Sequestrata una discariba abusiva, una denuncia

I carabinieri della locale Stazione hanno sequestrato un’area di circa 170 metri quadrati, in viale Rimembranze, nel comune di Bagnara Calabra e deferito all’autorità giudiziaria il proprietario.

I militari hanno rinvenuto sul posto, quintali di rifiuti pericolosi e non, quali: materiali ferrosi, arredi in legno, elettrodomestici e materiali industriali.

L’area, di proprietà di un privato cittadino versava in precarie condizioni, pertanto gli uomini dell’Arma hanno circoscritto la zona sottoponendola a sequestro.

Dopo aver denunciato in stato di libertà il proprietario del terreno, i carabinieri hanno avviato le indagini finalizzate ad identificare eventuali responsabili dell’abbandono dei rifiuti.

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Riapertura discarica Lamezia Terme, i dubbi di Mancuso (Lega)

“Sono consapevole dell’estrema criticità in cui versa gran parte del territorio calabrese per quanto concerne l’emergenza rifiuti ed è condivisibile l’idea dell’Assessore De Caprio di utilizzare, in emergenza ed in tempi ristretti, vecchie discariche in disuso, non colmate per affrontare la crisi in essere, ma bisogna avere la capacità di non trattare i siti individuati in egual modo e soprattutto è necessario pensare fin da subito a strategie alternative che siano risolutive”.

È quanto afferma il consigliere regionale della Lega Filippo Mancuso che aggiunge: “E’ imprescindibile la tutela della salute e della sicurezza dei cittadini oltre che la salvaguardia dei territori ed in particolar modo delle zone ad alta vocazione agricola. In considerazione di tutto ciò, lascia grandi perplessità l’ipotesi di riapertura della ex discarica di Lamezia Terme, la cui posizione si incastra in un’area agricola di eccellenza, in prossimità di falde acquifere importanti ed in piena linea di volo dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. La presenza di un sito così importante diverrebbe attrattore fatale per i gabbiani i quali oltre a recare gravi danni all’agricoltura diverrebbero di grave disturbo alle normali operazioni di volo per l’aeroporto”.

Conclude Mancuso: “Non è pensabile che un’area così importante come la piana di Lamezia Terme che ha imprese di eccellenza con produzioni di altissima qualità come Igt, Doc, Igp apprezzati e conosciuti anche aldilà dei confini nazionali possa tornare ad essere, a regime, sito di discarica a cielo aperto. È necessario individuare strategie risolutive che pongano la gestione dei rifiuti a capo degli obbiettivi regionali per far sì che nei prossimi anni quella dei rifiuti non sia più una problematica ma risorsa utile”. rp L’Ufficio Stampa

Discarica a S.Onofrio, le ragioni del "No" dei cittadini di Filogaso e Stefanaconi

La scelta del sito per la discarica  rischia di essere degradata ad una  querelle tra sindaci  o peggio ancora tra cittadini di comuni vicini  con i quali intercorrono da sempre rapporti di buon vicinato e di stima reciproca pur nella diversità culturale e storica di ciascuno. La scelta ,invece, impone una riflessione sugli aspetti tecnici –scientifici-ambientali  e politici che essa comporta. Nei verbali delle varie riunioni dell’ATO ,tranne in qualche intervento , mancano i criteri generali  prima di quelli tecnici che il sito dovrebbe avere per un insediamento così importante. Tali criteri dovrebbero rientrare in un piano più generale dello sviluppo della provincia, delle sue potenzialità,  delle sue risorse naturali, dei suoi insediamenti produttivi presenti e futuri e dei dati economici. In questo senso non è indifferente scegliere un sito piuttosto che un altro. Nella discussione tra i sindaci sembrano invece prevalere altre considerazioni  basate su preconcetti, sul temuto inquinamento del proprio territorio, su un paventato utilizzo improprio e sconsiderato dell’impianto, sugli appetiti che potrebbe scatenare e  su una sostanziale contrarietà dei propri amministrati.  Non è un caso che sono pochi i sindaci che hanno manifestato la disponibilità di accogliere l’impianto nel proprio paese.  Una scelta così importante avrebbe dovuto coinvolgere invece tutte le categorie sociali della Provincia, i sindacati, le associazioni ambientaliste, i partiti politici nessuno di loro invece ha battuto ciglio. I partiti si sono defilati per l'assenza di un orientamento comune e condiviso  tacendo o esprimendo posizioni diverse da quelle assunte a livello regionale e nazionale. I sindacati hanno completamente ignorato il problema e non si comprende il motivo del loro atteggiamento, la stessa cosa hanno fatto le associazioni ambientaliste .Un problema cosi importante non può essere disgiunto dalla situazione generale della Provincia, dai costi benefici in termini occupazionali , ambientali, turistici,  dal fatto  che la realizzazione della discarica potrebbe rappresentare un'occasione di crescita o addirittura decrescita del territorio. Probabilmente la Regione avrebbe dovuto ,nel determinare gli ambiti territoriali , escludere la nostra provincia proprio in virtù della sua vocazione turistica ed ambientale. Il flusso turistico nella provincia è maggiore che nelle altre province ed incide considerevolmente sul pil della Regione. In questo senso la proposta di alcuni sindaci di consorziarsi con Lamezia in deroga alla legge regionale non è peregrina

I  criteri tecnico-scientifici ed ambientali per la scelta del sito  dai quali non è possibile derogare sono quelli previsti  dalle numerose  leggi e sentenze nazionali e  regionali esistenti  sono così sintetizzabili:

1)             Distanze minime dai centri abitati,

2)             Classificazione zona sismica della zona,

3)             Distanza da embrioni acquiferi,

4)             Parchi o aree protette.

Il sindaco ed i cittadini di Filogaso, il comitato per il no sorto a S. Onofrio che ha raccolto più di mille firme contro la discarica, i cittadini ed il sindaco di Stefanaconi ,nonché presidente della Provincia , nelle numerose riunioni tenutesi hanno sempre sostenuto che il sito scelto in località “ Vajoti” ricadente nel territorio di S.Onofrio, non  rispecchia i requisiti di legge per i seguenti ordini di motivi:

1) L’ubicazione della discarica dista a circa un chilometro e mezzo dal centro abitato di Filogaso,

2) Manca un’indagine geotecnica e geologica che assicuri la stabilità del sito al carico cui verrà sottoposto, ( la zona è altamente sismica tanto che l’epicentro del terremoto del 1659 fu individuato proprio a Filogaso),

3) Il sito ricade in una zona idrogeologica significativa ( a poca distanza scorre il fiume Mesima) ,

4) Il sito è soggetto a forti venti che soffiano in direzione del paese,

5) È a ridosso di un bosco la cui vegetazione ed i prodotti del sottobosco famoso per i funghi verrebbero fortemente compromessi,

6) Il sistema viario non è idoneo a sostenere l’immancabile aumento del traffico,

7) si compromette lo sviluppo di una zona che presenta diversi insediamenti produttivi.

Il sopralluogo dei tecnici regionali pare abbia confermato l’esistenza di alcune criticità del sito. Il sindaco di S.Onofrio e l’Assemblea dell’Ato, con in testa il sindaco di Vibo,  nonostante le ragionevoli osservazioni ,  non vogliono recedere  da una scelta così  invisa ai cittadini ed hanno scelto quel sito  subordinandolo  agli esiti dello  studio di fattibilità   il cui finanziamento dovrebbe essere a carico della Regione.

L’ordinanza della governatrice Santelli ha fatto  precipitare una situazione  alquanto controversa  acuendo il malcontento di tutti i cittadini pronti ad intraprendere qualsiasi iniziativa per la salvaguardia del loro ambiente ,del loro territorio, della loro salute

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Smaltimento illecito di rifiuti, denunciato dipendente comunale

Gli agenti della polizia di Stato del Commissariato di Bovalino(Rc) hanno denunciato in stato di libertà un dipendente comunale, sorpreso a smaltire rifiuti in maniera illecita.

In particolare, l'uomo è stato sorpreso mentre era intento a smaltire rifiuti speciali, non pericolosi, in un’area non autorizzata.

I rifiuti, prelevati in un cantiere allestito dal Comune di Bovalino per la riparazione di una condotta idrica, dopo essere stati caricati su un autocarro di proprietà dello stesso Comune erano stati scaricati in maniera irregolare su un terreno, nel tempo, trasformato in discarica abusiva.

 

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Area agricola trasformata in discarica, quattro denunce

I carabinieri forestali della locale Stazione hanno scoperto e sequestrato, in località “Don Tommasi” di Cittanova (Rc), una vasta area agricola trasformata in discarica, sulla quale sono stati accumulati oltre 7 mila metri cubi di materiali inerti.

L’enorme accumulo di materiale era stato giustificato, dal proprietario del terreno, con la presentazione al Comune di una Segnalazione d'inizio attività, ovvero un’autorizzazione amministrativa per attività imprenditoriali che non prevedono la trasformazione del territorio o l’alterazione della conformazione del suolo.

Le ulteriori indagini svolte dai carabinieri hanno permesso di ricostruire l’iter amministrativo del parere autorizzativo rilasciato dal Comune di Cittanova e ad individuare precise responsabilità e formulare le ipotesi di reato.

Quattro le persone coinvolte nelle indagini e deferite all’autorità giudiziaria: il proprietario dell’area agricola S.F. di anni 22, il tecnico incaricato dei lavori, A. A. (48); G.G. (38), amministratore unico della società che materialmente ha movimentato il materiale di risulta e G. M. (39), tecnico del Comune di Cittanova.

Svariati i reati contestati, che vanno dall’abuso edilizio alla falsità ideologica e materiale.

Inevitabile inoltre il sequestro dell’area agricola il cui valore stimato si aggira intorno a 20 mila euro.

 

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Emergenza rifiuti Calabria jonica, U.Di.Con.: “La Regione intervenga quanto prima”

“La Regione Calabria provveda con urgenza al rilascio dell’autorizzazione per l’ampliamento della discarica di Crotone - scrive in una nota il presidente nazionale dell’U.Di.Con Denis Nesci - così da scongiurare qualsiasi grave problematica relativa alla salute pubblica, nonché l’insorgere di inevitabili inconvenienti di natura ambientale ed igienico-sanitari nel territorio dei comuni serviti dall’impianto. La discarica, com’è noto – continua Nesci viaggia verso la saturazione ed i carichi provenienti dai vari comuni interessati vengono respinti riempiendo le aree di stoccaggio e impedendo ai mezzi di scaricare. Questa situazione è diventata una vera e propria emergenza per la quale è fondamentale che la Regione Calabria si impegni e faccia la propria parte, non lasciando i sindaci dei vari comuni da soli, in quanto sono necessari provvedimenti urgenti per il bene di tutti. Ricorrono infatti nella fattispecie le situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Resteremo vigili e attenti – conclude Nesci - avendo a cuore la salubrità del territorio e la salute dei cittadini. D’altronde il nostro Paese ed in particolare il Sud Italia, è anni luce indietro rispetto alle altre realtà europee. Qui i rifiuti sono un peso, un qualcosa da scaricare al vicino per non avere problemi. Nelle nazioni virtuose, invece, i rifiuti sono una fonte di guadagno, un qualcosa al quale ambire e non dalla quale fuggire”.
 
Sulla stessa linea anche Domenico Iamundo, vice presidente Regionale dell’U.Di.Con. Calabria: “Da qualche settimana le porte della discarica crotonese, l’unica ancora attiva in tutta la Calabria, sono sbarrate e per gli impianti di trattamento dei rifiuti è iniziato il lungo calvario che ha portato, nel giro di qualche giorno, alla saturazione della discarica, e la prospettiva che si intravede ora all’orizzonte è quella poco attraente di veder accumularsi i rifiuti non raccolti per le strade nell’ultimo scorcio di estate. La situazione in cui versa la Regione Calabria mette in evidenza la necessità di un quadro univoco e di una strategia comune. Ecco perché – conclude Iamundo - chiediamo la convocazione di un tavolo di confronto sulla situazione attuale e su quale indirizzo si voglia dare per un piano capace di affrontare l’emergenza rifiuti in Calabria”.
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Rifiuti speciali in una discarica abusiva, una denuncia

I finanzieri del Reparto operativo aeronavale e gli uomini della capitaneria di porto della città dello Stretto, hanno individuato e sequestrato una discarica abusiva in località Vallone Mariannazzo di Reggio Calabria.

Sull'area, di 1500 metri quadrati, sono stati rinvenuti rifiuti speciali, distribuiti su una superficie di circa 250 metri quadrati.

Il responsabile, P.N., 54 anni, di Reggio Calabria, è stato denunciato.

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Discarica abusiva scoperta nel Vibonese, una denuncia

Durante un normale servizio di controllo, i carabinieri di Limbadi hanno individuato una discarica abusiva allestita in una vallata raggiungibile attraverso alcune stradine interpoderali.

Nell'area, di circa 1400 metri quadrati, nel corso del tempo erano stati abbandonati rifiuti pericolosi, parti di carrozzeria di veicoli, motori e carcasse di autovetture.

Dopo aver sequestrato l'intera superficie, i militari hanno denunciato R.G. di 36 anni, perché ritenuto responsabili dei reati previsti in materia di discarica abusiva e per la gestione illecita di veicoli fuori uso.

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