Beni per 22 milioni di euro confiscati a 4 persone

La  guardia di  finanza di Cosenza ha eseguito la confisca, su disposizione del Tribunale bruzio, di beni immobili per un valore di oltre 22 milioni di euro nei confronti di quattro persone ritenute responsabili di reati fiscali e fallimentari commessi con società operanti nel settore della compravendita immobiliare e d'autoveicoli.  

Nello  specifico, il dominus del sodalizio si sarebbe reso responsabile dei reati di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e bancarotta fraudolenta, avendo sottratto illecitamente al fisco i proventi destinati al pagamento delle tasse, reimpiegandoli nella realizzazione di altre attività commerciali riconducibili ai sodali, ovvero investendoli nell’acquisto di beni immobiliari.

Dopo aver eseguito lo scorso anno il sequestro dei beni, i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno dato esecuzione al  provvedimento di confisca, emesso dal Tribunale di Cosenza.

La misura ha interessato: tre aziende, 19 fabbricati, una villa, due capannoni industriali e tre appezzamenti di terreno.

Imprenditore non versa l'Iva, confiscati beni per oltre 360 mila euro

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca per equivalente, per un valore superiore a 360 mila euro.

La misura è stata emessa dalla Corte d’appello di Reggio Calabria, nei confronti di un imprenditore condannato per il reato di omesso versamento dell'Iva.

Il provvedimento, eseguito dalla Compagnia di Palmi sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, scaturisce da un’attività d’indagine eseguita nei confronti di un’impresa individuale operante nel settore del trasporto merci su strada, il cui titolare ha omesso di versare l’Imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale relativa all’anno d’imposta 2010, per un importo di oltre 361 mila euro.

In esecuzione del decreto di confisca, le fiamme gialle hanno cautelato diversi conti correnti e beni mobili, nella disponibilità dell’imprenditore.

 

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Contributi pubblici percepiti indebitamente, confiscato un capannone

I finanzieri del gruppo di Gioia Tauro hanno eseguito, su ordine della Procura della Repubblica di Palmi, un provvedimento di confisca per equivalente a carico della società “Il Corriere Group S.r.l.”, condannata per responsabilità amministrativa, per aver indebitamente percepito contributi di cui alla legge 488/1992, in misura pari a 1.204.899,40 euro, destinati alla realizzazione di uno stabilimento industriale nei pressi del porto di Gioia Tauro (RC).

Il provvedimento rappresenta l’epilogo di una complessa indagine con la quale è stato individuato un sodalizio dedito alla commissione di reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, bancarotta fraudolenta, frode fiscale continuata e riciclaggio.

L'organizzazione è stata disarticolata nel 2014, attraverso l’applicazione di misure cautelari personali e patrimoniali reali a carico delle persone fisiche e giuridiche coinvolte nella vicenda.

Le indagini hanno permesso di acclarare, tra l’altro, che “socio occulto” della società Il Corriere Group S.r.l. era tale Domenico Pepè detto “Mimmo”, ritenuto affiliato di rilievo delle cosche Pitomalli - Pesce di Gioia Tauro e Rosarno.

Il provvedimento di confisca è stato eseguito mediante l'acquisizione al patrimonio dello Stato di un capannone industriale, a suo tempo oggetto dei finanziamenti accertati quali indebitamente percepiti.

'Ndrangheta: beni per 1,1 milioni di euro confiscati ad un 87enne

I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito una confisca di beni mobili ed immobili per un valore di 1,1 milioni.

Destinatario della misura è Giuseppe Panuccio, di 87 anni, attualmente agli arresti domiciliari, ritenuto esponente di rilievo della cosca "Maio" di Taurianova.

Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, scaturisce da un'attività di accertamento patrimoniale condotta in seguito all'operazione "Tutto in famiglia", che nel 2011 ha disarticolato la cosca.

I beni confiscati sono: un'azienda agrumicola, sette terreni, un fabbricato e svariati rapporti bancari, titoli obbligazionari e polizze assicurative.

'Ndrangheta, confiscati beni per oltre 335 mila euro

I finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme hanno dato esecuzione alla confisca dei beni appartenenti ad un esponente di rilievo della criminalità organizzata locale.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura distrettuale antimafia.

Le indagini della guardia di finanza avrebbero messo in luce la pericolosità sociale dell'indagato, la sua appartenenza ad una agguerrita organizzazione ‘ndranghetistica e la dedizione al compimento di gravi reati, grazie ai cui proventi avrebbe vissuto agiatamennte per anni.

Il Tribunale ha, quindi, disposto a carico dell'uomo la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per quattro anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.

Per quanto riguarda l’aspetto patrimoniale, la confisca giunge al termine delle indagini, nel corso delle quali le fiamme gialle hanno concentrato la loro attenzione sui patrimoni degli appartenenti ai clan della ‘ndrangheta operanti nella piana lametina.

Gli sforzi investigativi hanno quindi condotto, fra gli altri, all’odierna confisca, che ha avuto come oggetto una villa ubicata nella zona sud della città, risultata nella disponibilità concreta del destinatario della misura, nonostante fosse formalmente intestata a terze persone, un suv e varie disponibilità finanziarie.

Gli accertamenti patrimoniali e reddituali effettuati dai finanzieri avrebbero messo in luce il valore del tutto sproporzionato ed ingiustificato, dei beni confiscati, rispetto ai redditi leciti dichiarati ed al tenore di vita mantenuto dall’indiziato.

I militari hanno, pertanto, fornito alla magistratura un solido quadro indiziario che ha permesso di disporre la confisca dei beni, il cui valore supera i 335 mila euro.

 

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'Ndrangheta, confiscati beni per 12 milioni di euro

I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione al decreto di confisca di beni mobili ed immobili, per un valore complessivo di circa 12 milioni di euro, riconducibili al patrimonio di Domenico Frascà, di 56 anni e del suo nucleo familiare.

L'uomo, originario di Roccella Jonica, è un imprenditore edile ritenuto contiguo alla cosca di 'ndrangheta dei Mazzaferro di Gioiosa Jonica.

 

Già coinvolto nell'operazione "Crimine", Frasca è stato condannato a 2 anni di reclusione per illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso, avendo, in concorso con altri, commesso atti illeciti volti al controllo ed al condizionamento dei lavori relativi all'esecuzione dell'appalto per la realizzazione del tratto della S.S. 106 ricadente nel comune di Marina di Gioiosa Jonica, sulla base di una logica spartitoria dettata dagli equilibri mafiosi esistenti nel territorio sito del cantiere.

La confisca dei beni giunge in seguito alla proposta avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia, sulla scorta delle risultanze investigative patrimoniali ottenute dai carabinieri del Nucleo investigativo di Reggio Calabria, che hanno consentito di portare alla luce le illecite accumulazioni patrimoniali dell'imprenditore.

La confisca, nel dettaglio, ha riguardato i seguenti beni riconducibili a lui ed al suo nucleo familiare:

– 1 villa di 11 vani con annesso garage ubicata a Roccella Jonica;

– 4 terreni ai Roccella Jonica;

– 3 società operanti nel settore dell'edilizia;

– 3 veicoli industriali;

– 1 motociclo;

– Svariati rapporti bancari, titoli obbligazionari, polizze assicurative riconducibili ai destinatari del provvedimento.

L'ingente oatrimonio, del valore complessivo di circa 12 milioni di euro, sarà immesso nella disponibilità dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

 

 

 

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'Ndrangheta, confiscati beni per oltre 1 milione di euro

I finanzieri della Tenenza di Cirò Marina hanno dato esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale, emessa dal Tribunale di Crotone, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Il valore del patrimonio confiscato ammonta ad oltre 1 milione di euro.

Destinatario del provvedimento è Salvatore Morrone, ritenuto elemento di spicco della locale di 'ndrangheta Farao-Marincola, con sede a Cirò Marina e ramificazioni in Italia e all'estero.

La confisca ha riguardato svariati conti correnti e conti deposito, due ville lussuose a Cirò Marina, un locale commerciale, nove autoveicoli, un'azienda di produzione di prodotti di panetteria e numerose quote societarie.

Morrone è stato recentemente arrestato nell'ambito dell'operazione "Stige" coordinata dalla Dda di Catanzaro contro le cosche del versante ionico crotonese e cosentino.

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Traffico internazionale di stupefacenti, confiscati beni per oltre 1,3 milioni di euro

Al termine delle indagini eseguite nell’ambito dell’operazione denominata “Puerto Connection”, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica della città dello Stretto, i finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un decreto di confisca, emesso dalla Sezione misure di prevenzione del locale Tribunale, di beni immobili, autovetture e disponibilità finanziarie per oltre 1,3 milioni di euro.

Destinatario del provvedimento è il 36enne Antonio Femia, già indagato nell’ambito dell’operazione “Puerto Liberado” volta al contrasto del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, ed arrestato a gennaio del 2015 dopo una latitanza di oltre sei mesi.

Ritenuto affiliato con i ruoli, nel tempo, di “picciotto”, “sgarrista” e  “camorrista” alla cosca di ‘ndrangheta Ursino egemone nel territorio del comune di Gioiosa Ionica, Femia è considerato dagli inquirenti uno dei promotori di un' associazione per delinquere dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 36enne, mediante continui viaggi in Sud America, era in grado di interfacciarsi con una serie di sodali e fornitori di cocaina al fine di far arrivare al porto di Gioia Tauro ingenti quantità di sostanze stupefacenti.

In ragione delle evidenze investigative, confermate nel giudizio di primo grado, i finanzieri hanno avviato, in sinergia con la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, l’approfondimento dei profili patrimoniali e finanziari dell’attività illecita, al fine di far emergere eventuali ricchezze non giustificate, alla luce dei redditi dichiarati e dell’attività economica svolta.

Le attività hanno, quindi, permesso alle fiamme gialle d' individuare: una villa con finiture di pregio, un appartamento, tre terreni, un' impresa, due autovetture, cinque rapporti finanziari (oltre a 128 mila euro in contanti). I patrimonio, del valore di 1.348.567 euro, era nell’effettiva disponibilità di Femia.

Pertanto, dopo essere stati sottoposti a sequestro, i beni sono stati confiscati.

Salgono, così, a 5.681.258,98 euro i valori dei beni mobili, immobili e finanziari complessivamente confiscati alle persone coinvolte dell' operazione “Puerto Connection” 

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