Passaggio di consegne al Priorato della Certosa di Serra, Tassone: “Comunità sempre grata all’Ordine certosino”

“Soprattutto in una comunità come la nostra, fortemente legata alla tradizione ed alla spiritualità bruniana, è importante dare forza al cammino di fede, coltivando giorno dopo giorno gli insegnamenti donati da San Bruno, custoditi e tramandati dall’Ordine certosino. Proprio per questo, a nome dell’Amministrazione comunale e di tutta la comunità, porgo il più sentito ringraziamento a dom Basilio Trivellato per il lavoro svolto in questo senso negli ultimi anni”.
 
Il sindaco Luigi Tassone esprime la gratitudine della popolazione al Priore uscente della Certosa per aver proseguito nel processo di rafforzamento del legame fra i serresi e i certosini e porge il saluto al nuovo Priore.
 
“A dom Ignazio Iannizzotto - aggiunge il primo cittadino – va il più sincero augurio di buon lavoro. L’Amministrazione comunale sarà sempre disponibile alle più opportune forme di collaborazione nell’ottica della valorizzazione di una storia millenaria che ha insegnato a ricercare i valori più puri”.

Serra, eletto il nuovo priore della Certosa

I monaci certosini di Serra San Bruno hanno eletto loro priore dom Ignazio Iannizzotto.
 
Già vicario del monastero serrese, il nuovo priore succede a D. Basilio Trivellato, che ricopriva la carica dal dicembre 2014 e che ha concluso il suo mandato in occasione del recente Capitolo Generale.
 
Quella di dom Innizzotto, per certi versi, è un'elezione storica dal momento che dal 1783 non era mai stato eletto un componente della comunità monastica serrese.
 
I precedenti priori, infatti, sono sempre stati scelti tra certosini appartenenti ad altre case dell’Ordine.
 
Nato nel 1958, di origine siciliana, dom Ignazio prima di entrare in Certosa svolgeva la professione di avvocato a Catania.
 
Divenuto novizio a Serra San Bruno, ha preso i voti monastici nel 1995 ed è stato ordinato sacerdote nel 2001.
 
Ha ricoperto le cariche di bibliotecario e maestro dei novizi prima di diventare vicario.
 
Dom Ignazio ha sempre insistito sull’importanza che la Certosa conservi l'identità monastica e la vocazione alla preghiera nel silenzio e nella solitudine.
 
 

Serra, le meraviglie di una città che rischia di diventare periferia

Serra San Bruno è Città! Da qualche giorno la cittadina delle Serre vibonesi si pregia dalla meritata onorificenza assegnata dal Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella. Città, titolo onorifico dovuto per l’illustre passato storico, monumentale, artistico, culturale lasciatoci in eredità dai nostri migliori figli. E non solo. 

Serra San Bruno è eterno, incomparabile, patrimonio naturalistico-paesaggistico che il buon Dio ci ha voluto regalare per mezzo del santo Patriarca Bruno. Ma a cotanta magnificenza non corrisponde l’operato dei contemporanei che difettano, e non poco, in fatto di viabilità molto precaria, strade da terzo mondo, randagismo e cinghiali imperanti. No! Non può essere questa una “città”!

Indubbiamente Serra San Bruno è Certosa, ma non solo. Questa cittadina deve la sua origine alla suo millenario Convento bruniano, il primo in Italia fondato nel 1084 come primitivo nucleo, dove oggi troviamo lo splendido Santuario mariano regionale di Santa Maria del Bosco immerso nel verde delle conifere, da Brunone di Colonia, fondatore dell’Ordine monastico certosino. Successivamente, nel 1091, per esigenze climatiche e per accogliere i monaci più anziani, è stato edificato, più a valle, il secondo nucleo certosino, quello che è evidente ai nostri occhi e che nei secoli sarà conosciuto come Certosa di Santo Stefano del bosco. La stessa che nel ‘500 assumerà la forma di grande abbazia, edificata alla maniera rinascimentale con grandezze di forme artistiche ed architettoniche. Purtroppo la grande Certosa, dopo bei secoli legati alla storia feudale, religiosa ed artistica, è stata distrutta dal disastroso terremoto del 1783. Ci restano pochi ruderi: parte della facciata palladiana e del chiostro.

Da ogni parte del mondo: poeti, storici, scrittori, giornalisti, scienziati, teologi si sono avvicendati attorno alla storia di questo preziosissimo bene culturale che Serra custodisce gelosamente, orgogliosa com’è di essere stata eletta primogenita della scelta di san Bruno, quando venne in Calabria al seguito del suo discepolo, il papa Urbano II al quale rifiutò la nomina di vescovo di Reggio Calabria e soprattutto gelosa di custodire e venerare le reliquie del Santo che qui vi morì il 6 ottobre 1101.

Sono tantissimi gli studiosi che nei secoli si sono avvicendati nel raccontarne la storia e tanti i visitatori illustri, quali: il re borbonico Ferdinando II, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, lo statista Alcide De Gasperi, Orace Rilliet e Norman Douglas, il Cardinale Carlo Maria Martini, oltre Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI. Ma Serra San Bruno non è solo Certosa: è la città dell’arte nel verde.

Percorrendo il centro storico visitiamo le quattro chiese che, come ha scritto Enzo Vellone, “sono la prova del nove di un grande retaggio architettonico ben innestato in un contesto paesaggistico e ambientale quasi unico”.

La prima di queste è la chiesa arcipretale,la Matrice, detta anche di san Biagio, con artistica facciata in granito a tre navate ed edificata nel 1785; all’interno sono conservate pregevoli opere marmoree, lignee ed oggetti sacri in metalli preziosi, molti di questi provengono dalla Certosa rinascimentale.

La seconda è il prezioso tempietto della Regia Arciconfraternita dell’Addolorata di architettura barocca del 1721, ad una sola navata con portale esterno in bronzo del serrese Giuseppe Maria Pisani ed il ricco portale interno ligneo del “professore” Salvatore Tripodi.

Pochi metri più in là, la chiesa, la più antica, dell’Assunta detta anche di san Giovanni, di origine ducentesca ma ricostruita nei primi anni dell’800, ad una sola navata con ricchi stucchi barocchi. Infine la chiesa parrocchiale, anche questa, dell’Assunta e, per distinguerla dall’altra, è detta dello Spinetto dal nome del nuovo quartiere sorto dopo il terremoto del 1783, che custodisce un’artistica e raffinata statua lignea dell’omonima Madonna.

Oltre alle citate chiese, a Serra si possono ammirare nobiliari palazzi con portali artistici e soffitti riccamente lavorati, fontane, obelischi e tantissime altre opere d’arte, presenti anche nel cimitero monumentale. Insomma un vero museo a cielo aperto immerso nel verde.

Di sicuro, oggi, però il vero fiore all’occhiello, in termini di fede, arte e natura è il Santuario mariano regionale di Santa Maria del Bosco, forte richiamo turistico in ogni stagione dell’anno. Siamo a due chilometri dalla Certosa, nell’antico eremo certosino dove sono evidenti i luoghi abitati e vissuti dal Santo. Qui, nell’ottobre del 1984, nel IX Centenario della fondazione dell’Ordine Certosino, il Papa Giovanni Paolo II venne, vi sostò e pregò insieme ai tantissimi fedeli e a tutto il clero dell’Arcidiocesi Metropolita di Squillace – Catanzaro.

Qui il Papa diede anche il titolo di “Basilica” alla chiesetta di Santa Maria.

Questa è Serra San Bruno: ben meritata “città” di arte, fede e natura, testimonianza ed opera del Divino. È doveroso, qui, precisare, che tutto il ricco ed abbondante patrimonio artistico è creatura di artisti serresi: scultori, scalpellini del granito, ebanisti, architetti, pittori ed artisti del ferro battuto. Sono artisti figli di tante dinastie che vanno dai Pisani agli Scrivo, ai Barillari e ai De Francesco, dagli Scaramozzino agli Zaffino, ai Reggio e ai Lo Moro e Tripodi già citati. Sono quegli uomini d’arte che hanno costituito la leggendaria “Maestranza di la Serra” che ha arricchito, anche, tante chiese sparse in Calabria.

“Insomma, come scriveva Corrado Alvaro, è il paese di Calabria in cui si vorrebbe sostare. Ha un colore alpino e vi si arriva spiritosa l’aria del mare”. Qui è davvero piacevole anche un breve sosta, mordi e fuggi, tra l’ombra delle sue conifere sparse attorno all’abitato o anche nei suoi bar storici su corso Umberto I dove non si può fare a meno di gustare i deliziosi gelati e soprattutto il secolare ‘nzullo, biscotto duro sotto i denti ma da una fragranza indescrivibile: se ne chiedi la ricetta, silenzio assoluto.

Ed infine, il principe della cucina serrese: il fungo porcino delizioso e prelibato in tutte le salse. Questa è Serra San Bruno che, ancora un a volta, ha accolto un altro papa: il 9 ottobre del 2011 Benedetto XVI.

Orbene, benvenuto il titolo di “Città” più che meritato ma i contemporanei siano degni figli dei loro avi. Serra San Bruno, nella storia, non è mai stata periferia, oggi rischia di esserlo.

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Il Nuovo Lezionario Patristico sarà pubblicato sul sito della Certosa di Serra San Bruno

Dalla prima domenica d' Avvento inizierà sul sito www.certosini.info la pubblicazione integrale del nuovo Lezionario Patristico Certosino per l’Ufficio Notturno.

Si tratta del frutto di una commissione liturgica dell’Ordine che vi ha lavorato per nove anni, rinnovando completamente il repertorio delle letture patristiche, arricchendolo soprattutto con letture tratte dai Padri monastici del vicino Oriente, dagli autori spirituali e dagli scrittori dell’Ordine e creando un ciclo triennale sia per le domeniche e le feste che per i giorni feriali.

Negli ultimi anni, ogni settimana, è stata inviata una newsletter con le letture ad experimentum. Adesso che il testo è definitivo verrà inserito in pdf nella sezione Testi / In preghiera del sito.

Tale pubblicazione sarà fatta all’inizio di ogni Tempo liturgico. Il proprio del Santi inizierà col prossimo 1° gennaio.

 

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Serra e Mongiana nell'Atlante dei Cammini d'Italia

La Certosa di Serra San Bruno, le Ferriere di Mongiana, Ferdinandea e tutti gli altri luoghi più significativi dell’altopiano delle Serre sono stati inseriti nell’Atlante dei Cammini d’Italia, presentato a Roma, dal Ministro dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.

Le Serre hanno trovato ospitalità nel portale che raccoglie, per la prima volta, le informazioni per attraversare l'Italia nei percorsi culturali e naturalistici, nell’ambito del Sentiero del brigante che percorre la dorsale appenninica da Gambarie fino a Serra San Bruno e Stilo.

Il percorso, già attivo dagli anni Ottanta a cura del Gea (Gruppo escursionisti d'Aspromonte) si snoda lungo 120 chilometri di strade di montagna costellate di tesori naturalistici e storico-artistici legati anche alla fede.  

“Il nome del Cammino deriva dall’utilizzo che ne facevano i briganti nei secoli scorsi per sfuggire alle ricerche. Evitando percorsi più urbanizzati, sfruttavano la cosiddetta ‘Via Grande’, itinerario ad alta quota circa 1000 metri sul mare, che si sviluppava lungo la via naturale di crinale”.

Nell’Atlante, la Calabria è presente con due Cammini. Oltre a quello del Brigante, nel novero dei 41 sentieri rappresentativi dell’intero territorio nazionale, è stato inserito, anche, il cammino di san Francesco di Paola che si snoda da San Marco Argentano a Paola e fino a Paterno Calabro, lungo la via del giovane Francesco.

L’Atlante, sul quale è presente una ricca e suggestiva galleria fotografica, è consultabile all’indirizzo web: cammiditalia.it

Un'opera lirica sulla scomparsa di Ettore Majorana. Lo scienziato è stato più volte accostato alla Certosa di Serra San Bruno

Qualcuno lasciò scritto: “farò più rumore da morto!” È il caso, questo, anche di Ettore Majorana, lo scienziato che anticipò tante teorie che poi meritarono il Nobel ad altri e che misteriosamente, nel 1938, all’età di 32 anni, è scomparso nel nulla. Per paura, per rimorso o chi sa cosa? Forse all’origine della fuga i turbamenti legati alle sue ricerche sulla fisica nucleare che avrebbero portato alla bomba atomica?

In tutti questi anni giornalisti, scrittori e studiosi si sono avvicendati nella ricerca della verità che inevitabilmente porta alla clausura in un chiostro per trovare pace dopo aver inscenato un finto suicidio. La Certosa di Serra San Bruno? La Certosa di Farneta? Con tanto di punto interrogativo, per carità! Molti hanno da sempre associato al nome di Majorana appunto il nostro monastero bruniano.

Di ciò  era convinto anche Leonardo Sciascia che ne aveva parlato e scritto tanto. Anche lo scrittore siciliano entrò nella Certosa  sulla scia di un’informazione che voleva la presenza di “un grande scienziato” all’interno del monastero  calabrese, senza affermare o smentirne la presenza. E non si può sottacere che anche Giovanni Paolo II nella sua visita in Certosa nel 1984 accennò alla presenza del Majorana tra i monaci serresi.

È anche vero che come scriveva Sharo Gambino:“nel corso degli ultimi secoli, la Certosa di Serra San Bruno è rimasta coinvolta in alcuni ‘gialli’…che portano questi tre nomi: Giovanni Boccaccio, Leroy (il supposto bombardiere di Hiroshima) e, buon per ultimo, Ettore Majorana, il giovanissimo fisico catanese di cui tutti parlano per via del ‘giallo filosofico’ scritto da Leonardo Sciascia.”

Ed anche il serrese Girolamo Onda nel suo “L’Angelo che custodiva gli atomi” con sottotitolo “Ettore Majorana fra le mura di una certosa?”, mostra di avere qualche dubbio. Come dire che un’altra perla di dubbio  si aggiunge alla già ricca collana dei misteri!

Non ultimo, una rivelazione riferitaci da Roberto Sabatinelli (cartusialoverwordpress.com), parla dello storico dell’arte e pittore, il compianto Silvano Onda. Questi, nell’estate del 1970, nel mentre stava dipingendo la facciata dell’antica chiesa certosina di Serra, ebbe modo di intrattenersi, nel cortile del grande chiostro, con un tal fra’ Antonio che, con modi circospetti, gli parlava di arte, pittura, filosofia, scienza e con un accenno alla bomba atomica. In quel fra’ Antonio, con “la mano sinistra coperta da un guanto” si nascondeva Ettore Majorana? Sta di fatto che, raccontava ancora l’amico Silvano, qualche giorno dopo, alla richiesta del frate, gli si rispondeva: “ma chi è sto frate Antonio?” Si negava l’esistenza. Dubbio dei dubbi!

Comunque sia Sharo Gambino, che fu, per molto tempo, topo della biblioteca certosina, esclude categoricamente la presenza del Majorana nell’eremo di Serra.

Insomma in tutti questi anni si è cercato invano? Verrebbe da dire di sì se proprio Enrico Fermi, che fu maestro del Majorana, proprio ad un anno dalla scomparsa  affermò che “Ettore era così intelligente che se aveva deciso di sparire dal mondo senza farsi trovare è inutile che continuiamo a cercarlo.”

Ma il mistero continua! Ettore Majorana continua a far parlare di sé. Nei giorni scorsi, addirittura, è stato portato in scena con un’opera lirica tutta per lui, dal titolo “Ettore Majorana, cronaca di infinite scomparse”.

Si tratta, appunto, di un’opera musicata da Roberto Vetrano e presentata in prima mondiale al Teatro Sociale di Como, vincitrice del Concorso Internazionale Opera Oggi su progetto di Opera Lombardia volto alla promozione dell’opera lirica contemporanea.

Lo spettacolo musicale farà tappa nei principali teatri lombardi fino ad arrivare, nel 2018, a Magdeburg e a Valencia. È azzardata l’idea di portarla a Serra San Bruno?

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Riportiamo a Serra le sculture di Fanzago che adornavano il ciborio dell'antica Certosa

Lo avevamo già denunciato nel marzo  del 2016 che il Museo della Certosa, per bene un mese (agosto 1996) ha ospitato alcuni capolavori dell’arte appartenuti all’antico monastero bruniano distrutto dal terremoto del 1783.

Un bel gruppo di sculture bronzee seicentesche scolpite dal grande maestro Cosimo Fanzago e dagli aiutanti Maiterico e Schioppi tra il 1630 e il 1637 e che adornavano il famoso ciborio dello stesso Fanzago oggi presente nella chiesa dell’Addolorata di Serra ed oggetto di studi e attrazione turistica. Ironia della sorte! Dieci statuine tutte provenienti dal Museo d’Arte Sacra di Vibo Valentia dove furono, misteriosamente, portate all’indomani delle devastazioni sismiche e più precisamente nel Duomo dell’allora Monteleone nel 1807 a seguito della soppressione della Certosa.

In dettaglio si tratta di quattro angeli adoranti (trafugati dal Duomo di San Leoluca del capoluogo vibonese la notte del 5 maggio del 1973 e recuperati dalle Forze dell’Ordine nel 1979 dopo una sparatoria sull’autostrada); quattro santi, tra cui san Bruno; due putti alati nell’atto di reggere il famoso ciborio.

Orbene, è notizia di questi giorni che, dopo quattro anni di chiusura, il Museo del Duomo di Vibo riapre i battenti con una sede espositiva rinnovata mostrando ancora al grande pubblico il prezioso gruppo bronzeo serrese. Ci chiedevamo perché tutto questo ben di Dio si trova ancora esposto e custodito nelle sale museali vibonesi? Perché le Amministrazioni comunali di Serra San Bruno fin qui succedutesi non hanno mosso un dito per riprendersi quanto appartenuto alla comunità certosina e serrese? Altre realtà territoriali si son mosse e si muovono per riavere quanto loro tolto indebitamente nei secoli. A Serra San Bruno non si muove foglia. Perché? Finora nessun riscontro!

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La Certosa di Serra San Bruno tra "I viaggi del cuore" di Rete4

La Certosa di Serra San Bruno approda su Rete4. Il monastero certosino è stato, infatti, inserito nel palinsesto della trasmissione “I viaggi del cuore”, che dedicherà tre puntate alle Vie Sacre della Calabria.

La prima puntata, andata in onda, dalle 9,20 alle 10,50 di oggi, è stata dedicata alla figura di San Francesco di Paola, alla chiesetta di Piedigrotta a Pizzo ed al Santuario di Santa Maria dell'Isola a Tropea.

Protagonisti delle prossime puntate, in programma per domenica 8 e domenica 15 ottobre, saranno, quindi:  il Cammino di Gioacchino da Fiore tra Corazzo e San Giovanni in Fiore, il Codex purpureus a Rossano, il Cammino Mariano del Pollino, il Santuario di Capocolonna, la grande Certosa di Serra San Bruno, la Varia di Palmi ed ancora Gerace, San Giovanni Therestis, la via Popilia e la tomba di Isabella d'Aragona nel Duomo di Cosenza.

La trasmissione è condotta dal giovane sacerdote don Davide Banzato della Comunità Nuovi Orizzonti, dallo scenario mozzafiato del Parco archeologico nazionale di Scolacium a Roccelletta di Borgia in provincia di Catanzaro, dove si ergono le maestose rovine della Basilica normanna di Santa Maria della Roccella, in un luogo in cui s' incontrano la sacralità cristiana con quella del mondo antico greco-romano.

Prima e dopo la celebrazione della Santa Messa, i telespettatori di Rete4 potranno, pertanto, vedere e seguire le immagini e le testimonianze registrate dalla "Me Production" in luoghi simbolo della fede in Calabria, lungo le tracce di antichi pellegrinaggi e delle figure religiose che, per secoli, hanno accompagnato la storia della nostra regione. Le puntate sono state realizzate con il contributo della Regione Calabria, nell'ambito del Progetto Interregionale con il Mibact "South Cultural Routes”.

 

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