Reddito di cittadinanza, Guccione (Pd): "Nelle regioni del Sud rischia di diventare una forma d'assistenzialismo"

Riceviamo e pubblichiamo

" Il reddito di cittadinanza ha una giusta finalità: chi si trova in una situazione di difficoltà deve essere sostenuto e aiutato. Mi auguro che anche il Partito Democratico riconosca la necessità di avere degli strumenti che vanno nella direzione di garantire un reddito a chi si trova in condizione di povertà. Ma va detto con molta chiarezza che il rischio di assistenzialismo è molto alto se non legato a percorsi di inserimento al lavoro.

Il decreto è sbagliato e rischia di screditare e vanificare lo strumento stesso. Mettere in campo il reddito di cittadinanza senza che i Centri per l’impiego funzionino produrrà una catena clientelare e, se guardiamo alla nostra regione, si rischia una vera e propria degenerazione. Attualmente in Calabria nessuno dei 15 Centri per l’impiego (Cpi) è in grado di reggere tale impatto.

Ad oggi negli uffici del servizio pubblico regionale calabrese risultano impegnati 406 operatori che si trovano a gestire circa 1500 disoccupati a testa, contro una media nazionale – secondo gli ultimi dati Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) - di 359 disoccupati per ogni operatore. Come faranno a reggere l’impatto del reddito di cittadinanza? È facile intuire la difficoltà dei dipendenti che si vedrebbero impegnati nella gestione dei beneficiari del reddito di cittadinanza e poi nell’accompagnamento nel mondo del lavoro. I Cpi, contando al momento sullo stesso numero di dipendenti, già largamente deficitario, si troveranno a gestire un carico di lavoro maggiore, considerando anche che la Calabria è una delle regioni con il più alto tasso disoccupazione e ciò comporta un utilizzo maggiore dei servizi pubblici per il lavoro.

In Calabria si registra già da ora un’aspettativa altissima. In queste settimane persone che mancavano da anni ai Cpi, sono ritornate a iscriversi. Così come professionisti, commercianti, titolari di Partita Iva preferiscono chiudere le proprie attività per essere potenziali beneficiari del Reddito di cittadinanza, dando dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro.

I Centri per l’impiego calabresi non sono nelle condizioni di fronteggiare la mole di lavoro che arriverà con le pratiche del Reddito di cittadinanza. Il rischio è che tale strumento si trasformi in una semplice Social Card rilasciata dall’Inps.

In queste condizioni si arriverebbe a una doppia beffa: l’illusione per migliaia di famiglie di ottenere benefici e l’illusione per tanti giovani di entrare nel mondo del lavoro anche attraverso la figura dei tutor-navigator.

La preoccupazione, più che legittima, è che il sistema possa andare in tilt già prima di partire e che non si riescano a mettere in campo tutti gli strumenti che serviranno a garantire il Reddito di Cittadinanza. Ad esempio, nell’articolo 6 del decreto, si fa riferimento all’attivazione delle Piattaforme digitali per condividere le informazioni sia tra le amministrazioni centrali e i servizi territoriali sia, nell’ambito dei servizi territoriali, tra i centri per l’impiego e i servizi sociali. Ma quali saranno i tempi di realizzazione di queste Piattaforme digitali? Non dimentichiamo, tra l’altro, che tutti i Cpi calabresi addirittura sono in attesa da anni non solo di un adeguamento tecnologico delle apparecchiature informatiche, ma il Sistema informativo lavoro denominato Sil-Calabria non è in linea con le cinque banca-dati attualmente presenti nelle cinque province.

È evidente che siamo in notevole ritardo sulla tabella di marcia. Il personale dei Centri per l’impiego non è ancora stato potenziato con nuove assunzioni. E in Calabria servirebbero almeno altri 1200 operatori per adeguare i Cpi regionali agli standard del resto d’Italia. Così come non sappiamo nulla di quando e come verranno selezionati i tutor-navigator, figure professionali che dovranno accompagnare i beneficiari del Reddito di cittadinanza nella ricerca del lavoro.

La Regione non può assistere passivamente al rischio di un fallimento annunciato, vista la fragile struttura del sistema dei Cpi, sia in termini di personale che di distribuzione territoriale. Urge un tavolo istituzionale specifico tra Regione Calabria e Governo nazionale.  In queste condizioni nella nostra regione il Reddito di cittadinanza si limiterebbe solo a una semplice erogazione di una Social Card.

Al di là delle competenze istituzionali specifiche, vanno messe in campo una serie di iniziative finalizzate ad ottenere una reale applicazione del Reddito di cittadinanza. Ad oggi il vero primo atto del federalismo differenziato, proprio alla luce delle differenze logistiche, gestionali, organizzative e di carico lavorativo dei Cpi (un dipendente su 350 disoccupati nelle regioni del Triveneto, un dipendente su 1500 disoccupati in Calabria) tra le regioni del Nord, quelle del Sud e la Calabria, avverrebbe proprio su questa materia.

Tale enorme divario tra i vari uffici pubblici del lavoro delle diverse regioni impegnati nell’erogazione del reddito di cittadinanza, garantirebbe al Sud un semplice sostegno assistenziale, mentre al Nord uno strumento di vero accompagnamento al lavoro".

Carlo Guccione - Consigliere regionale Pd

 

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Cosenza, Guccione (Pd) chiede di "Ripristinare gli interventi destinati alla riqualificazione di San Vito Basso"

«Ripristinare gli interventi destinati alla riqualificazione di San Vito Basso, illegittimamente dirottati dal Comune di Cosenza verso il centro cittadino».

È quanto chiede il consigliere comunale Carlo Guccione che ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei Ministri, al responsabile del procedimento del programma Riqualificazione delle Periferie e al Nucleo per la valutazione dei progetti per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie.

Il Comune di Cosenza partecipò al bando per la “presentazione di progetti per la predisposizione del programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle Periferie delle città metropolitane, dei comuni capoluogo di provincia”.

«Fondi stanziati all’epoca dal Governo Renzi che finanziò con 18 milioni di euro i  progetti che riguardano l’area di Vaglio Lise, l’ultimo lotto di via Popilia, San Vito Basso e Serra Spiga. Oggi il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto con la delibera di Giunta comunale, numero 131 del 24/07/2018, li ha dirottati per ultimare lavori nel centro cittadino e non per riqualificare San Vito Basso, quartiere caratterizzato, come previsto dall’art. 4 del DPCM 25 maggio 2016 (Bando Periferie), da situazioni di marginalità economica e sociale, degrado edilizio e carenza di sevizi».

Guccione segnala «le anomalie emerse con la delibera della Giunta Comunale che modifica quanto stabilito dal DPCM 25 maggio 2016. Ben 1.818.761,99 euro destinati a San Vito Basso sono stati spostati per abbellire e terminare la pavimentazione dell’ultimo tratto di Corso Mazzini».

I progetti finanziati vennero elogiati, lo scorso mese di aprile, dal sindaco Occhiuto ma oggi «alle aree più abbandonate della città, alla valorizzazione dei quartieri periferici ha preferito, con una “manovra truffaldina”, dirottare i soldi della riqualificazione di San Vito Basso – spiega Guccione - ai lavori per la pavimentazione dell’ultimo tratto di Corso Mazzini (tra viale Trieste e Corso Umberto). Lasciando a San Vito Basso un contributo ministeriale di soli 48mila euro. Fondi spostati, tra l’altro, per un’area che non presenta le caratteristiche delle aree urbane definite periferiche. E mentre il sindaco decide di trasferire i soldi altrove, San Vito continuerà a rimanere in uno stato di abbandono, degrado, senza veder ultimato alcun intervento di riqualificazione non solo urbanistico ma anche sociale». 

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Calabria, Guccione (Pd): "il piano rifiuti è solo l'ennesimo annuncio della Giunta regionale"

“Il piano rifiuti mostra molte lacune. Discariche zero è solo uno slogan, una bugia. Anche se arriviamo al 2020 con il 65% di differenziata, non si raggiungerà questo obiettivo. Se non approviamo entro oggi il piano dei rifiuti rischiamo di non potere utilizzare i fondi europei”.

E' quanto ha dichiarato, nel corso dei lavori dell’Aula, il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione motivando la sua astensione nella votazione del Piano Rifiuti.

“Le lacune non sono poche - ha aggiunto l'esponente democrat - Penso al problema dell’amianto; non vedo un Cronoprogramma mentre mi sarei aspettato uno scatto da parte della Regione.  Stessa sorte per il piano delle bonifiche. Mancano azioni, interventi e risorse e registro solo intenzioni. Anche nel 2007 il Piano Rifiuti era fallito perché non erano state costituite le Ato. Se non saranno costruite subito, non funzionerà anche adesso.  Se approviamo il Piano deve esserci una data di costituzione delle Ato. Usciamo da una fase commissariale in cui sono stati spesi milioni di euro e il problema non è stato risolto. Serve l’impegno di Oliverio- ha asserito Guccione-: se le Ato non si costituiscono in una certa data il Piano diventa aria fritta. La Calabria è uscita dall’emergenza, inviando rifiuti nelle discariche e fuori regione. Altro che rifiuti zero! A me sembra che la Giunta regionale faccia troppi annunci. Oliverio ha firmato un'ordinanza in deroga alla Via, Aia e Vas. Ecco la sua strategia”.

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Meno male che c'é Guccione!

 Guccione è un consigliere regionale calabro comunista, già assessore, poi rimosso per far posto alla Giunta di Alto Profilo. Ha perciò non uno, ma l’intera dentatura avvelenata, e morde… beh, morde con i denti da latte, però, meglio che niente è. Meno male che Guccione c’è, altrimenti la maggioranza di Oliverio farebbe ridere anche i Bulgari dei bei tempi dell’Unione Sovietica e Satelliti. Essa infatti è composta dal PD (litigioso, ma PD) e da infinite liste annesse di centrosinistra; da alfaniani, Gentile e gentiliani, e amici della trottola Dorina Bianchi; e dallo stesso Guccione quando non mordicchia. È sostenuta volenterosamente da Forza Italia, la quale restituisce al PD il favore di quando governava (si fa per dire) il sedicente centrodestra, e il PD taceva pari a notte senza luna. Del resto, c’è una Forza Italia dentro il Consiglio, e una fuori, e le due non coincidono. Oliverio gode della simpatia della stampa e tv, che evitano accuratamente ogni nota possa in qualsiasi modo turbare il coro dei plauditori, caudatari e cortigiani vari, e il sorriso di Oliverio medesimo. Neanche un poco di ironia sulla sua caccia ai posti di primario promessi in campagna elettorale, e sull’evidenza che Scura ha la faccia di uno che sta pensando “Oliverio, chi?”; e procede come pare a lui. Ovvio che gli intellettuali, i quali sono di sinistra per definizione, e quelli che non lo sono, provvedono subito, i poeti, filosofi, professoroni e roba del genere sono così impegnati a scrivere contro la mafia che non si accorgono che la Regione Calabria fa cultura come io faccio pallacanestro. Distrattoni, magari retribuiti! Meno male che Guccione c’è!

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Rischio riprogrammazione risorse Pac Calabria, interrogazione di Guccione

Con un’interrogazione a risposta scritta al presidente della Regione Mario Oliverio, il consigliere regionale del PD, Carlo Guccione, ha sollevato il problema della spesa delle risorse dei Piani di azione e coesione (Pac) di pertinenza della Regione Calabria. “Il Sud e la Calabria – scrive Guccione - sono stati la locomotiva finanziaria per il bonus occupazionale e per la copertura dello sgravio contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato relative al periodo 2015 – 2018 per come era previsto nella legge di stabilità 2015. L’Agenzia di coesione ha prelevato le risorse non ancora oggetto di impegni giuridicamente vincolati alla data del 31 dicembre 2014 dai Piani di azione e coesione i cui interventi sono concentrati prioritariamente nelle quattro regioni dell’area convergenza dei fondi strutturali (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia) e, dai fondi a disposizione della Calabria, sono stati prelevati 373 milioni di euro. Nella nuova legge di stabilità 2016, all’art. 109, è riportato espressamente che le risorse già destinate agli interventi del Piano di azione e coesione (Pac) non ancora oggetto di impegni giuridicamente vincolanti rispetto ai cronoprogrammi approvati (cioè alla aggiudicazione definitiva comprensiva della firma del contratto di appalto) verranno riprogrammate dal governo nazionale così come è avvenuto nell’anno precedente. Le Amministrazioni titolari di interventi dei Pac approvati alla data di entrata in vigore della presente legge inviano, entro il 31 gennaio 2016, al sistema di monitoraggio nazionale i dati relativi alle risorse impegnate e pagate per ciascuna linea di intervento. Entro il 31 marzo 2016 si provvede con le procedure di cui all’art. 4 comma 3 del decreto legge 76/2013 convertito con L. 99/2013 per la riprogrammazione da parte del governo nazionale delle risorse dei Pac regioni convergenza (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia) non oggetto di impegni giuridicamente vincolanti”. Alla luce di ciò, il consigliere Guccione chiede di conoscere “il dato del monitoraggio effettuato dalla Regione entro il 31 gennaio 2016 per come previsto dalla legge di stabilità 2016 e se, e in che misura, le risorse del Pac Calabria verranno riprogrammate, entro il 31 marzo 2016, dal governo nazionale per come già avvenuto nell’anno precedente con 373 milioni di euro di risorse del Pac Calabria che sono stati impiegati per finanziare il bonus occupazionale utilizzato in gran parte dalle regioni del Centro nord mentre la Calabria è stata la regione tra le più penalizzate dai ritardi. Si chiede inoltre – conclude Guccione - di conoscere la cifra delle risorse Pac che saranno riprogrammate perché prive di impegni giuridicamente vincolanti per come previsto dalla legge di stabilità 2016 e che il governo nazionale utilizzerà nuovamente per la copertura economica del bonus occupazionale”.

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L'opposizione dorme, Oliverio pure

 Sei io fossi nei panni di Oliverio, pagherei per avere un poco di opposizione; Guccione a parte, che però non vale perché è comunista e perché si oppone poco. Io dico avere un’opposizione forte e dura, decisa, inesorabile. Un’opposizione con cui dibattere con asprezza, ma anche con occasione di chiarimento e spiegazione e confronto. Per esempio, quando io gli ripeto che non fa cultura e non ha uno straccio di assessore al ramo o roba del genere, rispondere che non è vero, che la cultura la fa… e dire quando, dove… Mai una parola! Guccione da una parte, nei suoi molti e consapevoli limiti; io, ma senza la benché minima risposta… e basta. Tutto il resto della Calabria, sta con Oliverio. Ci sta, per forza, la sua maggioranza; con qualche lieve scricchiolio, qualche vagito di protesta: ma nel PD è normale, il PD sono cento partiti accostati. Comunque sono mesi che non si sente un colpo di tosse, a parte il detto Guccione con molta calma. Ci sta il centrodestra (???) di Gentile, oggi al governo a Roma. Quanto a Forza Italia, la Santelli & C. dormono che al confronto Aligi soffriva d’insonnia. Un tale silenzio è così scandaloso che non possiamo attribuirlo solo a incapacità: ci covano non una ma un congresso di gatte calabresi e non. I giornali e le tv mantengono rigorosamente un atteggiamento pilatesco, e fanno finta di niente; se non possono lodare, sorvolano. Eventuali manifestazioni di dissenso vengono censurate con il metodo della pacca sulla spalla. Non parliamo degli intellettuali, scrittori, poeti, musicisti, cantanti, filosofi, professori e dotti vari, i quali semplicemente non esistono, e sull’inesistenza guadagnano qualcosa. Così Oliverio, che non sta combinando granché né lui né la sua Giunta di Alto Profilo, non ha nemmeno chi lo provochi, chi lo pungoli, chi faccia quello che in ogni sistema sano fa una corretta e seria opposizione. Volete vedere che in Calabria sono tutti amici?

Sculco e Guccione: “Un Patto per la Calabria per rilanciare occupazione e sviluppo”

“Non stare fermi e agire. Affrancarsi da ogni strascico di polemica politica vecchio stampo e lavorare per gli interessi collettivi. Elaborando progettualità e innovazione anche con l’aiuto delle Università nei settori in cui ogni realtà è vocata. Su tali questioni, in questo particolare momento del Paese e dell’Europa, regioni come la nostra, che subiscono la più profonda recessione della storia unitaria, si giocano il futuro. Perciò, si ha il dovere di elaborare un Patto per la Calabria espressione della progettualità dei territori per rilanciare sviluppo e occupazione”. L’ha detto la consigliera regionale Flora Sculco, nel corso della relazione svolta al convegno organizzato a Catanzaro dal titolo: “Dal Masterplan del Governo al Patto per lo sviluppo. Apriamo il cantiere nell’area Calabria centro”. All’iniziativa ha preso parte il consigliere regionale del PD Carlo Guccione, secondo cui “siamo già entrati nel secondo anno di legislatura e ancora il cambiamento promesso in campagna elettorale fatica ad essere percepito. Dobbiamo uscire dalla logica delle pratiche clientelari e degli organigrammi di potere, per cercare di rilanciare e irrobustire una proposta seria di rinnovamento e di cambiamento che deve tramutarsi in atti concreti. Dopo più di venti anni, il Mezzogiorno torna ad essere di nuovo protagonista nell’agenda del governo nazionale attraverso il Masterplan per il Sud che, da qui a poco, vedrà la sottoscrizione dei patti con le regioni del Sud. Oggi dobbiamo saper cogliere, mobilitando e collegando intelligenze, risorse, strumenti e progetti per modernizzare la Calabria, tutte le opportunità offerte dal Governo. Nell’ingaggiare la sfida per il rilancio del Mezzogiorno, il Governo Renzi ha presentato un apposito ‘masterplan’, con il quale si individua non soltanto un percorso, una nuova metodologia, le risorse, i mezzi, ma soprattutto si indicano i ritmi e i tempi entro i quali la fondamentale missione per il riscatto di questa parte del Paese deve essere realizzata. A quest’appuntamento cruciale la Calabria non può presentarsi con la solita lista di cose dette e ridette, senza una condivisione di fondo con tutti gli attori dello sviluppo. Si tratta di oltre 100 miliardi di euro da impegnare e utilizzare nel periodo che va dal 2016 al 2023”. Sculco ha insistito sull’urgenza di unire le quattro città (Crotone, Catanzaro, Lamezia e Vibo) dell’area centrale, anzitutto mettendole in comunicazione tra loro e sulla base di una precisa missione di sviluppo. “É tempo - ha detto - che ciascuno si prenda le proprie responsabilità. Sia le Regioni del Mezzogiorno, che debbono firmare i Patti per lo sviluppo che i territori ai quali è fatto obbligo di anteporre gli interessi generali alle solite liturgie della politica che, se non cambia passo, rischia di perdere di vista il bene collettivo e la credibilità e la fiducia dei cittadini. È ormai chiaro che lo sviluppo non scende come per incanto dal Nord al Sud. Serve un disegno strategico che il Governo ha offerto con lo strumento del Masterplan. Ma nessuno ha bacchette magiche e se le occasioni non si colgono, attraverso un protagonismo intelligente non ci resterà che assistere all’acuirsi della desertificazione sociale, allo spopolamento ed al degrado di città e borghi dell’entroterra”. Per Guccione: “Siamo consapevoli che se in Calabria non rilanciamo lo sviluppo produttivo, allontanandoci rapidamente dalle tradizionali logiche assistenziali e clientelari, per creare ricchezza generale sarà difficile fronteggiare i bisogni della società e metterci al passo con i tempi. Perciò, siamo chiamati, oggi e tutti, a vivere diversamente questa nuova fase che si apre con il Piano d’azione proposto dal Governo. Oggi dobbiamo irrobustire la proposta di rinnovamento della Calabria che ha avuto la fiducia dei calabresi un anno fa. Naturalmente, se c’è chi insiste nel voler esaurire i temi della politica nelle pratiche gestionali o soffermarsi continuamente su organigrammi di potere, deve sapere che il tempo è scaduto e che oggi, il cambiamento promesso ai calabresi, deve essere tramutato in atti concreti e in una proposta di reale e radicale modernizzazione capace di sfruttare le possibilità e gli strumenti messi in campo dal governo Renzi”. Al dibattito, moderato da Silvia Vono, oltre a molti amministratori comunali,  sono intervenuti: Pino Macrì  presidente dell’Ordine degli architetti, Walter Placida e Giovanni Cirillo, rispettivamente presidente della Confagricoltura e della Federazione interprovinciale Coldiretti, l’architetto Antonino Renda presidente Inarsviluppo, Paolo Mascaro sindaco di Lamezia Terme, Wanda Ferro vicecoordinatrice regionale di Forza Italia, Pino Soriero (Svimez), Mario Muzzi (Pd), Domenico Vetrò (Cdu), Pino De Tursi (segretario Cisl di Cz-Kr-Vibo). Hanno partecipato, tra gli altri, all’iniziativa Daniele Rossi, presidente Confindustria della provincia di Catanzaro, Salvatore Saccà presidente dell’Ordine degli ingegneri (Cz), Pietro Falbo presidente Confcommercio (Cz), il consigliere regionale coordinatore di Forza Italia per la provincia Mimmo Tallini, gli onorevoli Donato Veraldi e Rosario Olivo. Le conclusioni sono state tratte dall’ex sindaco di Torre di Ruggiero Pino Pitaro: “Per territori come il nostro, in cui spesso ogni soggetto dello sviluppo, dal Comune agli imprenditori al sindacato, si muove isolatamente, addirittura può essere più importante del merito il metodo. In sostanza, è urgente agire insieme e fare squadra. Concordare insieme la progettualità che a nostro avviso serve per potenziare l’area centrale della Calabria. Se non si fa rete, non otterremo risultati e tutto finirà nel calderone del dibattito politico a cui sfugge il più delle volte l’urgenza di fare risultato oltre che incrementare le polemiche. Certo, il tempo è prezioso e la Calabria non può attendere oltre. Ma quel che conta è fare e fare bene. E’ l’Europa che impone il passo in comune, quando, in ogni circostanza, obbliga il partenariato pubblico e privato, per portare a compimento qualsiasi iniziativa. Se il patto per la Calabria, anche questa volta, salta le istanze del territorio e se i soggetti dello sviluppo nei singoli territori, a partire dal nostro, non sono coinvolti, non faremo che un buco nell’acqua. Se il patto per la Calabria si esaurirà nella trattativa Regione-Governo, trattativa peraltro a tutti noi sconosciuta, ancora una volta avremo perso un’occasione preziosa.  Qui a Catanzaro, assieme a Lamezia, dobbiamo tentare di predisporre una progettualità fatta di concretezze ma anche di visione del futuro, mettendo in piedi un tavolo di lavoro comune e aprire subito il confronto, rendendo protagonisti i soggetti che operano nel territorio, responsabilizzandoli e coinvolgendoli in un’azione di riscatto che non può essere offuscata da esigenze particolaristiche”.

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Guccione, Pasqua, Mirabello e Giudiceandrea: “Solo annunci su completamento A3”

Stamani i consiglieri regionali Carlo Guccione (primo firmatario), Vincenzo Pasqua, Franco Sergio, Michelangelo Mirabello e Giuseppe Giudiceandrea hanno depositato presso gli Uffici della Segreteria dell’Assemblea, un ordine del giorno sull’A3 Salerno Reggio Calabria.  “Il Consiglio regionale della Calabria - è scritto nell’odg - impegna la Giunta a chiedere un incontro urgente al ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, a cui far partecipare anche i sindaci dei Comuni interessati, al fine di trovare le opportune soluzioni per il completamento definitivo e integrale della più grande e strategica infrastruttura viaria che collega il Sud con il resto del Paese”. L’ordine del giorno muove da una serie di premesse. “Il 24 gennaio 2016, il nuovo presidente e amministratore delegato della  concessionaria autostradale pubblica Anas, Gianni VittorioArmani, ha dichiarato pubblicamente che, entro il 2016, termineranno i lavori di realizzazione dell'autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria. Riguardo al tratto a sud di Cosenza - scrivono i consiglieri regionali - il manager Anas ha dichiarato che ‘si potrà realizzare molto più velocemente con una manutenzione straordinaria realizzando poi piccole varianti che non interferiranno con il traffico’. Tale soluzione non garantisce l'effettivo completamento dell'A3 e lascia inalterate e irrisolte tutte le criticità di viabilità e sicurezza già evidenziate. Restano ancora da ammodernare i tratti che vanno dagli svincoli di Morano - Castrovillari - Sibari, dal km 185 al km 206,500, il tratto che va dal nuovo svincolo di Rende al km 250 al nuovo sistema di svincoli di Cosenza Sud tra il km 262 e il km 266 e il tratto che va da Cosenza a Rogliano, dal km 259,700 al Km 270.  Tutte queste tratte sono in fase di progettazione ma non sono state ancora finanziate”. “Senza ammodernare tutte le tratte autostradali sopra richiamate - sostengono i consiglieri autori del documento - i proclami sul completamento dell'A3 restano solo annunci privi di contenuto. Il mancato ammodernamento della più grande infrastruttura che collega il nord con il sud del Paese danneggerebbe l'immagine di una delle maggiori potenze industriali del mondo. È inconcepibile che per costruire un'autostrada che, peraltro, l'Unione Europea non considera neanche tale, poiché manca del requisito delle quattro corsie e non solo di quella di emergenza (laddove è stata costruita), s’impieghino più anni di quanti ne sono serviti per costruire le piramidi in Egitto. I costi che la Calabria ha dovuto sopportare a causa di tutto ciò in termini di immagine e di mancato sviluppo - concludono -  sono molto pesanti ed hanno compromesso la modernizzazione della nostra regione. Anche il recente blocco del tratto autostradale a sud di Cosenza a causa della neve ha dimostrato quanto inefficiente, pericolosa e inadeguata sia l'attuale configurazione autostradale. Alla stato attuale, l'A3 Salerno-Reggio Calabria rischia di continuare ad essere una grande incompiuta”. 

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