Truffe ad anziani in Calabria, la polizia lancia l'allarme

La Questura di Cosenza lancia l'allarme in seguito a due truffe consumate nei giorni scorsi nel capoluogo bruzio, ai danni di persone anziane sole in casa.

Nel primo episodio, la vittima è stata inizialmente contattata telefonicamente da uno sconosciuto, il quale, spacciandosi per un appartenente alle forze dell'ordine, ha chiesto del denaro necessario per saldare una multa comminata al figlio. Con una seconda telefonata, un fantomatico avvocato del figlio ha confermato la necessità urgente del denaro. Un terzo complice, raggiunta l'abitazione dell'anziana donna, ha portava a compimento la truffa facendosi consegnare circa tremila euro e monili d'oro.

Nel secondo episodio, avvenuto a pochi giorni di distanza dal primo, il truffatore, spacciandosi al telefono per un amico del nipote della vittima, ha chiesto del denaro per il ritiro di un pacco. Anche in questo caso, alla telefonata è seguita la visita di un complice che, raggiunta l'abitazione dell'anziano, si è fatto consegnare 1.800 euro in contanti e monili d'oro.

In entrambi i casi i truffatori hanno riportato i nomi esatti dei parenti ingannando cosi gli anziani. Sono in corso accertamenti volti ad individuare gli autori.

La polizia invita i cittadini a diffidare di chi si spaccia di aiutare un parente chiedendo soldi e, in caso di telefonate o semplici messaggi che allarmano circa presunti incidenti, multe o oggetti da pagare, di chiamare immediatamente il 113.

Incastrato dal Dna per una rapina in banca fruttata 200 mila euro

Nella serata di ieri, gli uomini della Squadra  mobile di Cosenza hanno tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare in carcere, emessa dal gip presso il locale Tribunale, un 55enne del luogo ritenuto responsabile, in concorso con altre tre persone allo stato non identificate, della rapina aggravata, compiuta l’11 luglio 2017, presso la filiale dell’Ubi banca di Cosenza dalla quel furono portati via circa 200 mila euro. L’uomo, inoltre, dovrà rispondere dei reati di sequestro di persona di alcuni dipendenti e clienti e di porto abusivo di arma da taglio.

Gli investigatori sono risaliti all’indagato grazie ai profili genetici repertati dalla polizia scientifica su una calzamaglia rinvenuta nell’auto usata dai malviventi per la fuga. Il veicolo - risultato rubato - era stata rintracciato dai poliziotti nelle ore successive al colpo.

Il presunto responsabile, già detenuto ai domiciliari per un altro reato, è stato, quindi, raggiunto dalla nuova misura cautelare e tradotto nella casa circondariale di Cosenza.

Beni per sei milioni di euro sequestrati a imprenditore

I Finanzieri del Comando provinciale di Cosenza e del Nucleo speciale di polizia valutaria, con il coordinamento della della locale Procura Repubblica di Cosenza, hanno eseguito un provvedimento emesso dal Tribunale di Catanzaro, con il quale è stato disposto, nei confronti di un imprenditore cosentino, il sequestro dei beni nella sua disponibilità, diretta o indiretta.

Nel dettaglio, il provvedimento, si fonda sulle risultanze delle attività investigative dalle quali è emerso che il destinatario della misura avrebbe compiuto reati di natura economico-finanziari che, protratti nel tempo, gli avrebbero permesso di accumulare un patrimonio illecito di rilevanti dimensioni.

Le indagini, incrociate con altre avviate per reati di usura, truffa ed estorsione, hanno consentito di fare luce su come l'imprenditore avrebbe creato un rapporto duraturo con persone dedite alle truffe nei confronti dell’erario e alle bancarotte, tale da produrre reciproci vantaggi, sia sul territorio calabrese che in diverse zone del territorio nazionale, come Lazio e Lombardia.

In particolare, dalle indagini economico-patrimoniali sarebbe emersa la sproporzione esistente tra il profilo reddituale e quello patrimoniale del destinatario del provvedimento e del suo nucleo familiare.

Dopo aver ricostruito i flussi finanziari e passato al setaccio numerose operazioni ritenute sospette sospette, il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica di Cosenza, ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca di due alberghi nella città Bruzia, 99 immobili ubicati nelle province di Cosenza, Roma, Milano e Varese, 18 autoveicoli e 2 motoveicoli di grossa cilindrata, quote societarie, rapporti bancari e finanziari, con valore catastale di oltre 6 milioni di euro.

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Usura e droga, sette misure cautelari

I finanzieri del Comando provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del locale Tribunale, nei confronti di 7 persone (4 in stato di detenzione domiciliare e 3 soggette all’obbligo di dimora) indagate a vario titolo per i reati di usura, esercizio abusivo del credito e spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope.

Contestualmente, le fiamme gialle hanno dato esecuzione al sequestro preventivo di beni, nella disponibilità degli indagati, per un valore complessivo di oltre 38 mila euro, ritenuto profitto del reato di usura.

Al termine dell’indagine, durata oltre 2 anni, i militari del Gruppo Cosenza  hanno accertato prestiti di denaro, anche con l’applicazione di tassi di tipo usuraio che in taluni casi  sarebbero arrivati  al 120% annuo.

In particolare, approfittando dell’emergenza determinata dalla pandemia, gli indagati avrebbero offerto un canale parallelo di ricorso al credito al quale cittadini e imprese in forte crisi di liquidità potevano accedere senza particolari garanzie di rientro ed al di fuori dei canali legali di accesso a linee di finanziamento.

Per  gli investigatori, gli indagati dopo aver erogato il prestito si “adoperavano, anche con minacce ed intimidazioni, per il recupero della somma prestata, - chiamata “mascherina, scommessa, paghetta, spesa, acqua, pane” - restituita dalle vittime mediante ricariche di carte prepagate, assegni in bianco, e naturalmente denaro contante, in tranche settimanali o mensili, anche di modesto importo”.

L’attività investigativa ha portato alla luce un’intensa circolazione di denaro esercitata con capacità organizzativa e disponibilità finanziarie da parte degli indagati, i quali avrebbero approfittato dello stato di bisogno delle vittime per imporre condizioni sempre più onerose.

Nel corso delle indagini, inoltre, le fiamme gialle hanno ricostruito una fitta rete di spaccio di hashish, marijuana e cocaina, organizzata con modalità strutturate e rivolta ad un cospicuo numero di consumatori.

Pensionato 82enne scomparso in Calabria, ricerche in corso

Non si hanno notizie dal tardo pomeriggio di ieri di un 82enne di Buonvicino, nel Cosentino.

Le ricerche - coordinate dalla prefettura di Cosenza - sono scattate ieri sera, quando il pensionato non ha fatto ritorno a casa.

L'attività, cui stanno prendendo parte i Carabinieri della Stazione di Diamante, il Soccorso alpino della Guardia di finanza, i Vigili del fuoco e gli uomini del Soccorso alpino e speleologico Calabria, si sta concentrando nelle zone note allo scomparso.
 

Picchia e maltratta la moglie, arrestato

Un 50enne è stato  arrestato dalla polizia di Stato a Cosenza, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

L’arresto è avvenuto in seguito ad una chiamata al 113, con la quale la figlia dell’indagato ha segnalato l’aggressione di cui sarebbe stata vittima la madre.

Giunti a casa della coppia, gli agenti hanno trovato il 50enne che, in preda all’ira, nonostante la loro presenza avrebbe cercato di colpire la moglie.

Le successive dichiarazioni rilasciate dalla presunta vittima, hanno fatto emergere un contesto segnato da violenze e aggressioni fisiche e verbali che andavano avanti da tempo.

La malcapitata, per le ferite riportate, è stata sottoposta alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale dell’Annunziata.

L’uomo, dopo gli accertamenti di rito, è stato tradotto nella locale casa circonadariale.

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Picchia compagna e figlie, arrestato

I Carabinieri di Montalto Uffugo (CS) hanno eseguito una misura cautelare in carcere nei confronti di M.P., 39 anni, accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale aggravata.

Per l’accusa, l’uomo, con abitualità, avrebbe posto in essere ai danni della compagna e delle due figlie minori conviventi di 17 e 2 anni, comportamenti palesemente violenti e vessatori, che avrebbero “cagionato alle stesse sofferenze, prostrazione ed un disagio incompatibili con le normali condizioni di vita”.

Al provvedimento si è giunti in seguito alle denuncia  della presunta vittima la quale,  tra l’altro, ha riferito e di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali con la minaccia di gravi conseguenze per le figlie.

Il 39enne è stato pertanto rinchiuso nel carcere di Cosenza.

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Reddito di cittadinanza, altri 170 furbetti scoperti in Calabria

I Finanzieri della Tenenza di Scalea, nell’ambito delle attività finalizzate al monitoraggio e al controllo della spesa pubblica legata al“Reddito di cittadinanza”, operando in sinergia con l’Inps, hanno scoperto 170 persone che, con presunti escamotage, hanno indebitamente percepito il beneficio economico.

L’attività investigativa svolta dalle fiamme gialle, condotta su un territorio comprendente 14 comuni dell’Alto tirreno cosentino, si è sviluppata attraverso un’attenta e meticolosa verifica che, partendo dalle informazioni contenute nelle banche dati messe a disposizione dall’Inps sulla base dell’intesa stipulata con il Corpo, ha consentito di individuare una variegata platea di presunti indebiti percettori.

Tra questi figurano anche pubblici amministratori che continuavano silenti a percepire il sussidio omettendo di comunicare all’Inps:

• le variazioni occupazionali e le variazioni di reddito, verificatesi durante il periodo di percezione del Reddito di cittadinanza;

• l’attività lavorativa in essere all’atto della presentazione dell’istanza per il riconoscimento del sussidio;

• la sottoscrizione della prevista “dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro”.

In altri casi, i  militari hanno rilevato che alcune persone risultavano fiscalmente a carico di nuclei familiari differenti da quelli dichiarati nelle Dichiarazioni uniche sostitutive

Particolari, infine, i casi delle “residenze di comodo”, in cui i soggetti controllati avevano trasferito, in modo fittizio, la loro residenza al fine di rappresentare, in fase di dichiarazione, un nucleo familiare che escludeva il familiare produttore di reddito.

L’importo complessivo delle somme indebitamente conseguite, a seguito del calcolo eseguito dalle fiamme gialle, ammonta ad oltre 1,3 milioni di euro.

Al termine dell’indagine sono state avviate le operazioni finalizzate a irrogare le sanzioni amministrative di revoca e/o decadenza del beneficio e il recupero delle somme indebitamente percepite.

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