'Ndrangheta: omicidio e tentato omicidio nel Vibonese, 4 arresti

Al termine di complesse indagini, svolte dalle Squadre mobili di Vibo Valentia e Catanzaro e dal Servizio centrale operativo di Roma, coordinate dalla Procura Distrettuale antimafia di Catanzaro, gli uomini della polizia di Stato hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone ritenute responsabili del tentato omicidio di Francesco Mancuso e dell’omicidio di Raffaele Fiamingo, avvenuto a Spilinga nel luglio 2003, e considerati al vertice della ‘ndrangheta vibonese.

All'operazione, denominata "Errore fatale", hanno preso parte una cinquantina di poliziotti.

Gli arresti e le perquisizioni sono stati eseguiti a Vibo Valentia, Milano e Prato.

Le attività d’indagine, supportate anche da dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno permesso di accertare che l’omicidio era maturato per contrasti insorti nella gestione delle attività criminali tra i componenti della famiglia Mancuso - in particolare la fazione capeggiata da Ciccio Mancuso, alias Tabacco e quella guidata da Cosmo Mancuso, alias Michele.

I dettagli dell’inchiesta verranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 presso la questura di Vibo Valentia alla presenza del Procuratore capo di Catanzaro. Nicola Gratteri e dei vertici investigativi.

Operazione "STRAMMER", eseguite 68 ordinanze di custodia cautelare per maxi traffico di cocaina

Eseguita in Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto un’ordinanza di applicazione delle misure cautelari personali nei confronti di 68 soggetti facenti parte di una ramificata organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetistico dai marcati profili internazionali capace di pianificare l’importazione di 8 tonnellate di cocaina dalla Colombia (Sud America).

I citati provvedimenti restrittivi rappresentano l’epilogo delle investigazioni condotte dai militari del Nucleo PT/G.I.C.O.sez.GOA di Catanzaro nell’ambito dell’operazione “STAMMER”, coordinata dal Procuratore Capo di Catanzaro, Dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto Giovanni Bombardieri e dal Sostituto Procuratore Camillo Falvo.

In tale ambito, già lo scorso 24 gennaio, su disposizione della richiamata Direzione Distrettuale Antimafia, erano stati preliminarmente emessi 54 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, centinaia di perquisizioni in tutta Italia nonché sequestri patrimoniali di beni per un valore totale di oltre 8 milioni di euro.

Le indagini, in particolare, hanno consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, composta da diversi sodalizi criminali, riconducibili alla ‘ndrina Fiarè di San Gregorio d’Ippona (VV), alla ‘ndrina Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto (VV) ed al gruppo egemone sulla contigua San Calogero (VV), organizzazioni satellite rispetto alla più nota ed egemone cosca dei MANCUSO di Limbadi (VV), con la sostanziale partecipazione delle più note ‘ndrine della Piana di Gioia Tauro (RC) e della provincia di Crotone.

Clan calabresi assolutamente a loro agio nel contrattare direttamente con i “Cartelli Sudamericani” l’importazione di 8.000 chili di cocaina: partita questa che verrà sequestrata in Colombia, già stoccata e nascosta in una piantagione di banane non distante dal porto di Turbo, mentre in Italia, nel porto di Livorno, le Fiamme Gialle sequestravano il cosiddetto “carico di prova”, consistente in 63 chilogrammi di cocaina pura, occultata all’interno di cartoni contenenti banane.

Nel corso dell’indagine è stato possibile ricostruire un progetto, poi non realizzato, di trasporto di ingenti quantitativi di cocaina a mezzo aereo utilizzando come scalo d’arrivo l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme oltre che l’impiego di motonavi con locali tecnici opportunamente modificati per accogliere il carico, da esfiltrare una volta arrivato a destinazione mediante l’impiego di sommozzatori all’interno di un’area portuale italiana.

Il sodalizio criminale, non solo poteva contare sulle descritte entrature nel florido mercato sud americano per l’approvvigionamento della cocaina a prezzi assolutamente concorrenziali, ma era capace di tessere continui collegamenti con le floride “piazze” spagnole ed olandesi.

L’operazione antidroga denominata “STAMMER”, condotta, sotto l’egida della Procura di Catanzaro, dalle Fiamme Gialle della Sezione G.O.A. del GICO di Catanzaro, con la cooperazione della National Crime Agency inglese (N.C.A.) e della Polizia Colombiana, e l’indispensabile supporto del II Reparto del Comando Generale e della D.C.S.A. per le numerose attività rogatoriali, ha dimostrato come i trafficanti calabresi ricevevano disponibilità liquide anche da soggetti insospettabili, incensurati, personaggi celati dietro una facciata di liceità, spesso legata ad attività commerciali che vanno dalla ristorazione alle strutture ricettive turistico alberghiere, alle concessionarie di automobili, caseifici, bar e tabacchi, con partecipazioni anche in cantieri navali e aziende agricole, che non disdegnavano di fare affari con le potenti ‘ndrine vibonesi, tramite delle “puntate” per l’acquisto all’ingrosso della cocaina.

Il denaro destinato ai “Cartelli” veniva consegnato dai calabresi direttamente a cittadini colombiani e libanesi da anni residenti in Italia, ai quali veniva affidato il recapito in Sudamerica.

L’inchiesta svolta dalle unità specializzate del Nucleo P.T./G.I.C.O. ha, così, consentito di identificare tutti i soggetti coinvolti, ognuno con un ruolo ben preciso: dai finanziatori ai mediatori, dai traduttori a coloro che avevano il compito di ospitare gli emissari dei narcos colombiani, più volte giunti nel nostro Paese ed ospitati per lunghi periodi nel vibonese.

L’intera operazione ha permesso di infliggere all’organizzazione rilevanti perdite economiche, sia sotto il profilo dei capitali investiti che dei mancati guadagni: la droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro (€. 1.600.000.000) una volta raggiunte le piazze di spaccio; a ciò vanno aggiunti gli ingenti sequestri patrimoniali con cui si è proceduto a colpire gli accoliti dal punto di vista economico.

Si tratta, in particolare, di beni mobili ed immobili, quote societarie e autovetture di grossa cilindrata, per un valore stimato in circa 8 milioni di euro, sottratti agli esponenti delle associazioni criminali nonché a quei finanziatori che dagli affari con le cosche attendevano importanti introiti.

Attraverso articolazioni investigative in seno al Nucleo P.T./GI.C.O., infatti, si è proceduto a verificare per ciascun soggetto la presenza di sproporzione tra i redditi dichiarati e le possidenze intestate procedendo, al fine di scongiurare la dispersione dei patrimoni, al sequestro dei beni non giustificati.

Affari d’oro che i clan avrebbero protetto anche con la forza, come testimoniato dalle armi a disposizione di alcuni dei fermati, personaggi che in più circostanze ostentavano disponibilità di kalashnikov e pistole di diverso calibro.

In esito alle predette attività ed alla luce delle ulteriori risultanze investigative acquisite nel corso delle perquisizioni, il competente Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catanzaro - su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro - ha emesso appositi provvedimenti cautelari a carico di 68 indagati eseguiti in data 15 febbraio 2017 .

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Colpo alle cosche Piromalli e Mancuso: tutti i dettagli dell’operazione “Blue Paradise”

La Polizia di Stato - ad esito di una complessa attività investigativa di natura patrimoniale svolta dalla locale Divisione Polizia Anticrimine e coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia – Sezione Misure di Prevenzione - di Reggio Calabria, ha messo a segno un ulteriore attacco agli interessi criminali della ‘ndrangheta, dando esecuzione ad un provvedimento di sequestro di beni, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione - nei confronti di Nicola Comerci, 69enne originario di Nicotera, attivo nella piana di Gioia Tauro ma con rilevanti interessi economici nelle province di Vibo Valentia, Roma, Bologna ed in tutto il Nord Italia.

L’uomo era già stato oggetto di attenzione del Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, a seguito dell’inoltro da parte della Questura di Reggio Calabria di una proposta per l’applicazione della misura della sorveglianza speciale di P. S. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza e conseguente richiesta di sequestro e successiva confisca dei beni, datata 22.11.1999, con emissione di un decreto del 26.10.2001 di sottoposizione di Comerci alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di 4 anni e, contestualmente, di confisca dei beni.

In data 22.07.2002 Nicola Comerci è stato sottoposto alla misura inflittagli per la durata di 4 anni, che è cessata il 22.06.2005, data in cui la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha revocato la sorveglianza, disponendo la restituzione dei beni confiscati.

Proprio il precedente giudicato favorevole a Comerci viene superato, per come riportato nel decreto del Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, dal fatto che le “ …nuove acquisizioni probatorie effettuate dalla Procura sostengono gli elementi indiziari già precedentemente emersi in maniera coerente, riscontrando alcune circostanze che se isolatamente lette possono apparire prive di significato, come sostenuto precedentemente dalla Corte d’Appello, ma che unitariamente lette depongono inequivocabilmente circa l’appartenenza di Comerci agli ambienti mafiosi delle cosche Piromalli e Mancuso, in un rapporto che si è sviluppato in un’iniziale simbiosi, sino a svilupparsi in un’evidente indipendenza di Comerci nel condurre i propri affari, pur continuando a gravitare negli ambienti criminali suddetti…”.

L’attività investigativa di natura patrimoniale avviata dalla Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria su delega della suddetta Procura Distrettuale nei confronti di Comerci è incessantemente proseguita fino all’emissione, da parte dell’Autorità giudiziaria competente, di un decreto di sequestro sulla base degli elementi raccolti con cui è stato riscontrato come Nicola Comerci, dagli anni ‘70 in poi, abbia costruito un impero economico, soprattutto nel campo delle strutture ricettive, ristorazione e villaggi turistici, grazie all’appoggio fornito dalla potente cosca “Piromalli” ed ai legami tra la suddetta cosca e quella dei “Mancuso” di Vibo Valentia.

Dal provvedimento dell’Autorità giudiziaria emerge la pericolosità sociale del prevenuto attualizzata dalle propalazioni di diversi collaboratori di giustizia che hanno non solo confermato la contiguità di Comerci con le cosche già precedentemente menzionate, ma lo hanno indicato quale soggetto vicino alle consorterie criminali dei De Stefano di Reggio Calabria e dei Tripodi di Vibo.

Dall’attività svolta è, altresì, emerso il ruolo di Comerci nell’ambito di un procedimento instaurato dinanzi alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, volto ad accertare eventuali responsabilità penali relative alla produzione Rai della fiction “Gente di mare”. Il materiale offerto al vaglio del Tribunale ha consentito di appurare che in merito all’individuazione di una struttura alberghiera da utilizzare per la citata fiction, è stato fatto espresso riferimento a Comerci, quale proprietario del villaggio “Blue Paradise” a Parghelia, definito quale “delfino dei Piromalli”. In tale circostanza veniva prescelta la struttura di Comerci, in luogo di un altro complesso alberghiero che aveva presentato un’offerta decisamente più competitiva, in modo tale scongiurare “…la possibilità che potesse scatenarsi una faida nel territorio…”.

Nell’occasione i responsabili di produzione Rai furono costretti a rivolgersi a Comerci, nonostante un imprenditore concorrente avesse presentato un’offerta di servizi più vantaggiosa sotto il profilo economico. A conferma dell’assoluta permeabilità della famiglia Comerci alle logiche criminali ‘ndranghetiste, le indagini hanno evidenziato un contemporaneo intervento di un esponente della cosca Mancuso che, per evitare ulteriori problemi, è riuscito a far diminuire il prezzo richiesto da Comerci.

Le indagini svolte nell’ambito del procedimento penale “Asmara”, coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi, hanno consentito di ricostruire i rapporti conflittuali per motivi di interesse intercorrenti tra la famiglia Comerci e i Condoluci, che sono sfociati in una serie di aggressioni e attentati, perpetrati vicendevolmente fra i membri dei due nuclei familiari, che, per come riportato nel decreto del Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, “ …assumono una connotazione che richiama le modalità di gestione dei rapporti di forza proprie della criminalità organizzata, e non dei normali dissapori fra rivali in affari… “.

Tale situazione, che ha in breve tempo assunto i connotati tipici di una vera e propria faida, ha avuto origine dall’acquisto effettuato durante il 1980 da Comerci di un terreno a Parghelia, località Marina di Bordila, in comproprietà con Giuseppe Condoluci, per l’importo di 300.000.000 di lire. A seguito di questa operazione commerciale tra i due acquirenti erano sorti dei dissapori, che avevano portato gli stessi a dividere la proprietà comune. Sulla quota di pertinenza di Comerci sarebbe poi sorto il villaggio Blue Paradise, mentre sulla parte rimasta al Condoluci è stato, successivamente, realizzato il complesso turistico “La Vela”, attiguo al Blue Paradise.

Da quel momento è stato tutto un susseguirsi di atti intimidatori e attentati dinamitardi su cui è stata fatta piena luce, grazie all’attività investigativa svolta, a partire dal tentato omicidio ai danni di Domenico Comerci eseguito il 15.07.2001 da Fabio Condoluci, fino al successivo tentato omicidio operato il 26.08.2005 dai fratelli Carmine (mandante) e Natale Mardecheo (esecutore materiale) nei confronti di Domenico Condoluci (cugino del predetto Fabio), consentendo di acclarare gli ottimi rapporti esistenti tra i Comerci e i Mardecheo.

Il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, accogliendo le risultanze delle indagini patrimoniali, ha disposto il sequestro dei seguenti beni mobili, immobili e società, distinti per ubicazione:

- Gioia Tauro 

n. 1 lussuosa villa abitazione di Nicola Comerci;

n. 2 appezzamenti di terreno;

n. 2 imprese di seguito elencate:

1- Quota del 30% del capitale sociale e relativo patrimonio aziendale della Immobiliare Tirrena srl. con sede a Gioia Tauro - via Torino; di proprietà di Nicola Comerci;

2- Quota del 50% del capitale sociale e relativo patrimonio aziendale della Immobiliare B&B srl, con sede in Gioia Tauro - Via Ponte Vecchio 6, intestate a  Nicola Comerci;

n.1 autocarro Fiat Iveco intestato a Nicola Comerci;

n.1 autovettura Maserati 4.3 intestata a Nicola Comerci;

 

- Provincia di Vibo Valentia (distribuiti tra i comuni di Tropea, Briatico, Parghelia e Ricadi):

n.12 fabbricati;

n.7 appezzamenti di terreno;

n.7 società di seguito elencate:

1- Impresa individuale Nicola Francesco Comerci, con sede in Parghelia - Località Marina di Bordila, esercente l'attività di "Impresa edile - Edilizia in genere";

2- Quota di capitale sociale di  3.440 euro e corrispondente patrimonio aziendale della Orasis srl, con sede in Briatico, via Giuseppe Garibaldi n. 44, esercente l'attività di "Costruzione di edifici residenziali e non residenziali”;

3- Intero capitale sociale e patrimonio aziendale della Bluetooth Paradise, lussuoso villaggio turistico con denominazione Baia Tropea Resort, avente sede in Parghelia - Località Marina di Bordila;

4- Intero capitale sociale e patrimonio aziendale della Fra.Com srl con sede in Parghelia - Località Marina di Bordila SS 522 snc, esercente l'attività di "acquisto, vendita, permuta, locazione di terreni e fabbricati, costruzione ristrutturazione di immobili urbani”;

5- Intero capitale sociale e patrimonio aziendale della Ge.Co.Sud srl con sede in Briatico, via Giuseppe Garibaldi n. 54, di proprietà della Fra.Com srl;

6- Intero capitale sociale e patrimonio aziendale della Insieme Srl con sede in Parghelia-Strada Statale 522 - Località Bordila;

7- Quota del 30% del capitale sociale e relativo patrimonio aziendale della Tropea Mare srl con sede in Tropea, Via libertà I Traversa Snc intestati a Nicola Comerci;

 

- Provincia di Bologna:

n. 1 fabbricato sito in Bologna via Capraie;

n. 1 appartamento sito in Bologna via N. Sauro;

n. 1 appartamento sito in Bologna via Malvolta;

n. 3 società di seguito elencate:

1 - Intero capitale sociale e patrimonio aziendale della "Domani snc di Domenico Comerci e C.", con sede in Bologna, via de' Griffoni 1, esercente l'attività "di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e la gestione di esercizi di ristorazione e bar;

2 - Intero capitale sociale e patrimonio aziendale della Brianza srl con sede in Calderara di Reno (Bologna) - via Don Minzoni 16;

3 - Intero capitale sociale e patrimonio aziendale della Fa.Com srl con sede in Bologna - via Caprarie 1;

n. 4 veicoli;

 

- Roma:

n. 1 società:

1- Quota del 25% del capitale sociale e relativo patrimonio aziendale della Gocce di Sole srl con sede in Roma - Largo Orazi e Curiazi n. 7;

 

L’attività operativa si è svolta con la collaborazione di personale delle Questure di Roma, Bologna e Vibo Valentia.

Con lo stesso provvedimento la suddetta Autorita giudiziaria ha disposto il sequestro di tutti i conti correnti e rapporti finanziari riconducibili a Nicola Comerci, ai suoi familiari ed alle imprese di cui sopra.

Il valore dei beni sequestrati ammonta a 50 milioni di euro.

Processo "Black Money" contro la cosca Mancuso: 8 condanne, 10 assoluzioni

Sono stati complessivamente 41 anni e 7 mesi dai magistrati della Corte d'Appello di Catanzaro che hanno emesso il verdetto di condanna a carico di otto imputati al termine del processo che costituisce l'appendice giudiziaria dell'inchiesta ribattezzata "Black Money". Dieci le assoluzioni. Al centro del dibattimento le attività criminali del clan Mancuso, di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. Sono stati riconosciuti colpevoli Orazio Cicerone, Antonio Cuturello e Francesco Tavella; 8 anni e sei mesi è la pena comminata a Giovanni D'Aloi, mentre nei confronti dei fratelli Giuseppe e Fabio Costantino i giudici hanno deciso di infliggere rispettivamente 6 e 5 anni. Il Collegio Giudicante ha disposto l'assoluzione per Nunzio Manuel Callà, ritenuto dagli investigatori persona vicina al boss Pantaleone Mancuso, meglio noto come "Scarpuni", per l'imprenditore Domenico De Lorenzo, per Mario De Rito, per il commercialista di Catanzaro Giuseppe Ierace, per Antonio Maccarone, genero del "mammasantissima" deceduto Pantaleone Mancuso, soprannominato "Vetrinetta", per Giuseppe Raguseo, genero del boss Cosmo Mancuso. 

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'Ndrangheta. Operazione "Costa Pulita": indagato Niglia, presidente della Provincia di Vibo

Figura anche Andrea Niglia, presidente della Provincia di Vibo Valentia, nel registro degli indagati relativo all'operazione "Costa Pulita", coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che all'alba di oggi ha portato all'arresto di 23 persone. Al centro dell'inchiesta gli interessi e le attività criminali del clan Mancuso, di Limbadi. Il reato contestato a Niglia è quello di concorso esterno in associazione mafiosa. Le forze dell'ordine hanno perquisito la sua abitazione. Sulla scorta di quanto ipotizzato dagli inquirenti, da sindaco di Briatico, avrebbe favorito l'organizzazione criminale degli Accorinti mediante "condotte riservate e fraudolente tese a salvaguardare l'attività del villaggio Green Garden costituente una delle principali fonti di guadagno della cosca". 

Maxi operazione contro la ‘ndrangheta vibonese: colpita la cosca Mancuso, lambita la politica

Nelle prime ore della mattinata odierna, nelle province di Vibo Valentia, Cosenza, Como, Monza, personale delle squadre mobili di Vibo Valentia e Catanzaro e del servizio centrale operativo della polizia di stato, carabinieri del R.o.n.inv. di Vibo Valentia e della Compagnia di Tropea e militari del Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro, nell’ambito di una operazione di p.g. convenzionalmente denominata “Costa pulita”, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo d’indiziato di delitto, emesso dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catanzaro, nei confronti di 23 soggetti ritenuti responsabili, a diverso titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi e sostanze esplodenti. L’operazione di p.g. è il risultato di autonome indagini svolte dalle forze di polizia, dirette dai sostituti procuratori Camillo Falvo e Pierpaolo Bruni e coordinate dal Procuratore della Repubblica facente funzioni di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, convergenti su soggetti appartenenti alla criminalità organizzata vibonese. In particolare, le investigazioni, avviate nei primi mesi del 2013, hanno riguardato numerosi soggetti appartenenti, o comunque contigui, al potente clan della ‘ndrangheta Mancuso, operante in tutto il territorio vibonese, ed alle consorterie collegate Accorinti, La Rosa ed Il Grande, attive nei comuni del litorale tirrenico della provincia vibonese, colpendone vertici e sodali. L’indagine peraltro ha lambito contesti politici locali, in particolare di passate amministrazioni del Comune di Briatico e Parghelia. Infatti, sono state eseguite, anche, numerose perquisizioni, disposte dall’Autorità giudiziaria, nei confronti di soggetti diversi dai fermati, ma coinvolti dalle indagini, con specifico riferimento alle risultanze dell’accesso ai sensi del Tuel compiuto presso il Comune di Briatico, poi sciolto per mafia nel 2012; a riguardo dello stesso contesto sono stati inoltre documentati propositi di ritorsione, attuati, nel 2011, mediante lettera minatoria, contro un giornalista molto noto in provincia, autore di articoli sulla mala gestione del municipio briaticese. Nel corso dell’attività, supportata da intercettazioni telefoniche, ambientali e video riprese, sono state sequestrate diverse armi da fuoco e, nel 2014, sono stati tratti in arresto, in flagranza di reato, alcuni elementi di spicco delle locali cosche, in procinto di porre in essere un attentato mediante l’utilizzo di un potente ordigno esplosivo. Durante le fasi dell’odierna operazione, si è proceduto al sequestro, ai sensi della normativa antimafia, di beni mobili ed immobili riferibili agli indagati per un valore di circa 70 milioni di euro. Tra i beni sequestrati oltre 100 immobili, quote societarie e rapporti bancari ed anche 2 villaggi vacanze e tre compagnie di navigazione con altrettante motonavi che assicuravano, in regime di sostanziale monopolio, i collegamenti turistici con le Isole Eolie.

 

'Ndrangheta. Condannato a 7 anni di carcere il presunto armiere del clan Mancuso

Il Tribunale di Vibo Valentia ha inflitto una condanna a 7 anni e 6 mesi di carcere, accompagnata dall'interdizione perpetua dai pubblici uffici, nei confronti di Domenico Signoretta, 31 anni, di Jonadi. E' considerato il soggetto cui era affidata la gestione delle armi per conto della cosca Mancuso di Limbadi. Vanterebbe, proprio per il presunto ruolo ricoperto, stretti rapporti con Pantaleone Mancuso, capo dell'omonimo clan, soprannominato "l'ingegnere" e rientrato in Italia, grazie alla procedura di estradizione dall'Argentina, dopo essere stato latitante per diverso tempo. Secondo i giudici, l'imputato deteneva illegalmente sette pistole, diversi fucili a pompa ed una mitragliatrice. Armi che furono trovate dai Carabinieri del Raggruppamento operativo speciale il 26 marzo dello scorso anno. Camillo Falvo, che in aula ha rappresentato la pubblica accusa, si era espresso per una pena a 15 anni di carcere. 

 

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'Ndrangheta, "pentito" inattendibile: assolti 8 presunti affiliati al clan Mancuso

Il Collegio Giudicante del Tribunale di Vibo Valentia ha disposto l'assoluzione di otto persone che sedevano sul banco degli imputati e considerati personaggi di rilievo della cosca Mancuso di Limbadi. A mandare in frantumi le tesi della pubblica accusa è stata l'inattendibilità, secondo quanto deciso in sede di verdetto, dei racconti resi dal testimone di giustizia Alfonso Carano. Contestualmente, infatti, i magistrati hanno ordinato che le sue affermazioni vengano trasmesse agli uffici della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro affinché si proceda contro di lui per il reato di falsa testimonianza.  Il rappresentante della pubblica accusa in aula per conto della DDA catanzarese, Camillo Falvo, si era espresso per una condanna a complessivi ottantasette anni di reclusione. Lo stesso pubblico ministero ha già annunciato che ricorrerà in Appello. Il verdetto riguarda: Pantaleone Mancuso, soprannominato "l'Ingegnere", nei confronti del quale era stata avanzata una richiesta di condanna a sedici anni di carcere; Diego Mancuso (richiesti 14 anni); Domenico Mancuso, figlio del presunto boss Giuseppe Mancuso, (richiesti 8 anni); Francesco Mancuso, noto come "Tabacco" (richiesti 9 anni); Giovanni Mancuso (richiesti 12 anni); Vincenzo Addesi (richiesti 9 anni), di Soriano Calabro; Salvatore Cuturello, genero di Giuseppe Mancuso, (richiesti 8 anni); Salvatore Valenzise (richiesti 11 anni). Erano accusati, a vario titolo, di danneggiamenti, spari in luogo pubblico, sequestro di persona, usura, violenza privata, tutti reati, aggravati dalle modalità mafiose.

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