Scoperto evasore, ha occultato al fisco 1,5 milioni di euro

I finanzieri della compagnia di Paola hanno scoperto una società che, dal 2013, non avrebbe dichiarato al fisco i propri redditi ed avrebbe, invece, dichiarato costi indebiti per oltre 1,5 milioni di euro.

L’attività delle fiamme gialle ha consentito di ricostruire l’effettiva posizione fiscale del contribuente sottoposto a verifica, mediante l’approfondimento dei rapporti commerciali intercorsi con un'altra società con sede nella Repubblica di San Marino.

Dall’esame della cessione di un “ramo d’azienda”, effettuata dalla società sammarinese in favore di quella italiana, peraltro, entrambe riconducibili allo stesso nucleo familiare, sarebbero emerse irregolarità tali, da consentire ai militari di scoprire componenti straordinarie di reddito, per oltre 1,2 milioni di euro.

L’analisi della contabilità, inoltre, avrebbe permesso di rilevare che la società, violando i principi e le regole stabiliti dalle norme tributarie, avrebbe indebitamente dedotto dal reddito d’impresa, oltre 300 mila euro di costi, così riducendo il reddito imponibile dichiarato.

Complessivamente le imposte evase ammonterebbero a circa 450 mila euro. La società, oltre a dover pagare l’imposta evasa, sarà destinataria di sanzioni pecuniarie fino al 180% di quanto evaso.

 

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Scoperto supermercato che ha evaso il fisco per oltre 1,7 milioni di euro

I finanzieri del Comando provinciale di Cosenza hanno scoperto un evasore totale, che dal 2014 non ha presentato alcuna dichiarazione dei redditi pur avendo conseguito ricavi per oltre 1,7 milioni di euro.

Durante un'attività di polizia giudiziaria, diretta dal Procuratore capo della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni e dal sostituto Teresa Valeria Grieco, che ha portato anche all’esecuzione di misure cautelari personali e sequestri nei confronti di diversi persone accusate di intestazione fittizia, le fiamme gialle della Compagnia di Paola hanno smascherato una società “fantasma”, attiva nel settore dei supermercati.

Rilevata la falsa intestazione della società, i militari hanno avviato una verifica fiscale sull’attività, scoprendo che nel corso degli anni i titolari, sia fittizi che effettivi, non avevano mai presentato dichiarazioni fiscali né pagato imposte.

I finanzieri hanno, quindi, ricostruito le vendite e gli utili dell’impresa, constatando la mancata dichiarazione di ricavi per 1,7 milioni di euro ed imposte per oltre 120 mila euro.

 

Evade dai domiciliari, ma viene sorpreso in auto con attrezzi da scasso. Arrestato

Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio, gli agenti della Polizia stradale di Siderno hanno arrestato in flagranza di reato per evasione, un uomo di nazionalità romena.

In particolare, i poliziotti hanno intimato l'alt ad un'Alfa Romeo 166 con a bordo 3 cittadini romeni.

Il conducente dell’autovettura, sprovvisto di patente di guida e di qualsiasi altro documento idoneo all’identificazione, ha cercato di eludere il controllo fornendo false generalità. Tuttavia, gli uomini della Polstrada sono riusciti accertare che l'uomo ed uno dei passeggeri erano già noti alle forze dell'ordine, per furto e ricettazione.

Fatta la scoperta, gli agenti hanno sottoposto a perquisizione sia i fermati che il veicolo, nel quale sono stati rinvenuti: un piede di porco, grimaldelli, chiavi ed altri utensili destinati allo scasso.

I successivi accertamenti effettuati presso la Polizia scientifica del Commissariato di Gioia Tauro, hanno consentito d'identificare il conducente dell’autovettura, risultato, tra l’altro, evaso dagli arresti domiciliari cui era sottoposto presso il proprio domicilio di Reggio Calabria.

L’uomo è stato, quindi, arrestato per il reato di evasione ed unitamente ai due passeggeri, denunciato in stato di libertà per possesso ingiustificato di utensili atti allo scasso.

 

Vibo Valentia, scoperta evasione fiscale per oltre 1,6 milioni di euro

I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Vibo Valentia, in esecuzione di un provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale, hanno sottoposto a sequestro i beni e le disponibilità finanziarie di un'impresa operante nel settore del commercio al dettaglio di mobili.

La misura, che ha interessato, anche, i beni degli amministrattori dell'attività, nasce dagli sviluppi di un'indagine che ha permesso alle fiamme gialle di fare luce su un'ingente evasione fiscale.

L'attività aveva permesso d'individure e recuperare oltre 6 milioni di euro di ricavi da sottoporre a tassazione sui redditi e 800 mila euro all'aliquota Iva.

Per i finanzieri, il reato commesso avrebbe consentito ai legali rappresentanti della società di trarre un profitto quantificato in oltre 1,6 milioni di euro. Per tale ragione, sono stati segnalati all'Autorità giudiziaria, per violazione delle norme relative alla presentazione e corretta redazione delle previste dichiarazioni fiscali obbligatorie.

Su richiesta della locale Procura, il gip ha, quindi, disposto il sequestro di beni immobili e valori intestati sia alla società che agli stessi indagati, per un importo equivalente all'imposta evasa, finalizzato a garantire, in caso di condanna, la confisca dei beni per un valore pari al profitto conseguito con l'evasione fiscale perpetrata ed al conseguente ristoro delle casse erariali.

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Scoperta evasione fiscale per oltre 4 milioni di euro, denunciate tre persone

Al termine di una complessa attività di indagine, i finanzieri del Gruppo di Locri hanno scoperto una maxi evasione fiscale perpetrata da un’impresa operante nel settore del movimento terra.

L’attività ispettiva, supportata da numerosissimi riscontri esperiti nei confronti di clienti e fornitori operanti sull’intero territorio nazionale e dall’incrocio dei dati presenti nelle banche dati in uso al Corpo con mirate indagini finanziarie, avrebbe consentito ai militari di ricostruire il reale volume d’affari conseguito dalla società negli anni d’imposta ispezionati, recuperando a tassazione oltre 4 milioni di euro in materia di imposte dirette e 1 milione di Iva.

Al fine di sottrarsi al pagamento dei debiti, la società avrebbe distratto prima della dichiarazione del fallimento il proprio patrimonio per un valore di oltre 1 milione di euro arrecando un grave pregiudizio ai creditori, privati di ogni utile garanzia di pagamento, risultando l’impresa, al termine dell’operazione, una vera e propria “scatola vuota”, non più in grado di saldare i debiti.

A conclusione delle indagini, sarebbe stato individuato il vero amministratore della società, appartenente alla cosca Letto – Cua – Pipicella che è stato denunciato, tra l’altro, per bancarotta fraudolenta, infedele presentazione delle dichiarazioni, intestazione fittizia di beni e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte in concorso con gli amministratori fittizi.

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Evasione fiscale di circa 350 mila euro: sequestrati bene ad un imprenditore vibonese

Sono stati sequestrati oggi dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Vibo Valentia , beni per un valore pari a circa 350 mila euro, nei confronti di un imprenditore del luogo.

La disposizione è stata condotta dalla Procura della Repubblica al termine di una verifica fiscale effettuata nei confronti di una società operante nel settore del noleggio di automezzi, mezzi d’opera e di movimento terra: è emerso ed è stato accertato un particolare sistema di frode, messo in atto  negli anni d’imposta dal 2012 al 2016, consistente nel fraudolento abbattimento dei redditi e dell’iva mediante il ricorso alla contabilizzazione di costi riferiti ad operazioni commerciali inesistenti, da parte dello stesso responsabile.

Il sistema, negli anni, ha fruttato un illegittimo risparmio d’imposta: il rappresentante della società è stato segnalato alla Procura della Repubblica.

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Scoperta evasione fiscale per 12 milioni euro

Una maxi evasione fiscale perpetrata da tre imprese operanti nel settore del commercio intracomunitario di bestiame, è stata scoperta al termine di una complessa indagine condotta dai finanzieri del Gruppo di Locri.

L’attività ispettiva, supportata da una serie di riscontri esperiti nei confronti di clienti e fornitori operanti sull’intero territorio nazionale e dall’incrocio dei dati presenti nelle banche dati in uso al Corpo con la documentazione amministrativa e sanitaria acquisita presso le strutture preposte, ha consentito di rilevare l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti in materia tributaria.

Particolarmente difficoltosa è stata la ricostruzione investigativa operata dalle fiamme gialle, attesa la sistematica interposizione di soggetti economici privi di patrimonializzazione che, da circa vent’anni, acquistavano suini e bovini da paesi comunitari omettendo di versare all’erario debiti d’imposta, con la conseguenziale iscrizione di cartelle esattoriali per oltre 8,5 milioni di euro.

Inoltre, i finanzieri hanno accertato l’utilizzo di fatture relative ad operazioni inesistenti per circa 11 milioni di euro, riconducibili ai soggetti economici legati da stretti vincoli di parentela.

I militari hanno, quindi, deferito all’Autorità Giudiziaria 5 persone accusate di varie ed articolate violazioni alla normativa penal-tributaria quali: infedele presentazione delle dichiarazioni, utilizzo ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

 

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Evasione fiscale, sequestrati beni per 600 mila euro

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un provvedimento di sequestro di beni fino a concorrenza, di una somma pari a circa 600 mila euro.

 Destinatario della misura, è un imprenditore ritenuto responsabile del reato tributario di omessa dichiarazione. Il provvedimento, emesso dalla Corte d'appello di Reggio Calabria ed eseguito dai militari della Compagnia di Palmi, ha riguardato rapporti finanziari, partecipazioni societarie e numerosi automezzi.

L’attività trae origine da un’informativa di reato redatta dalle fiamme gialle, a conclusione di una verifica fiscale eseguita nei confronti di un’impresa edile, che avrebbe occultato al fisco ricavi per circa 1 milione e 300 mila euro, con conseguente evasione dell’Iva e delle imposte sui redditi.

Alla luce dell’imposta evasa quantificata dagli investigatori, risultata superiore alle soglie previste dalla normativa penaltributaria, si è concretizzato il presupposto per l’adozione del sequestro preventivo per equivalente, misura cautelare posta a garanzia del credito erariale.

 

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