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Al museo di Capo Colonna si parlerà di "Patrimoni culturali 'in conflitto'. Il caso della Regione Araba"

Il Museo archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone) aderisce alla Giornata nazionale del paesaggio promossa dal MiBAC proponendo, giovedì 14 marzo 2019, alle ore 10.00, l’incontro con Costanza De Simone, archeologa presso l’ufficio Unesco del Cairo, esperta di Nubia ed Egitto.

Verrà affrontato il tema Patrimoni culturali “in conflitto”. Il caso della Regione Araba, in coincidenza con la mostra fotografica Occhi sul Mediterraneo, in corso presso lo stesso Museo di Capo Colonna sino al prossimo 31 marzo 2019, mostra che affronta questioni legate all’immigrazione e alle devastazioni nei territori di guerra, soprattutto in Medio Oriente.

Nel frattempo si è conclusa la Settimana dei Musei, indetta sempre dal Ministero dal 5 al 10 marzo, e che ha visto una consistente partecipazione di pubblico, anche grazie ad un ciclo di iniziative promosse dal Museo archeologico nazionale di Crotone: giovedì 7 marzo si è svolta la presentazione del Monetiere che è stato illustrato dalla numismatica Giorgia Gargano assieme all’archeologo Alfredo Ruga; venerdì 8 marzo è stato possibile visitare il Museo in compagnia del direttore; mentre sabato 9 marzo il prof. Francesco Lopez ha tenuto una conferenza sul tema “Il cuore nella medicina egizia”.

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Tutto pronto per la presentazione del volume "Enotri e Brettii in Magna Grecia"

A partire dalle 18,30 di domani (2 settembre), presso il Museo archeologico nazionale di Capo Colonna verrà presento il volume "Enotri e Brettii in Magna Grecia. Modi e forme di interazione culturale" (a cura di G. De Sensi Sestito e S. Mancuso, Rubbettino Editore 2017).

L’opera rappresenta l'esito di un progetto di ricerca e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico regionale, promosso dall’Università della Calabria per far emergere con adeguata evidenza il quadro variegato di presenze e relazioni fra culture e popoli del Mediterraneo fioritfioriti in Calabria nel primo millennio a.C. .

La ricchezza del patrimonio storico e archeologico calabrese, dalla protostoria all’età ellenistica, infatti, non si esaurisce nello splendore della cultura delle città magno-greche fiorite lungo le coste ionica e tirrenica, ma include la serie di insediamenti degli Enotri che con esse avevano in varie forme interagito fino all’epoca classica e di quelli dei Brettii strutturatisi dalla metà del IV secolo a.C. in poi, disseminati nelle aree collinari a controllo dei punti d'accesso dalla costa e della viabilità interna.

Nello stesso tempo, presso il Museo archeologico nazionale di Crotone, sarà possibile visitare (con ingresso gratuito) la mostra temporanea “Keramèus: vasi e recipienti ceramici greci dalle collezioni del Museo di Crotone”.

La mostra, che ha aperto una serie di iniziative per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione del Museo archeologico nazionale di Crotone, presenta reperti dai magazzini, mai esposti e provenienti da scavi archeologici nel territorio, ma anche da consegne operate dalla guardia di finanza in favore del patrimonio pubblico.

Le iniziative dei musei di Crotone avvengono nell’ambito dell’iniziativa ‘Discover Museums’, un percorso, finalizzato alla scoperta del patrimonio culturale regionale, realizzato nell’anno che l’Europa dedica alle sue risorse culturali.

 

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La Calabria al quarto posto nella classifica del "mare illegale"

E’ impietoso il rapporto “Mare Monstrum” 2016 pubblicato da Legambiente. Il documento che descrive la situazione delle coste italiane, traccia un quadro a tinte fosche soprattutto per la Calabria, posizionata al quarto posto nella poco lusinghiera graduatoria del “mare illegale”. Le sanzioni accertate, culminate in 1.830 arresti o denunce, sono state 1.838, ovvero il 10% del totale nazionale. Peggio della Calabria hanno fatto solo il Lazio (1.920 infrazioni), la Sicilia (3.021 infrazioni) e la Campania (3.110 infrazioni). Ancor più allarmante il dato relativo alla cementificazione (il primato spetta alla Campania) dove, con 593 violazioni  pari al 13,2% del totale, la Calabria ha conquistato il secondo gradino più alto del podio. Nella gran parte, i reati legati alla cementificazione, che hanno portato all’arresto o alla denuncia di 560 persone, sono stati compiuti per costruire case, stabilimenti turistici, hotel, villaggi vacanza ed altre infrastrutture private sul demanio marittimo o in aree vincolate. Tra i casi che, su scala nazionale, occupano i primi 5 gradini  dell'abusivismo edilizio, Legambiente inserisce l’area del parco archeologico di Capo Colonna, a Crotone, “dove – si legge nel rapporto - ci sono 35 costruzioni abusive. si tratta di case sotto sequestro dalla metà degli anni novanta che sopravvivono indisturbate alle ruspe e la loro presenza, oltre a impedire l’estensione del parco a tutto il sito archeologico, testimonia l’inerzia della pubblica amministrazione che, nonostante la confisca definitiva, non si decide a buttarle giù. Già nel 2009 la Goletta verde di Legambiente ha consegnato al sindaco la Bandiera nera, il vessillo che ogni anno assegna ai ‘pirati del mare’, coloro che a vario titolo si rendono colpevoli o complici di gravi vicende di illegalità ai danni delle coste e del mare. Neanche questo è servito a riportare giustizia in quell’angolo di Calabria: uno dei peggiori sfregi al paesaggio, alla storia e alla cultura italiana è ancora lì. Una vicenda giudiziaria che inizia nel 1995, quando il pretore dispose il sequestro di centinaia di metri cubi in cemento armato sorti su una delle aree archeologiche più vaste d’Europa nel silenzio degli amministratori locali. Nel febbraio del 2004 la prima sentenza nei confronti di 35 proprietari: assoluzione per prescrizione del reato, ma confisca 12 degli immobili. Quelle case, dunque, sono e restano abusive. Il lungo iter giudiziario si è concluso, ma la vergogna di cemento, fatta di villette, condomini, scalinate a mare e cortili resta intatta. Il problema, secondo il Comune, starebbe nel fatto che le case sono abitate e l’intervento delle ruspe creerebbe problemi di ordine pubblico. Un alibi che suscita non poche perplessità. Soprattutto se si considera che ad aprile del 2012 lo stesso sindaco che teme i disordini nella zona archeologica, dopo 14 anni dalla confisca, ha fatto sgomberare coattivamente una palazzina - sempre a Capo Colonna - di proprietà di una famiglia della ‘ndrangheta. Un intervento riuscito impiegando uno squadrone composto da carabinieri, polizia, vigili urbani e vigili del fuoco. Dopo aver fatto uscire gli occupanti, ha addirittura provveduto alla rimozione di mobili e suppellettili con una ditta di traslochi e fatto staccare elettricità e acqua dalle aziende fornitrici. Non è certo mancata la resistenza delle famiglie, ma in poche ore tutto si è risolto come deciso. Un miracolo? Un colpo di fortuna? Ci piacerebbe che il primo cittadino tentasse la sorte anche con lo sgombero delle vergognose ville nel Parco archeologico”.

Il lungo cammino della fede per la Madonna di Capocolonna

 È maggio e Crotone si risveglia dopo il letargo invernale e si veste a festa con tutto il suo territorio diocesano. Dappertutto è festa di primavera: da Cutro ad Isola, da Crucoli a Cirò Marina, da Papanice a San Leonardo di Cutro. È il mese della terra che riprende il suo sorriso e il suo cammino per dare senso alla vita dell’uomo; è il mese delle rose, ma soprattutto, in Calabria come altrove, è per eccellenza il mese della Madonna, durante il quale la pietà popolare, in ogni tempo, ha saputo e sa  creare un vasto caleidoscopio di devozioni e pratiche che vanno dal sacro al profano e comunque tutto all’insegna della sincera fede ed in particolare della fede rivolta alla Vergine. Per i Crotonesi è il mese della Mamma, l’antica Mamma di Capo Colonna. “Ogni crotonese – scriveva il compianto  Mons. Giuseppe Agostino - sentendo la sua appartenenza  a questa città gloriosa e provata, nel suo cuore, ne sono certo, esperimenta la sua identità, alimenta la sua speranza, racconta la sua vita riferendosi vitalmente alla Madonna di Capocolonna. La festa annuale è, per questo nobile popolo, un appuntamento atteso e determinante. Dalla festa mariana Crotone si ritrova calamitata, in essa convocata, per essa messa in cammino. Ed ogni festa è come il segnale ritmico della sua storia”. Maggio in festa, per i Crotonesi, tutti, vicini e lontani, è il mese della Mamma, l’antica Mamma di Capocolonna che ha sfidato le fiamme del promontorio per portare la luce e il conforto nella città krotoniate. È il “cammino” della notte il momento sicuramente più suggestivo e coinvolgente di tutto il mese mariano crotonese. Perché, ancora Mons. Agostino, “mettersi in cammino è il muoversi verso il ‘Punto-luce’, il ‘Punto-vita’. Maria, a Crotone, è questa ‘stella del mattino’ che i crotonesi da secoli riscoprono sempre nella ‘notte’ del loro peregrinare ed è l’esperienza dell’aurora e del ‘giorno’ che viene”. Una città intera, un popolo intero che si incammina fino all’alba della domenica fra le pietre della storia magnogreca, lungo la strada tortuosa e pregna di misteri, quella che porta al promontorio Lacinio, lo stesso che già i Greci - krotoniati vivevano come luogo di solenni celebrazioni per la loro Hera. E la suggestione del pellegrinaggio cristiano già inizia attorno alle ventuno di sabato quando torme di giovani allegri e forse spensierati si avviano verso il Capo e da lì attenderanno non senza commozione l’alba e l’apparizione de l cosiddetto Quadro grande, che incornicia l’antica Icona della Madonna. Attorno alla una, la notte crotonese si spalanca tra interminabili suoni di campane, fuochi pirotecnici e il sorriso un po’ assonnato di bambini; la commozione ed il pianto di fedeli sinceri si aprono senza remore davanti alla  Mamma che appare sul sagrato della sua Cattedrale per iniziare l’antico cammino verso la sua originaria dimora: la chiesetta dell’antico Capo delle Colonne dove fino al 1519 era venerata non solo dai Crotonesi. Il “cammino” di Maria si snoda tra le strade cittadine fino al Cimitero. Qui davvero si completa l’essere umano, l’essere terreno: il pianto si associa ai ricordi verso quelli che furono, la morte diventa resurrezione, l’uomo torna ad essere uomo, quello vero, quello voluto da Dio. Dopo la breve e commossa sosta confortata dalle espressioni dense di significato del Rettore della Basilica - Cattedrale, la sacra Icona, rivolto lo sguardo al suo popolo, alla sua Crotone, riprende il cammino verso l’Irto e si avvia attraverso le tenebre della notte verso la luce del sole, la luce della Fede. Con questo spirito e con queste sensazioni, la Madonna “negra ma bella”, lungo l’antico sentiero, non è sola, le è dietro un popolo, non solo crotonese, bisognoso dello sguardo divino per abbattere le storture della quotidianità, le incertezze del vivere umano. Questa del pellegrinaggio del popolo di Maria verso Capo Colonna è storia antica, già riportata dal Canonico Giovanni Cola Basoino nel 1598 che in suo scritto riferisce che la sacra Icona fino al 1519 era venerata in un sacello nella chiesetta di Capo Nao. E proprio in quell’anno durante una delle tantissime scorrerie verso le coste calabresi, i Saraceni, come scrive lo stesso Basoino: “ vista la meravigliosa bellezza di Lei, domandarono a certi schiavi cristiani che figura era quella, i quali avendo loro narrato che quella era l’immagine della Regina de’ Cieli Madre di Cristo salvatore e Signora di tutto, vennero in tanta rabbia e furore che […]quella presero e portarono con gran tumulto[…] per bruciarla. Ed acceso un grandissimo fuoco[…] detta gloriosissima Immagine non si bruggiò né la poterono in alcun modo offendere, ma restò intatta immacolata e bella così come pria era[…] il che avendo l’infedele Turco visto e riconosciuto che non poteva bruciarla si risolse seco portarsela[…] e per volontà divina la galea dove non era l’immagine andava innanzi a vela piena e l’altra che la ritenea di sopra non poteva né a vela né a remi spingersi in modo veruno  e partirsi da detto luogo[…] Ed avendo tardato per più di un’ora e vedendo che non poteano spingersi né passare oltre, riconoscendo che era perché avevano sopra detta santa Immagine, quella sbalzarono a mare e la detta galea se n’andò come l’altra.” Così la sacra Icona, dopo qualche giorno fu ritrovata da un tal Agazio Lo Morello sulla spiaggia all’altezza dell’Irto e se la portò, nascondendosela dentro una cassa, nella sua povera dimora a Crotone. Successivamente il Lo Morello, in seguito a grave malattia, confessò ad un francescano dell’Ordine dei Minimi il suo segreto e quindi la tela bruciacchiata della Madonna fu portata nel convento con annessa la chiesa di Gesù e Maria nel rione detto di Fondo Gesù e successivamente in Cattedrale. Insomma la Vergine di Capo Colonna è venuta a Crotone via mare e per questo iniziò la pratica di riportare l’Icona al promontorio tutte le volte che la Città aveva bisogno di ottenere grazie. Così avvenne a novembre dello stesso 1519 quando, dopo grave e prolungata siccità, il vescovo Antonio Lucifero volle condurre la Madonna alla sua primaria sede: “la notte istessa si ebbe la grazia della pioggia[…] per tre notti[…] per il che sempre si aumentava a tutti la devozione, così anco crescevano tuttavia i miracoli di essa.” Lo stesso è accaduto nel dicembre del 1583 col vescovo Giuseppe Faraone e tante volte ancora negli anni a seguire, e non si sa, però, quando sia finita questa consuetudine. Già nell’anno del terribile terremoto che sconvolse la Calabria, l’8 marzo 1832, Crotone è ancora una volta prostrata davanti alla sua Mamma in Cattedrale. Come è stato il ritorno, allora, alla consuetudine del pellegrinaggio al Capo? O forse il cammino di Maria attraverso il suo mare non è stato mai interrotto. Leggiamo da Mons. De Mayda, nel 1902, che: “benché fossero moltissimi i pellegrinaggi particolari, se ne fanno due pubblici e solenni, i quali manifestano il comune sentimento dei Crotonesi. La festa annuale[…] si celebrava a Capo Colonna, se ne volle conservare la memoria, facendo là la chiusa. Ecco il pellegrinaggio nell’Ottava. Si va ogni anno nella terza Domenica di maggio con il gonfalone tradizionale, un quadro della Madonna antico, alquanto prezioso, ma in piccole dimensioni sospeso ad una Croce d’argento, detto volgarmente il Quadricello […] l’altro pellegrinaggio più solenne, imponente ha luogo ogni sette anni con la prodigiosa Immagine e vi accorrono i popoli vicini” fino al Cimitero e poi lungo la spiaggia fino all’Irto piccolo e quindi con grosse funi la Madonna veniva tirata sulla falesia scoscesa. Così fino al 1948, anno in cui fu costruita l’attuale strada per il promontorio. E ancora, oggi come allora, la domenica sera il popolo, di tutta la provincia e di tutta l’Arcidiocesi di Crotone - Santa Severina, davvero numeroso e partecipante, attende sul molo della marina con speranzosa fiducia il ritorno della Mamma su una barca tutta illuminata e festante di suoni e colori dei marinai e pescatori accompagnandola verso il ritorno nella sua Basilica. Il resto è storia di sempre, storia dei nostri giorni e l’emozione, la fede e l’amore nei confronti della Vergine “negra ma bella” del popolo di Crotone resta inalterato. 

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Arsenale di armi ed esplosivo in giardino: arrestato 67enne

Un uomo di 67 anni è stato tratto in arresto dai Carabinieri. Perquisendo il giardino di una villa che si trova in località Alfieri, nei pressi di Capo Colonna, i militari dell'Arma della Compagnia di Crotone hanno rinvenuto ventiquattro detonatori, materiale esplosivo, pezzi di armi varie e bombe, micce a lenta combustione. Oltre che per la detenzione di tutto ciò, è accusato anche di ricettazione. Il sessantasettenne già in passato era finito nel mirino degli investigatori. Particolarmente prezioso si è rivelato il supporto fornito dal pastore tedesco, Willy, tre anni, impiegato dall'Unità cinofila del Gruppo Operativo Calabria (GOC) di Vibo Valentia. 

Crotone: ritorna il Festiva dell'Aurora

Ritorna a Crotone il Festival dell’Aurora, versione autunnale come prosecuzione riveduta della stessa manifestazione che negli anni passati veniva organizzata nel mese di maggio nell’ambito delle celebrazioni mariane in onore della Madonna di Capo Colonna. Ritorna la manifestazione, dal prossimo 22 ottobre al 3 novembre 2015, promossa ed organizzata dalla Fondazione Odyssea. Il cartellone della rassegna (concerti, teatro, cinema, incontri con scrittrici e scrittori) è stato presentato, nel corso della conferenza stampa nel foyer del Teatro Apollo di Crotone, dal direttore artistico Franco Eco per il quale è possibile realizzare un Festival nel segno della continuità. Il programma prevede 14 eventi e come incipit, la partecipazione del musicista Oscar  Luis Bacalov, come si ricorderà è stato Premio Oscar  per la miglior colonna sonora nel 1996 per Il postino. Seguiranno Antonella Ruggiero, Simone Cristicchi, Cristiano De Andrè, Mario Venuti e Chiara Ranieri. Gli incontri musicali saranno impreziositi dalla presenza di scrittori come Dacia Maraini ed autori di teatro e cinema.

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