Intelligence, Giuseppe Rao affronta il tema dell'interesse nazionale al master dell'Unical

Giuseppe Rao, consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è intervenuto – a titolo personale – nella sessione  conclusiva del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, con una lezione dedicata ai concetti di Interesse nazionale e di senso dello Stato.

Presentato dal Direttore del Master Mario Caligiuri, Rao ha espresso l’auspicio che l’Italia possa tornare, come negli anni del boom economico, a svolgere un ruolo significativo nei processi di innovazione scientifica, tecnologica ed economica nel mondo.

Ha ricordato come il liberismo sfrenato, la globalizzazione senza regole e i conflitti armati in corso abbiamo acuito le differenze tra ricchi e cittadini disagiati, e tra questi anche la classe media, fra i diversi Paesi della comunità internazionale e provocato fenomeni migratori di massa. Questa situazione - ha rilevato - ha favorito, in numerosi Stati il successo di politici, partiti e movimenti, che, ognuno con le loro specificità, ripropongono la necessità di ripartire dal concetto di Nazione.

Secondo il Consigliere, la capacità di sviluppare nuove tecnologie e sofisticati sistemi di logistica rappresentano la chiave per il successo dei singoli Stati nella competizione internazionale. 

In Italia - ha detto Rao - la promozione dell’Interesse nazionale,  che presuppone un’idea condivisa del concetto di comunità nazionale, può essere perseguito con l’applicazione dei principi costituzionali che prevedono un intervento dello Stato nell’economia – così come previsto nella Costituzione –, condizione necessaria per garantire buona occupazione, benessere e prospettive per le nuove generazioni.

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Intelligence, Mario Caligiuri e Francesco Bruno inauguraro le lezioni del master dell'Università della Calabria

Dopo la lezione inaugurale da parte di Derrick De Kerckhove, il Master in Intelligence dell’Università della Calabria, prosegue la sua attività formativa con l’intervento del direttore Mario Caligiuri, che ha introdotto il linea generale l’intelligence.

In particolare, si è soffermato sul significato di questa disciplina, essenziale per comprendere la realtà. Caligiuri ha infatti collegato l’intelligence con l’importanza di una corretta percezione e analisi delle informazioni.

“Bisogna utilizzare l’intelligence per legittima difesa - ha detto - poiché occorre essere consapevoli che oggi viviamo nella società della disinformazione permanente e intenzionale. Il dibattito odierno sulle fake news, peraltro ricondotto nell’ambito delle polemiche politiche, non coglie affatto, secondo me, la dimensione e le distorsioni complessive del sistema mediatico”.

Caligiuri ha poi inquadrato il tema dell’intelligence nell’ambito della ricostruzione storica e dell’interpretazione filosofica, citando numerosi esempi dalla Bibbia alla guerra fredda e mettendo poi a confronto le varie scuole di pensiero. Caligiuri ha infine concluso ipotizzando il nuovo ruolo dell’intelligence nella società digitale, dove si registra non solo una radicale mutazione antropologica ma anche una profonda trasformazione degli Stati.

La lezione pomeridiana è stata svolta dal criminologo Francesco Bruno, professore dell’Università della Calabria che ha evidenziato la natura cognitiva, la funzione, il ruolo e le finalità dello spionaggio. Ha poi illustrato una serie di eventi che stanno caratterizzando il XXI secolo invitandoli a inquadrarli al di là dell’apparenza del racconto attraverso i media. In particolare ha illustrato i rapporti storici tra Islam e Occidente e il ruolo degli Stati Uniti nel nuovo ordine mondiale. Bruno ha poi evidenziato i temi principali dell’evoluzione umana, utilizzando i miti biblici per spiegare la nascita della dualità dei sessi, delle leggi, della società e del linguaggio. Si è poi soffermato sul funzionamento della mente, che di forma attraverso le informazioni che vengono percepite dal cervello e che ci rendono capaci di comprendere e di capire. “La Rete - ha concluso Bruno -  ci sta portando verso un futuro indecifrabile rendendo controverso il concetto di normalità, che rende ancora più delicato e complesso il lavoro dell’intelligence”.

 

Intelligence, Caligiuri al convegno della Borsa del turismo archeologico di Paestum

In occasione della XX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum si parla di intelligence.

Per domani (29 ottobre) alle ore 11, presso il Museo Archeologico è in programma, infatti,  il convegno “La tutela del patrimonio culturale, la difesa dell’arte e il ruolo dell’intelligence”.

All’incontro prenderà parte, anche, il direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, Mario Claigiuri.

Insieme a Caligiuri, interverranno: Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco; Tsao Cevoli direttore Master in Archeologia giudiziaria e crimini contro il patrimonio culturale Centro Studi Criminologici di Viterbo; Stefano De Caro direttore generale dell’Iccrom; Paolo Matthiae, archeologo e direttore della missione archeologica in Siria dell’ Università “La Sapienza” di Roma; Rossella Muroni presidente Legambiente; Fabrizio Parrulli comandante carabinieri Tutela patrimonio culturale; Francesco Rutelli presidente Associazione “Incontro di Civiltà” e Giuliano Volpe presidente Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici. Coordinerà la tavola rotonda, il giornalista del “Corriere della Sera” Paolo Conti. 

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Intelligenge e sicurezza marittima al Master dell'Unical

 "Sicurezza e Intelligence per l’economia marittima nazionale”. Questo il tema della lezione tenuta da Francesco Chiappetta, ufficiale di Stato maggiore della Marina militare fino al 2016, in occasione dei laboratori sulla cyber intelligence del Master in Intelligence dell'Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

"Il crimine informatico - ha spiegato Chiappetta - pesa sull’economia mondiale per circa 500 miliardi di euro, a un passo dal volume di affari legato al narcotraffico. Un crimine di cui non è certo immune il comparto marittimo.

In uno scenario geoeconomico nel quale è quanto mai evidente la rilevanza dei traffici marittimi a livello mondiale e, in particolare, per la stessa economia nazionale, è necessario oltre che urgente una cultura dell’informazione nel settore della sicurezza marittima onformatica.

Chiappetta ha poi sostenuto che "in un quadro di costante sviluppo dello trasporto mondiale connesso alle enormi potenzialità del comparto marittimo nazionale, è necessaria una piena consapevolezza degli scenari verso i quali stiamo procedendo".

L'ufficiale ha poi spiegato che "La minaccia cyber per il dominio marittimo, così come il mondo della cyber intelligence nel suo complesso, diventerà sempre più centrale poiché collega due ambiti: da un lato l'intelligenza, elemento tipicamente umano e, dall'altro, le info-tecnologie fino ad arrivare alla nuova frontiera dell’intelligenza artificiale, espressione del mondo cibernetico che ormai tende a sovraintendere ogni attività umana. Maggiormente crescerà l'impatto e l’adozione delle nuove tecnologie maggiormente vi sarà bisogno del fattore umano ovvero di un approccio culturale in grado di analizzare, interpretare, selezionare, mediare e contestualizzare le informazioni e quindi fornirle ai decisori pubblici per i propri comportamenti e le proprie strategie".

Chiappetta ha concluso sostenendo che "sul piano nazionale, dobbiamo essere pienamente consapevoli di tale scenario. L’Italia, con la propria industria marittima certamente di punta nella competizione internazionale, è un Paese fortemente a rischio proprio perché basato su di una economia di trasformazione dipendente dai commerci esteri e in particolare da quelli via mare. Ogni giorno grandi aziende subiscono migliaia di attacchi informatici, spesso non denunciati, specie di sera e nel fine settimana, quando le difese sono più basse. Chi vìola la sicurezza informatica lo fa per rubare informazioni ai fini commerciali, collegate a organizzazioni criminali anche a livello internazionale dedite ai traffici illegali di ogni genere ma non possiamo certo escludere atti di sabotaggio diretti alla sicurezza dello Stato da parte di forme transnazionali se non di entità nazionali"

 

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Intelligence e Magistratura, il libro di Mario Caligiuri presentato a Trieste

Un proficuo dibattito ha accompagnto la presentazione, nell'antico Caffè San Marco di Trieste, del nuovo libro di Mario Caligiuri "Intelligence e Magistratura. Dalla diffidenza reciproca alla collaborazione necessaria", edito da Rubbettino e presentato da Carlo Mosca.

Alla manifestazione hanno partecipato il segretario generale della Conferenza dei rettori delle università italiane Alberto De Toni, rettore dell'ateneo di Udine e il presidente del Centro documentazione sicurezza urbana e polizia locale Sergio Bedessi, coordinati dal presidente del Circolo della stampa di Trieste Pierluigi Sabatti.

Per De Toni, l'intelligence va sviluppata nelle università poiché è una materia che è utile non solo allo Stato e alle aziende ma a tutta la società.

De Toni ha proposto, anche, un patto nazionale per la sicurezza informatica tra atenei italiani e istituzioni pubbliche specializzate.

Per Sergio Bedessi l'intelligence deve servire per garantire la sicurezza urbana, tenendo conto della fondamentale dimensione informatica.

Pierluigi Sabatti ha concluso l'incontro annunciando un incontro al Circolo della stampa in autunno.

 

Lo statista e i generali, quando Moro mediò con i golpisti

Due falchi atlantisti in lotta perenne tra loro. Furono Giovanni de Lorenzo, generale dei carabinieri la cui immagine rimase legata al piano Solo, e Giuseppe Aloia, generale dell’esercito e comandante di stato maggiore della Difesa.

I due alti ufficiali furono in disaccordo praticamente su tutto: falchi che facevano a gara a chi volava più in alto.
Spregiudicato e incline al dialogo serrato con la politica che conduceva in condizioni di reciproco condizionamento, il carabiniere siciliano ebbe la carriera sfregiata dalla sua passione per l’intelligence.

Focoso ed efficientista, il generale romano tentò di ammodernare l’esercito per allineare la difesa italiana agli standard (qualitativi ma anche di fedeltà) richiesti dalla Nato. Per la sua opera organizzativa ricevette una medaglia da Kennedy mentre in patria si beccò accuse di criptofascismo (dovute anche all’istituzione dei corsi di ardimento in cui i militari venivano addestrati ad operazioni di guerriglia e controguerriglia secondo le dottrine Stay Behind).

Le loro carriere e la loro rivalità, che sfociò in inimicizia aperta, si svilupparono nel contesto delicatissimo dei primi governi di centrosinistra e delle prime riforme dei servizi segreti. Logica conseguenza di questa situazione, storica ed esistenziale, furono i rapporti piuttosto profondi con i vertici dei partiti di governo, in particolare la Democrazia cristiana. Incluso Aldo Moro.

I rapporti tra il leader della Dc e i due generali sono stati ricostruiti dallo studioso Francesco Maria Biscione della Fondazione Flamigni durante il recente convegno dell’Università della Calabria intitolato Aldo Moro e l’intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere, organizzato da Mario Caligiuri, direttore del Master sull’intelligence.
In particolare, Biscione ha ricostruito, sulla base del corposo (e ancor oggi discusso) memoriale redatto dallo statista durante la prigionia nel covo delle Brigate Rosse, due episodi delicati della storia repubblicana, in cui Moro ebbe un ruolo determinante.

Il primo riguarda la vicenda turbolenta dell’effimero governo Tambroni (1960), che si reggeva anche grazie al supporto esterno del Msi. Nella caduta di questo esecutivo, avvenuta un anno dopo l’ascesa di Moro alla segreteria scudocrociata, ebbero un ruolo determinante le informazioni passate da de Lorenzo al leader Dc. In questo caso, la ricostruzione di Biscione è riscontrata da documenti dell’Archivio di Stato di Milano che provano l’effettivo interessamento del Sifar nella storia del governo Tambroni.

Il secondo episodio, decisamente più inquietante per via del contesto, è legato alla strategia della tensione. Siamo nel 1969 e Moro, stando alla ricostruzione di Biscione, avrebbe collegato l’inizio di questa strategia a un’iniziativa di Aloia rivolta alla Dc. Questa iniziativa, poco conosciuta e dal contenuto non ancora noto, divise i vertici Dc in due blocchi: tra i favorevoli vi furono Flaminio Piccoli e Mariano Rumor, tra i contrari lo stesso Moro.

La vicenda proverebbe, secondo Biscione, che alcuni settori dell’esecutivo sapessero della matrice nera delle bombe sin dal 12 dicembre 1969.
Resta una domanda: come mai Moro, che nel decennio successivo avrebbe iniziato il faticoso dialogo con il Pci, in quegli anni aveva rapporti così stretti con alcuni settori particolari del mondo militare?

Per Biscione la strategia dello statista si basava sulla consapevolezza che lo Stato contenesse anche l’antistato e, quindi, sulla necessità di trovare un punto di equilibrio il più avanzato possibile - nel partito, nella società e nei rapporti internazionale - perché eventuali rotture avrebbero precipitato il Paese in mano ai settori più reazionari.

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Aldo Moro e l'intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere

"Aldo Moro e l'intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere".

Questo il tema della giornata di studi organizzata a Rende sabato 13 maggio 2017 dalle 9 alle 18 presso l'aula "Umberto Caldora" dell'Università della Calabria.

L'evento, promosso dal Centro di documentazione scientifica sull'intelligence dell'ateneo calabrese, si svolge nella settimana in cui ricorre il trentanovesimo anniversario dell'omicidio dello statista democristiano.

Per Mario Caligiuri, direttore del master in Intelligence e promotore dell'evento: "Aldo Moro è stato un protagonista della storia d'Italia e in quanto uomo di Stato conosceva bene il funzionamento e l'importanza dei servizi di Intelligence. Tutti sanno dell'interesse di Francesco Cossiga verso questo settore fondamentale dello Stato. Si conosce di meno che il maestro di Cossiga nell'intelligence era stato proprio Aldo Moro". 

Inoltre, ha ricordato che si tratta solo di un primo approccio per cominciare ad affrontare un tema di grande rilevanza non solo per approfondire cruciali vicende politiche  della Repubblica ma anche per contribuire a sviluppare in Italia gli intelligence studies dal punto di vista storico.

Dopo i saluti istituzionali del Rettore Gino Mirocle Crisci, del direttore del Dipartimento di Lingue e Scienze dell'Educazione Roberto Guarasci e dei componenti del Comitato scientifico del Master sull'Intelligence Alberto Ventura e Luciano Romito, è prevista l'introduzione di Mario Caligiuri, coordinatore del Centro studi sull'intelligence dell'ateneo di Arcavacata.

I lavori saranno articolati in due sessioni.

La prima verrà aperta dalla relazione di Ciriaco De Mita, Segretario nazionale della DC 1982-87 e presidente del Consiglio dal 1988 al 1989, che  parlerà di Aldo Moro uomo di Stato e di intelligence.

Seguiranno poi le relazioni di Maria Luisa Lucia Sergio dell'Università di Roma Tre: Aldo Moro nella prima stagione repubblicana (1946-1958): concezione della democrazia e visione internazionale; di Vera Capperucci dell'Università LUISS "Guido Carli" di Roma: La segreteria Moro (1959-1964) e il caso Tambroni; e, in video conferenza, di Giacomo Pacini dell'Istituto storico grossetano della resistenza e dell'età contemporanea: L''Italia e la politica mediterranea: il lodo Moro.

Nel pomeriggio, alle 15 inizierà la seconda sessione che verrà aperta dalla relazione di Virgilio Ilari dell'Universita "Cattolica" di Milano: Moro e la Cia.

Seguiranno gli interventi dello storico Andrea Ambrogetti: "Aldo Moro e gli americani nella politica della solidarietà nazionale";  e di Francesco Maria Biscione dell'Archivio "Flamigni": Il Memoriale Moro.

L'ultima relazione sarà svolta dal senatore e presidente del gruppo parlamentare del Pd Luigi Zanda  Il rapporto tra Moro e Cossiga.

Le conclusioni verranno svolte da Mario Caligiuri.

Gli atti del convegno scientifico, arricchiti da altri contributi, verranno pubblicati nella collana del Centro di documentazione scientifica sull'intelligence dell'Università della Calabria editi da Rubbettino.

Il convegno è stato promosso con la collaborazione della Fondazione "Italia Domani", del Laboratorio di Fonetica e del Laboratorio sul mediterraneo islamico dell'Università della Calabria.

I lavori verranno seguiti da Radio Radicale e in diretta streaming dal sito www.intelligencelab.org.

 

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