Il generale Fabio Mini al Master in Intelligence dell’Università della Calabria

Fabio Mini, generale, docente e saggista, ha tenuto una lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, introdotto dal direttore Mario Caligiuri.

Mini ha esordito dicendo che più sono le incertezze e maggiori risorse e deroghe alle procedure si richiedono per farvi fronte. Ha quindi evidenziato che le capacità previsionali della politica democratica si orientano nell’immediato la politica autoritaria pianifica per 10 anni e la politica militare si sviluppa per 20 anni.

L'intelligence strategica deve invece proiettarsi in un arco temporale di 30-50 anni, il tempo necessario ai grandi cambiamenti geopolitici.

Mini ha affrontato il tema delle minacce globali, Dopo aere esaminato il fenomeno dell’o Stato Islamico, un tema di preoccupazione universale per il generale è invece rappresentato dagli squilibri demografici, che vedono quasi tutti i paesi europei in capitolazione, come Italia, Germania e Gran Bretagna ma anche Russia e Cina, mentre alter nazioni registrano un boom demografico come l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iraq, l’India e la Nigeria.

Mini ha quindi affrontato il tema della guerra, concentrandosi su quelle relative all’appropriazione dei beni comuni definiti “global commons”, come gli oceani, i fondi sottomarini, l'Antartide, l'atmosfera, lo spazio esterno e il cyberspazio.

Mini è poi entrato nel merito del potere militare, evidenziando una profonda trasformazione che vede il potere militare aumentare la propria capacità d'influenzare le scelte del potere politico.

Sotto tale aspetto, nelle grandi potenze, ma anche nei paesi meno orientati alla militarizzazione come l'Italia, l'apparato militare-industriale insieme all’intelligence e ad altri apparati istituzionali partecipano alla formazione del Deep State che mantiene obiettivi chiari e costanti prescindendo dalle temporanee maggioranze parlamentari, ma talvolta anche dalle obiettive mutazioni geopolitiche.

A tale proposito, ha messo in rilievo la fornitura dei 130 aerei F35, che costano adesso 130 milioni di euro l’uno, che partono da progetti avviati negli anni '90 e che ora non ci possiamo permettere e difficilmente potremo utilizzare nel quadro di una politica di difesa quanto meno erratica. Mini ha poi affrontato il tema della guerra del futuro, spiegando che più che una guerra cibernetica o attraverso droni e robot, la più probabile e drammaticamente pericolosa rimane quella nucleare.

Mini si è poi soffermato sulla minaccia della criminalità, evidenziando come l’illecito si sviluppi parallelamente agli scambi legali, creando strette relazioni che si materializzano nelle piazze finanziarie e nei paradisi fiscali.

Il generale si è quindi soffermato sull’interesse che la criminalità internazionale rivolgerà anche per lo sfruttamento dei Global Commons.

Infatti, il controllo delle risorse sottomarine, dello spazio e del cyberspazio saranno molto presto motivo di conflitto non solo tra Stati ma anche tra poteri legali e poteri criminali.

Il generale ha rilevato come le triadi cinesi stiano già pensando al mercato illegale dello spazio, mentre altre organizzazioni criminali sono interessate a fornire a privati supporto allo sfruttamento delle risorse energetiche del sottosuolo, così come il cyberspazio, sia nella dimensione visibile che sopratutto quella invisibile, è già da anni un ambito costantemente utilizzato dalla criminalità.Infine Mini ha rilevato che attualmente viviamo in una fase in cui i vecchi sistemi non sono scomparsi ma non funzionano e quelli nuovi non sono ancora nati. In questo spazio si colloca la prospettiva dei “futuri multipli” in base alla quale gli scenari dipendono dalle scelte che persone e Nazioni compiono giorno per giorno.

“Un esempio per tutti - ha concluso il generale - se oggi continuiamo a costruire missili il futuro più probabile è quello che ne contemplerà l'uso".

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Il presidente del Copasir Lorenzo Guerini inaugura l'Università d'estate a Soveria Mannelli

Sarà una lezione del presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica Lorenzo Guerini ad inaugurare, il 6 settembre alle ore 17 a Soveria Mannelli, la seconda edizione dell'Università d'estate sull'intelligence.

L’iniziativa è stata promossa dal master in Intelligence dell'Università della Calabria e dalla fondazione "Italia Domani" e si svolgerà nella città calabrese dal 6 all’8 settembre 2018 presso la Biblioteca “Michele Caligiuri”.

La manifestazione verrà introdotta dai saluti del rettore dell’Università della Calabria Gino Mirocle Crisci, del direttore del master in Intelligence dell’ateneo calabrese Mario Caligiuri e del componente del Copasir Ernesto Magorno.

Venerdì 7 settembre alle 18 sarà affrontato il tema: "L’analisi di Intelligence e le sfide criminali” con Alessandro Ferrara della Presidenza del Consiglio dei ministri.

 Per le conclusioni, previste per sabato 8 settembre alle 18, è stato invitato il sottosegretario di Stato alla Difesa Angelo Tofalo, che è stato presente l’anno scorso alla prima edizione, per affrontare il tema “Intelligence e difesa: le tecnologie del blockchain”.

 Alle lezioni interverrà, tra gli altri, anche il direttore del Dipartimento di lingue e scienze dell'educazione Roberto Guarasci. Direttori dell'Università d'estate sull'intelligence sono Mario Caligiuri, Direttore del master in Intelligence dell'Università della Calabria, Paolo Boccardelli, direttore delle Luiss Business School e Paolo Messa, Direttore del Centro studi americani.

 Del comitato scientifico dell'Università d'estate fanno parte, tra gli altri, il segretario generale della Crui e rettore dell'Università di Udine Alberto De Toni, il direttore di "Limes" Lucio Caracciolo, il professore emerito dell'Università di Firenze Umberto Gori, il responsabile della sicurezza dell'Eni Alfio Rapisarda, il magistrato e questore della Camera dei deputati dal 2013 al 2018 Stefano Dambruoso, il professore dell’Università di Chieti Antonio Teti, il consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri Giuseppe Rao, il direttore del Laboratorio del Mediterraneo islamico dell'Università della Calabria Alberto Ventura e il direttore del Laboratorio di fonetica dell'Università della Calabria Luciano Romito.

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Intelligence, laboratorio dell'università della Calabria

Il Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’Università della Calabria diretto da Roberto Guarasci ha approvato il Regolamento interno del Laboratorio in Intelligence dell’Università della Calabria, che è la prosecuzione del Centro di Documentazione Scientifica sull’Intelligence avviato nel 2008 con la Presidenza onoraria del Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga.

Il Laboratorio promuove il riconoscimento dello studio dell’intelligence nelle università italiane, considerando questo settore come un punto di incontro di saperi umanistici e scientifici.

Nel corso degli anni il Laboratorio ha promosso nel 2007 il Master sull’intelligence giunto alla settima edizione, l’Università d’estate, collane editoriali, convegni scientifici, incontri culturali e sosterrà la promozione del corso di laurea triennale in intelligence e analisi del rischio, che è stato attivato primo del nostro Paese  nell’ateneo calabrese con il prossimo anno accademico 2018-19.

Nei giorni scorsi il percorso formativo è stato presentato dal Rettore Gino M. Crisci e dai Direttori di Dipartimento coinvolti presso la sala stampa dell’aula Magna dell’Università della Calabria. Il Direttore del Laboratorio Mario Caligiuri, che insieme ai colleghi Francesco Bruni e Rossana Rossi compone il Comitato di Direzione, ha proposto quale Presidente Onorario del Laboratorio il Prefetto Carlo Mosca.

Il Dipartimento ha approvato all’unanimità. Nella stessa occasione sono stati individuati anche il Comitato Scientifico e il Comitato Tecnico-Operativo del Laboratorio. Del Comitato Scientifico fanno parte, tra gli altri, Paolo Boccardelli (Direttore Luiss Business School), Lucio Caracciolo (Direttore di “Limes”), Derrick De Kerckhove (Università di Toronto), Giorgio Galli (Università Statale di Milano), Umberto Gori (Università di Firenze), Carlo Jean (Università LUISS), Loretta Napoleoni (Economista), Paolo Messa (Direttore Centro Studi Americani), Evgeny Morozov (Stanford University), Luciano Romito (Università della Calabria), Paolo Savona (Università Telematica “Marconi”, Ministro della Repubblica), Francesco Sidoti (Università de “L’Aquila”), Domenico Talia (Università della Calabria), Michele Valensise (Ambasciatore), Marco Valentini (Ministero dell’Interno), Alberto Ventura (Università della Calabria), Lorenzo Vidino (George Washington University).

Il Comitato Tecnico Operativo è composto, tra gli altri, da Luigi Barberio, Marco Blanchini, Pasquale Cariati, Livio Chidichimo, Valentina Cuzzocrea, Massimo Franchi, Andreina Morrone, Giuseppe Naccarato, Christian Palmieri, Giangiuseppe Pili, Stefano Piazza, Andrea Sberze, Antonio Selvatici, Roberta Zappalà e Angelo Zicca.

Il procuratore Mario Spagnuolo conclude i laboratori del Master in intelligence dell'Unical

Si concludono domani le lezioni laboratorio del Master in intelligence dell’università della Calabria all’aula “Caldora” dell’ateneo calabrese. Interverrà venerdì 13 luglio alle ore 11:00 il procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, che affronterà il tema delle tecnologie applicate legato all’attività giudiziaria e alla sicurezza dello Stato.

I lavori del Master saranno avviati nel corso della mattina, ore alle 9:00, dall’ammiraglio Francesco Chiappetta, che relazionerà sul tema della sicurezza marittima in rapporto alle tecnologie attuali.

I lavori pomeridiani, invece, riprenderanno alle 14.30 con gli interventi a cura di Ardian Foti, consulente in ambito strategico sulle relazioni internazionali e istituzionali e di Stefano Mastroianni di Poste Italiane.

Introduce e coordina i lavori, Mario Caligiuri, direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria. Alla giornata conclusiva prenderanno la parola, alternandosi agli interventi dei relatori, Gino Mirocle Crisci, rettore dell’Università della Calabria e il direttore del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’educazione dell’Università della Calabria, Roberto Guarasci. 

Intelligence, il top manager Eni Alfio Rapisarda al master dell’università della Calabria: “Fondamentale la sicurezza energetica”

Alfio Rapisarda, responsabile sicurezza del Gruppo Eni, ha tenuto una lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria diretto da Mario Caligiuri.
 
Il manager ha esordito raccontando l'eccezionale storia dell’Eni, che da volano dell’economia nazionale si è trasformata in azienda internazionale in grado di modificare gli equilibri mondiali dell’energia.

La dimensione dell’Eni è straordinaria: operazioni in 73 paesi del mondo, più di 33mila persone che vivono e si muovono nelle più disparate aree operative in terra e in mare. Mutuando dal suo fondatore Enrico Mattei una visione a lungo termine, Eni è una società che pensa già a ciò che ci sarà nel futuro, oltre al petrolio e al gas. In questo senso molto interessante è l’accordo siglato di recente con il Mit di Boston sulla fusione nucleare.

«Bisogna tener presente - ha ribadito Rapisarda - che le variabili geopolitiche sono una componente di rischio da valutare attentamente nell’ambito di una strategia energetica sia nazionale che internazionale».
 
Approfondendo questo aspetto, il top manager ha osservato come l’economia energetica costituisca una leva importante per la crescita economica e sociale specie per quei Paesi in via di sviluppo e che si trovano ad affrontare complessi scenari geopolitici, dove si registrano tensioni legate a conflitti regionali e minacce terroristiche e criminali.

L’attenzione alla sicurezza è nel Dna di Eni, che da sempre adotta rigide politiche di security improntate a logiche di prevenzione per misurare, stimare e governare rischi di varia natura: il terrorismo, la pirateria, i sabotaggi, la criminalità, lo spionaggio industriale ed il cyber crime, una nuova forma di minaccia che, per sua natura, è senza confini e quindi ancor più pervasiva e pericolosa.

In Italia non c’è ancora una legge che disciplina la security e le regole che ciascuna azienda adotta vengono mutuate dalla safety, in particolare dalla legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e dai vincoli relativi alla responsabilità amministrativa delle aziende.

«La security Eni – ha spiegato Rapisarda - monitora ed analizza centinaia di paesi: l’Africa, sia nella parte settentrionale che ad ovest, dove Eni è la prima compagnia petrolifera, il Sudamerica dove è presente da molti anni, l’Europa, il Medio Oriente e l’Asia centrale. Per ogni Paese Eni ha elaborato una mappa dei rischi e delle minacce, analizzando puntualmente una molteplicità di dati. Gestire il rischio - ha sottolineato Rapisarda - significa anzitutto saperlo valutare».

A tal proposito, è essenziale conoscere il business, valutare il contesto ed avere consapevolezza delle minacce relative all’azienda. Tutto ciò concorre a definire una strategia in grado di mitigare i rischi e ridurli entro i limiti del possibile.

In tale contesto, si può parlare di una cosidetta “intelligence aziendale", che secondo Rapisarda è una disciplina fondamentale per integrare una serie di competenze complesse, dalla sociologia alla psicologia, dalla statistica alla giurisprudenza, dall’economia all’informatica, dalla logistica alle scienze della comunicazione. Ogni piccola parte contribuisce alla comprensione dell’insieme.

Ripercorrendo la nascita della cultura dell'intelligence, Rapisarda ha ricordato ancora la figura di Mattei ed il suo ruolo centrale dell'individuare le opportunità di sviluppo industriale nazionale attraverso metodiche analisi sui Paesi, sulle potenzialità e sugli aspetti contrattuali e commerciali in grado di rendere appetibile l'accesso di Eni a mercati che prima le erano preclusi.

Rapisarda ha concluso il suo intervento parlando del rischio attuale della cybersecurity, dove c’è ancora poca esperienza, sensibilità e norme.
 
«In un mondo che usa in maniera rilevante internet e che diventerà sempre più "virtuale" la rete sarà sempre più un campo di battaglia. L’aumento esponenziale delle connessioni imporrà di approntare strumenti adeguati per coniugare business e sicurezza non solo nelle aziende ma anche per proteggere la sfera privata.
La sicurezza informatica è indubbiamente il bisogno emergente. Gli attacchi informatici aumentano anche nel nostro Paese in tutti i settori ed è ancora estremamente difficile disporre di strumenti giuridici in grado di prevenire e tutelare la privacy aziendale e personale».

Anche in questo campo, come in generale sul tema della security è centrale, secondo Rapisarda, il fattore H, il fattore umano, che è l'anello debole di ogni sistema di sicurezza. Il manager ha concluso: «Bisogna pensare alla sicurezza prima che serva. La fiducia, il coinvolgimento e la sensibilizzazione di tutti gli operatori dell’azienda sono decisivi per lavorare nell’ambiente più sicuro possibile».

 

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Gratteri: "In Calabria la ‘ndrangheta decide i sindaci e compone le liste"

Salutato dal Rettore Gino Crisci che ha ricordato l’iniziativa sviluppata dall’ateneo di Arcavacata con le università italiane nel contrasto alle mafie e introdotto dal Direttore del Master Mario Caligiuri che ne ha illustrato le attività scientifiche e la produzione culturale, il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri ha tenuto una lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria.

In precedenza c’è stato il collegamento in videoconferenza da Toronto con il giornalista e docente Antonio Nicaso, che ha illustrato la pericolosità della ‘ndrangheta e le tendenze della criminalità a livello planetario.

Per Gratteri, la ‘Ndrangheta è stato un fenomeno poco compreso fino all’operazione “Crimine” del 2010, non solo per la sottovalutazione dello Stato ma anche perché l’organizzazione criminale ha sempre cercato punti di contatto con le istituzioni. Infatti, a differenza della mafia, che si è posta in condizione di sfida, la ‘’ndrangheta ha ricercato reciproci vantaggi. Il salto di qualità - ha proseguito - è avvenuto con la Santa, che ha consentito di intensificare i contatti con il potere, attraverso logge massoniche deviate non riconosciute dalle organizzazioni ufficiali. In questo modo la ‘ndrangheta, si è potuta sostituire al potere legale, condizionando la partecipazione elettorale e la vita amministrativa, in una sorta di cogestione della cosa pubblica che riguarda gran parte della nostra regione.

Gratteri ha poi evidenziato che le leggi Bassanini, emanate negli anni Novanta per semplificare l’attività amministrativa, eliminando i controlli esterni hanno fatto proliferare la mafia. "Adesso - ha ricordato - è direttamente la ‘ndrangheta in diversi casi che decide i sindaci e compone le liste, perché l’organizzazione criminale vota e fa votare in quanto ha bisogno di gestire e avere consenso".

Il procuratore ha poi proseguito sostenendo che la ‘Ndrangheta non ha più bisogno di uccidere perché in alcuni settori ha instaurato una sorta di oligopolio, imponendo prodotti e servizi. Gratteri ha poi affrontato la questione dei comuni sciolti per mafia, dicendo che sarà un tema di cui ci si occuperà tantissimo nei prossimi anni. La legge - ha sostenuto - non è assolutamente adeguata e va cambiata prevedendo commissari a tempo pieno con poteri straordinari tali da licenziare i dipendenti e annullare le gare d’appalto.

“Le norme - ha precisato - devono cambiare fino a quando non sarà più conveniente delinquere”. Gratteri ha poi affermato che “siamo all’avanguardia nella lotta alla mafia, con una legislazione scritta con il sangue, con una polizia giudiziaria di grande valore e con organismi unici al mondo quali la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, che raggruppano operatori di tutte le forze di polizia”. Ha poi affrontato il tema della giustizia che per funzionare ha bisogno di abbattere i tempi del processo. In tale ambito, ha detto che l’informatica è di grande aiuto per ridurre i costi e limitare gli errori e la discrezionalità umani. Solo con le notifiche elettroniche - ha ricordato - si è fatto un grande passo avanti, se poi si riuscirà a realizzare anche il processo a distanza con la registrazione e la validità legale delle testimonianze in videoconferenza, non solo si possono risparmiare fino a 70 milioni di euro ma si limiterebbero di molto le prescrizioni. Ovviamente - ha chiarito - tutte queste riforme che pure avvantaggiano il cittadino e la giustizia intaccano precisi interessi.

Gratteri ha poi ribadito che nessuno Stato ha la percezione della pericolosità e della pervasività  della criminalità. Il Procuratore ha poi risposto alle numerose domande degli studenti, illustrando  il punto debole dei porti, dove passa gran parte della cocaina.

Per esempio, il porto di Rotterdam ha 17 chilometri di banchina e quello di Santos in Brasile ha 35 chilometri: in condizioni del genere, viste le dimensioni, la corruzione dilaga. L’anno scorso sono state sequestrate 8 tonnellate di cocaina nel porto di Gioia Tauro, dove quattro famiglie pretendono il 20 per cento del valore della cocaina che transita. I sequestri sono stati possibili perché in Italia ci sono leggi appropriate e si svolgono indagini specifiche.

Nei porti, ha concluso, vanno coniugati gli indispensabili controlli con la disponibilità di personale delle forze dell’ordine e con gli interessi delle compagnie di navigazione. Alla domanda di come si contrasti il crimine all’estero, ha evidenziato che l’Unione Europea è piena di esponenti della ‘ndrangheta perché non c’è uniformità nella legislazione. Per esempio, in Svizzera le mafie vengono equiparate a un’associazione segreta con pene che oscillano da 1 a 5 anni. Pertanto, quando si parla di procura europea bisognerebbe prima precisare per fare cosa, con quali codici agire e con quali criteri individuare chi la dirige. Ha quindi trattato i rapporti con la magistratura  estera che sono molto difficili.

Con gli Stati Uniti e adesso anche con la Colombia ci sono però trattati molto efficaci, mentre con gli altri Stati a volte ha grande importanza la credibilità personale di chi svolge le indagini.

Gratteri ha poi risposto sulle trasformazioni di questi ultimi anni: le mafie mutano con la società e anche nelle organizzazioni criminali c’è un abbassamento del livello, che si confronta con l’abbassamento etico e morale presente un po’ in tutta L’Unione europea che si occupa molto più di mercato che della sicurezza dei propri cittadini.

Così ha poi risposto alla domanda sui rapporti tra ‘ndrangheta e terrorismo: non ci sono indagini significative dalle quali emergano contatti perché la mafia non ha alcuna convenienza a stabilire collegamenti con il mondo del fondamentalismo islamico, al cui contrasto sono concentrate le polizie di tutto il mondo. Ha poi dato la sua interpretazione al bisogno di mafia che sembra emergere dai territori e da alcuni settori dell’economia.

Per il procuratore non è solo richiesta di protezione ma anche desiderio di arricchimento personale e di potere.

Gratteri ha quindi concluso sostenendo che la potenza della mafia è legata al denaro che proviene in misura maggiore dal traffico di cocaina, che è l’attività più redditizia al mondo.

“Nel libro “Oro bianco” - ha detto - con Antonio Nicaso abbiamo proposto un’utopia. Il consumo della cocaina riguarda la salute dei cittadini, l’economia drogata da soldi illegali, l’affidabilità dell’informazione che, se inquinata da dubbi finanziamenti e pressioni di varia natura, può condizionare i cittadini e la democrazia. È un problema sovranazionale e quindi richiede una risposta sovranazionale, ma ci vorrebbe, però, un’Onu diversa.

I principali Paesi produttori sono Colombia, Bolivia e Perù dove si potrebbero finanziare i cocaleros, cioè i produttori di coca, per rendere conveniente il cambio delle coltivazioni. Ma anche in questo caso si toccherebbero rendite gigantesche.

“Gli interessi economici  delle multinazionali - ha concluso - purtroppo vengono prima della sicurezza degli Stati”.

Argomento, tra l’altro, trattato nel suo ultimo libro scritto con Antonio Nicaso “Fiumi d’oro. Come la ‘ndrangheta investe i soldi nell’economia legale” edito da Mondadori.

 

 

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L'ambasciatore Michele Valensise al master in intelligence dell'Unical

«Intelligence e diplomazia sono, nella pratica quotidiana, due strumenti complementari che perseguono lo stesso obiettivo, quello di difendere la comunità e l’interesse nazionale», ha sostenuto l’ambasciatore Michele Valensise, segretario generale del ministero degli Affari Esteri dal 2012 al 2016, intervenendo al master in intelligence dell’università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

«Realmente rilevante è l’efficacia dell’azione che deriva proprio dal grado di sinergia che si può stabilire tra questi due mondi». «I canali di comunicazione tra i due comparti, un tempo prevalentemente formali, oggi hanno importanti contenuti sostanziali, grazie a una “cultura della collaborazione” a livello centrale e nelle rappresentanze estere. Inoltre, la collaborazione fra intelligence di paesi diversi è sicuramente un aspetto fondamentale».

Se le scelte dei decisori politici devono essere sempre più basate su informazioni attendibili e circostanziate, in un mondo caratterizzato dal disordine è auspicabile un multilateralismo della sicurezza: problemi ed emergenze globali necessitano approcci e soluzioni globali. Diplomatici e operatori di intelligence agiscono su piani simili: raccolgono, valutano e diffondono le informazioni ai decisori, garantendo allo stesso tempo lealtà alle istituzioni e indipendenza di giudizio.

L’intervento di Valensise ha poi toccato due cardini tradizionali del posizionamento internazionale dell’Italia: l’adesione all’Unione europea e la collaborazione transatlantica. Entrambi hanno garantito settanta anni anni di pace e di sviluppo. Manca ancora, invece, una politica estera comune dell’Ue, per la perdurante ritrosia degli Stati nazionali a delegare a un ente sovranazionale le loro prerogative in questo campo. Tuttavia è la stessa congiuntura internazionale a ricordare spesso la necessità di un’Europa in grado di parlare con una voce sola. Obiettivo forse ancora lontano, ma da non perdere di vista.

A questo stadio il rilancio dell’Unione europea potrebbe fondarsi su tre Paesi: la Germania, forte anche di un ultimo accordo di governo che evidenzia il progetto di integrazione europea; la Francia, oggi con rinnovato slancio europeo, che con la Germania negli anni cinquanta volle sostituire il metodo della pace a quello della guerra che aveva insanguinato i due Paesi per secoli; l’Italia, uno dei membri fondatori dell’Unione, dalla quale nell’arco di sessanta anni abbiamo ottenuto ben più vantaggi che svantaggi. «Per essere ascoltati in questo scenario - ha concluso l'ambasciatore Valensise - occorrono una buona intelligence e una buona diplomazia. Esse sono tali se sono credibili, coniugando legalità dei mezzi e legittimità dei fini».

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Evgeny Morozov e Lucio Caracciolo al master in Intelligence dell'università della Calabria

Dopo le feste Pasquali, il Master in Intelligence dell’Università della Calabria riprende con due significative lezioni.  

Alle 8,30 di domani (sabato 7 aprile), presso l’Aula “Caldora” dell’Università della Calabria a Rende, dopo il saluto del rettore Gino Crisci, presentato dal direttore del Master Mario Caligiuri, interverrà Evgeny Morozov, uno dei più noti esperti di nuovi media a livello mondiale, che svilupperà il tema della ”Intelligence nella falsa democrazia su internet”.

Nel pomeriggio, dalle 13.30 alle 17.30, è prevista la lezione di Lucio Caracciolo, direttore di “Limes” e uno dei più importanti esperti del settore a livello internazionale, che affronterà il tema: “L’intelligence nella geopolitica del XXI secolo”.

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