Attenzione
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 992

Sciabaca 2018, “Anime nere” spegne dieci candeline

Venerdì 21 settembre alle 21,30, a Soveria Mannelli, a conclusione del primo giorno di Sciabaca Festival - il festival di viaggi e culture mediterranee promosso da Rubbettino editore - si terrà presso l’Officina della cultura e della creatività l’incontro dal titolo “Dall’Aspromonte al mondo, andata e ritorno. Letteratura e cinema a dieci anni da Anime nere”.

Con questo evento la Casa editrice Rubbettino intende celebrare il decimo anniversario della pubblicazione di “Anime nere”, in occasione dell’annuncio della prossima uscita dell’edizione america del libro.

Al dibattito prenderanno parte Gioacchino Criaco, autore del libro e coautore della sceneggiatura dello splendido film omonimo per la regia di Francesco Munzi, il regista e sceneggiatore Mimmo Calopresti e la giornalista Maria Teresa D’Agostino.

«Per un africoto, riottoso, ribelle e irredimibile – ha dichiarato Gioacchino Criaco per l’occasione – il cammino di Anime nere è stato quello che solo i sogni possono permettere. Il destino non è frutto del caso, la sua strada la segnano le azioni responsabili. Il caso non ci ha regalato nulla. Ha mutato la mia vita, e cambiato il destino letterario di molti autori calabresi. C’era buona letteratura calabrese prima di Anime Nere, ma Anime Nere ha aperto per tutti spazi prima solo sognati. E Anime Nere il film ha fatto diventare la Calabria terra di cinema, e anche se pochi ce lo riconosceranno, abbiamo fatto tanto, più per gli altri che per noi stessi. Nel decennale, dopo la pubblicazione francese e tedesca è arrivata la traduzione americana. “Camminavamo veloci”, era l’incipit di Anime Nere, che era ed è un auspicio, per noi e per gli altri».

Il programma completo di Sciabaca 2018 è disponibile sul sito www.sciabaca.it

  • Pubblicato in Cultura

Serreinfestival: Gioacchino Criaco presenta "La Maligredi"

Ha preso il via questa mattina a Palazzo Chimirri, con la mostra fotografica “Riti e tradizioni religiose. Costumi e bellezze delle Serre”, la seconda giornata del "SerreinFestival".

La kermesse proseguirà alle ore 18.30 in piazza Azaria Tedeschi (Monumento), con la presentazione di "La Maligredi", l'ultimo libro di Giacchino Criaco.

Insieme all'autore di "Anime nere", prenderanno parte all'iniziativa: l'attore Carlo Gallo ed i giornalisti Concetta Schiariti e Carlo Macrì.

Al termine della presentazione, l'amministratore delegato di Fabriella Group, Raffaela La Tassa, consegnerà a Criaco il premio "SerreinFestival II Edizione", offerto dal maestro orafo Nicola Macrì. 

La giornata si concluderà con il concerto dell’Orchestra Giovanile di Laureana di Borrello, in programma alle 22 in piazza Monsignor Barillari.

  • Pubblicato in Cultura

Domani 10 agosto Gioacchino Criaco riceverà il premio SerreinFestival

Con la mostra fotografica “Riti e Tradizioni Religiose. Costumi e Bellezze delle Serre” si aprirà la seconda giornata del SerreinFestival, alle ore 10 presso il Palazzo Chimirri.

Parteciperanno all’evento con i loro scatti Luca Mandiello, Biagio Tassone, Raffaele Timpano, Fernando Callà, Bruno Tripodi e Michele Zaffino.

Il dibattito vedrà la partecipazione della Dott.sa Maria Antonia Primerano, di Caterina Calabrese – Dirigente Liceo Scientifico Vibo Valentia, Saverio Pazzano – Scrittore, Luigi Vavalà – Docente di Filosofia e Walter Lagrotteria.

Alle ore 18.30 la manifestazione si sposterà nella centralissima Piazza Monumento dove lo scrittore Giacchino Criaco, autore di “Anime Nere”, presenterà il suo libro “La Maligredi”.

Interverranno, Concetta Schiariti – Giornalista, Carlo Macrì – Giornalista del Corriere della Sera, Carlo Gallo – Attore.

Lo stesso scrittore riceverà il Premio SerreinFestival II Edizione, offerto dal maestro orafo Nicola Macrì. Consegnerà il riconoscimento la Dott.ssa Raffaela La Tassa – Amministratore Delegato Fabriella Group, Main Sponsor del festival.

Alle 22 in Piazza Mons. Barillari l’Orchestra Giovanile di Laureana di Borrello chiuderà la giornata.

  • Pubblicato in Cultura

Soverato, domani alle 18 incontro con lo scrittore Gioacchino Criaco

Nel ricordo di Carlo Mellea. Domani (28 marzo) alle ore 18 a Soverato, presso la libreria “Incontro Mondadori”, si terrà la presentazione del libro di Gioacchino Criaco “La maligredi”.

L'iniziativa sarà l'occasione per commemorare il compianto presidente dell'Osservatorio “Falcone Borsellino Scopelliti” organizzatore dell'evento recentemente scomparso. Con “Anime Nere” Criaco ha spiegato cos'è diventata la Calabria. Con “La maligredi” racconta questo è successo. E' suo il desiderio di svelare il vero volto della nostra terra. Attraverso Africo, metafora che contraddice lo stereotipo di una Calabria “irredimibile” di fronte alla ‘ndrangheta, mettendo in risalto un popolo che invece ha lottato contro i criminali e i vessatori e che non è stata difesa a sufficienza da uno Stato “patrigno”.

Esiste una generazione di calabresi cresciuta fra cunti, miracoli di santi e dèi. A quei tempi il furto era vergogna, il sopruso arroganza, e nelle rughe di Africo insegnavano a non frequentare i peggiori. La mafia, che c'era stata, che c'era, vedeva restringersi rancorosa il proprio spazio. A quei tempi cresce Nicola, e con lui gli amici Filippo e Antonio, compagni di avventure. Ragazzini che vanno a scuola - o meglio, che la marinano - e, all'insaputa delle famiglie, si avvicinano alla piccola criminalità. Ma l'arrivo di Papula, un ragazzo che lavora in Germania e torna in paese parlando di rivoluzione, solleva un vento nuovo per tutto l'Aspromonte e fa sognare gli uomini, le donne e i ragazzini. E allora prende a pulsare la protesta operaia e si diffonde il cooperativismo contadino. È il Sessantotto aspromontano. Fa nascere la speranza di fondare un mondo nuovo. Lo Stato, invece, si mette dalla parte del potere locale.

È così che nell'Aspromonte arriva la maligredi, la brama del lupo che, quando entra in un recinto, invece di mangiare la pecora che gli basterebbe per sfamarsi, le scanna tutte. 

  • Pubblicato in Cultura

Serra. Sabato lo scrittore Gioacchino Criaco ospite dell'Associazione "Il Brigante"

Sabato 23 luglio lo scrittore Gioacchino Criaco sarà ospite dell’associazione culturale “Il Brigante” di Serra San Bruno per presentare il suo ultimo libro, “Il saltozoppo” (Feltrinelli), pubblicato nell’ottobre del 2015 dopo la trilogia cominciata con il romanzo di esordio, “Anime Nere” (da cui è stato tratto il film omonimo diretto da Francesco Munzi, vincitore di nove David di Donatello e di tre Nastri d’argento), e proseguita con “Zefira” e “American Taste”. L’incontro con Criaco si terrà a partire dalle 18,30 nella piazzetta antistante la sede dell’associazione, nel centro storico di Serra San Bruno, e sarà seguita da una cena sociale.

DESCRIZIONE Le piane dell’Allaro sono un giardino delle meraviglie, la terra è rossa e grassa, la grande azienda agricola dà impiego all’intero paese e le stagioni si inseguono tra le sfide a saltozoppo dei bambini, il lavoro dei padri e la festa del santo patrono. Crescono così, in quel “composto di razze diverse costrette a vivere in un fazzoletto di argilla”, Julien Dominici e i gemelli Agnese e Alberto Therrime. Crescono e si legano fra loro, come se fosse possibile per un Dominici e per una Therrime essere amici e poi amarsi. Solo i bambini possono crederlo, solo le donne. I Therrime, che conquistarono l’Aspromonte al seguito degli Aragonesi, e i Dominici, che su quei monti videro nascere i propri avi, non sono destinati a condividere la terra. E infatti il passato ritorna puntuale con violenza, spazzando via con il suo vento nero famiglie intere, spingendo gli uomini a uccidersi in faide senza fine e le donne a fuggire al Nord con i figli. Quel vento, tuttavia, per quanto forte, non può spezzare il filo di seta che lega Agnese al suo uomo. A Milano i due giovani sembrano finalmente liberi di amarsi, anche se i conti non sono ancora chiusi, non possono chiudersi. Il mostro che abita Julien è tutt’altro che sopito, si muove come un lupo seguendo sentieri di vendetta e giustizia immutati nei secoli, che lo conducono a incrociare inaspettatamente la via della Triade. Attraverso il destino di Agnese, di Julien, di Alberto e del cinese Tin, attraverso le loro stesse voci, le antiche storie dei popoli guerrieri dell’Aspromonte si intrecciano alle regole altrettanto antiche e feroci dei figli del Drago. Ma c’è una regola ancora più antica, che solo le donne conoscono: il loro racconto è l’unico antidoto in grado di cambiare le storie degli uomini. Dopo Anime nere, il suo sorprendente romanzo d’esordio, Gioacchino Criaco torna a raccontare una favola nera. Dove la vendetta è diritto di natura e il seme dell’odio coincide con il destino. “La Calabria è una terra strana, sospesa tra passato e presente. La sua lingua non contiene il futuro dei verbi, il domani è affidato al destino”. (feltrinellieditore.it).

 

La Calabria si ribella ad "Anime nere", ma non ai suoi antichi vizi

In fondo la storia è sempre la stessa: che si parli di mafia, di camorra o di 'ndrangheta, la levata di scudi da parte di coloro che sono istituzionalmente preposti alla rappresentanza di una comunità, più o meno vasta, si ribellano levando al cielo geremiadi permalose per il presunto sfregio all'immagine collettiva. E' singolare che nessuno, fra gli "avvocati" improvvisati di un popolo, senta il bisogno, salvo casi rarissimi, di indirizzare questi stessi strali, con questo medesimo tenore, verso i veri deturpatori del buon nome di una città, di un paesino, o di un'intera nazione. Può essere il Silvio Berlusconi, adombratosi in passato perché inondare il mondo con le storie e le immagini de "La Piovra" danneggiava il nostro Paese, possono essere i sindaci dell'hinterland napoletano o casertano, inalberatisi per il successo di "Gomorra" al punto di non concedere in alcune circostanze le autorizzazioni necessarie perché i rispettivi territori facessero da cornice alle gesta della famiglia Savastano, protagonista della serie. In queste ore è il turno dei Primi Cittadini delle località che insistono nell'area reggina della Locride ad alzare la bandiera dell'appartenenza immacolata da opporre ai presunti denigratori di una realtà che, come sempre si dice in queste occasioni, è ben altra rispetto alla rappresentazione stereotipata che emerge dalle riduzioni cinematografiche o televisive. Nel mirino questa volta è "Anime Nere", il pluripremiato film di Francesco Munzi, capolavoro ammirato ovunque. Particolare non trascurabile, la pellicola è stata ispirata dal romanzo di Gioacchino Criaco, raffinatissimo letterato che ha visto i natali ad Africo, lì in quegli stessi vicoli teatro delle cupe vicende che hanno fatto da filo conduttore dell'opera. Eppure, ciò non basta a garantire la buona fede o l'inesistenza di qualsivoglia tentativo di gettare indiscriminatamente fango sulla terra calabra. No, non va bene tuonano i sindaci del Reggino. Non è cosa buona e giusta informare una platea, la più ampia possibile, che sì, anche questa, purtroppo, è Calabria. Non vengono certo sfiorati dal sospetto gli ineffabili portatori della fascia tricolore che sarebbe ben più degno ammettere che senza la pervasività venefica della 'ndrangheta che tutto insozza, questo angolo di pianeta, forse, avrebbe potuto essere ricco e prospero, di intelligenze e denari fagocitati dal cancro criminale. Meglio, molto meglio, secondo i pensieri elementari da essi espressi, insistere nel voler nascondere la polvere sotto il tappeto: talmente impegnati nell'edificazione di muri concettuali da non rendersi conto che è proprio questo atteggiamento, passivo e sconfitto dagli eventi inoppugnabili, a rendere inespugnabile la fortezza dell'isolamento cui è condannata la Calabria. Preda ed ostaggio al tempo stesso di ancestrale vittimismo, si scagliano contro l'arte, rea di svelare che "Il re è nudo". Bersaglio all'apparenza facile, esibiscono una compattezza che, se adoperata per una concreta promozione turistica scevra da meschine gelosie e da ottusi egoismi, avrebbe certamente prodotto risultati fecondi. "Questo film - secondo Giovanni Calabrese, sindaco di Locri, dà un’immagine terribile delle nostre terre e corrobora i peggiori pregiudizi sulla Calabria, come terra mafiosa e legata a regole arcaiche. Già l’abbiamo sopportato nei cinema, ma ora vederlo entrare in tutte le case con la potenza della tv ci preoccupa e ci amareggia. Il film descrive una situazione irreale che forse esiste in un qualche sparuto centro dell’aspromontano e delegittima l’intera popolazione. Attenzione, non sto dicendo che non esista la ’ndrangheta, ma noi la combattiamo ogni giorno coi fatti e con l’impegno degli amministratori. I calabresi devono ribellarsi a questa descrizione. Non escludiamo nulla, neanche azioni legali contro chi infanga la Calabria". E' sempre lì che si torna, alla minaccia di andare in Tribunale per proteggere il buon nome, ad onor del vero sconosciuto ai più, del giardino di casa. Salvo ammettere, per grazia concessa, che la "'ndrangheta esiste": una ammissione mimimalista, quasi fosse una iattura del destino dover convivere con le forze diaboliche dei clan. Un certo qual disagio si avverte anche quando il Primo Cittadino parla di descrizione irreale. Non ce ne voglia, ma siamo assaliti dal dubbio che non abbia visto il film, perché in quei 103 minuti di turbamenti e subbugli dell'anima, le dinamiche, la cattiveria bestiale, gli episodi, le rappresentazioni di subcultura mafiosa sono di un realismo crudo e storicizzato. Addirittura Antonio Domenico Principato, che guida l'Amministrazione Comunale di Staiti, arriva a tirare in ballo la "crisi economica che ci sta annientando in tutti i modi". E per  fronteggiarla al meglio serve, a suo parere, che l'unione dei sindaci si prodighi per uscire da quella immagine che può dare questo film. I mafiosi sono una sparuta minoranza, i calabresi sono laboriosi e impegnati". Il leit motiv, al netto di qualche variabile nei toni, è sempre uguale da decenni e decenni: calabresi brava gente, è il mondo che non li capisce pensando che siano tutti brutti, sporchi e cattivi. Qualcuno, come il sindaco di Sant'Agata del Bianco, Giuseppe Strangio, si spinge più in là e, oltre a rifiutare il messaggio dominante nel lavoro di Munzi, pare esterrefatto di fronte ad una storia che sembra quasi sia stata concepita su Marte: ""Anime Nere" non rende merito alla Calabria. Un film che lascia sgomenti per la durezza delle immagini e l’idea della ferocia della criminalità di questi protagonisti. Andare in giro e sentirsi etichettati come calabresi trafficanti di droga mafiosi non è bello. Noi cerchiamo di portare avanti un discorso di legalità e di trasparenza sarebbe opportuno che Sky mandasse anche altri messaggi, magari coinvolgendo le scuole. Il rischio è che si cada nel banale, riducendo la Calabria a solo quello". Ecco un'altra testimonianza forte di come fuggire dalla realtà: scaricando su Sky la responsabilità di non diffondere valori differenti. Il canovaccio consolidatosi nel corso del tempo, in fondo, non ammette variazioni: se cercate colpe, andate a scovarle da qualche altra parte, venendo qui avete sbagliato indirizzo, lasciateci morire d'inedia.

  • Pubblicato in Diorama

Ancora successi per “Anime nere”

Gioacchino Criaco, autore del romanzo “Anime Nere” (Rubbettino Editore), e Francesco Munzi, regista dell’omonimo film liberamente tratto dal libro, non si accontentano e vanno avanti.

Il loro prossimo appuntamento è previsto per lunedì a Palazzo di Città di Torino, dove incontreranno il pubblico.

“Tutto è partito dal «colpo di fulmine» per il libro di Gioacchino Criaco – racconta Munzi - un romanzo che mi ha catturato, per la carica emozionale e la qualità viscerale della scrittura, in cui si parla di ragazzi che si danno al crimine, senza esaltarne la violenza. Appena l’ho letto ho voluto saperne di più, in seguito, durante la lavorazione, è stato come una Bibbia, anche se, per restituirne il senso, bisognava tradirlo e quindi lo abbiamo re-inventato”.

“Anime Nere”, il film più applaudito della Mostra del Cinema di Venezia, vanta grandi sostenitori come Roberto Saviano: “Ho visto Anime Nere, film necessario, che consiglio. Per guardare in volto, finalmente, ciò che sino ad ora è stato ignorato. La Calabria come metafora di potere.”

Il libro, romanzo d’esordio di Gioacchino Criaco, pubblicato da Rubbettino nel 2008 (tradotto in Francia e a breve in Germania), è stato un caso editoriale sin dal suo primo apparire, capace di suscitare curiosità e dibattiti per l’originalità della scrittura e la prospettiva adottata, interna – come mai prima era accaduto - al mondo della criminalità calabrese, capace di penetrare fin nelle verità più profonde e scomode. Capace di mostrare, in un quadro di insieme, l’ancestralità e l’arcaicità dell’Aspromonte e il mondo modernissimo di Milano, dei traffici, della corruzione. Ovvero il volto oscuro della Nazione.

Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, vincitore del Premio Pasinetti, del Premio Schermi di Qualità e del Premio Akai, ospite di molti festival internazionali e venduto in una dozzina di paesi, ha il dono di aver unito in un coro unanime la stampa di tutto il mondo: acclamato dalla stampa nazionale e paragonato da quella internazionale ai film di Visconti e Coppola, è stato accolto con lacrime e standing ovation dal pubblico alle anteprime in Calabria, dove il film è stato girato, in Aspromonte e nella Locride: 'Anime Nere' è la storia di tre fratelli, figli di pastori, vicini alla 'ndrangheta, e della loro anima scissa. Una vicenda che inizia in Olanda, passando per Milano, fino in Calabria, sulle vette dell'Aspromonte, dove tutto ha origine, e fine.

"Ho girato nel paese che la letteratura giudiziaria e giornalistica stigmatizza come uno dei luoghi più mafiosi d'Italia, uno dei centri nevralgici della 'ndrangheta calabrese: Africo. Quando raccontavo che avrei voluto girare lì, tutti mi dissuadevano dal farlo: troppo difficile la materia, troppo inaccessibile, troppo pericoloso", racconta Munzi. "Ho chiesto allo scrittore di 'Anime Nere', da cui il film è liberamente tratto, Gioacchino Criaco, di aiutarmi. Sono arrivato in Calabria carico di pregiudizi e paure - prosegue Munzi - Ho scoperto una realtà molto complessa e variegata. Ho visto la diffidenza trasformarsi in curiosità e le case aprirsi a noi".

"Ho mescolato i miei attori con gli africesi, che hanno recitato, lavorato con la troupe. Senza di loro questo film sarebbe stato più povero. Africo ha avuto una storia di criminalità molto dura che però può aiutare a comprendere tante cose del nostro paese. Da Africo – conclude Munzi - si può vedere meglio l'Italia”.

Sottoscrivi questo feed RSS