La grande fuga, in 13 anni emigrati 2 milioni d'italiani

Dal 2006 al 2019 due milioni di italiani hanno scelto di andare a vivere in un altro Paese, in 13 anni il numero degli iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) è aumentato del 70,2%. Il numero degli iscritti al registro è passato da 3,1 milioni a 5,3 milioni. Lo spopolamento maggiore lo sta subendo il Sud dell’Italia, da dove è partito il 48,9% degli iscritti al registro anagrafico.

Questi i dati forniti dalla Fondazione Migrantes che ha presentato a Roma la 14a edizione del rapporto ‘Italiani nel mondo’. Se da un lato le cronache ci raccontano dei continui sbarchi di immigrati provenienti dall’Africa o dalla rotta balcanica o dalla Turchia, dall’altra continua il lento spopolamento di italiani che vanno via spesso per non tornare più.Italia quindi terra di approdo, ma forse ancor più terra di partenza verso altri paesi.

A partire non sono principalmente i pensionati in cerca di Paesi economicamente più sostenibili dove godersi la vecchiaia, a partire sono le forze fresche.Partono i giovani e le giovani con una laurea in tasca, ben preparati ad affrontare il mercato del lavoro e a rispondere alle esigenze delle aziende, lì dove la domanda c’è.

Una vera e propria emergenza di italiani altamente qualificati che vanno all’estero. Una conferma in somma, dopo il recente rapporto della fondazione Leone Moressa che metteva in evidenza come l’Italia ha perso 250mila giovani negli ultimi 10 anni.

La loro perdita è stata calcolata anche in termini economici: -16 miliardi di euro di Pil. Solo nel 2019 si sono iscritte all’Aire 128mila persone, esse provengono da 107 province e risiedono in ben 195 destinazioni mondiali. Il 71,2% resta in Europa, un cospicuo 21,5% vola in America, di cui il 14,2% in America Latina.Il Regno Unito resta la meta preferita nonostante la Brexit, anzi, quest’anno è partito l’11,1% in più del totale rispetto al 2018. Segue la Germania e quindi la Francia, quarta meta il Brasile, quinta la Svizzera e sesta meta preferita dagli italiani che espatriano la Spagna.

Emblematico è il racconto della giovane veterinaria salentina Diana D'Agata che oggi guadagna oltre 40mila euro l’anno dopo aver operato la scelta di lasciare il Sud e l’Italia. In Inghilterra, la UK Food Standards Agency, organismo che si occupa della sicurezza alimentare, le ha affidato l’incarico di veterinario ufficiale a 25 mila pound all’anno, quasi 32mila euro. Ma poi ha deciso di cambiare e oggi lavora in una delle più prestigiose cliniche inglesi, nella Myerscough Veterinary Group. La sua vita è cambiata quando ha deciso di prendere un aereo e volare in terra di Albione alla ricerca di un lavoro vero e di uno stipendio commisurato al suo grado di preparazione, che le permettesse di emanciparsi dall’umiliante stato di dipendenza economica verso i suoi genitori. Diana avrebbe voluto restare nella sua terra, ma si è arresa dopo avere lottato a lungo e inutilmente per un posto di lavoro. Alla fine ha dovuto emigrare, seguendo strade già tracciate da tanti altri ragazzi italiani che prima di lei avevano compreso quanto poco spendibile fosse una laurea in patria. «Lavorare per cinque euro al giorno con una laurea in Medicina veterinaria è stata un’esperienza che ha demolito la mia dignità – confessa Diana D’Agata – e perciò, anche se con la morte nel cuore, ho lasciato il Salento e la mia famiglia per trasferirmi in Inghilterra dove ho ritrovato sorriso e autostima».Il Regno Unito,evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”,  continua ad assorbire intelligenze che l’Italia forma a sue spese nelle proprie università. Non è un caso che la Gran Bretagna sia diventata la terra promessa degli italiani che decidono di lasciare il proprio Paese. Nel 2018 i nostri connazionali occupavano il secondo posto, alle spalle dei polacchi, tra gli stranieri giunti in Inghilterra. E il loro numero aveva subito un incremento del 37 per cento rispetto all’anno precedente. «La nostalgia di casa è tanta, ma il lavoro ti prende e non ci pensi. Qui c’è rispetto per le professionalità e lo Stato ti è sempre accanto – racconta ancora Diana D’Agata -. Mi hanno persino assegnato un tutor per la guida a sinistra. Lo voglio dire ad alta voce e spero che il mio messaggio possa servire ad altri ragazzi italiani delusi, come me, da un’Italia poco benevola con le nuove generazioni. Pur non lavorando, ho dovuto versare gli oneri dovuti da tutti coloro i quali sono iscritti al nostro ordine professionale. Credo che questa sia una grave forma di ingiustizia verso chi, malgrado la disoccupazione, è comunque costretto a sostenere i costi di un apparato che non ti dà nulla in cambio». Diana D’Agata ha dovuto prima imparare la lingua inglese attraverso corsi intensivi, per poi inserirsi nel mondo del lavoro: «Non è stato facile, ma ci sono riuscita con sacrificio e dedizione. Ora sono molto soddisfatta di me stessa e di quello che sto facendo. Dopo tutto un giovane laureato, come me, vuole solo iniziare a lavorare per potersi costruire un avvenire e magari una famiglia. Ma in Italia, tutto questo, è diventato un miraggio per tanti ragazzi». Burnley, nel Lancashire, è diventata la nuova casa di Diana che ora ha anche un marito inglese Karl Atkinson, e un bellissimo bambino, Matteo Francis. Il suo Salento è lontano, ma con tre ore d’aereo, di tanto in tanto, ci ritorna. Per una vacanza.

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Storie di emigrazione calabrese: la “fiaba” di Giuseppe “Joe” Tuccio “il poeta degli emigranti”

Giuseppe “Joe” Tuccio nacque a Campo di Calabria (RC), il 17 maggio del 1917, da Attilio Antonio Tuccio (nato il 10 marzo 1891 da Giuseppe e Domenica Napolitano) e da Maria Rosa Cassone.

I genitori di Giuseppe si erano sposati a Campo di Calabria il 9 settembre del 1916. La famiglia Tuccio era molto povera e così il padre decise di emigrare portando con se tutta la  famiglia.

I Tuccio giunsero ad “Ellis Island”, nel 1920, a bordo della “Dante Alighieri”.

La famiglia Tuccio nel 1930, dopo aver vissuto a Bedford Hills di New York , stabilì la sua residenza nel Connecticut. Giuseppe si mostrò subito voglioso di apprendere la nuova lingua e di studiare per poter “riscattare” il suo stato sociale. Soprattutto in Giuseppe “Joe” c’era una forte vena poetica. Giuseppe “Joe” conseguì la laurea alla “Columbia University” di New York dove ottenne il Master in inglese. Subito dopo gli assegnarono  riconoscimento “ Phi Beta Kappa Society ”.

Ma la letteratura e soprattutto la poesia lo resero celebre.

 Così lo descrisse il “Bridgeport Sunnday Post” nel 1944: “ un giovane ardente poeta italo-americano, con un forte desiderio di aiutare la causa degli immigrati italiani in questo paese”.

Tra i suoi innumerevoli lavori: “Childhood and Other Poems”  (Infanzia e altre poesie) un nostalgico e amorevole ricordo della sua Calabria; “My Own People” (La mia gente) un generoso appello in favore degli Italoamericani; “ Anyone Can Be a Genius: And Other Poems” (Chiunque può essere un genio: e altre poesie) una raccolta di poesie sull'amore, la vita, la politica e la religione. Le poesie furono scritte per tutta la vita dall'autore a partire dagli anni '40 fino al 2006.

Un giornalista lo definì: “il poeta degli emigranti.

Pubblicò oltre 10 libri di poesie e fu collaboratore costante della “Ridgefield Press” e di numerosi altri giornali e riviste in tutto il mondo. 

Nel 1944 fu nominato membro onorario del “Eugene Field Society” (National Association of Authors and Journalist). Fu apprezzato professore di liceo. Aprì anche una sua agenzia assicurativa a Port Chester (New York) che gestì per cinquant'anni.

Nel 1954 sposò la bellissima Rita Stazi (“Miss Italia” 1953 e poi finalista “Miss Universo” nata nel 1931). Fu un amore travolgente e duraturo dal quale arrivarono quattro figli: George, Joe, Bill e Susy.

Il padre, Attilio Antonio, forse tornò a vivere a Campo di Calabria dove morì il 26 febbraio del 1966. La madre, Maria Rosa,  morì il 10 giugno del 1972 nel Connecticut. La sua amata moglie, Rita Stazi, morì il 22 marzo del 2004. 

Giuseppe “Joe” Tuccio morì il 31 luglio del 2008.

* Presidente onorario "Ambasciatori della fame"

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Pasquale Calabrò, il "sogno americano" di un emigrante calabrese

Pasquale Calabrò nacque a Reggio Calabria, il 24 novembre del 1917, da Giuseppe e Caterina Mallamaci.

La madre, per evitargli la stessa dura vita di lavoro del padre, lo inviò in seminario. Ma a Pasquale quella vita, fatta di severità e troppe regole, non si confaceva. Così una notte pensò, insieme ad un amico, di fuggire.

A soli tredici anni, era il 1930, riuscì ad imbarcarsi per l’America. Dopo un periodo, in cui fece di tutto, trovò lavoro in miniera. Sgobbava anche 16 ore al giorno perché voleva a tutti i costi conoscere il “riscatto” rispetto ad una vita, sino ad allora, solo amara.

Quando ebbe i soldi necessari fece giungere negli Stati Uniti le sue due amate sorelle: Angela e Carmela.

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale gli cambiò il destino. Arruolato in Marina fu spedito su un cacciatorpediniere.

Al largo delle Filippine un “kamikaze” attaccò il cacciatorpediniere e lui coraggiosamente ed eroicamente rimase a tentare di abbattere l’aereo nemico. Ne riportò una serie di gravi ferite. Si temette per la sua vita. Poi rimandato negli Stati Uniti e curato nell’ospedale militare, grazie alla sua forte tempra, riuscì a salvarsi.

Al “ Naval Hospital” di Key West ricevette la “Purple Heart” (decorazione delle forze armate statunitensi assegnata in nome del Presidente a coloro feriti o morti in servizio). In quel periodo di aiuto gli fu, certamente, Rosamary una ragazza che fino al quel momento aveva conosciuto solo per corrispondenza (era la cugina di un marinaio suo commilitone in Marina). Rosemary diverrà il suo grande amore di una intera vita. Pasquale e Rosemary si sposarono, tre anni dopo, dalla loro unione nacque un figlio: Richard. Pasquale Calabrò lavorò come corriere postale e morì il 15 dicembre del 2008. Rosemary, il suo grande unico amore, gli sopravvisse di alcuni anni e morì il 25 settembre del 2018. La sorella Angela nata il 15 agosto del 1915 (aveva sposato l’emigrante calabrese Carmelo Angelone) morì il 6 gennaio del 2009.

*Presidente onorario "Ambasciatori della fame"

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Vittime e superstiti calabresi del naufragio del Maria P

Vittime

Squillace Giuseppe fu Gaetano, di anni 37, nato a Roccella Jonica (Reggio Calabria), vaticale.

 Basile Maria di Francesco, di anni 49, nata a Fuscaldo (Cosenza), filatrice.

Mazzei Anna Maria (figlia), d'anni 14, nata a Fuscaldo (Cosenza).

Francesco (figlio), di anni 7, nato a Fuscaldo (Cosenza).

Varano Ilario Cosmo fu Domenico, di anni 33, nato a Roccella Jonica (Reggio Calabria), fuochista.

Dario Caterina (maglie), nata a Roccella Jonica, (Reggio Calabria).

Elvira (figlia), di anni 3, nata a Roccella Jonica (Reggio Calabria).

Scofani Antonio fu Pietro, di anni 54. nato a Fascaldo (Cosenza), giornaliera.

Varano Domenico, di mesi 11, nato a Roccella Ionica, (Reggio Calabria).

Davoli Carmela, di anni 44, nata a Taverna, (Catanzaro), filatrice.

Cosentino Umberto, (figlio), di anni 14, nato a Taverna, (Catanzaro) e Rosa, (figlia), di anni 0, nata a Taverna, (Catanzaro).

Schiripa Alfonso, di anni 47. nato a Gioiosa Jonica (Reggio Calabria), contadino.

 Pelleg:ino Carmine fu Domenica, di anni 43, nato a Campana (Coseaza) contadino.

Angieri Agesilao, di anni 28, nato a Lattarico, contadino.

Amberti Filomena, di anni 35, nata a Fiumefreddo (Cosenza), domestica.

Marino Amalia, di anni 57, nata a Paola (Cosenza), contadina.

Gerlando Giovanni, di anni 32, nato a Paola (Cosenza), contadino

Graziadio Angelo, di anni 23,nato a Castrovillari,contadino.

Mancini Luigi. di anni 40, nato a Castrovillari, contadino

Bastardo Santo, di anni 22. nato ad Acri, sarto.

Giannitello Antonio. di anni 13, nato a Castrovillari. contadino.

Giannitello Leonaro, di anni 16, nato a Castrovillari contadino

Balzimo Pasquale, di anni 28, nato a Lungro, contalino.

De Luca Marietta, di anni 13, nata a Lungro, contadina.

Scida Antonio, di anni 23, nato a Tropea, contadino.

Villani Giuseppe, di anni 21. nato a Scalea, contadino.

Barrillà Salvatore, d'anni 43, nato a Spilinga, contadino

marco ambrosio, di anni 33 firmo, Cosenza

Pistininzi tommaso di anni 13, Arena

Pistininzi Giuseppe. di anni 41 nata ad Arena domestico.

Martellotta Pietro, di anni 23, nato ad Acquappesa, calzolaio.

Ferrari Camillo, di anni 13, nato al Acquappesa, calzolaio.

 

Passeggeri superstiti

 

Tomeo Giuseppe di Andrea, di anni 24, nato a Nicotera

Ferraro Francesco di Antonio, di anni 27, nato a Nicotera

Tomeo Damenico, di Andrea di anni 22, nato a Nicatera

De Felice Fortunato di Fortunato, di Anni 26. nato a Nicotera

Tarsi Damenico di Saverio,di anni 24 nato a Scalea

Provenzano Giuseppe di Salvatore, di anni 32, nato a Paola

Garofalo Antonino di Ignoti, di anni 17, nato a Guardia Piemontese

Buonasorte Giuseppa, di Raffaele, di anni 52, nato a Tropea

Mosacchi Raffaele, di Agastino, di anni 41, nato a Falconara Albanese

 

Marinai superstiti

Ciccarello Leonardo, nato 175, Matricola 7673, di Pizzo.

Lavalle Roberto, classe 1905, Matricola 7321, di Pizzo.

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Chiaravalle Centrale, incontro su emigrazione e immigrazione

“Tra emigrazione e immigrazione, giovani costruttori di pace, dialogo e tolleranza”. 

È il tema dell'incontro in programma domani, venerdì 17 maggio, a Chiaravalle Centrale, al quale parteciperà l'Alfiere della Repubblica Bernard Dika.

Appuntamento alle ore 10.30 presso l'Istituto comprensivo “Corrado Alvaro”. Il programma dell'iniziativa prevede i saluti istituzionali della dirigente scolastica, Elisabetta Giannotti, del sindaco, Domenico Donato, e della consigliera delegata alla Cultura, Pina Rizzo.

La relazione centrale sarà tenuta dalla professoressa Anna Maria Colabraro, autrice del volume “L'emigrazione, cause ed effetti sui paesi della Calabria”.

Un libro frutto di un percorso compiuto attraverso la letteratura e la ricerca socio-antropologica dedicata all'emigrazione, con un'analisi diretta sul piccolo borgo di Cenadi. Particolarmente interessante l'intreccio del convegno con il tema dell'immigrazione, nella prospettiva di un approccio ragionato su vicende che caratterizzano questa particolare congiuntura storica, europea e mondiale.

Sarà il giovane Alfiere della Repubblica Bernard Dika, ospite d'eccezione dell'iniziativa, ad arricchiere il dibattito conclusivo che verrà moderato dal giornalista Francesco Pungitore.  Già Presidente del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana, a 18 anni Dika, di origini albanesi, ha ricevuto dal Presidente Sergio Mattarella la benemerenza quale “Alfiere della Repubblica Italiana”.

Un titolo che premia il merito nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche o sportive nonchè l'impegno nel volontariato o singoli atti o comportamenti ispirati ad altruismo e solidarietà.

Maierato, inaugurato il monumento agli emigrati

È stata inaugurata nei giorni scorsi a Maierato, "La Valigia dell’emigrante”. L'opera di Antonio La Gamba, donata dai fratelli Antonio e Giovanni Cugliari, è stata collocata nella Piazzetta di corso Garibaldi.

Come ricorda una nota dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Danilo Silvaggio: "Maierato è culla di diverse testimonianze di migrazione nella sua storia, migrazione verso Toronto, Buenos Aires, Australia, per ricordare alcune mete. Molti maieratani (come del resto moltissimi italiani) hanno deciso, tanto tempo fa di intraprendere un viaggio e una delle peculiarità più significative di questo viaggio verso nuove e auspicabilmente migliori condizioni di vita sta nel fatto che il paese ospitante ha permesso alla componente italiana di mantenere in vita l’identità di origine nella nuova terra d’approdo".

Per l’artista La Gamba: “Anche se sparsi per il mondo, il cuore dei nostri emigranti, di ieri e di oggi, rimane attaccato al proprio paese, forse ancora di più di chi ci vive che delle volte, non apprezza la fortuna di essere rimasto”. Questa semplice e profonda considerazione è alla base della sua opera. La Gamba continua “Volutamente non ho rappresentato la tradizionale figura del padre che saluta la famiglia per lasciare ad ognuno la possibilità di pensare che quella valigia, appartenga al proprio fratello, amico o parente. La valigia carica e gonfia dei ricordi tenuti stretti dalle corde che lacerano l’animo perché, al di là dei tempi che cambiano, la nostalgia del proprio paese rimane anche a migliaia di chilometri di distanza. Si rimane attaccati alla piazza, al bar, agli amici, alle feste dei santi, agli odori, ai muri screpolati delle case abbandonate”.

La valigia nella Piazzetta dell’emigrante – sottolinea Giovanni Cugliari – “rappresenta un monito per tutta la comunità” e attraverso “la cultura del bello”  ci ricorda l’importanza di vivere in un luogo accogliente, ricco di valori ma anche di potenzialità, ci ricorda l’importanza di contribuire, tutti insieme, al miglioramento delle nostre comunità, affinché la valigia non sia più una costrizione.

Nell'ambito dell'iniziativa, l’amministrazione comunale ha annunciato di aver sviluppato l’idea per realizzare un premio annuale con il quale dare vita e continuità a un progetto che prevede che, nel mese d'agosto di ogni anno, nelle varie comunità maieratane all’estero sarà selezionata una famiglia a cui sarà assegnato, simbolicamente, un cuore che verrà messo sulle pareti delle case in cui vivevano i propri nonni o i propri genitori prima di emigrare.

"Il progetto - si legge in una nota dell'amministrazione comunale - mira a mantenere viva la memoria e soprattutto a non spezzare, ma al contrario a rafforzare, il filo che unisce ogni emigrante alla propria terra".

 

Dalla Calabria agli Usa: la vita di Padre Dominick Landro, "il fratello dei minatori"

Padre Dominick Landro, grande sacerdote e “fratello dei minatori” negli Stati Uniti, era calabrese. Nacque nel 1861 a Parghelia in provincia di Vibo Valentia. Conobbe e collaborò con Santa Francesca Saverio Cabrini. Fronteggiò le infiltrazioni mafiose e, per questo, ricevette pesanti minacce di morte dalla “Mano Nera”.

Padre Dominick Landro nacque nel 1861 a Parghelia in provincia di Vibo Valentia. Ordinato sacerdote nel 1882 fu parroco in piccoli paesi della sua Calabria.

Nel 1890 fu inviato negli Stati Uniti per assistere la crescente comunità italo-americana. Trascorse due anni tra i minatori. Nel 1894 giunse a Scranton, in Pennsylvania, dove sostituì Padre Peter Bondi e Padre Rosario Nasca come sacerdote della numerosa colonia di immigrati italiani.

Il 17 luglio del 1894 celebrò il primo battesimo. La comunità italiana con lui trovò un vero protettore. Curava ogni possibile aspetto della vita dei suoi fedeli: cercò lavoro per i nuovi arrivati, assisté i bambini, organizzò scuole serali, attrezzò un ospedale e raccolse fondi per le famiglie che subivano la morte del capo famiglia.

Nel 1901 fondò la parrocchia di “St. Lucy's Church” (dedicata al Vescovo O'Reilly) e lì fondò la scuola poi gestita dalle suore di “Santa Maria Cabrini”. E proprio Francesca Saverio Cabrini (oggi Santa) per ben sei volte giunse a Scranton manifestando il suo grande apprezzamento per il parroco calabrese.

Ma Padre Dominick Landro non si limitò alla sola sua parrocchia. Raggiungeva, in ogni dove, gli italiani di quel territorio da Wellsboro ad Elkland ad Williamsport e Hazleton.

Fu poi trasferito a Hazleton una città mineraria. A lui si debbono numerose realizzazioni: “Saint Mary” ad Old Forge; “Saint Anthony” a Freeland; “Mother of Sorrows” a Williamsport; “St. Mary Assumption” a Jessup; “St Mary” a Lattimer Mines; “Our Lady of Mt. Carmel” a Carbondale”; “St. Anthony” a Dunmore; “Our Lady” a Heave; “Most Precious Blood”, “Holy Rosary” e “Mother of Sorrows” Hazleton.

I suoi figli prediletti furono sempre quelli che lui chiamava “i miei fratelli minatori” e quando poteva celebrava messa anche all’interno delle miniere. Fu sempre caritatevole anche con chi sbagliava e visitò in carcere, Isaac Birriolo, un italo-americano condannato a morte per aver ucciso la moglie (la notizia fu riportata da “The Agitator” giornale di Wellsboro).

Fronteggiò con forza le infiltrazioni criminali e fu minacciato di morte dalla “Mano Nera” che chiese di farlo trasferire. Ma inutilmente.

Per un periodo tornò a Scranton nella sua “St. Lucy's Church”.

Infine fece ritorno a Hazleton come Pastore della parrocchia del “Most Precious Blood Church”.

In un articolo apparso sul giornale “Scranton Tribune” veniva così descritto: “"Padre Landro è considerato da tutti come un uomo che possiede un grande carattere, una profonda pietà e un amabile fascino”.  

Padre Dominick Landro, “il fratello dei minatori”, morì il 27 marzo del 1929.

 *Presidente onorario “Ambasciatori della fame”

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Francesco “Frank J.” Zappalà, il grande avvocato e politico della Pennsylvania era calabrese

Francesco “Frank J.” Zappala’ nacque, il 24 maggio 1897 a Santo Stefano in Aspromonte, provincia di Reggio Calabria, da Giuseppe (“barbiere del paese”) e Carmela Penna.

La famiglia Zappala’ giunse ad “Ellis Island” nel 1908. Il piccolo Francesco, oramai per tutti “Frank J.”, mostrò, sin da subito, una vivace intelligenza.

Fondamentale fu, per lui, l’incontro con tale Joseph King che intuitone le capacità lo spinse a studiare. “Frank J.” lo fece soprattutto di notte, il giorno lavorava per aiutare la famiglia, e così si laureò in legge, nel 1929, alla “Duquesne University” di Pittsburgh in Pennsylvania. Intraprese una carriera professionale che lo rese uno dei più prestigiosi avvocati della Pennsylvania.

Fu anche impegnato in politica con il partito Democratico. Nel 1934 ottenne la “nomination” per Camera dei Rappresentanti della Pennsylvania. Questo evento fu salutato con entusiasmo dalla comunità italo-americana. Infatti un italo-americano, mai prima di allora, aveva avuto questo onore da parte del Partito Democratico. “Frank J.” divenne Deputato alla Camera della Pennsylvania dal 1935 al 1937.

Fu nominato magistrato della città di Pittsburgh. Quest’ultimo incarico lo vide impegnato dal 1939 al 1950. Sposò, nel 1930, Josephina Andolina con la quale ebbe tre figli: Frank J., Stephen e Richard. Fu anche difensore di John Bazzano un noto affiliato alla mafia. Il figlio Stephen Zappala’ diverrà Presidente Supremo della Corte di Giustizia di Pittsburgh. Francesco “Frank J.” Zappala’ mori l’8 gennaio del 1988 a Pleasant Hills, Allegheny County, Pennsylvania.

L’importante giornale “Pittsburgh Post-Gazzette”, in occasione della sua morte, gli dedicò un articolo a tutta pagina.

*Presidente onorario “Ambasciatori della fame”  

 

 

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