Reggio, Stanza 101 ricorda la tragedia delle foibe con la proiezione di Red Land

Riceviamo e pubblichiamo

"Il 10 febbraio in tutta Italia ricorre 'Il Giorno del Ricordo' dedicato alla memoria dei ventimila civili italiani assassinati nelle Foibe e dei trecentocinquantamila esuli in fuga dal terrore rosso dei comunisti slavi.

Anche a Reggio sono diverse le iniziative di associazioni civiche e metapolitiche di ispirazione identitaria, tra cui anche gli uomini e le donne di Stanza101, che celebreranno questa giornata nazionale.  

Domenica prossima, proprio il 10 febbraio, su iniziativa dell’associazione “Reggionamenti”, il nostro Cenacolo Culturale si recherà presso l’area archeologica Griso Laboccetta ove da circa quindici anni è posta la targa commemorativa di quella che è ormai diventata simbolo del martirio delle foibe: la studentessa istriana Norma Cossetto.

Questa ragazza venne sequestrata, torturata ed uccisa dai partigiani comunisti jugoslavi per poi essere barbaricamente gettata insieme ai suoi familiari in una di quelle fosse carsiche chiamate Foibe.

Quest’anno, forse anche in linea con l’atmosfera del rinnovato governo, la televisione pubblica, precisamente Rai3, manderà in onda oggi (venerdì 8) in prima serata il film “Red Land – Rosso Istria” che rappresenta la grande novità cinematografica di questo periodo avendo avuto apprezzamenti dalla critica per l’equilibrio con cui viene raccontata questa grande tragedia della patria Italia. Su queste considerazioni presso la sede del nostro Cenacolo Culturale, sita in via Damiano Chiesa civico 1, Stanza101 allestirà una pubblica visione del film aperta a tutti i cittadini che vorranno parteciparvi, qualunque sia la loro collocazione politica ed ideologica.

Dopo la visione del film si aprirà un dibattito comunitario aperto al confronto ed alla riflessione sull’uso strumentale di “certa” storiografia e sul valore della memoria quale patrimonio di identità nazionale per le giovani generazioni".

Stanza101

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Lamezia: Azione identitaria ricorda i martiri delle foibe

Riceviamo e pubblichiamo

"I militanti di Azione Identitaria hanno voluto rendere omaggio alle vittime delle foibe attraverso l’affissione di uno striscione, sul ponte San Rocco del torrente Cantagalli a Lamezia Terme, con su scritto: “Foibe: io non scordo”.

Non si può assolutamente dimenticare il dramma umano di oltre 20 mila persone trucidate e gettate in quelle cavità naturali  carsiche chiamate foibe, vittime della ferocia e dell’odio comunista delle truppe Jugoslave di Tito e di altri 350 mila esuli dalmati, fiumani ed istriani costretti ad abbandonare le loro case per fuggire dall’orrore.

Fu una vera e propria azione di pulizia etnica da parte delle truppe titine, l’unica colpa delle vittime era quella di essere italiane, un massacro dettato dall’odio politico tenuto nascosto per troppi e lunghi anni dalla storiografia ed in cui il Partito Comunista di Togliatti giocò un ruolo fondamentale contribuendo ad occultare in maniera sagace questa cruenta e vergognosa pagina di storia.

Ancora oggi la reticenza è tanta quando si parla di questa giornata del ricordo di nostri fratelli innocentemente trucidati, che va di pari passo con quella voglia, non tanto celata, di minimizzare questi macabri episodi in cui vi furono responsabilità e coperture politiche vergognosissime.

Pretendiamo inoltre che per il giorno del Ricordo delle vittime delle foibe, tutte le istituzioni politiche calabresi tengano dai loro Palazzi i tricolori a mezz’asta, in segno di rispetto e di ossequio di questa immane tragedia che ha riguardato nostri fratelli e sorelle italiane".

Azione identitaria Calabria

Reggio, foibe: il Comitato 10 febbraio celebra il Giorno del Ricordo

 Come di consuetudine, ci troviamo anche quest’anno a celebrare il Giorno del Ricordo in maniera sobria ma significativa. Oggi, più che mai, il momento di riflessione in ricordo delle vittime delle foibe e degli esuli istriani giuliani e dalmati acquisisce un significato particolare per i fatti che stanno interessando l’Italia intera.

Eravamo abituati al fenomeno del revisionismo storico, attraverso cui si è sempre cercato di nascondere o confondere una verità ormai nota a tutti.

Ma adesso sembra sempre più dilagante la moda di distruggere e denigrare i simboli che faticosamente sono stati costruiti nel corso degli ultimi 15 anni: sono solo di qualche giorno fa le notizie di dilapidazioni di targhe poste in ricordo di infoibati italiani; ancora, assistiamo a scene di diniego da parte di insegnanti e dirigenti scolastici ad affrontare il complesso argomento dell’eccidio del secondo dopoguerra e dell’esodo nord-orientale.

Alla luce di tutto ciò, e con sempre maggiore forza, il Comitato 10 febbraio, deporrà un fascio di fiori alla targa dedicata a Norma Cossetto, giovane studentessa italiana barbaramente violentata e gettata nelle gole carsiche.

Seguirà un momento di riflessione alla presenza dei nostri esuli reggini.

Per l’occasione si ringraziano le sigle di: NFP, FareVerde e Centro Studi Tradizione e Partecipazione.

L’appuntamento previsto è per le ore 16 di oggi presso la centralissima Area archeologica “Griso-Laboccetta” (sita di fronte la pizzeria 100 Gusti).

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Foibe: il Centro studi tradizione e partecipazione celebra la "Giorno del ricordo"

Anche quest'anno, il Centro studi tradizione partecipazione, unitamente ad altre associazioni, partiti e movimenti, renderà omaggio alle vittime delle foibe e alla tragedia relativa all'esodo giuliano-dalmata.

Lo rende noto il presidente Giuseppe Agliano, il quale annuncia che i soci del Centro studi parteciperanno alle iniziative previste a Reggio Calabria per il prossimo venerdì 10.

 Fino a qualche anno fa – ricorda Agliano - poco si sapeva sulla tragedia delle foibe, le cavità carsiche nelle quali furono gettati vivi dai partigiani del maresciallo Tito migliaia di Italiani legati uno con l'altro da un filo di ferro, e pochissimo si sapeva sull’esodo dei connazionali di Istria, Fiume e Dalmazia, costretti a lasciare le loro case, i loro averi e a fuggire dalla pulizia etnica e dalla ferocia politica dei comunisti  jugoslavi. Negli anni 1943/1947, su tutto il territorio della Venezia-Giulia fu posto in atto un criminale disegno di genocidio, condotto senza distinzioni politiche, religiose, razziali e sociali o di sesso ed età.

Solo nel 2004, con la legge n° 92 del 30 marzo - continua il presidente del Centro studi - è stata sancita l'istituzione del “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, da celebrarsi il 10 febbraio di ogni anno per commemorare le oltre 15.000 vittime  e ricordare l’esodo di circa 350.000 Italiani costretti a fuggire dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Anche quest'anno - conclude Giuseppe Agliano – non ci sarà il Presidente della Repubblica, “per impegni internazionali” se ne va in Spagna (lo scorso anno invece in America) e diserta la rievocazione ufficiale a Basovizza. Presidente Mattarella, come sempre lo faremo noi per conto degli Italiani, noi ricorderemo i Martiri delle foibe, il dramma degli esuli e la sua vergognosa assenza.

Questo il programma della giornata:

  •      alle ore 16, nell'area Griso -Laboccetta di Via Torrione, cerimonia con deposizione floreale organizzata dal “Comitato 10 Febbraio” presso la targa che ricorda il sacrificio di Norma Cossetto, Medaglia d'Oro al Merito Civile alla memoria, con la seguente motivazione: "Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio" - Villa Surani (Istria) – 5 ottobre 1943.
  •        alle 17.30, presso la sede di Azione Nazionale di Via Miraglia 5, presentazione del libro “Presente!”, di Fernando Massimo Adonia, che parteciperà all'iniziativa. L’autore è giornalista, dirige “Paese Etnei Oggi”, scrive su “LiveSicilia.it”, il periodico d’inchiesta “S”, il pensatoio “Barbadillo.it.”, è autore di diversi saggi.
  •        Questo suo ultimo lavoro, ricostruisce i giorni dell’avvento al potere del Fascismo ed in particolare, una morte sospetta, un caso irrisolto. Carlo Amato, diciassette anni di età, muore a Catania il 2 novembre 1922 durante la Marcia su Roma, ucciso da un colpo di rivoltella.  Mentre il Regime gli dedica strade, lapidi e scuole, le indagini per arrivare ai nomi dei suoi sicari finiscono in un binario morto. Dopo la Seconda Guerra Mondiale prenderà piede, addirittura, l'ipotesi malevola del “fuoco amico”. Grazie al supporto di fonti inedite, l’autore riscrive il diario di quelle ore.

 

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Il Movimento autonomo popolare ricorda le Foibe

Riceviamo e pubblichiamo

"Anche quest’anno spero che il 10 Febbraio  il “Giorno del ricordo” non venga ridimensionato da alcune forze politiche di sinistra o centro sinistra, perché non esistono morti si serie “A” o morti di serie “B”. Negli anni dal 1943 al 1947 sono accadute tragedie incomprensibili a causa della Seconda guerra mondiale e purtroppo, anche, a guerra finita qualcuno, dai liberatori ai partigiani, ha pensato di farsi giustizia personale commettendo crimini paragonabili a quelli dei nazisti e sporcandosi le mani di sangue innocente. In occasione del 10 febbraio alcuni ragazzi del nostro movimento, insieme ad alcune associazioni di volontariato, provvederanno a distribuire in città un volantino che spiegherà cosa sono state le “Foibe”  nonché  la legge nazionale che riconosce il "Giorno del ricorso".

Successivamente, di fronte al Monumento ai Caduti di Villa San Giovanni, i partecipanti si raccoglieranno in un momento di preghierà".

Pietro Marra - Presidente Movimento autonomo popolare

 

 

 

Giorno del ricordo: il martirio di Norma Cossetto

“La storia è piena di crimini, ma molti crimini non fanno storia”. Una  locuzione emblematica di quanto accaduto, per anni, intorno alla tragedia delle Foibe, la strage d’italiani compiuta, tra il 1943 ed il 1947, dai partigiani del maresciallo Tito. Una tragedia collettiva, costituita da tante storie individuali, da gesti di abiezione ed eroismo, da tanta crudeltà e poca misericordia. Spesso, le motivazioni politiche furono un utile paravento per schermare le gesta di veri e propri criminali comuni, che trovarono nella guerra l’occasione per dare sfogo ai loro istinti più abietti. Nella gran parte dei casi, la violenza e la gratuità brutalità si abbatterono su cittadini inermi, la cui unica “colpa” era quella di essere italiani. Tra i casi più emblematici c’è quello di Norma Cossetto, la studentessa 24enne, insignita nel 2005 dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dalla Medaglia d’oro al merito civile, con la seguente motivazione: “Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio. 5 ottobre 1943 - Villa Surani (Istria)”. La motivazione dice molto, ma non dice tutto del martirio patito dalla giovane studentessa. Nei giorni fatali successivi all’8 settembre 1943, Norma Cossetto andava in giro per l’Istria alla ricerca del materiale necessario a compilare la sua tesi di laurea. Il 27 settembre, la ragazza fu fermata e portata via da un gruppo di partigiani comunisti jugoslavi che la condussero in numerose caserme, prima di tradurla, insieme ad altri prigionieri nella scuola di Antignana, trasformata in carcere. Qui iniziò il vero e proprio supplizio. Norma, venne legata ad un tavolo e sottoposta a sevizie di ogni genere. A più riprese venne violentata da 17 aguzzini che, una volta soddisfatta la loro sadica lussuria, si presero anche la licenza di pugnalarle entrambi i seni. Nella notte a cavallo tra il 4 ed il 5 ottobre insieme agli altri prigionieri fu portata ed infoibata, ancora viva, a Villa Suriani. Prima di essere scaraventate nella cavità carsica, le prigioniere furono violentate un’ultima volta. Quando, il 10 dicembre 1943, i  Vigili del fuoco di Pola, guidati dal maresciallo Arnaldo Harzarich, scesero nella foiba, la trovarono a 136 metri di profondità: “supina, nuda, le esili braccia legate dal fil di ferro, entrambi i seni pugnalati, il volto pieno di lividi, il corpo sfregiato e un pezzo di legno conficcato nella vagina”. Nel 1948, su proposta del rettore Concetto Marchesi, venne insignita dall’Università di Padova, della laurea ad honorem. Quella di Norma Cossetto è solo una delle tante storie orrende consumate sulla pelle di tanti italiani che, con la vita, si videro negare, per anni, anche la pietà del ricordo. Un ricordo, come ebbe a dire l’allora presidente della Camera dei Deputati, Luciano Violante, oscurato dalla cappa di omertà elevata “per condiscendenza, nella storia scritta dai vincitori”.

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Oggi la "Giornata del ricordo" in memoria dei martiri delle foibe

SERRA SAN BRUNO – “La storia é piena di crimini, ma molti crimini non fanno storia”. Una  locuzione emblematica di quanto, accaduto, per anni, intorno alla tragedia delle Foibe, la strage d’italiani compiuta, tra il 1943 ed il 1947, dai partigiani del maresciallo Tito. Un atto preordinato di pulizia etnica con il quale si volle cancellare la presenza italiana in Istria e Dalmazia. Una tragedia segnata, inoltre, dall’esodo di ben 350 mila italiani costretti a lasciare i loro averi e la terra nella quale erano nati e cresciuti. Una storia a lungo dimenticata e taciuta, fino quando, dalle pieghe della storia, non sono riemersi i contorni di una vera e propria mattanza subita da oltre 10 mila persone, scaraventate e lasciate agonizzare nelle foibe. Una tragedia collettiva, costituita da tante storie individuali, da gesti di abiezione ed eroismo, da tanta crudeltà e poca misericordia. Una tragedia, il cui ricordo, venne sollecitato, per la prima volta, nel 1996, quando, l’allora presidente della Camera dei deputati, Luciano Violante riconobbe che sugli eccidi dei partigiani di Tito, “per condiscendenza, alla storia scritta dai vincitori”, era calato il silenzio. Una vicenda “cancellata dalla memoria” del Paese fino a quando, nel 2004, con la legge 92, il Parlamento non ha istituito, per il 10 febbraio, la “Giornata del ricordo” in memoria dei martiri delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata. Una data non casuale, poiché il 10 febbraio rimanda al giorno in cui, nel 1947, con l’entrata in vigore del trattato di pace, Pola, Fiume, Zara e parte di Gorizia e Trieste vennero annesse alla Jugoslavia.

 

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