Serra, dissesto: si è insidiata la Commissione straordinaria di liquidazione. Pubblicato l’Avviso ai creditori

Si è insediata ieri la commissione straordinaria di liquidazione chiamata a gestire lo stato di dissesto finanziario deliberato dal Consiglio comunale di Serra San Bruno il 29 luglio scorso.

L’organo - composto da Carla Fragomeni, in qualità di presidente e dai consiglieri Emilio Saverio Buda ed Elisabetta Bilotta – ha  avviato la procedura di rilevazione delle passività al 31 dicembre 2020.

In particolare, con la pubblicazione - avvenuta oggi - dell’ “Avviso ai creditori”, “chiunque ritenga di averne diritto” potrà “presentare, entro il termine di sessanta giorni, la domanda in carta libera atta a dimostrare la sussistenza del debito”.

La richiesta va consegnata direttamente al protocollo del Comune, tramite raccomandata o via pec all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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Wanda Ferro (FdI): "Evitare il collasso finanziario dei comuni, primo avamposto dello Stato"

“Evitare il collasso definitivo dei Comuni, che rappresentano il primo avamposto dello Stato, soprattutto al Sud”.

È quanto chiede il vice capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro, che insieme ad altri deputati del gruppo ha rivolto una interrogazione al Presidente del Consiglio e ai ministri per gli Affari regionali, dell'Economia e dell'Interno. In tutta Italia, infatti, stando alla banca dati sugli enti in difficoltà finanziaria messa a punto dal Ministero dell’Interno e dall’Università Ca’ Foscari Venezia, sono 592 le amministrazioni locali che hanno dichiarato il "dissesto finanziario", ovvero sono state definite "incapaci di assolvere alle funzioni e ai servizi indispensabili" o non sono riusciti a far fronte ai creditori "con il ripristino dell’equilibrio di bilancio". In particolare, circoscrivendo l’analisi al quinquennio 2014-2018, sono 97 gli enti che hanno approvato una delibera di dissesto "con una crescita molto preoccupante del ricorso alla procedura nell’ultimo biennio" e il 75% di questi Comuni è collocato in tre regioni: Campania, Calabria e Sicilia.  

"Ancora una volta – si legge nell’interrogazione - il record negativo spetta alla Calabria dove, su un totale di 409 Comuni ben 41 avevano dichiarato il dissesto (dati 2018), mentre altri 54 avevano richiesto la procedura di riequilibrio finanziario, per un totale quindi di 95 municipi coinvolti". Tale situazione è stata aggravata dalla recente sentenza n. 18/2019 della Corte costituzionale che ha bocciato la possibilità di spalmare su trent’anni i disavanzi generati dal riaccertamento straordinario dei residui. Secondo la magistratura contabile l’extra deficit va ripianato in dieci anni. Le timide misure messe in atto dai Governi degli ultimi anni - come la possibilità di rinegoziazione dei mutui accesi con Cassa depositi e prestiti prima del 2003 e poi passati al Ministero dell’Economia o la creazione di un tavolo tecnico-politico fra Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero dell’interno e amministratori locali con il compito di «formulare proposte per la ristrutturazione del debito locale»  - si sono dimostrate del tutto inadeguate: nel primo caso, il decreto attuativo, atteso entro il 28 febbraio, non è ancora arrivato; mentre nel secondo caso, l’istituzione del tavolo, che avrebbe dovuto vedere la luce «entro dieci giorni», ad oggi non sembra essere stato attivato. Per questo i deputati di Fratelli d’Italia hanno chiesto ai rappresentanti del governo quali urgenti iniziative intendano adottare per evitare il collasso dei comuni in difficoltà economiche, anche in occasione della prossima legge di bilancio. 

L’interrogazione è stata sottoscritta anche dai deputati di Fratelli d’Italia Bucalo, Butti, Rampelli, Lucaselli, Galantino, Delmastro Delle Vedove, De Carlo, Foti, Varchi, Mantovani, Frassinetti, Bellucci, Trancassini e Silvestroni. 

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Serra, per l’amministrazione comunale il Piano di riequilibrio era una “Scelta necessaria"

“La scelta non certo indolore di adottare il Piano di riequilibrio affonda le sue radici in una situazione di criticità, generatasi nel corso dei decenni, che deve essere necessariamente affrontata con senso di responsabilità, evitando strumentalizzazioni e cadute di stile”.

L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Luigi Tassone, motiva l’importante passo compiuto con l’approvazione in Consiglio comunale precisando che “la decisione punta ad evitare il dissesto”.

“Il Piano – sottolinea la maggioranza – non andrà ad incidere negativamente sui cittadini: tutti i finanziamenti ottenuti e tutti i progetti saranno portati avanti, così come i punti programmatici. Non ci sarà un impatto sulle bollette di acqua e rifiuti, che hanno una copertura propria, né tantomeno ci saranno riflessi sulle occasioni di sviluppo ed occupazione come quelle offerte dal Piano di sviluppo rurale. Quanto alla situazione di ex Lsu/Lpu, continueremo a rimanere attenti e vigili e anche su questo aspetto ribadiamo che non ci saranno ripercussioni”.

Sviscerata “l’assenza di impatto” sulla comunità, gli amministratori rimarcano di “non andare alla ricerca di colpevoli”, non tirandosi indietro però nel replicare a “coloro che in maniera scorretta tentano di gettare fango e ombre sul nostro percorso amministrativo”.

“Noi – evidenziano – siamo sempre stati chiari sulla situazione finanziaria, e non è certo negli ultimissimi mesi o negli ultimissimi anni che vanno ricercati i motivi delle criticità. Abbiamo amministrato secondo il principio del ‘buon padre di famiglia’, non abbiamo contratto mutui o causato debiti fuori bilancio. Abbiamo invece riconosciuto debiti fuori bilancio di gestioni precedenti. Non addossiamo colpe a chi ha dato vita ad opere utili alla collettività, che sono state motivi di alcuni di questi debiti. Ma non possiamo accettare che qualcuno cerchi di buttarla in caciara confondendo le acque. A chi si sente giudice supremo ed immacolato e ci ricollega, seppur indirettamente, in mala fede a queste difficoltà finanziarie, siamo costretti a ricordare che se vuole scoprire eventuali responsabilità può cercarle in casa propria, ammettendo che i ruoli di vicesindaco o assessore sono stati svolti per tanti anni da loro stretti congiunti. Chi oggi dalla minoranza sale sul pulpito, dovrebbe invece stare in silenzio. Se qualche consigliere di minoranza fosse stato più presente in Consiglio comunale, avrebbe avuto contezza della situazione. Noi – concludono – siamo stati chiari e trasparenti, auspichiamo che anche gli altri lo siano”.

Serra, LiberaMente: "Il Comune è sull'orlo del dissesto"

"Si scrive 'piano di riequilibrio finanziario pluriennale', si legge pre-dissesto.

È questa la soluzione che l'Amministrazione comunale, nata sotto il segno di Censore prima e salvata dall'intervento della componente 'salerniana' dopo, tira fuori dal cilindro a oltre tre anni dall'insediamento.

Tre anni. Un tempo molto lungo, nel quale abbiamo assistito ad annunci su annunci di questo o quel risultato, ma durante il quale non si è riusciti a fare una semplice ricognizione del contenzioso pendente (possibile fonte di milioni di debiti fuori bilancio), ad introitare le imposte comunali evase, né ad avere contezza della reale situazione finanziaria dell'ente.

Ma ci chiediamo: come mai questa impossibilità 'a fronteggiare lo squilibrio accumulato con i mezzi ordinari' rilevata dal revisore dei conti è emersa dopo tre anni dall'insediamento?  Forse la situazione debitoria comunale è stata aggravata dalle scelte successive al 2016? Ma i serresi non dovevano forse ringraziare  'l'Accurduni' che ci avrebbe salvato dal commissariamento e dal conseguente dissesto? Quello che appare chiaro è l'assoluta inadeguatezza dell'attuale classe dirigente e la mancanza di chiarezza nei confronti dei serresi.

La scelta del pre-dissesto avvia un lungo percorso di rientro pluriennale, fino a venti anni, che vincolerà anche le future amministrazioni ed in cui i tributi potranno lievitare fino al massimo delle aliquote e la contrazione di ulteriori mutui per risanare i debiti potrebbe aggravare ancor di più il futuro della cittadina.

Un percorso che non è neanche detto non si concluda con la dichiarazione di un vero e proprio dissesto finanziario e che anzi potrebbe esserne il preludio.

Insomma oggi proprio coloro che negli ultimi venti anni hanno amministrato direttamente o comunque condizionato in modo significativo le scelte delle diverse amministrazioni, si trovano insieme a decretare il fallimento della loro politica sulle spalle di noi cittadini. Motivi personali/di lavoro ci hanno impedito di partecipare al triste consiglio odierno, convocato ancora una volta in orari tali da impedire la partecipazione dei comuni cittadini, ma stiamo già verificando ogni dettaglio per ricostruire  le responsabilità di questa grave situazione, nel frattempo ringraziamo ancora una volta i 'nostri eroi' per averci salvati dal commissariamento".

E' quanto si legge in una nota del Movimento civico serrese LiberaMente

In Calabria il prossimo Consiglio dei Ministri del 18 aprile

Secondo quanto appreso da fonti di Governo, il 18 aprile il Consiglio dei Ministri si riunirà in Calabria. La sede scelta dovrebbe essere Gioia Tauro, così come anticipato ad inizio mese dal Ministro Toninelli. Il nodo più spinoso da sciogliere sarà quello relativo al decreto urgente, annunciato dal Ministro della Salute Giulia Grillo, sulla sanità calabrese a seguito dello scioglimento, per infiltrazioni mafiose,  della direzione sanitaria di Reggio Calabria. Sulla sua pagina facebook il Ministro Grillo annuncia: “Il mio impegno si è concretizzato. Il 18 aprile approveremo il Decreto Calabria. Avanti tutta per cambiare la sanità e riportare il diritto alla salute ai calabresi. Non si torna indietro”. Le decisioni prese nel Consiglio dei Ministri serviranno a fronteggiare il dissesto di bilancio della sanità in Calabria, oltre ai tanti altri problemi di gestione che affliggono da troppo tempo un comparto così importante per la vita dei cittadini calabresi.

Chiaravalle Centrale, ecco i numeri del dissesto e la strada per venirne fuori

Oltre 13 milioni di euro di debiti: 9 milioni e mezzo circa di massa passiva e 3 milioni e mezzo di mutuo ex decreto 35.

L'amministrazione comunale di Chiaravalle Centrale fa chiarezza sui numeri del dissesto, dopo le recenti polemiche del gruppo di minoranza del Pd. La risposta ai dem (che contestavano cifre e metodi di risanamento del debito) è arrivata  oggi in conferenza stampa.

Sul punto hanno relazionato il sindaco, Mimmo Donato, l'assessore al Bilancio, Claudio Foti, e il responsabile del settore finanziario, Enzo Iozzo.

“Quando il Pd dice che il Comune di Chiaravalle non ha debiti afferma il falso” ha dichiarato l'assessore Foti “La realtà dei numeri è accertata dall'Organismo straordinario di liquidazione” ha ribadito il sindaco Donato. Numeri che fissano in oltre 13 milioni di euro il conto da saldare per rimettere in sesto le casse dell'ente. Un limbo dal quale, però, la maggioranza in carica vuole “uscire in tempi brevi”.

“Merito” della cosiddetta procedura semplificata che, per come spiegato dal ragioniere Iozzo, “ridurrà drasticamente il debito a soli 5 milioni e 200mila euro”. Un taglio del 45 per cento della massa passiva “frutto di un percorso avviato fin dal mese di giugno del 2016”.

All'epoca, “non c'erano le condizioni per aderire alla procedura semplificata”.

Oggi, invece, “il mutato quadro normativo, le risorse arrivate dal fondo di rotazione, i tributi incassati, le transazioni con la Regione Calabria per rideterminare l'arretrato di acqua e rifiuti e le vendite di immobili comunali, dalla Frama Sud alle scuole, hanno reso possibile quel  processo virtuoso di risanamento che adesso sfocia nella semplificata”.

Procedura concordata dal sindaco “direttamente a Roma, nel corso di appositi incontri con i responsabili Enti locali del ministero dell'Interno”. Pesanti i commenti riferiti al Partito democratico locale “per i suoi tentativi di alimentate confusione sui conti del Comune diffondendo informazioni false ed equivocando ad arte i numeri della semplificata”. La procedura, infatti, prevede l'attivazione di “un eventuale  mutuo, quantificato al massimo, con un calcolo matematico, in circa un milione e 800mila euro”.

Mutuo  che però “non estingue l'intero ammontare del debito come falsamente propagandato dal Pd ma concorre solo ad abbattere i 5 milioni e 200mila euro del dissesto, pari al 55 per cento della massa passiva ad oggi accertata dall'Organismo straordinario di liquidazione”.

 

 

Chiaravalle Centrale, l'assessore Sergio Garieri replica alla segretaria del Pd: il dissesto? Chieda ai suoi vicini di banco

Riceviamo e pubblichiamo
 
"Scrivo in qualità di consigliere e assessore del Comune di Chiaravalle Centrale. Premetto di non condividere i continui ping pong di comunicati stampa che stanno caratterizzando l'attuale dibattito politico nel nostro paese e che non fanno altro che tediare i nostri concittadini. I problemi seri da affrontare, in questo periodo, sono ben altri. Ciononostante, mi sento in dovere di fornire le mie repliche rispetto alla nota diramata dalla segretaria locale del Pd lo scorso 19 febbraio 2017. Ebbene, le elezioni amministrative del 2016 hanno dato un esito ben definito e chiaro. Chi ha vinto deve governare, anche se con mille difficoltà, e chi, invece, ha perso deve svolgere il suo ruolo di minoranza. Deve, cioè, vigilare sull'operato della maggioranza, proporre una opposizione costruttiva e, quando si discute di una problematica che interessa il bene collettivo, dovrebbe essere unita con l'amministrazione in carica ed affiancarla. Proprio ciò che, allo stato attuale, sta mancando: vedi le varie interrogazioni giornaliere. E' chiaro che ai cittadini interessa più il presente e una precisa programmazione futura, che dia uno spiraglio di luce ai nostri giovani, rispetto a ciò che le passate amministrazioni non hanno mai attuato. Ma, nello stesso tempo, penso non si debba nemmeno dimenticare la storia, ovvero ciò che è successo, negli anni, a partire da Alternativa Democratica 93. Tant'è vero che sembra proprio di essere ritornati indietro nel tempo. Alcuni amministratori dell'epoca, che poi hanno sempre ricoperto ruoli di massimo livello politico (sindaco, vice sindaco, assessore alle Finanze) oggi si sono ritrovati coalizzati nella minoranza. Dunque, se oggi ci ritroviamo con il Comune in dissesto, con la Commissione di liquidazione e con circa 13 milioni di euro di debiti, forse sarebbe il caso che la segretaria del Pd rivolgesse qualche domande proprio ai suoi attuali vicini di banco, e non ad altri. Per quanto riguarda gli eventi degli ultimi anni, mi rendo conto che è stata informata male o che non ha seguito le varie vicende con particolare interesse. E' certamente vero che l'attuale sindaco, persona corretta e onesta, ha avuto, in passato, l'incarico di assessore. Però a me risulta che non abbia terminato il suo mandato, decidendo di dimettersi circa un anno prima perché non condivideva alcune decisioni assunte dall'amministrazione dell'epoca. Per quanto riguarda il sottoscritto, dal 2011 ho sostenuto l'amministrazione Tino, ricoprendo fino al 2014 il ruolo di consigliere delegato. Dal 2014 al 2015 ho ricoperto il ruolo di assessore. La segretaria del Pd deve sapere che vi era un progetto politico ben definito che si era deciso di portare avanti per un completo cambiamento del nostro paese. Ma, nel momento in cui tutto ciò non è stato condiviso dal sindaco dell'epoca e da vari componenti dell'amministrazione, anzi si insisteva su una strada che portava verso il baratro, il sottoscritto non ha esitato, pur essendo di maggioranza e pur percependo l'indennizzo dalla legge stabilito, a interrompere un percorso deleterio per la collettività, andando a presentare le dimissioni insieme ad altri sei consiglieri, con atto notarile datato 16 aprile 2015, anticipando, quindi, di un anno la fine del mandato. Mi sento, quindi, di dare un suggerimento conclusivo alla segretaria del Pd: prima di rilasciare delle dichiarazioni dovrebbe, quantomeno, documentarsi e analizzare con maggiore lucidità gli eventi politici della nostra comunità".
 
Sergio Garieri - assessore comunale di Chiaravalle Centrale  (Ncd)
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Provincia di Vibo, pagati 5 stipendi. Niglia: “Presto fuori dal dissesto”

Sono cinque gli stipendi che, in poco più di un mese, si sono visti accreditare sui propri conti i dipendenti della Provincia di Vibo Valentia. Una boccata di ossigeno per i lavoratori e, nel contempo, un chiaro segnale di ripresa dell’ente che, entro i primi giorni del mese di Marzo, si vedrà trasferire dal Ministero dell’Interno circa 2 milioni e 500 mila euro. 

Un trasferimento economico significativo che come evidenziato dai funzionari del settore finanziario dell’Amministrazione provinciale: “Consentirà di recuperare i due salari rimasti in arretrato e permetterà, inoltre, di tornare ad erogare con puntualità le mensilità stipendiali”.

Il 2017, dunque, potrebbe essere l’anno del rilancio per la Provincia di Vibo, anche alla luce dell’esito referendario che ha sancito la permanenza in Costituzione delle Province. 

“Il percorso politico e amministrativo avviato due anni fa sta iniziando a dare i risultati sperati - ha affermato il presidente Andrea Niglia. Il prossimo anno - ha aggiunto - abbiamo buone possibilità di uscire dal dissesto e di conseguenza potremmo erogare finalmente servizi dignitosi  ai cittadini. A questo proposito, attendiamo un chiaro segnale dal Governo nazionale. Noi da parte nostra - ha sottolineato Niglia - abbiamo fatto il massimo di quanto era nelle nostre prerogative”. La Provincia di Vibo Valentia, negli ultimi due anni, ha ridotto notevolmente le spese e ha razionalizzato la macchina organizzativa dell’Ente. “Siamo passati da sei ad un’unica dirigenza (il Segretario generale) e da 378 a 151 dipendenti”, ha messo in luce il vice presidente Pasquale Fera, che ha seguito in prima persona il processo di spending review provinciale. Tra le spese diminuite in maniera più significativa, Fera ha ricordato: “I fitti nel settore dell’edilizia scolastica, che da 1 milione e 200 mila euro sono calati a 470 mila euro e le spese telefoniche che da 370 mila euro annue sono scese a sole 60 mila euro”.

La palla ora passa, dunque, all’esecutivo nazionale, guidato dal premier Paolo Gentiloni, che dopo aver affrontato l'emergenza Monte dei Paschi di Siena, deve approvare i decreti correttivi della riforma Madia sulla Pubblica amministrazione bocciata dalla Consulta, e stabilire la ripartizione dei fondi stanziati dalla legge di Bilancio per Comuni, Città metropolitane e Province. Gli enti locali premono perché arrivi al più presto il decreto sulla ripartizione del fondo previsto dalla legge di Bilancio, che vale circa tre miliardi di euro. “Con queste risorse possono essere neutralizzati i tagli da un miliardo di euro a carico delle Province che vista la vittoria del No al referendum - ha evidenziato Niglia - restano in Costituzione con pieni diritti. Sono stati mesi difficili - ha ricordato, infine, il presidente della Provincia di Vibo Valentia  - abbiamo ereditato un ente in dissesto che veniva da una travagliata gestione commissariale. Le nostre difficoltà sono state, inoltre, acuite anche dai tagli effettuati dal Governo, in seguito alla riforma Del Rio, che hanno penalizzato soprattutto i cittadini, in termini di servizi fondamentali inerenti la manutenzione di strade e scuole. Ora, insieme al neo eletto Consiglio provinciale, ci attendono altri due anni di intenso lavoro amministrativo, politico e istituzionale che, se supportato da seri provvedimenti nazionali, potrà ridare dignità ad un provincia e a un territorio che ha ancora le potenzialità per innescare dinamiche di crescita e di sviluppo sociale ed economico”.

 

 

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