Turbative d’asta e corruzione in atti giudiziari, 16 arresti

All’alba di oggi i finanzieri del Comando provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari – emessa dal gip del Tribunale di Castrovillari, su richiesta della locale Procura della Repubblica – a carico di 16 persone (di cui 9 in carcere e 7 agli arresti domiciliari), indagate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alle “turbative d’asta”, corruzione in atti giudiziari, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio.

I particolari dell’indagine saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.30 di oggi (27 luglio), presso la sede del Comando provinciale guardia di finanza Cosenza.

Estorsione sessuale ai danni di un professionista, 34enne beccato con una mazzetta da 5 mila euro

Gli uomini della Squadra mobile di Cosenza hanno arrestato in flagranza del reato di estorsione W. N., di 34 anni.

In particolare, l'arrestato, una decina di giorni addietro, avrebbe contattato un professionista cosentino paventandogli la possibilità che soggetti appartenenti alla criminalità organizzata potessero inviare alla moglie delle sue immagini intime e diffonderle in rete.

Per scongiurare l'eventualità, il 34enne avrebbe proposto di fungere da mediatore tra la vittima ed i non meglio precisati personaggi della criminalità organizzata cosentina che, a suo dire, pretendevano, per non diffondere e cancellare le foto intime, il pagamento di 10 mila euro.

Le indagini immediatamente avviate e condotte dal personale della 3^ Sezione reati contro la persona, reati sessuali e reati in pregiudizio di minori della Squadra mobile, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, anche con attività di intercettazione e di videoriprese, hanno consentito nello spazio di pochissimo tempo di ricostruire la vicenda.

I poliziotti sono quindi entrati in azione, dopo che il 34enne si era fatto consegnare dal professionista 5 mila euro.

Dopo l'arresto W. N. è stato tradotto nella casa circondariale di Cosenza.

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Topi d'appartamento sorpresi sul fatto, arrestati

I carabinieri della Sezione radiomobile della Compagnia di Cosenza hanno tratto in arresto, in flagranza del reato di tentato furto aggravato in abitazione, un 35enne reggino ed un 20enne cosentino.

In particolare, i militari, durante un servizio di controllo del territorio, lungo la strada che da Cosenza porta a Mendicino, hanno notato movimenti sospetti attorno ad una villetta.

La pattuglia ha allertato immediatamente la centrale operativa che ha inviato sul posto ulteriori rinforzi.

Gli uomini dell'Arma hanno quindi fatto irruzione nella casa, sorprendendo i due arrestati intenti a portare via canalette in rame, grondaie e sanitari.

Dopo averli identificati, i carabinieri hanno arrestato i due topi d'appartamento in flagranza di reato.

 

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Sorpreso con documenti falsi, cittadino extracomunitario finisce in manette

Nel corso dei controlli alla circolazione stradale disposti dal Comando provinciale carabinieri di Cosenza finalizzati alla prevenzione ed alla repressione dei reati comuni, i militari della Sezione radiomobile della Compagnia bruzia hanno tratto in arresto in flagranza di reato un 30 enne iracheno, di etnia curda, trovato in possesso di documenti di riconoscimento falsi.    

In particolare, durante un posto di controllo effettuato in una delle principali arterie cittadine, i carabinieri, hanno proceduto al controllo di un’autovettura con 4 persone straniere a bordo. Alla richiesta dei documenti di guida e di circolazione del conducente, l’uomo ha esibito patente di guida, carta di identità e passaporto romeni.

I militari, insospettiti dalle sembianze e dall’accento arabo dell’automobilista, hanno approfondito gli accertamenti che hanno permesso di scoprire la reale identità dell’uomo.   

Il cittadino extracomunitario, una volta arrestato con l’accusa di falsità materiale commessa dal privato e possesso di documenti di identificazione falsi, è stato tradotto nel carcere  di Cosenza.

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Rapina in una banca, in manette il presunto responsabile

In poco meno di un mese, magistratura e polizia di Stato hanno chiuso il cerchio sulla tentata  rapina perpetrata ai danni della filiale della Banca popolare di Bari, sul centralissimo corso Mazzini, a Cosenza.

Nel pomeriggio di ieri, infatti, gli uomini della locale Squadra mobile hanno arrestato F.V., 46 anni, del luogo, perché ritenuto responsabile dei reati di rapina, violenza privata, evasione e porto abusivo di oggetti atti ad offendere.

In particolare, la rapina è avvenuta attorno alle 11 del 17 giugno scorso, quando un uomo vestito con una tuta da meccanico, un cappellino e una mascherina, è entrato nell’istituto di credito e dopo aver scavalcato il vetro che divide le casse dal pubblico, sotto la minaccia di un taglierino, ha intimato ad alcuni dipendenti di consegnargli il denaro contenuto nelle casse.

La reazione degli impiegati che hanno affrontato il rapinatore brandendo delle sedie, ha  colto di sorpresa il malvivente che è stato costretto a farsi scudo con un cliente della banca prima di darsi alla fuga.

Una volta avviate le indagini, gli investigatori sono riusciti ad individuare il presunto rapinatore grazie all’analisi delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza e attraverso la comparazione delle impronte digitali trovate sulla scena del crimine.

L’arrestato, che dovrà rispondere anche del reato di evasione dal momento che il giorno della rapina si trovava ai domiciliari, al termine delle formalità di rito è stato tradotto presso la casa circondariale di Castrovillari.

Operazione “Gipsy village”, 13 misure cautelari per ricettazione, furto ed estorsione

Ha preso il via alle prime luci dell’alba di oggi l’ operazione denominata “Gipsy village”, con la quale i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, del 14° Battaglione Calabria, dello Squadrone eliportato Cacciatori di Calabria, del Nucleo cinofili di Vibo Valentia e della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), hanno disarticolato un gruppo criminale, operante nel “villaggio degli zingari” della città bruzia, specializzato in attività estorsiva, in gergo detta “cavalli di ritorno”.

Durante l’operazione, condotta a Cosenza, Montalto Uffugo (Cs), Torano Castello (Cs) e Barcellona Pozzo di Gotto (Me), è stata eseguita un’ordinanza di misure cautelari, emessa dal gip presso il Tribunale di Cosenza, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 13 indagati (di cui 2 associati alla casa circondariale in custodia cautelare, 9 sottoposti agli arresti domiciliari, 1 all’obbligo di dimora e 1 all’obbligo di presentazione alla pg), a vario titolo, per i reati in concorso di “ricettazione”, “furto” ed “estorsione”.

L’attività investigativa ha consentito di documentare come il gruppo criminale, composto in gran parte da soggetti di etnia “rom”, attraverso un collaudato modus operandi, riuscisse a contattare i proprietari delle autovetture rubate, costringendoli alla consegna di somme di denaro per la restituzione del mezzo.

Gli indagati, una volta individuato il proprietario del veicolo rubato, stabilivano il primo contatto nel quale invitavano la vittima a recarsi in via degli Stadi, all’interno del cosiddetto “Villaggio degli Zingari” dove avveniva la trattativa per stabilire l'entità del prezzo da pagare (da 850 a 2 mila euro) per la restituzione.

Dopo aver ricevuto il denaro in contante, i malviventi indicavano il luogo in cui era possibile rinvenire il mezzo.

Nel corso dell’indagine, i carabinieri hanno recuperato e restituito ai legittimi proprietari 36 mezzi, procedendo complessivamente a sentire a sommarie informazioni 52 vittime di furto, molte delle quali hanno fornito un quadro dettagliato con descrizioni di fatti e persone lucide, lineari e precise. Quattro vittime, invece, sono state denunciate in stato di libertà per “favoreggiamento personale”, in quanto, pur a fronte di elementi comprovanti le richieste estorsive ricevute, hanno negato l’accaduto, non fornendo alcuna collaborazione allo sviluppo delle indagini.

Picchia e maltratta la moglie, arrestato

Gli uomini della Squadra mobile di Cosenza hanno arrestato un 40enne, L.C., di nazionalità romena, accusato di maltrattamenti in famiglia.

In particolare, l’uomo è ritenuto responsabile di “condotte gravi e reiterate” compiute ai danni della moglie, anche in presenza dei figli minori.

Dalle indagini è emerso che la donna, nel corso degli anni, sarebbe stata vittima di continui atteggiamenti offensivi, minacciosi e violenti.

Pertanto, sulla scorta degli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra mobile, il gip ha emesso il provvedimento che ha condotto il 40enne nella casa circondariale di Cosenza.

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Individuato il presunto autore delle truffe dello specchietto

Sarebbe un ventisettenne originario di Lamezia Terme (Cz) il presunto autore delle truffe dello specchietto che negli ultimi mesi hanno interessato l’hinterland cosentino.

L'uomo è stato individuato nella città dei bruzi, in seguito alla reazione dell'ultima vittima, che si è subito rivolta al 113.

In particolare, il presunto truffatore, dopo aver messo in atto una serie di collaudate manovre, si faceva affiancare ed urtare dall'auto della vittima predestinata alla quale faceva credere di aver rotto lo specchietto retrovisore del suo veicolo, per il quale chiedeva un risarcimento di 150 euro.

Il ventisettenne, B.F., con precedenti per furto e truffa, è stato denunciato per truffa aggravata e minacce. 

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