Warning: "continue" targeting switch is equivalent to "break". Did you mean to use "continue 2"? in /web/htdocs/www.ilredattore.it/home/templates/gk_news2/lib/menu/GKBase.class.php on line 114

Warning: "continue" targeting switch is equivalent to "break". Did you mean to use "continue 2"? in /web/htdocs/www.ilredattore.it/home/templates/gk_news2/lib/menu/GKHandheld.php on line 76
calabria - Il Redattore

Warning: Creating default object from empty value in /web/htdocs/www.ilredattore.it/home/components/com_k2/views/itemlist/view.html.php on line 743

Coronavirus, Santelli chiude al rientro dei calabresi: “I numeri di alcune regioni non ci consentono di invertire la rotta”

"Molti calabresi chiedono di poter rientrare in Calabria, altri approfittano del momento per creare polemiche che fanno audience. È facile strattonare la politica ricorrendo ai buoni sentimenti, a chi vuole tornare a casa, ai ragazzi rimasti fuori dalla Calabria, ai genitori lontani dai figli. Il mio desiderio è quello di riaprire tutto per fare in modo che tutti i figli di questa terra, tutti i papà ed i familiari rimasti al Nord possano tornare per un grande abbraccio liberatorio".

E' quanto si legge in una nota del presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.

"I provvedimenti di chiusura della regione - aggiunge Santelli - sono in linea con i decreti del governo: di fatto è stata seguita la nostra linea impedendo la mobilità interregionale.

I numeri attuali di alcune regioni purtroppo non ci consentono di invertire la rotta.

Lo so, non è semplice e serve tanto sacrificio ma rimango convinta che la politica abbia l’obbligo di coerenza e non debba farsi condizionare dagli argomenti suggestivi spesso strumentalizzati ma bensì deve attenersi ai dati reali, sanitari ma soprattutto al buonsenso orientato alla protezione dell’individuo e della comunità che rappresenta.

Io per parte mia difendo i sacrifici fatti dai calabresi e difendo la politica di prevenzione fatta in Calabria. Sino ad ora nessuno e dico nessuno ha fornito qualche dato reale per cambiare strategia. Come già detto la Calabria ed i calabresi hanno saputo dare buona prova di sé rispettando le regole anti covid-19, facendo sì che da noi il contagio rimanesse basso. E questo - conclude la nota - è stato possibile anche grazie ai nostri corregionali che vivono o lavorano fuori dalla Calabria.

Consapevoli che il nostro obiettivo resta l’apertura a fine maggio, possibile solo a patto di mantenere il contenimento con rigore e responsabilità".

 

Rischio taglio fondi alle Regioni del Sud, il gruppo Pd in consiglio regionale presenta un ordine del giorno

Sta suscitando viva preoccupazione la bozza di documento redatta dal Dipartimento programmazione e coordinamento politica economica (Dipe) della Presidenza del Consiglio dei ministri, nella quale sarebbe previsto un taglio di risorse alle Regione meridionali.

Le indiscrezioni rimbalzate sulla stampa non hanno lasciato indifferenti i componenti del gruppo Pd al Consiglio regionale della Calabria (Domenico Bevacqua, Carlo Guccione, Nicola Irto, Libero Notarangelo e Luigi Tassone) che hanno presentato il seguente ordine del giorno:  

“Nella bozza di Piano dal titolo “L’Italia e la risposta al Covid-19” ci sarebbero molti nodi da sciogliere e un imminente pericolo per le regioni del Sud a cui potrebbero essere sottratte le risorse europee, penalizzando l’economia del Mezzogiorno.

Infatti, nella bozza del documento, messo a punto negli uffici del Dipartimento programmazione e coordinamento politica economica (Dipe) della Presidenza del Consiglio dei ministri, si pensa di sospendere la legge che prevede il rispetto della “quota 34%”.

Fino al 2016, le regioni meridionali, pur rappresentando il 34% della popolazione del Paese, ricevevano in media solo il 26% delle risorse pubbliche: il governo Gentiloni, con il decreto Mezzogiorno, intervenne per sanare questa ingiustizia e stabilì che la quota di investimenti pubblici destinati al Sud Italia dovesse rispettare il criterio di proporzionalità alla popolazione residente.

Il governo non può guardare alle risorse destinate al Mezzogiorno decidendo di sospendere la clausola del 34% dei fondi ordinari da investire al Sud. È un’ipotesi da scongiurare e che potrebbe aumentare ancora di più il divario con le regioni meridionali. Solo una bozza ma, visto che nulla è stato ancora definito, le Regioni del Sud devono alzare la voce e impedire che vengano sottratte risorse destinate al Sud. Nel mirino ci sono i fondi Ue del ciclo 2014-2020 ma anche le risorse non spese che, secondo un articolo pubblicato sul “Mattino”, in Calabria sarebbero 1681 milioni (tra  Fesr e Fse).

Tra l’altro, solo negli ultimi dieci anni, i conti pubblici certificano un trasferimento dalle Regioni meridionali a quelle del Centro-Nord di circa 4 miliardi all'anno di risorse ordinarie in conto capitale, per una perdita complessiva di oltre 40 miliardi.

Alcune proposte del documento del Dipe potrebbero essere molto dannose: ecco perché dobbiamo impedire che venga modificato il vincolo di destinazione territoriale delle risorse europee non ancora utilizzate.

Anche il ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, parla di “proposta inaccettabile”. Il ministro, qualche settimana fa, era stato chiaro anche sulla flessibilità dei fondi europei per le spese legate all’emergenza Coronavirus: “Abbiamo chiarito ai governatori che non c’è alcuna distrazione territoriale delle risorse del Sud verso il Nord del Paese”.

Il Consiglio regionale della Calabria impegna il presidente della Giunta regionale a mettere in atto, insieme agli altri governatori delle Regioni del Mezzogiorno, tutte le iniziative per evitare che vengano sottratte le risorse destinate al Sud. Non deve esserci alcun dirottamento dei fondi europei e deve rimanere il criterio del 34% degli investimenti destinati al Mezzogiorno”.

 

No del Pd di Catanzaro al centro Covid a Villa Bianca, la replica di Wanda Ferro (FdI)

«Leggendo la nota con cui il Pd di Catanzaro si oppone in maniera decisa alla realizzazione di un ospedale Covid e quindi di un centro specialistico di malattie infettive nella sede dell’ex policlinico “Villa Bianca” - una proposta che ha riscosso un sostegno ampio e trasversale in tutta la regione, tra i rappresentanti politici e istituzionali, il mondo dell’associazionismo, le rappresentanze studentesche, ma soprattutto tra gli operatori sanitari, tanto ospedalieri quanto universitari - verrebbe da chiedersi quanto questa posizione sia realmente condivisa anche all'interno dello stesso partito».

E’ quanto afferma il deputato Wanda Ferro, coordinatrice provinciale di Fratelli d’Italia Catanzaro, che prosegue: «Non voglio entrare in casa d’altri, anche se non posso fare a meno di notare l’identità di vedute tra il "Pd di Catanzaro" e il commissario dell’Azienda ospedaliera universitaria Giuseppe Zuccatelli, unica altra voce contraria alla riconversione di “Villa Bianca” in centro Covid. Riflessioni legittime, se fossero argomentate serenamente e con spirito costruttivo. Spiace invece riscontrare una vena sarcastica che appare inappropriata rispetto all’importanza e alla serietà della discussione, e che assume addirittura sfumature autolesioniste, laddove si ironizza sull’autorevolezza di Guido Bertolaso, che persino il governatore Pd delle Marche ha chiamato come consulente per la realizzazione di una struttura specializzata covid ad alta dotazione tecnologica. La proposta di Bertolaso di realizzare un centro covid per ogni regione, tra l’altro, coincide pienamente con quella formulata proprio ieri dal governo nazionale sostenuto dal Pd, attraverso le dichiarazioni del presidente Conte e del ministro Speranza. Insomma se il Partito democratico catanzarese non è piombato in una vera e propria crisi di identità, quantomeno ha imboccato una strada diversa da quella intrapresa dal governo e dalle altre regioni in cui amministra. Ma è soprattutto il merito della posizione che lascia perplessi. Considerata infatti la consistente disponibilità di risorse, le comprensibili preoccupazioni sui lunghi tempi di adeguamento della struttura, a parere degli esperti, possono essere superate attraverso una netta semplificazione delle procedure burocratiche, mettendo in campo una reale volontà politica e una piena condivisione istituzionale, basti pensare a quanto avvenuto con la ricostruzione del ponte di Genova. Il Partito democratico catanzarese, invece, sostiene, in sintesi, l’opportunità di trattare i pazienti covid all’interno delle strutture ospedaliere, seppur con i dovuti accorgimenti strutturali e di formazione del personale. Una visione di organizzazione sanitaria che ha mostrato ovunque i suoi limiti, e che anzi ha contribuito al diffondersi dell’epidemia, esponendo a rischi gravissimi di contagio sia gli operatori medici e sanitari che gli stessi pazienti, soprattutto quelli più deboli. Basterebbe ricordare quanto avvenuto all’interno del reparto di Dialisi del “Pugliese-Ciaccio”, nonostante tutti gli accorgimenti messi in campo dal management aziendale. Anche la proposta di destinare ai pazienti Covid l’edificio C del policlinico comporterebbe una serie di difficoltà e di rischi legati ai percorsi comuni con le altre strutture universitarie. Non è un caso che la posizione del Pd di Catanzaro sia del tutto isolata, e ci auguriamo che anche il commissario Zuccatelli, che ha motivato le sue perplessità con i tempi di realizzazione legati alle procedure burocratiche, possa riconsiderare la validità di un progetto ambizioso e di prospettiva, che potrebbe rappresentare un passo importante e pienamente condiviso nel processo di integrazione tra l’ospedale “Pugliese” e il policlinico “Mater Domini”, e che soprattutto potrebbe consentire alla Calabria di dotarsi di un centro di eccellenza di malattie infettive. Un centro in cui effettuare ricerca, diagnosi e assistenza anche dopo la fine dell’emergenza covid, come chiaramente spiegato dal rettore De Sarro che, da ricercatore, ha evidenziato la necessità di attrezzarsi per tempo per affrontare sia una evoluzione del virus che l’impatto di altre possibili epidemie». 

Coronavirus, Calabria: ci sono altri 13 positivi, i contagiati sono 1.060

"In Calabria ad oggi sono stati effettuati 24.878 tamponi. Le persone risultate positive al Coronavirus sono 1.060 (+ 13 rispetto a ieri), quelle negative sono 23.818".

È quanto si legge nel bollettino della Regione Calabria sulla diffusione del coronavirus.

 "Territorialmente -  prosegue il bollettino - i casi positivi sono così distribuiti: Catanzaro, 50 in reparto; 2 in rianimazione; 85 in isolamento domiciliare; 41 guariti; 27 deceduti; Cosenza, 33 in reparto; 3 in rianimazione; 324 in isolamento domiciliare; 42 guariti; 23 deceduti; Reggio Calabria, 29 in reparto; 2 in rianimazione; 152 in isolamento domiciliare; 49 guariti; 15 deceduti; Vibo Valentia, 3 in reparto; 53 in isolamento domiciliare; 10 guariti; 5 deceduti; Crotone, 13 in reparto; 72 in isolamento domiciliare; 21 guariti; 6 deceduti. Il totale dei casi di Catanzaro comprende soggetti provenienti da altre strutture e province che nel tempo sono stati dimessi”.

 Per quanto riguarda, invece, il focolaio di Torano, “attualmente i contagiati risultano complessivamente 78. Ne sono stati notificati 22 il giorno 14 aprile, 36 il 16 aprile, 9 il 17 aprile, 11 il 18 aprile. Poiché sono ancora in corso screening e verifiche, i dati potranno essere ulteriormente aggiornati. Dei nove positivi del 21/04, 6 erano da contact tracing degli operatori del RSA Villa Torano; dei 13 positivi di oggi, 8 sono riconducibili all’RSA di Villa Torano”.

Infine, “i soggetti in quarantena volontaria sono 6.767: Cosenza 1.395, Crotone 1.562; Catanzaro 1.746; Vibo 375; Reggio 1.689. Le persone giunte in Calabria che ad oggi si sono registrate sul sito della Regione sono 15.887".

Feltri alle regioni del Sud: “Farete una brutta fine”. La replica di Tallini

“C’è purtroppo in Italia un virus letale almeno quanto il Covid ed è il virus dell’odio che taluni spargono a piene mani anche in questi tempi così drammatici e difficili che imporrebbero responsabilità e impegno. Le dichiarazioni del direttore di Libero, Vittorio Feltri, contro le regioni del sud non possono passare inosservate, non si possono liquidare come una provocazione innocente di un vecchio giornalista che ormai vive solo di rancori. Ci troviamo di fronte - asserisce il presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini - a qualcosa di ben più grave, ad affermazioni pericolose che incitano ad una specie di guerra civile tra un Nord laborioso e un Sud fatto di accattoni pronti a 'ciucciare' i soldi prodotti dalle regioni del nord. Quella frase, ‘farete una brutta fine e ve la meritate’, è disgustosa, quanto infida e velenosa. Se c’è una cosa che questa emergenza ha insegnato a tutti noi italiani è che l’unità del Paese è un bene fondamentale e insostituibile, che senza la solidarietà che si è instaurata tra i territori non si sarebbe potuto affrontare questa immane tragedia che ci ha colpiti. Il Sud ha certamente bisogno del Nord, ma anche il Nord ha vitale bisogno del Sud. Oggi è la Lombardia ad essere piegata dall’epidemia e merita la solidarietà di tutti gli italiani, ma da sola difficilmente potrebbe rialzarsi. Ci sarebbe molto da discutere sul come sono state distribuite le risorse statali tra Nord e Sud. Importanti istituti di ricerca hanno certificato che al Sud sono stati sottratti 61 miliardi di euro all’anno a favore del Nord attraverso il criterio della spesa storica. Un meccanismo perverso che ha portato le regioni ricche a diventare ancora più ricche e quelle povere ancora più povere. Ho sentito il dovere di reagire pubblicamente ad una provocazione di chi punta evidentemente a scavare nuovi fossati, ad alimentare odi e rancori, a scatenare conflitti interni in un grande Paese, utilizzando argomenti e accuse inaccettabili”.

 

Sindaco calabrese denuncia Feltri per "ingiurie e istigazione all'odio razziale"

Hanno alzato un polverone, le affermazioni dei giorni scorsi del direttore di Libero, Vittorio Feltri.

Affermazioni cui la giunta comunale di Cinquefrondi, nel Reggino, ha deciso di rispondere con una delibera che autorizza il sindaco, Miche Conia, a denunciare  il giornalista “per le dichiarazioni – si legge nell’atto - ingiuriose e razziste  nei confronti dei cittadini cinquefrondesi in quanto meridionali.

Le decisione è stata assunta, poiché “da tempo, il direttore del quotidiano ‘Libero’, Vittorio Feltri” avrebbe  “ più volte, con articoli, editoriali e  dichiarazioni pubbliche, ingiuriato e offeso i cittadini meridionali, istigando l’odio razziale dei settentrionali nei confronti dei meridionali”.

Nella delibera vengono citate dichiarazioni o scritti di  Feltri che, per i  componenti della giunta di Cinquefrondi, lederebbero “i principi fondamentali della Costituzione italiana accentuati dai mezzi di comunicazione utilizzati, alimentando, in tal modo, tensione e odio in un momento in cui l’Italia sta affrontando la grave crisi epidemiologica determinata dal Covid-19, sostenendo, inoltre, vecchi luoghi comuni di Lombrosiana memoria e calpestando la dignità di tutto il popolo meridionale che si è sempre contraddistinto per la laboriosità e per lo spirito di sacrifico”

Pertanto, “Ravvisata la necessità di presentare denuncia- querela nei confronti del direttore del quotidiano “ Libero” Vittorio Feltri, per le sue affermazioni  offensive nei confronti dei cittadini meridionali”, la giunta ha autorizzato “il Sindaco  a presentare dinanzi alla competente autorità denuncia- querela per i reati che verranno ravvisati nei confronti del direttore del quotidiano “Libero”, Vittorio Feltri”.

Coronavirus, Calabria: 9 casi nelle ultime 24 ore, i positivi sono 1.047

"In Calabria ad oggi sono stati effettuati 23.914 tamponi. Le persone risultate positive al Coronavirus sono 1.047 (+9 rispetto a ieri), quelle negative sono 22.867".

È quanto si legge nel bollettino della Regione Calabria sulla diffusione del coronavirus.

 "Territorialmente -  prosegue il bollettino - i casi positivi sono così distribuiti: Catanzaro, 53 in reparto; 2 in rianimazione; 85 in isolamento domiciliare; 39 guariti; 27 deceduti; Cosenza, 32 in reparto; 3 in rianimazione; 317 in isolamento domiciliare; 40 guariti; 23 deceduti; Reggio Calabria, 31 in reparto; 2 in rianimazione; 150 in isolamento domiciliare; 45 guariti; 15 deceduti; Vibo Valentia, 3 in reparto; 53 in isolamento domiciliare; 10 guariti; 5 deceduti; Crotone, 14 in reparto; 74 in isolamento domiciliare; 18 guariti; 6 deceduti. Il totale dei casi di Catanzaro comprende soggetti provenienti da altre strutture e province che nel tempo sono stati dimessi”.

 Per quanto riguarda, invece, il focolaio di Torano, “attualmente i contagiati risultano complessivamente 78. Ne sono stati notificati 22 il giorno 14 aprile, 36 il 16 aprile, 9 il 17 aprile, 11 il 18 aprile. Poiché sono ancora in corso screening e verifiche, i dati potranno essere ulteriormente aggiornati. Dei nove positivi di oggi, 6 sono contatti stretti riconducibili al focolaio di Torano”.

Infine, “i soggetti in quarantena volontaria sono 6.922: Cosenza 1.451, Crotone 1.576; Catanzaro 1.744; Vibo 356; Reggio 1.795. Le persone giunte in Calabria che ad oggi si sono registrate sul sito della Regione sono 15.737".

Cosenza, il giovane Alarico e il suo tesoro

Domenica scorsa (19 aprile), sulla pagina Facebook “Il senso del tempo il valore di un posto”, nell'ambito dell'iniziativa del tè letterario “Calabrie Italia Mondo conversazioni emozionali sulle bellezze pret-à-porter della Calabria”, si è tenuta una puntata speciale su “Alarico Re dei Visigoti".

Lo speciale è stato curato da Paola Morano (esperta d'arte e guida turistica), dallo storico Stefano Vecchione e dal regista Gianfranco Confessore.

Scopo dell'iniziativa, oltre a decantare le imprese di re Alarico, promuovere il rilancio turistico post covid19.

Partendo proprio dalla regione Calabria, dalle sue tante storie e leggende.

Cosenza la città dei Bruzi è stata luogo fatale per un re che, probabilmente, deve l’immortalità ad una suggestiva narrazione che lo vuole sepolto nel letto del fiume Busento.

Ma chi era Alarico I re dei Visigoti? Il popolo germanico dei Goti era considerato barbaro perché non parlava né greco né latino e ,in senso traslato, indicava per i greci il “forestiero”.

La calata dei barbari in Italia, avvenuta nella tarda età imperiale, si inserisce in un periodo di mutazioni culturali. E’ indubbio che attraverso le scorrerie e gli insediamenti delle genti germaniche siano cambiate le condizioni della vita quotidiana e dei suoi fondamenti morali nei vari centri abitati e, in modo particolare, a Roma, che da centro di dominio e divulgazione greco-latina diventerà poi luogo di consacrazione e diffusione del Cristianesimo.

La storia di Alarico I il Balta, era già scritta nel suo nome che era Alareix (il re di tutti) discendente dal dio Balder figlio di Odino, nacque a Perice, nel 370 nell’antica Dacia (attuale Romania) alla foce del Danubio ai confini con l’impero e come tutta la sua gente conosceva il greco ed il latino.

Alarico corporatura atletica, chioma bionda rossiccia, occhi chiari, bello e forte condottiero con il suo cavallo bianco non temeva rivali, visse la maggior parte dei suoi giorni a contatto con i Romani, assorbendone usi e costumi.

Le fonti storiche narrano che vestiva generalmente l’uniforme degli ausiliari romani e portava calzoni germanici.

Il re dei Visigoti, detto il balta (audace), federati dell’impero romano, aspirava al comando delle legioni imperiali, e puntò prima verso l’impero d’Oriente e poi all’Italia approfittando della debolezza dell’impero diviso in due. C’è da considerare che quando Alarico invase Roma, che si diceva Caput mundi, essa non era più la capitale dell’impero romano, perché Costantino, l’imperatore che rese possibile il trionfo del cristianesimo nell’Impero, aveva fondato una nuova capitale, Costantinopoli, sul luogo dell’antica Bisanzio.

Alarico non odiava Roma, ma perché Onorio, imperatore d’Occidente, non accettò di concedergli la dignità di magister militum, Alarico fu fermato per ben 2 volte dallo stesso Stilicone, generale romano e, dopo aver tentato invano di accordarsi con l’imperatore Onorio, avanzò su Roma.

Il 24 agosto attraverso la via Salaria , i Goti marciarono sull’urbe mettendo a ferro e fuoco la città spogliandola di ogni bene arrivarono al Quirinale raggiungendo poi l’area dei fori danneggiando la parte a nord dei fori oltre che la Basilica Emilia e quella Giulia saccheggiando il tempio della pace al cui interno erano presenti i tesori di guerra dei romani tra cui manufatti originali greci di Fidia di Mirone, oltre che numerose opere d’arte preziosissime, il foro della pace, dove erano allocate le spoglie del tempio di Salomone tra cui il candelabro d’oro a sette bracci (ebr. menorah) e l’Arca dell’Alleanza depredati da Tito nel 70 d.C. e celebrati nell’arco trionfale a lui dedicato.

Le fonti antiche tramandano che nonostante la ferocia del saccheggio, che durò 3 giorni, i barbari risparmiarono i principali edifici sacri e quelli che vi avevano trovato rifugio. Alarico, considerato strumento della punizione divina, risparmiò solo le chiese ed il tesoro degli apostoli, che fu portato in Vaticano.

Non potendo aspirare alla toga imperiale perché «barbaro», comandò una rapida ritirata nonostante Roma potesse dare tanto ancora. Mancavano, però, i viveri per i suoi Goti, che tormentati dalla fame presero assieme al loro re la strada verso sud.

Lasciarono la città eterna con il ricco bottino e con un gran numero di prigionieri tra cui Galla Placidia sorella dell’imperatore Onorio e il generale romano di origine illirica, Ezio.

Alarico intendeva passare in Sicilia e poi in Africa, che all’epoca erano province romane ricche e tranquille, adatte quindi a dare finalmente una patria al popolo dei Goti. I barbari in 400.000 marciarono percorrendo la via Annia-Popilia diretti verso Reggio Calabria. Arrivati alla punta dello stivale, incendiarono la città e successivamente tentarono di attraversare il tempestoso stretto di Messina, ma molte navi in numero incalcolabile, di tutte le forme e dimensioni, naufragarono o andarono disperse. Anche Spartaco come Alarico non era riuscito ad attraversare lo stretto di Messina. I Visigoti, non potendo più raggiungere Carthago (Cartagine), città adatta a diventare la loro capitale, furono costretti a percorrere la strada a ritroso avendo come meta la Gallia. Alarico con estrema libertà attraversò la terra dei Brettii e Cosenza che al tempo contava circa 2000 abitanti fino ad accamparsi nel vallum dove il Crati incontra il Busento. Ma la vita dell’ormai quarantenne condottiero venne bruscamente interrotta. Lo storico Jordanes, vescovo di Crotone, conferma la tesi della sepoltura di Alarico nel Busento, poiché afferma di averlo letto nella Historia Gothica di Cassiodoro di Squillace.

Ma quale fu la causa della morte di Alarico? Venne colpito da un dardo, oppure da febbre malarica o forse morì a seguito di un avvelenamento per mano della stessa Galla Placidia, oppure sfibrato da una vita durissima, che per i Goti durava in media 40 anni?

Certo è che gli schiavi deviarono il letto del fiume Busento, scavarono una fossa profonda e seppellirono il re con l’armatura, il suo cavallo, oltre che con un cospicuo tesoro, fatto di trofei regali e un ricco corredo funerario. Affinché non fosse svelato il luogo di sepoltura, furono massacrati tutti coloro che avevano seppellito il re dei Goti e lo avevano consegnato alla leggenda.

Daniel Costa, che ha pubblicato il volume The Treasury of Alaric, sostiene che in esso era compreso il forziere contenente antichi documenti ebraici, come pergamene, rotoli, codici, monete d’oro e d’argento e fra i tanti cimeli storici anche il candelabro a sette bracci d’oro massiccio, rappresentato nell’arco di Tito a Roma.

I Visigoti, guidati da Ataulfo, cognato e successore di Alarico, si diressero verso la Gallia meridionale, dove a Narbona furono celebrate le nozze di Ataulfo e Galla Placidia, che ricevette come dono nuziale l’altra parte del tesoro sottratto a Roma da Alarico, come testimoniò lo storico coevo, Olimpiodoro di Tebe.

In tanti cercarono il re ed il suo tesoro durante il corso del tempo e sotto il regime fascista nel 1937, ci fu la massima diffusione del mito di Alarico, addirittura Heimrich Himmler, capo delle Ss naziste seguì personalmente una campagna di scavi, che non portò ad alcun risultato concreto.

La storia del re Barbaro è diventata fonte d’ispirazione anche per grandi poeti e scrittori come August Von Platen che scrive nel 1820 “La tomba nel Busento “ tradotta da Giosuè Carducci, grazie al quale il luogo del mito si trasforma in un paesaggio letterario entrando definitivamente nell’immaginario Europeo. Se è vero che usi costumi dell’antica Roma si conoscono anche per il grande contributo divulgativo dell’industria cinematografica,forse un ruolo per veicolare il personaggio del leggendario condottiero può essere affidato al cinema, alle docufiction, oppure al web.

Per ora facendo una ricerca in rete si possono trovare 900 mila voci su “ Alarico”.

Cosenza è diventata il punto d’incontro tra logos e mytos nella vita del giovane re goto visitandola oggi si ammira la suggestiva confluenza dei fiumi Busento e Crati e la scultura “Alarico sul Cavallo” dell’artista Paolo Grassino, che vuole essere la traccia materiale della storia ormai passata; non distante dalla scultura può capitare di ascoltare le tante guide turistiche che parlano del condottiero tenendo alta l’attenzione dei turisti rapiti sul far della sera dalle luci, collocate sugli argini, che esaltano il chiaroscuro dei corsi d’acqua rendendo il racconto ancora più suggestivo e poi senza allontanarsi troppo è possibile degustare l’ottima torta “Alarico”. Chi arriva a Cosenza non troverà il tesoro di Alareix, ma certamente troverà un tesoro di città. 

  • Published in Cultura
Subscribe to this RSS feed