'Ndrangheta, operazione "Martingala": 27 fermi, sequestrati beni per 100 milioni di euro

Gli uomini della Dia e del Comando provinciale della guardia di finanza di Reggio Calabria hanno eseguito, sull’intero territorio nazionale, un provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nei confronti di 27 persone ritenute appartenenti alla ‘ndrangheta.

Contestualmente, sono stati eseguiti provvedimenti di sequestro di imprese, beni immobili e disponibilità finanziarie.

In particolare, le 27 persone colpite dal provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria, sono ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, frode fiscale, associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, reati fallimentari ed altro.

Nel corso dell'operazione, denominata "Martingala", sono stati, inoltre, sottoposti a sequestro beni immobili, disponibilità finanziarie ed imprese, per un valore complessivo di 100 milioni di euro.

Contemporaneamente, su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, sono stati eseguiti ulteriori provvedimenti restrittivi e di sequestro per riciclaggio/reimpiego nel tessuto economico toscano dei proventi illeciti conseguiti dall’associazione mafiosa.

Maggiori particolari saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 11, presso il Palazzo di Giustizia di Firenze, alla quale parteciperanno il Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho ed i Procuratori distrettuali di Firenze e Reggio Calabria.

 

Si nascondeva in Calabria l'ex politico messicano vicino ai narcos

Gli agenti della Squadra mobile di Cosenza, con il coordinamento del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato ed il supporto della Squadra mobile di Firenze, ha tratto in arresto Tomas Jesus Yarrington Ruvalcaba, cittadino messicano, ricercato in ambito internazionale perché destinatario di un ordine di cattura emesso dall'Autorità giudiziaria statunitense.

Condannato per associazione per delinquere, traffico di stupefacenti, riciclaggio, frode bancaria e reati connessi, Yarrington Ruvalcaba, fino al 1995, è stato sindaco di Matamoros, cittadina che confina con stato del Texas, mentre  dal 1999 al 2005 è stato governatore dello Stato di Tamaulipas.

Secondo l’accusa, approfittando delle cariche istituzionali ricoperte, avrebbe ricevuto elevatissime tangenti da parte di pericolosi narcos messicani riconducibili al noto “Cartello del Golfo”. In cambio, l’uomo politico avrebbe favorito l’esportazione di ingenti quantitativi di cocaina e marijuana verso gli Stati Uniti. Yarrington Ruvalcaba avrebbe, quindi, investito milioni di dollari, profitto di tangenti, nell'acquisto di diversi beni immobili negli Usa ed in Messico.

Latitante dal 2012, è considerato, dalla rivista americana “forbes” come una tra le dieci persone più corrotte del Messico. Su di lui pende una taglia di 15 milioni di pesos messicani.

In seguito alla segnalazione della polizia Statunitense, la Squadra mobile di Cosenza ed il Servizio centrale operativo hanno avviato un'attività d'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Paola consistente, prevalentemente in servizi d'osservazione, intercettazioni e pedinamento. Sebbene, ci fosse la possibilità che Yarrington Ruvalcaba, potesse essersi sottoposto ad intervento di chirurgia plastica al viso, gli investigatori lo hanno individuato a Paola, dove si era stabilito da qualche mese. Nella cittadina calabrese l’uomo usava il nome Perez Morales. Grazie ai documenti falsi di cui disponeva era riuscito, nei mesi scorsi, a ad eludere due controlli effettuati dalle  forze dell’ordine.

Dopo giorni di appostamenti, i poliziotti sono entrati in azione stringendo le manette ai polsi del cittadino messicano.  L’arresto è stato effettuato a Firenze al termine di un lungo pedinamento iniziato in Calabria.

Al momento del fermo, avvenuto a pochi passi dal centro storico fiorentino, l'uomo ha continuato a negare la sua identità. Solo dopo essere stato sottoposto ai rilievi fotodattiloscopici si è avuta la certezza della sua vera identità attraverso la comparazione delle impronte digitali.

All’operazione hanno preso parte anche funzionari dell’Interpol, nonché funzionari del Department of homeland security americano.

Gli investigatori stanno ora cercando di capire se, durante la latitanza in Italia, Yarrington Ruvalcaba abbia beneficiato di una rete di fiancheggiatori.

'Ndrangheta. Sequestrati beni per un milione di euro a presunto narcotrafficante

Nella mattinata odierna, militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Firenze hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro in applicazione di una "misura di prevenzione patrimoniale" emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su "proposta" della locale Procura Distrettuale Antimafia. L’intervento odierno è il coronamento delle complesse attività d’indagine poste in essere dalle Fiamme Gialle che nell’arco di tre anni hanno colpito, anche e soprattutto sul piano patrimoniale, un presunto sodalizio criminale di matrice calabrese operante su tutto il territorio nazionale e coinvolto, a parere degli inquirenti, nell’importazione di ingenti quantitativi di cocaina provenienti dal Sudamerica, dove poteva contare sull’appoggio di soggetti che facevano da tramite con un potente cartello della droga colombiano. Nel corso di diverse operazioni di servizio, infatti, i militari del G.I.C.O. di Firenze hanno sottoposto a sequestro più di 280 kg. di cocaina purissima, per un valore complessivo stimato in 10.000.000 di euro, cifra assolutamente indicativa alla luce del fatto che tale quantitativo avrebbe subito sul mercato un incremento pari ad almeno il triplo, dopo l’aggiunta delle sostanze da taglio. Nell’ambito della stessa operazione erano stati tratti in arresto, a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. di Firenze 16 soggetti, considerati in organico alle potenti famiglie di 'ndrangheta "Avignone-Viola-Zagari" e "Paviglianiti-Maesano", originarie di Taurianova e San Lorenzo, molti dei quali da anni trapiantati nelle regioni più ricche del Nord Italia, dove avevano fatto perdere le proprie tracce, riciclando ingentissime risorse nei più remunerativi settori dell’economia legale. Le più recenti investigazioni dei finanzieri, sono state indirizzate alla ricostruzione dell’ingente patrimonio, del quale l’organizzazione, anche attraverso l’interposizione di prestanome e familiari, poteva disporre, secondo i titolari dell'indagine, in maniera indisturbata. In particolare, le attenzioni delle Fiamme Gialle si sono concentrate su uno dei presunti principali promotori dei traffici di droga,Stefano Condina, di Sant’Eufemia d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria, destinatario di due distinte partite di cocaina - per un peso complessivo di 250 kg. - provenienti dal Sudamerica e sequestrate nel corso di altrettante operazioni di Polizia presso lo scalo portuale di Gioia Tauro. L’attività investigativa, pertanto, avrebbe consentito di risalire alla disponibilità di Condina di 10 immobili, 2 fabbricati, 6 terreni, 1 società e 2 conti correnti - per un valore complessivo stimato in oltre 1.000.000 di euro – per i quali il Tribunale di Reggio Calabria ha accordato l’emissione della misura di prevenzione patrimoniale nei confronti dell'uomo e di suoi prossimi congiunti. 

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La Dia di Firenze sequestra beni per 3 milioni di euro ad imprenditore calabrese

Un ingente patrimonio mobiliare, immobliare e societario del valore stimato di oltre 3 milioni di euro, e` stato sequestrato dalla Direzione investigativa antimafia di Firenze. L'operazione rappresenta il culmine di una complessa attivita` investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze. Destinatario del provvedimento, un imprenditore calabrese operante da anni in Toscana. Dalle indagini, sarebbe emerso che grazie all'ausilio di un "prestanome", l'uomo sarebbe riuscito ad operare una serie di investimenti che gli avrebbero permesso di acquisire alcune attivita` commerciali come bar, pasticcerie, pizzerie e diversi appartamenti ubicati nei comuni di Firenze e Prato.

 

 

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Catturato in autostrada presunto affiliato alla 'ndrangheta

Stamattina la Polizia Stradale ha tratto in arresto un camionista di 24 anni nei pressi del casello di Calenzano, in provincia di Prato, lungo l'autostrada A1. M.V., residente in Calabria, è accusato di essere appartenente alla 'ndrangheta. Per conto dell'organizzazione criminale si occuperebbe di armi, materiale esplosivo e sostanze stupefacenti.  Gli inquirenti ritengono, inoltre, che avrebbe favorito soggetti in stato di latitanza e curato gli interessi delle cosche interessandosi dell'acquisto di imprese commerciali. A disporre la cattura è stato l'ufficio del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria. I carabinieri di Taurianova, verso le 2:30 di oggi si sono messi in contatto  con gli agenti della Polizia Stradale di Firenze per segnalare che il giovane era in transito dalle parti di Montevarchi, nell'Aretino. Gli agenti di tre pattuglie si sono messi in azione e, attorniato l'autoarticolato condotto dal 24enne, lo hanno arrestato ed accompagnato dietro le sbarre nella prigione di Prato. 

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Adolfo Hitler finisce ai domiciliari per guida in stato d'ebbrezza

Un'ordinanza di arresti domiciliari emessa dal tribunale di sorveglianza di Firenze per guida in stato d'ebbrezza e` stata notificata ad Adolfo Hitler. Quella che sulle prime sembrerebbe una boutade e`, invece, una storia vera accaduta a Legnaia, uno dei quartieri del capoluogo toscano, dove un peruviano e` stato fermato dai militari dell'Arma mentre era alla guida della sua auto. Dal controllo e` emerso che il sudamericano si era messo al volante dopo aver alzato il gomito piu` del dovuto. Per gli uomini che lo hanno fermato, pero`, la sorpresa maggiore e` arrivata dai documenti. Accanto al cognome, tipicamente latino americano, spiccava, infatti, il nome di battesimo Adolfo Hitler.

Irregolarità nei versamenti previdenziali: condannato imprenditore edile

Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto che un imprenditore edile di 45 anni sconti ai domiciliari una condanna a sei mesi. A notificare la decisione dei giudici di Firenze hanno provveduto i Carabinieri della Stazione di Cirò Marina, luogo di residenza dell'uomo. La pena gli è stata inflitta perché avrebbe prodotto certificazioni non veritiere in merito al versamento dei contributi di natura previdenziale dei lavoratori che quattro anni fa prestavano servizio presso la sua azienda. La richiesta di essere affidato in prova ai servizi sociali, bocciata dai Carabinieri, non è stata accolta. 

 

 

Giorgio La Pira, tra fede e politica

In questa rubrica, finora dedicata solo a illustri e saggi politici calabresi, veri cristiani che hanno applicato il Vangelo in politica, mi par d’obbligo ospitare un politico cattolico che non appartiene alla nostra terra, ma pur sempre meridionale che ha vissuto e santamente ha operato a Firenze, il siciliano Giorgio La Pira (1904 – 1977). Un cattolico che non ha mai smesso di esserlo da deputato, da esponente di governo e da sindaco. Insomma un cattolico impegnato che non smette mai di essere  cristiano e cattolico. Cosa che non avviene oggi. Anzi sono in molti che si proclamano cattolici o cristiani nel bel mezzo di una campagna elettorale. Come durante una campagna elettorale si utilizzano, a vario modo, i grandi e “poveri” uomini della storia del cattolicesimo sociale e poi ce se se dimentica. Ma Giorgio La Pira sono in molti a ricordarlo ma bisognerebbe farlo secondo il comandamento “non nominare il nome di Dio invano”. Un po’ dappertutto, come a Crotone, da qualche anno, e guarda caso nel pieno di una tornata elettorale,  si vanno fondando Circoli che portano il suo nome organizzando anche qualche sporadica conferenza e nulla di più. Ci si fregia del nome del santo politico La Pira ma nessuno ne applica l’insegnamento, hanno altro da pensare e fare. Del resto perché ricordarlo? Gli somigliano poco nulla e il santo uomo fiorentino di adozione si rivolterebbe nella tomba, se non l’ha già fatto. La Pira ebbe il Vangelo come strumento di lavoro accompagnandosi sempre alla preghiera. Modus vivendi strano per un politico? Per tanti, tantissimi di oggi sì. Per quelli della Casta sì. Quando entrò in Palazzo Vecchio a Firenze, da sindaco, presentò il suo programma: “Una città dove ci sia per tutti: un posto per pregare (la chiesa), un posto per lavorare (l’officina), un posto per pensare ( la scuola), un posto per guarire (l’ospedale)”. Programma da sognatore che La Pira attuò con realismo e concretezza. Nel capoluogo toscano le sue amministrazioni sono state le più sane e le più efficienti. Dunque è possibile essere un buon politico senza dimenticare o rinnegare le proprie radici. Quando La Pira diceva di voler essere dalla parte dei poveri, ci stava da povero. Non possedeva che lo stretto necessario e conosceva, condividendole, le attese dei poveri. Una volta disse a Fanfani: “Cambiate la legge perché io non posso cambiare il Vangelo”. Ancora a Fanfani in una lettera del 1955: “Ci vuole coraggio: anche qui l’Evangelo ammaestra, ci vogliono uomini disposti a servire e non ad  essere serviti. Economia rinnovata a misura d’uomo; classi dirigenti nuove e uomini adatti a questa società nuova, che non deve essere più capitalista ma che deve portare i segni visibili di un’aspirazione cristiana […] Chi edifica la città dell’uomo, edifica la città di Dio”. Utopia? Forse! Programma irrealizzabile? Certo che no! Al Presidente della Repubblica Einaudi che gli diceva che il Vangelo è solo un libro di pietà, La Pira senza scomporsi, ribattè che il “Vangelo è un manuale di ingegneria, perché lì dentro c’è tutto, trovi quel che devi fare”. Ricordo che una volta Mons. Agostino,  il compianto arcivescovo della Diocesi  di Cosenza-Bisignano e della Chiesa di Crotone-Santa Severina, disse che è facile essere democratico, difficile essere cristiano. Erano i tempi dei democristiani! Come dire, ed è vero, che non è facile fare politica da cristiani. Occorre fantasia, umiltà, capacità di studio, capacità di ascolto e di servizio, impegno serio, duro. E soprattutto, che ne è la somma, in politica non si entra per tornaconto personale. Una volta l’umile La Pira confidò: “Alla sera affiora nel mio esame di coscienza questa popolazione che aspetta di avere la casa, di avere il lavoro dal quale dipende la sua vita fisica e spirituale, di avere l’assistenza”. E non solo. “Quando la situazione è burrascosa, quando c’è oscurità, una sola è la cosa che va fatta. Respice stellam: alzare gli occhi al cielo e fissare la luce di Dio! Una è la verità che ci guida, questa: che niente avviene nella nostra vita che non sia in vista della nostra personale santificazione”.  Sono queste espressioni finora inedite contenute in un ampio carteggio epistolare indirizzato alla figlia spirituale Paola Ramusani tra il 1940 e il 1975. Carteggio diventato libro, nel 2011, arricchito da una prefazione del cardinale Silvano Piovanelli. Al postutto, non è eresia se si afferma che il deputato e sindaco, unanimemente “santo” di Firenze di origini meridionali è uno di quei grandi laici cristiani del ‘900 che hanno saputo e voluto testimoniare il loro apostolato di fede nella quotidianità; che hanno saputo e voluto percorrere il cammino politico tra la gente, nelle borgate come nei salotti, sempre e comunque col Vangelo in mano. E sono tanti, tantissimi, i politici dei nostri giorni che dovrebbero riflettere. Ah, se non ha ragione quel tizio che rimpiange i tempi di Giorgio La Pira & C.!

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