Santelli scrive al premier Conte: “La sanità commissariata nega il diritto alla salute dei calabresi”

"Egregio Presidente Conte,

Scrivo da una Regione in cui i diritti dei cittadini sono troppo spesso calpestati. La Calabria è una terra che ha tante potenzialità ma anche troppi, troppi problemi irrisolti.

Il più importante dei diritti calpestati è quello alla Salute. Siamo vittime da anni di un commissariamento governativo che, improntato esclusivamente a logiche meramente ragionieristiche, ha distrutto la sanità calabrese.

In questo le responsabilità politiche devono essere chiare e nette.

Tutte le scelte sanitarie competono in Calabria al Governo ed ai suoi commissari.

Sono stata attenta ad evitare lo scontro istituzionale, non credo faccia bene a nessuno, ma chi decide di commissariare e di effettuare le scelte, poi deve avere il coraggio di assumersi la responsabilità che ne conseguono.

La fase Covid è stata gestita dalla Regione in assoluta sintonia con il Governo nazionale. Il nuovo piano sull’emergenza, invece, su richiesta dei commissari è stato predisposto dagli stessi senza alcun coinvolgimento della Regione, e varato dal Ministero competente. Il nuovo piano ribalta totalmente l’impostazione precedente e per quanto mi riguarda lo trovo di difficile attuazione.

Nella riunione con il commissario Arcuri e i ministri Speranza e Boccia, Arcuri ha specificato che nelle Regioni in cui è presente il commissariamento ad acta la Regione non è soggetto attuatore. Non m’interessa essere soggetto attuatore di un piano che non condivido, ma è necessario che i calabresi sappiano che il Governo si sta assumendo tutta le responsabilità della gestione sanitaria del Covid in Calabria e che la Regione è stata totalmente esautorata.

Mi spiace dopo mesi di leale collaborazione, ne prendo semplicemente atto.

La responsabilità verso i calabresi deve essere però chiara, se viene ridisegnata la rete oncologica sul tumore alla mammella e, nonostante le proteste della Regione si va avanti per una strada che, purtroppo, porterà a una nuova e pesante emigrazione sanitaria, se vengono bloccate le radioterapie per esigenze di budget, rendendo impossibile ai calabresi di curarsi a casa propria e costringendoli ad andare fuori regione per terapie salvavita, i calabresi devono sapere che sono scelte effettuate dai commissari di Governo, con la totale contrarietà della Regione.

Non credo che, Presidente Conte, Lei sia al corrente di queste cose ma è mio obbligo morale e politico porle in evidenza. Noi calabresi abbiamo diritto ad una sanità da Paese civile, non m’interessa fare guerra contro il Governo nazionale, ma non farò da parafulmine a scelte pesantemente penalizzanti per i miei concittadini.

L’emergenza sanitaria ci ha insegnato che esiste un destino di comunità. Nessuno si salva da solo. Non possono esserci divisioni strategiche e strumentali davanti a un diritto fondamentale come la salute.

Io sono certa che vorrà ascoltarmi per trovare insieme una strada che faccia onore allo sforzo del Paese tutto di non lasciare indietro nessuno".

Così Jole Santelli presidente della Regione Calabria.

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L’Italia stremata e il teatro delle ombre di Villa Pamphili

Nell’Italia flagellata dal coronavirus non ci sarebbe tempo da perdere.

Le imprese sono in ginocchio, i lavoratori non ne parliamo.

Il momento imporrebbe riflessioni accurate, scelte coraggiose e una catena di comando rapida ed efficace.

Per momenti come l’attuale, andrebbe rispolverato il vecchio “Festina lente”, il motto attribuito all’imperatore Augusto, articolato sull’ossimoro “affrettati lentamente” che rappresenta un invito ad agire senza indugi, ma con cautela.

L’Italia contiana, invece, sembra aver recepito il concetto al contrario, nel senso che si agisce con indugi e senza cautela.

A testimoniarlo, più che le analisi degli economisti o degli osservatori, sono il disagio, la disperazione, a volte addirittura la prostrazione in cui annaspano milioni d’italiani.

Il coronavirus, poi, ha messo a nudo le discrepanze e le ineguaglianze di un Paese in cui alcuni lavoratori, quelli super garantiti e ipersindacalizzati, al termine della crisi hanno paradossalmente visto crescere la loro disponibilità economica e quelli cui non sono rimasti neppure gli occhi per piangere.

Da un parte, chi ha continuato a percepire il medesimo stipendio e con i consumi limitati quasi esclusivamente alle sole spese alimentari, si è trovato con in banca un insperato gruzzoletto; dall’altra, chi, da sempre senza garanzie, si è trovato ad affrontare il mare in tempesta senza neppure un salvagente bucato.

Per il prossimo futuro, poi, le previsioni sono ancora più fosche: il crollo del Pil, che già in condizioni ordinarie era tutt’altro che entusiasmante, potrebbe trascinare sul lastrico, non solo i precari ed i lavoratori senza voce né diritti, ma anche commercianti e piccoli imprenditori.

Un intero tessuto socio-economico rischia di rimanere schiacciato sotto il peso di una valanga  di proporzioni apocalittiche.

In un frangente del genere, quindi, servirebbero analisi ponderate e risposte celeri.

In Germania, i tecnici della Merkel hanno redatto una cartellina nella quale sono contenute tutte le misure necessarie per rilanciare l’economia.

In Italia, invece, sono state messe in piedi quattro differenti task force, con uno stuolo di esperti o sedicenti tali che, allo stato, non sono riuscite a cavare il classico ragno dal buco.

Come se non avessimo già perso tempo a sufficienza, Conte ha deciso d’inventarsi gli Stati generali.

Un evento mortificante per la democrazia parlamentare sancita dalla Costituzione, che affida al Parlamento il compito di legiferare e quindi discutere gli indirizzi da dare al Paese.

Così, a Villa Pamphili, in barba ai 945 parlamentari, più i senatori a vita, che i contribuenti pagano perché diano le coordinate all’Italia, si ritrova un folto manipolo di tecnocrati non eletti da nessuno e scelti con criteri e modalità sconosciuti ai più.

Ad aggravare il deficit di democrazia, la scelta di non rendere pubblici gli incontri nei quali si parla o si dovrebbe parlare del futuro del Paese e del destino degli italiani.

Infine, come se non bastasse, nonostante il flagello del coronavirus imponga risposte immediate, la kermesse si trascinerà per ben dieci giorni.

Un tempo biblico, soprattutto in un’epoca come la nostra dominata dal mito diabolico della velocità.

Con il Paese a pezzi, dieci giorni sono un’eternità, tanto più  che, giusto per fare un esempio, la conferenza di Yalta, con la quale venne ridisegnato il mondo uscito dalla Seconda guerra mondiale, durò appena una settimana.

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Calabria: opere pubbliche, sanità e Fase2 al centro dell’incontro tra Santelli e Conte

"Ho appena avuto un incontro cordiale e propositivo con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Al centro della discussione la Calabria e le sue reali necessità.

Abbiamo parlato di sblocco delle opere pubbliche, di sanità, di Fase2. Abbiamo parlato di una Calabria nuova, che ha grande voglia rilanciarsi, ripartire e stupire. Per questo ho chiesto un'attenzione particolare che purtroppo in tutti questi anni spesso è mancata.

Dobbiamo recuperare anni di sviluppo mancato e dobbiamo farlo presto, anche attraverso una costruttiva sinergia tra Governo e Regione.

Non c'è più tempo".

Lo rende noto Jole Santelli, presidente della Regine Calabria.

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In Calabria il prossimo Consiglio dei Ministri del 18 aprile

Secondo quanto appreso da fonti di Governo, il 18 aprile il Consiglio dei Ministri si riunirà in Calabria. La sede scelta dovrebbe essere Gioia Tauro, così come anticipato ad inizio mese dal Ministro Toninelli. Il nodo più spinoso da sciogliere sarà quello relativo al decreto urgente, annunciato dal Ministro della Salute Giulia Grillo, sulla sanità calabrese a seguito dello scioglimento, per infiltrazioni mafiose,  della direzione sanitaria di Reggio Calabria. Sulla sua pagina facebook il Ministro Grillo annuncia: “Il mio impegno si è concretizzato. Il 18 aprile approveremo il Decreto Calabria. Avanti tutta per cambiare la sanità e riportare il diritto alla salute ai calabresi. Non si torna indietro”. Le decisioni prese nel Consiglio dei Ministri serviranno a fronteggiare il dissesto di bilancio della sanità in Calabria, oltre ai tanti altri problemi di gestione che affliggono da troppo tempo un comparto così importante per la vita dei cittadini calabresi.

Il falso conflitto d'interesse di Conte e la disinformazione dei giornalisti in malafede

Come si evince dal sito istituzionale dell'Università di Firenze il prof. Giuseppe Conte, attuale presidente del Consiglio dei ministri, è professore ordinario di diritto privato nel Dipartimento di Scienze giuridiche ed è al vertice della carriera accademica  dal 2002, avendo superato i concorsi connessi, e ora durante il mandato di governo è esonerato da tutti gli impegni didattici, anche se può de jure partecipare a tutte le assemblee accademichenell'Ateneo in cui è titolare ed esprimere il suo voto anche di chiamata di nuovi professori.

La circostanza che abbia fatto domanda di trasferimento dall'Università di Firenze alla Sapienza di Roma ancor prima che ricevesse la carica di primo ministro dal Presidente della Repubblica, non comporta nessun conflitto di interessi, come è stato ritenuto da giornalisti pressappochisti o di parte, assimilabili ai quei colleghi che quando parlano di donne in gravidanza le dicono "donne incinta", in luogo di "incinte". Giornalisti ignoranti e / o in malafede "verificati " dall'iscrizione all'Ordine, istituito nel 1963 e che all' articolo 2 stabilisce come obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede .   

Che poi alcuni quotidiani italiani e stranieri e numerose inchieste televisive scrivano o parlino di un Conte in cerca di un nuovo lavoro "suppletivo" è mera / ottusa disinformazione in un mondo sommerso di vampate telematiche, che - mi verrebbe da dire - fanno rimpiangere la Sacra Inquisizione.

 In queste ultime ore si apprende che lo svanito e frantumato Pd intende ripristinare nelle scuole di ogni ordine e grado l'insegnamento di educazione civica, forse non sarebbe meglio introdurre la disciplina "corretta e autentica informazione" per saper decifrare il mondo in cui viviamo?

Mi si consenta far cenno ad  un ricordo personale, certamente di poco conto. Negli anni '80 del secolo scorso era stato organizzato, nella prima decade di dicembre, un convegno a Lorica sulla storia alimentare in Calabria nel quale - come si notava nel manifesto- anche io dovevo svolgere una relazione. Giunto a Lamezia da Roma, appresi che la 107 era chiusa per neve. Ovviamente per me non fu possibile raggiungere la Sila. Ma - ironia della sorte- il giorno successivo la stampa locale esaltò la mia conferenza mai pronunciata de me o letta da altri. Una notizia fuori dalla realtà, ma che forse un domani potrebbe costituire una fonte fasulla. Con buona pace di tutti.

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Governo Conte, Vono (M5S): "Sì alla fiducia, è il ciclone del rinnovamento"

“Il ciclone del rinnovamento è avviato e non potrà che avere effetti positivi sul Paese”.

A dichiararlo è la senatrice del Movimento 5 Stelle Silvia Vono, oggi in Aula a Palazzo Madama per la fiducia al Governo Conte.

“Un momento storico per tutti noi - ricorda la parlamentare calabrese - per gli eletti di maggioranza, espressione di milioni di cittadini, piccoli imprenditori, professionisti, giovani, pensionati, lavoratori e disoccupati, ma anche delle donne e degli uomini più bisognosi e dimenticati da un potere che, in questi anni, si è rivelato sordo alla loro realtà quotidiana”.

“Nel collegio che mi onoro di rappresentare (Catanzaro - Vibo Valentia ndr) - prosegue l'esponente M5S - ovviamente insieme all'intera nazione, sono tante le istanze che chiamano in causa i principi fondanti della nostra Repubblica: giustizia sociale, diritto-dovere al lavoro, libertà dal bisogno, diritto alla salute e a un ambiente con questa compatibile, diritto alla mobilità, e quindi a infrastrutture e trasporti sostenibili e sicuri, lotta alla corruzione e alla criminalità. Tutti principi, nei fatti, disattesi in questi lunghi anni di distanza tra la politica e i cittadini che vivono fuori da queste aule come in un universo parallelo. Per la prima volta arriva in Parlamento un inarrestabile ciclone di rinnovamento politico e istituzionale che non potrà che avere effetti positivi sul nostro Paese, sulle nostre famiglie, sulle nostre economie, che si avvantaggeranno di una nuova classe dirigente legata al merito, all'assenza di clientele, al potere inteso come servizio, all'integrità degli obiettivi da perseguire”.

“L'avvio di questa legislatura, dunque - sottolinea Silvia Vono - segna un passaggio storico, epocale per il nostro Paese. Riguardando il film di questi ultimi tre mesi, possiamo certamente dire che, per la prima volta, i cittadini italiani sono stati i veri protagonisti, gli artefici del cambiamento. Prima hanno deciso, con lo strumento della partecipazione democratica, che un vecchio sistema andava cancellato. Poi, sempre democraticamente, hanno addirittura approvato i contenuti programmatici su cui fondare l'avvio di questa Terza Repubblica. La Repubblica dei cittadini”.

“Da donna meridionale e calabrese - puntualizza la senatrice - giudico, inoltre, positivamente la creazione di un ministero dedicato al Sud. Ma, sia chiaro, non per rinnovare logiche assistenzialiste, logore, fallimentari e già viste. Il Sud non vuole essere assistito, ma pretende di esprimersi nella pienezza delle proprie potenzialità, chiede di liberarsi dal giogo delle mafie e dei corrotti, sogna un futuro di opportunità che sia analogo rispetto alle altre regioni d'Europa. Strade, sanità, servizi, libertà d'impresa. Un nuovo corso positivamente racchiuso nelle parole del presidente del consiglio, Giuseppe Conte: lì dove, ad esempio, ha parlato di sanità e dell'esigenza di mettere finalmente al riparo il settore dalle indebite influenze della politica; nel campo degli appalti, la cui disciplina va riformata, superando il formalismo fine a se stesso banalmente scambiato per legalità e che invece, troppo spesso, nasconde corruzione e non impedisce la cattiva esecuzione delle opere; sul terreno della lotta alle mafie, da contrastare con ogni mezzo, aggredendo le loro finanze, le loro economie e colpendo le reti di relazioni che consentono alle organizzazioni criminali di rendersi pervasive nell'ambito del tessuto socio-economico”.

“Pertanto - conclude la senatrice Silvia Vono - votare la fiducia, oggi, era a dir poco un obbligo morale. Dare speranza a questo Paese è il nostro compito. E per questo ci spenderemo, quotidianamente, nella convinzione che un'epoca è finita e una nuova storia è appena cominciata”.

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