per carità, gli Acquavonesi avranno certo ottimi e molti motivi per la secessione. Però, consentitemi di eccepire che diventa sempre più urgente una legge volta ad accorpare e conurbare i comuni, minimo diecimila abitanti. Aspettate, ora che ci penso: a quando un referendum per liberare Piscopio da Vibo e uno per Papanice da Crotone?

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Scontro sulla 106, grave un bambino di 4 anni

Ennesimo schianto sulla strada statale 106 sulla quale, nel pomeriggio di oggi, nei pressi di Belcastro è rimasto gravemente ferito un bambino di 4 anni. Il bimbo, in compagnia di alcuni parenti, si trovava a bordo di una Volkswagen Golf che, per cause in corso di accertamento, si è violentemente scontrata con una Ford Fiesta. Dopo i primi soccorsi, il piccolo è stato trasportato in elicottero presso il nosocomio di Catanzaro, dove è stato sottoposto alle cure del caso. Ferite anche altre due persone che sono state condotte in ospedale con un'ambulanza del 118. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Botricello e della Compagnia di Sellia Marina che hanno effettuato i rilievi necessari per cercare di ricostruire la dinamica dell'incidente.

Paesi di Calabria: Belcastro

Nel cuore della Sila Piccola catanzarese, adagiata sulle falde sud-orientali, si trova l’antica Belcastro che alcuni la vogliono derivata da “Bellicastrum” per l’edificazione di un accampamento di guerra ed altri da “Geneocastrum” per la presenza di un luogo sacro dedicato a Castore e Polluce. Il toponimo “Belcastro” fu assunto attorno al 1331, quando, come scrive M. Pellicano Castagna in “Storia dei Feudi e dei Titoli nobiliari della Calabria”, “l’antica baronia di Genitocastro fu elevata a contea per i D’Aquino. Dalla contea dipendevano anche i casali di Andali, Cerva e Cuturella”. Fu feudo normanno e come i tantissimi feudi calabresi anche Belcastro passò di mano in mano alle numerose famiglie di Calabria ed oltre. Ovviamente questa alternanza di possessi comportò in positivo anche l’avvicendarsi di culture rese visibili nell’arte sacra ed in quella strategico-militare. Tutto o in parte è ancora ben evidente come più avanti si vedrà. Dai conti normanni dei Falluc, il nostro centro presilano passò ai D’Aquino, potente e nobile famiglia che lasciò un buon segno, quale l’antico castello normanno da loro potenziato ed ampliato oltre ad un imponente palazzo. Ma i D’Aquino di Belcastro hanno anche lasciato una tradizione ormai consolidata ma non rispondente, almeno finora, alla verità. Si dice, infatti, che qui e proprio nel castello, sia nato il santo filosofo Tommaso D’Aquino ed i suoi natali, comunque, sono contesi anche da altri centri come Aquino e Roccasecca. Nel lungo itinerario feudale, Belcastro, dopo i D’Aquino, ebbe possessori i Sanseverino, i De Andreis, i Ruffo, l’intraprendente Centelles, i d’Aragona, Giangiacomo Trivulzio, gli spagnoli D’Avalos ed infine i Sersale. Passeggiando tra le antiche stradelle del paese s’incontra, appunto,  il Castello, detto anche la Rocca, del quale oggi restano pochi ruderi della torre, la “Mastra”, alcune torrette cilindriche dei secc. XIII e XV, la Cappella e la torre di san Nicola. Di questo periodo è ancora visibile la torre del Crocchio alla marina. Nei pressi del castello vi è l’antica cattedrale di san Michele. È bene ricordare che Belcastro è stata per molto tempo sede vescovile suffraganea (assieme ai vescovadi di Isola, Cerenzia, Strongoli ed Umbriatico) della Metropolia di Santa Severina e soppressa nel 1818. La  fondazione della cattedrale, oggi parrocchia arcipretale, la cui datazione resta incerta, è stata volontà di un tal Angelo Carbone patrizio del luogo, senza prole, che volle - scrive G. Fiore in “Della Calabria Illustrata”- “de suo istituire eredi il cielo con la fondazione di una sede vescovile…”. Come detto, la data della sua fondazione è incerta, ma probabilmente il suo primo vescovo, un certo Policretus, figura tra i vescovi presenti alla consacrazione del Duomo di Catanzaro, officiata da Callisto II nel 1122. Per gli anni successivi vi è buio nell’alternanza vescovile fino al 1222 quando vi compare un tal Bernardo presente alla consacrazione del Duomo di Cosenza e da quest’ultimo comincia la cronotassi vescovile fino alla soppressione. Secondo la tradizione, come detto sopra, in questa cattedrale sembra essere stato battezzato san Tommaso e ciò viene confermato da una pergamena in cui risulta che il notaio della Curia registrava l’avvenuto battesimo di san Tommaso per delega del papa Onorio III (1216-1227), al vescovo di Belcastro. Architettonicamente la cattedrale belcastrese ostenta una prospettiva dei secc. XV-XVI pur con i rifacimenti successivi e comunque tutta la struttura si richiama al romanico. Nella facciata a timpano cuspidato si aprono tre portali tufacei e alla sinistra si impone la torre campanaria, in forma quadrata, terminante in alto con poligono e avanzo di coronamento.  L’interno è a forma basilicale con tre navate e absidi. Nell’abside centrale vi è collocato lo stemma vescovile di Mons. Orazio Schipani (1591-1595). Le decorazioni, qua e là, sono di ispirazione barocca e si evidenziano: il pavimento tutto lapidi tombali; il fonte battesimale in pietra tufacea del sec. XVI; l’altare marmoreo del Sacramento del sec. XVIII. Ancora,  notevoli dal punto di vista artistico: una tavola della Madonna col Bambino di fattura bizantina del sec. XV e l’ostensorio argenteo della seconda metà del sec. XVIII. Avanzando, poi, verso la periferia si incontra quel che resta della Torre campanaria della chiesa della Madonna delle Grazie annessa al Convento dei Domenicani, fondato nel 1451 fuori le mura e nel 1491 trasferito più vicino al centro e, dopo il terremoto del 1783, soppresso dall’eversione napoleonica nel 1806. Ancora Belcastro offre la visione di un antico ed imponente palazzo ed altre chiese. Belcastro è di sicuro un luogo ricco di immagini vive di un passato glorioso e però rabbuiato da un presente povero e abbandonato da uomini e programmi.

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