Le legge contro l'apologia di fascismo è in vigore dal 1952

 Qualcuno faccia sapere in giro che il reato di apologia di fascismo è già contemplato e punito dalla legge 645 del 1952, nota come Scelba dal ministro che la propose; e che tuttora la propaganda di sinistra considera un “fascista” che faceva sparare sui contadini di Melissa. Ragazzi, che confusione!

 La detta legge Scelba, del resto, applicava la XII disposizione della vigente costituzione, la quale recita così: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”.

 Una disposizione davvero draconiana, severissima… nel primo comma; nel secondo, invece, sapete che dice? Che se Benito Mussolini non fosse morto, già nel 1951 poteva candidarsi, ed essere eletto sindaco di Predappio o deputato e presidente del Consiglio. E, infatti, più di un “capo responsabile del regime fascista” si candidò e venne eletto. Dura lex, sed lex!

 Quanto alla “riorganizzazione”, lungo sarebbe l’elenco dei partiti e movimenti palesemente ispirati al “disciolto partito fascista”. Ricordo solo il Movimento Sociale Italiano, che aveva iscritti e sedi alla luce del sole, e nel 1994 ottenne cinque milioni e mezzo di voti… per essere infine sciolto non dalla XII disposizione eccetera o dalla legge Scelba, ma da Gianfranco Fini con il consenso di quasi tutti i camerati di sicura fede! Alla faccia della fede.

 Nelle sezioni del Msi facevano pubblica mostra di sé ritratti del duce in tutte le pose; bandiere nere; fasci sia imperiali sia repubblicani… e si cantava a squarciagola “Giovinezza”, anche se la canzone preferita, ad onor del vero, fu “Battaglioni del duce… ”, seguita da stornelli come “Allarmi, siam fascisti, terror dei comunisti, spavento dei pipisti”, cioè predemocristiani.

 Quanto all’apologia, sarei ricco di euro se mi dessero una lira per tutte le volte che io stesso, in articoli vari e libri, tra cui segnalo “Abele e Caino”, ho apologizzato non in senso greco di difeso, ma nel senso comune di esaltato qualcosa del Ventennio eccetera. E nemmeno solo con entusiastici ingenui inni, ma con consapevoli ragionamenti firmati; ivi compresa la critica agli errori che condussero alla sconfitta militare. È palese che, così scrivendo, io dichiaravo avrei di gran lunga preferito avessimo vinto e non perso. Comunque nessuno mi fece mai niente. Dal 1952 si contano su una mano i pochi che sono incappati sotto la legge Scelba, o per qualche caso o per eccesso di scrupolo di qualche giudice. Ma davvero pochissimi. Insomma, una norma imperfetta, flatus vocis.

 Soluzione? La solita: ci vuole una legge. Un deputato in vena di prime pagine sui giornali la propone; e passerà, eccome se passerà. Magari, i primissimi tempi, qualche disgraziato c’incappa.

 Gli altri? Gli altri continueranno a comprare, per obbligo di studio, i Codici Penale e Civile firmati Benito Mussolini; progetteranno con la legge urbanistica fascista; rispetteranno la natura con la legge ambientale idem; terranno di conto la legge sul diritto d’autore idem; e, se professori, parleranno malissimo del fascismo in scuole rette dalla riforma Gentile e dalla riforma Bottai. Eccetera, elenco immane di leggi fasciste tuttora in vigore, e che non sono riusciti a guastare.

 Io, consapevole di trovarmi nel 2017, posso anche divertirmi a dire che è l’anno XCV dell’Era Fascista, ma so che questa arrivò al XXI e basta. Continuerò a ricordare a memoria nomi e tipo delle principali navi da guerra dell’epoca, però ritenendo che invece di otto inutili e costosissime supercorazzate era meglio varare altri ottanta cacciatorpediniere… e meglio ancora altri ottocento slc, detti maiali… e un paio di portaerei.

 Sed haec olim fuere: oggi una qualsiasi delle non molte fregate della nostra attuale Marina batterebbe tutte le settecentocinquanta navi del tempo, e figuratevi quelle inglesi che erano della Prima guerra mondiale; oggi se uno proponesse la riconquista dell’Etiopia, lo farei fucilare per tradimento della patria: oh, come si farebbero conquistare volentieri, e poi tutti i cento milioni al parcheggio abusivo a Soverato!

 Ma, secondo voi, Emanuele Fiano del Pd, quello che sta proponendo la nuova legge, ha la benché minima idea di Gentile, Bottai, navi corazzate, Etiopia, calendari littori, eccetera? Ma no: egli pensa che tutto il fascismo siano il saluto romano e i “gadget”. E ignora, voce del verbo ignorare, che se durante il fascismo uno avesse osato dire “gadget” o altri barbarismi, sarebbe subito finito al confino, come minimo.

 Quando ci sarà la legge Fiano, venite a trovarmi in galera: dal 1995, non fumo. Portate una soppressata.

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"Julius Evola - Un filosofo in guerra", il nuovo libro di Gianfranco de Turris

E’ un saggio ricco di spunti e contenuti quello che Gianfranco de Turris ha dedicato a Julius Evola. Il volume, edito da Mursia, ripercorre le tappe che hanno scandito la vicenda umana del “Filosofo della Tradizione” nel periodo compreso tra l’agosto del 1943 e la fine della guerra. Negli anni più convulsi e drammatici del Secondo conflitto mondiale, Evola viaggia molto, fa la spola tra Berlino, il Quartier Generale di Hitler nella Prussia orientale e Roma. Dopo l’arrivo degli americani, lascia la città Eterna e si trasferisce temporaneamente a Verona, prima di approdare a Vienna dove, sotto falso nome, si dedica all'esame di materiale massonico e dove viene ferito durante un bombardamento che lo costringerà a trascorrere il resto dei suoi giorni su una sedia a rotelle. Un periodo sconosciuto della vita del filosofo ricostruita con minuzia di particolari e documenti inediti. Il risultato è un saggio in cui, attraverso le vicende biografiche, vengono analizzati e riletti gli scritti di Evola, che in quegli anni convulsi elabora le idee con le quali intende alimentare  un progetto politico destinato al «dopo». Le riflessioni sul fallimento del fascismo e del nazismo, la genesi del Movimento per la Rinascita dell'Italia, l'esoterismo, la visione politica e artistica si intrecciano in una trama che non ha niente da invidiare a una spy story, tra servizi segreti tedeschi, false identità, attività e viaggi misteriosi, ferite del corpo e dell'anima. Ma chi è Julius Evola? Nato a Roma il 19 maggio del 1898 da genitori di origine siciliana, si distingue fin da subito per il suo anticonformismo, inteso come ritorno alla tradizione e rifiuto del positivismo materialista. Ricusato il dogmatico cattolicesimo dell’ambiente familiare, abbraccia lo studio dei miti e della realtà classica che lo porteranno ad approfondire gli studi sui mondi dell'iniziazione e delle pratiche esoteriche. Prende parte alla Grande Guerra, pur senza condividere le ragioni del conflitto contro gli Imperi Centrali. Segue una breve esperienza pittorica nel movimento dadaista. Abbandonata la fase pittorica, Evola passa a quella speculativa e scrive “Imperialismo Pagano”, un’opera che rappresenta una sorta di preambolo ai contenuti che verranno successivamente sviluppati in “Rivolta contro il mondo moderno”. Dopo aver conosciuto l’esoterista  Arturo Reghini che lo inizia alle opere di Renè Guènon, avvia un nuovo percorso filosofico esistenziale che culminerà nella fase “magico pagana”. In adesione ai principi che ne avevano informato tutto il percorso esistenziale, alla sua morte, avvenuta l’11 giugno 1974, Evola, dopo essere stato cremato viene inumato in un crepaccio del ghiacciaio Lys sul Monte Rosa ad oltre 4000 metri di altitudine.

Gianfranco de Turris (Roma 1944) è giornalista e scrittore. Ha lavorato in Rai dove, per la redazione cultura del Giornale Radio, ha ideato e condotto il programma L'Argonauta (Premio St. Vincent 2004). Ha pubblicato una ventina di opere sia sulla letteratura dell'Immaginario (narrativa e saggistica) sia sulla critica culturale e di costume. Tra i massimi studiosi italiani di Julius Evola, è curatore della riedizione critica dell'opera omnia del filosofo per le Edizioni Mediterranee, con cui ha pubblicato Elogio e difesa di Julius Evola. Il Barone e i terroristi (1997).

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La destra calabrese ricorda Mussolini

"Il 28 aprile - si legge in una  nota di Enzo Vacalebre, presidente di Alleanza Calabrese - i Camerati Calabresi - ricordano a 71 anni dal suo omicidio S.E. Benito Mussolini, tutti i caduti della Repubblica Sociale Italiana, delle foibe, sotto i colpi della barbarie partigiana e tutti coloro che hanno creduto nell'onore e nella grandezza del popolo italiano. La destra calabrese celebrerà l’anniversario di un abominio consumato dai cosiddetti padri della Repubblica Italiana.  Una commemorazione sarà celebrata a Reggio Calabria alle ore 17.00, a Piazza Martiri della Rivolta. Nel comunicato del massimo rappresentante del movimento politico autonomista si legge: "Noi non scordiamo. Noi ricordiamo e ricorderemo tutti i nostri martiri. A prescindere dai numi tutelari della democrazia calabrese che in questo periodo vediamo più impegnati a frequentare i tribunali che a seguire le esigenze dei cittadini. Ad un anno dall'obbedisco' dell’arcivescovo Morosini alla sinistra, per non celebrare la Messa in ricordo del Duce, dopo trentacinque anni che la stessa veniva officiata e grazie al 'niet' comandato. La chiesa reggina è stata abbondantemente ripagata. Con le unioni civili e con il gay pride". "La curia di Reggio Calabria - continua il comunicato - recitò che 'pur essendo lecito celebrare la santa messa in suffragio dei defunti, la celebrazione viene sospesa per la strumentalizzazione della stessa per fini politici”. Strumentalizzata da chi... Questa è stata la carità cristiana di Morosini. Tutti si sono ribellati lo scorso anno alla parola omicidio. Esempio di odio che si rincorre negli anni, nei decenni… L’odio dei vincitori. L’odio dei barbari.  Falcomatà, Magorno, Bossio, Romeo.  Oggi, invece, sono impegnati tra Reggio, Rende, Cosenza, Campania, Lazio, Lombardia, Gomorra, Sodoma…  A cercare di fare la conta tra indagati ed arrestati.  Come Diogene cercano con il lanternino la legalità, la trasparenza, la democrazia, a piedi scalzi, assieme a Rosy Bindi… Tra mafiosi, camorristi, ‘ndranghitisti… Il problema loro era solo la messa per il Duce.  Nessun problema. Morosini ha perso noi, parte miserrima della comunità cattolica calabrese. Nel frattempo può aumentare i posti letto per i migranti con le sue associazioni. Aumentando il fatturato. Ma. Il problema di base per la sinistra rimane lo stesso".  "La parola omicidio - afferma Vacalebre - la ribadiamo anche quest’anno.  Perché fu un'esecuzione vera e propria decisa senza un processo.  Quindi rimarrà nei secoli sempre un bieco omicidio. Come quelli che seguirono dopo la cosiddetta liberazione. Migliaia di uomini, donne e bambini trucidati". 2La memoria e l’onore dei vinti -termina la nota - ci impedisce di lasciare correre tutte le bugie che  l’ANPI quotidianamente tenta di propinarci". 

 

Donald Trump cita Mussolini: "Meglio un giorno da leone che cent'anni da pecora"

 “It is better to live one day as a lion than 100 years as a sheep” (“Meglio vivere un giorno da leone che cent’anni da pecora). La famosa citazione mussoliniana è stata ritwittata da Donald Trump. Il candidato per il Partito repubblicano alle primarie Usa, ha ripreso la frase dall’account “ilduce2016” nel cui profilo appare l’immagine di Benito Mussolini con i capelli biondi del politico americano. Non si è trattato di una svista o di uno scivolone, dal momento che, in un’intervista rilasciata al canale televisivo Msnbc, Trump ha sostenuto: “Voglio essere associato a buone citazioni. Mi piaceva come suonava” e "sapevo di citare Mussolini".

Roma, con la neve riappare la scritta DUX su Monte Giano

Complice la leggera nevicata di ieri, nonostante i 90 chilometri di distanza, la scritta DUX è apparsa nitidamente agli occhi di chi si è affacciato dal Gianicolo e da Monte Mario. Il quotidiano il Messaggero, che ha riportato la notizia, ha spiegato come il "colossale omaggio a Benito Mussolini risale al 1939 e fu realizzato sul territorio del comune di Antrodoco (Rieti) piantando sul Monte Giano 20mila abeti su una superficie di otto ettari (12 campi da calcio) dagli allievi della Scuola delle Guardie Forestale di Cittaducale".

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