Spiagge Milano Marittima, attività sportive da fare

Durante le vacanze al mare è bene pensare anche al proprio fisico, proprio per questo chi scegliere di trascorrere le proprie vacanze a Milano Marittima ha a propria disposizione una palestra naturale d’eccezione; la spiaggia.   

Può sembrare un’idea atipica, ma fare attività sportive in una delle spiagge a Milano Marittima è la scelta migliore per beneficiare del clima e delle proprietà dei sali marini. Rimanere all’interno di una palestra per fare sport, quando si ha la possibilità di farlo sulla sabbia o in mare è un vero e proprio errore.

Ecco, una serie di attività che si possono svolgere durante una vacanza a Milano Marittima con il proprio compagno o un gruppo di amici.

Canoa

La canoa è un mezzo di locomozione che può essere utilizzato anche da persone che non sono propriamente dedite alle attività sportive. Non è molto difficile imparare a padroneggiarlo, e si può scegliere come mezzo per scoprire Milano Marittima e le vicine località.

Sicuramente permette di allenare braccia e tutta la parte superiore del tronco, mettendo a dura prova anche gli sportivi più allenati durante le giornate di sole.

Beach Volley

Il più classico degli sport da fare in spiaggia. Si può giocare con un gruppo di amici o con dei perfetti sconosciuti, la cosa non ha molta importanza. Il divertimento e la competitività sono assicurati in ogni caso. Nel caso si giochi con squadre miste, entra in gioco anche la possibilità di fare delle interessanti conoscenze con belle ragazze e che amano fare attività sportiva.

Giocare a beach volley è molto impegnativo, per non rischiare di affaticarsi molto si può scegliere di non giocare nelle ore centrali della giornata e è bene ricordarsi di portare con sé una buona scorta di acqua.

Schiaccia sette
Attività ideale per persone di ogni età, il schiaccia sette è perfetto da giocare sulla spiaggia o in acqua. Nell’acqua è una scelta d’obbligo nelle calde giornate estive, poiché permette di divertirsi e allo stesso tempo di rinfrescarsi in mare.

Il numero di persone coinvolte nel gioco può essere anche superiore di sette, ma più sono i giocatori meno possibilità si può avere di entrare in contatto con la palla. Il consiglio che vi possiamo dare, è quello di non superare mai le otto/nove persone.

Come è facile comprendere, la spiaggia e il mare possono essere un’ottima alternativa alle classiche attività che si eseguono in palestra. In alternativa, per i patiti della palestra è sempre possibilità scegliere un lido che offre attrezzi ginnici all’aria aperta.

In molte località marittime sono sempre di più, i lidi o le palestre dove è possibile fare esercizio sulla spiaggia o in una zona all’aperto. Le attrezzature utilizzate di solito sono studiate proprio per essere utilizzate all’aria aperta. Quindi, non è un problema se si viene “disturbati” durante un allenamento da un acquazzone estivo.

 

Calabria, mari e spiagge invase dalla plastica

L’invasione della plastica nei mari e sulle spiagge non è un problema lontano dalle nostre routine locali quotidiane.

Anche in Calabria, lo Jonio ed il Tirreno sono stati negli ultimi anni oggetto di una progressiva invasione di spazzatura che, oltre a deturpare le bellezze marine e delle spiagge, mette in pericolo la loro biodiversità.

E’ il grido d’allarme lanciato nel corso del workshop #IoSonoMare che si è tenuto ieri a Catanzaro e organizzato dal Ministero dell’Ambiente con Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria) e Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nell’ambito dell’omonima campagna nazionale di divulgazione dei risultati dell’attività in Italia della Direttiva UE “Marine Strategy”.

Uno dei descrittori qualitativi previsti dal programma della Direttiva Marine Strategy - che si pone l’obiettivo di conseguire o mantenere un buono stato ecologico dell’ambiente marino di tutti gli Stati membri dell’Ue entro il 2020 – è infatti quello dei rifiuti marini, in cui vengono monitorati i rifiuti spiaggiati, flottanti, sul fondo, i microrifiuti  ed, infine, i rifiuti ingeriti dalle tartarughe Caretta caretta.

In Calabria, il Centro regionale strategia marina dell’Arpacal ha effettuato, nel periodo 2015-2018, il monitoraggio dei rifiuti spiaggiati, seguendo le metodiche imposte dal Ministero.

I punti di monitoraggio sono stati individuati nella Foce del fiume Crati (Cassano Ionio (CS)), a Crotone, Catanzaro-Borgia, Gioia Tauro (RC), Vibo Marina e Cetraro (CS).

I dati raccolti durante il triennio, presentati nel workshop da Laura Pirrera  hanno edivenziato che il numero di rifiuti spiaggiati maggiore è stato riscontrato nei litorali del versante tirrenico (16.986 rifiuti - 2015-2018), rispetto a quello ionico (6297 rifiuti – 2015-2018).

La macrocategoria di rifiuto più abbondante in tutti gli anni analizzati (dal 2015 al 2018) e per i litorali di entrambe i versanti, è stata la plastica, come d’altronde riportato per numerose altre regioni d’Italia.

Relativamente alla macrocategoria “plastica e polistirene”, il trend dal 2015 al 2018 sembra essere in aumento (ad esempio il versante tirrenico sale da 81% a 93%).

Quello che i tecnici del Centro strategia marina dell’Arpacal hanno constatato è che i rifiuti raggiungono il mare prevalentemente attraverso i corsi d’acqua e si distribuiscono non necessariamente in prossimità dei luoghi di produzione.

Proseguono le ricerche dell'uomo disperso in mare

Su richiesta della capitaneria di porto di Catanzaro Lido, una squadra dei vigili del fuoco del Comando catanzarese, con il supporto del Nucleo sommozzatori di Reggio Calabria, è intervenuta per le operazioni di ricerca della persona dispersa nel tratto di mare antistante il quartiere Lido.

La ricerca è iniziata il 28 ottobre scorso, in seguito all'impatto di una imbarcazione contro il molo del porto di Catanzaro.

La capitaneria di porto  perlustrando con la motovedetta la zona antistante il molo ha rilevato oggi, attraverso l'utilizzo dell'ecoscandaglio, alcune sagome nei fondali che richiedevano ulteriori verifiche.

I sommozzatori dei vigili del fuoco giunti sul posto nelle prime ore del pomeriggio, hanno effettuato varie immersioni nei punti segnalati ma, le verifiche hanno dato esito negativo.

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Senza montagna la Calabria non ha storia nè futuro

Fino agli anni passati ed ancora oggi fare turismo in Calabria significava e significa solo mare. Sulle coste ioniche e tirreniche sono venuti a formarsi diversi poli urbani a forte concentrazione, prevalentemente balneare, fino a costituire conurbazione lineare: insomma la Calabria è diventata sinonimo di mare.

Si è trascurato il fatto che la nostra regione, al suo interno, è caratterizzata dalla montagna.

Ecco alcuni dati: la superficie totale è di km 15080 e ben il 42 per cento è occupata da territorio montano, il 49 per cento è collinare e solo il 9 per cento è costituito da pianura.

Inoltre ben 387 comuni, dei complessivi 409, hanno fatto la loro storia sugli altipiani collinari e montuosi.

È evidente che la Calabria è una regione montuosa, da sempre “gran bosco d’Italia”.

I Greci conoscevano la Sila e i Romani la chiamarono “silva” per non confonderla col “nemus” il sacro bosco delle divinità. Per Virgilio fu “magna” nelle Georgiche ed addirittura “ingens” nell’Eneide.

Fu menzionata dai più illustri geografi come Stradone, Plinio e Cicerone nel “Brutus” parla di “silva sila”.

Oggi le carte la distinguono in: greca, grande e piccola.

La Sila greca prende nome dagli insediamenti albanesi dei secoli XV e XVI, bastibpensare ai centri abitati di Rota Greca, Vaccarizzo Albanese, Spezzano Albanese, Lungo ed altri.

La Sila grande, che poi è il cuore di tutta la regione calabrese, è detta anche “badiale” dalle donazioni operate da Enrico VI a Gioacchino da Celico e soprattutto al suo Ordine Florense; è nomata anche “demaniale” grazie all’editto di Roberto d’Angiò che ne fissò i limiti con quella badiale.

E poi la Sila Piccola, ma piccola solo per altitudine, che comprende i territori ricadenti nella provincia madre di Catanzaro con i comuni di Taverna, Zagarise, Belcastro, Serrastretta e le località turistiche di Villaggio Mancuso e Villaggio Recise, e altri territori che appartengono oggi alla nuova provincia di Crotone come Savelli, Cotronei, e Villaggio Palumbo con Trepidò entrambi terre cotronellare.

Percorriamo insieme questo itinerario storico – naturalistico- culturale e turistico dal mare verso l’alta montagna. Oggi vi è la superstrada a scorrimento veloce che ci porta già a Camigliatello in poco meno di un’ora. È una strada – scrive A. Delfino – che “scorre superba sulle cime degli alberi, in arditi viadotti cancellando la tormentata orografia. Le strade costruite dai Borboni e poi imbellettate dal nuovo stato unitario, disegnate fra le groppe delle colline dirute, sembrano nastri sottili buttati alla rinfusa da un dispettoso folletto.”

Certo i disagi non erano pochi, fino a qualche anno fa, se si pensa che per raggiungere Cosenza dalla città di Pitagora si attraversava una miriade di paesi come San Mauro Marchesato, Scandale, Santa Severina, Cotronei ed altri ancora più all’interno. Insomma ci volevano ben due giorni di cammino e su vecchie corriere e traini. Arriviamo a San Giovanni in Fiore che deve la sua esistenza all’Abate Gioacchino nativo della vicina Celico, detto poi “da Fiore” fondatore dell’Ordine monastico florenze e dell’Abazia in località “Fiora” del capoluogo silano.

Più avanti continuando a salire tra fitte abetaie e pinete raggiungiamo Camigliatello Silano, tra le più importanti e attrezzate stazioni turistiche soprattutto per gli sport invernali e sede del Parco Letterario “Old Calabria” nella vecchia torre di Camigliati. Tra questa località, Silvana Manzio, Lorica, Moccone, il Gariglione, i grandi laghi Cecita, Arvo e Ampollino ed oltre ancora ci troviamo nel bel mezzo del grande Parco Nazionale della Calabria. Ci inoltriamo fino al bosco del Filastro, regno indiscusso del “re pino”.

Qui, infatti, c’è ancora un bel gruppo di pini, “i giganti della Sila” che si fanno risalire addirittura al 1430. Qui regna il famoso “pino laricio” o “loricato” che è un po’ quello che rimane della foresta primigenia. Il pino silano è una delle quattro razze che appartengono alla grande famiglia del pino nero, “pinus nigra” ed ha una vecchia storia che risale al terziario, insomma prima dell’uomo.
Il suo legno è servito agli indigeni bruzi per difendersi dalle intemperie e dal nemico; i colonizzatori magnogreci lo portavano fino a Crotone utilizzando la corrente del Neto e sul Tirreno attraverso la breve strada dell’istmo di Marcellinara; i Romani lo utilizzarono in abbondanza per costruirvi le galee; ed ancora è servito per le volte delle austere basiliche romane e per la Cappella Sistina e non ultimo fu utile per ricavare la resina.

Esemplari affini ai nostri pini li troviamo sull’Etna, in Corsica e nelle foreste iberiche.

E la Sila non è solo alberi e pini. È una sorta di pianeta ancora incontaminato: gigli rossi, bucaneve, giunchiglie, viole mammole, orchidee nane, narcisi, semi di anice e la belladonna e la genziana ed altre piante medicinali e le innumerevoli specie di funghi e poi quel verdeggiante ed odoroso muschio tanto caro a bambini ed adulti che lo apprezzano per abbellire i presepi fatti in casa.
E la Sila è anche il regno dell’acqua, data l’alta piovosità e l’innevamento. Qui nel 1927 si sono creati i tre citati bacini di Cecita, Arvo e Ampollino che fanno produrre tanta energia idroelettrica nelle grandi centrali in territorio di Cotronei e sono di grande richiamo per la pesca sportiva e per gli sport nautici.

E scendendo più a sud della regione, dopo aver attraversato il citato istmo di Marcellinara, ci inoltriamo nel gruppo montuoso delle Serre, oggi Parco regionale, dalle connotazioni ambientali non dissimili dalla Sila e coi tantissimi centri ricchi di storia quali Squillace, Torre Ruggiero, Soriano col famoso monastero domenicano, Vallelonga, la Mongiana delle Ferriere borboniche, Mangiatorella, Ferdinandea e Stilo. Di sicuro, però, il polo storico di questa parte della montagna calabrese è Serra San Bruno, terra della Certosa, quella detta nei secoli di Santo Stefano del Bosco, fondata san Brunone di Colonia nel 1084, come primo nucleo a Santa Maria, e nel 1091 dove oggi la possiamo ammirare nella sua austera solitudine. Questa Abbazia, la prima e unica fondata dal Santo in Italia e che custodisce le sue sacre spoglie, nel ‘500 assunse la forma rinascimentale con grandezze di forme artistiche ed architettoniche che, però, dopo secolari vicissitudini legate alla storia feudale, religiosa e artistica, è stata distrutta dal disastroso terremoto del 1783. Ci restano pochi ruderi: parte della facciata palladiana e del chiostro.

Dopo due secoli di abbandono dovuto anche alle conseguenze della famigerata Cassa Sacra, il nostro monastero bruniano è stato ricostruito nei primi anni del secolo scorso, così come oggi lo vediamo. Da ogni parte del mondo poeti, storici, scrittori, scienziati, teologi si sono avvicendati attorno alla storia di questo preziosissimo bene culturale che Serra custodisce gelosamente.
Ma Serra San Bruno non è solo Certosa: è la città dell’arte nel verde. È la città delle chiese: la Matrice, detta anche di San Biagio, del 1785; il tempietto dell’Addolorata di fine architettura barocca del 1721; la chiesa dell’Assunta di Terravecchia di origine ducentesca ma ricostruita nei primi anni dell’800 e quella dell’Assunta di Spinetto edificata nel nuovo rione dopo il citato terremoto. Serra è la terra anche dei nobiliari palazzi con portali artistici e soffitti riccamente lavorati, obelischi e tantissime altre opere d’arte e tutto, bisogna sottolinearlo, frutto di artisti locali figli di quella che per secoli fu detta “ la Maestranza di la Serra”.

Negli ultimi tempi, poi, e soprattutto dopo il boom economico degli anni ’60, è stata riscoperta la sua grande vocazione turistica e pertanto un pò tutta la montagna calabrese, compreso l’Aspromonte di Corrado Alvaro e del Santuario di Polsi della Madonna della montagna, ha bisogno di una giusta valorizzazione. Insomma è ora che la montagna calabra sia vista come risorsa primaria per l’economia e lo sviluppo dell’intera regione. La valorizzazione della nostra montagna, dopo anni di indifferenza, certamente comporta un processo da programmazione sapiente e non abbandonata ad improvvisazioni occasionali.

Oggi la sola natura, pur vergine ed incontaminata, non basta più ai turisti provenienti dai più qualificati villaggi residenziali delle coste ioniche e tirreniche, da Soverato a Tropea, da Capo Rizzuto a Diamante passando per Le Castella, Pizzo, Cirò Marina, Caulonia, Sibari, Capo Colonna ed altre belle località balneari. La montagna calabrese necessita di infrastrutture e di servizi moderni come risposta ad una richiesta d’utenza sempre più esigente e soprattutto abbisogna di professionalità tra gli operatori turistici. È urgente la funzionalità e l’efficienza di tutti i servizi di comunicazione per non rimanere isolati dal resto d’Italia e dell’Europa.

In Sila non si entra soltanto dalla superstrada Crotone – Cosenza –Paola, si entra anche dall’autostrada seppur questa rattoppata e da più svincoli e da questi in tutta la montagna, ma per raggiungere gli angoli più suggestivi e a più forte richiamo turistico si è costretti a fare autentiche gimkane su percorsi stradali per nulla modernizzati e mancanti di continue segnalazioni ed informazioni. Il servizio pubblico tra i singoli centri è inesistente. Roba da non provarci e chi ci tenta non lo ripeterà una seconda volta.

Altro che Mediterraneo da scoprire o Calabria in Europa. Così anche storia, cultura, costumi, arte e tradizioni che si sono consolidati per secoli, oggi rischiano di rimanere lontani.

 

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Soverato, Nicolò Carnimeo racconta i veleni che minacciano il nostro mare

Nei nostri oceani galleggiano cinque, immensi continenti di plastica. Rifiuti che entrano direttamente nella catena alimentare, arrivando all'uomo.

E il nostro Mediterraneo non sta meglio. In particolare l'Adriatico, dove le dotazioni belliche che hanno fatto parte degli scenari militari più o meno recenti giacciono proprio lì, in fondo al mare, facendo defluire sostanze venefiche. Il prof. Nicolò Carnimeo (docente universitario a Bari e scrittore) noto al grande pubblico per i suoi libri e per le apparizioni televisive a Linea Blu, su Rai Uno, ha descritto a Soverato la fotografia del “veleno” che minaccia il pianeta e noi tutti.

Ospite del Rotary Club presso il teatro comunale, Carnimeo ha spiegato la situazione in tutta la sua crudezza: “Stiamo creando un inquinamento che non sarà più reversibile”.

Introdotto dalla presidente del Rotary, Anna Sia, e dal saluto del sindaco, Ernesto Alecci, il relatore ha raccontato i suoi reportage, scritti navigando oltre le rotte convenzionali, nel mare di plastica, nel mare di mercurio e nel mare di tritolo: una enorme discarica, fotografia e conseguenza del modo in cui abbiamo scelto di vivere. Il mondo dell'usa e getta, che ci fa perdere il valore degli oggetti che buttiamo: bicchieri, bottiglie, piatti e tanto altro ancora che finisce “sotto il tappeto”, ovvero in quel mare che è la nostra principale fonte di vita e che abbiamo avuto la capacità di portare sull'orlo di una catastrofe ambientale senza precedenti.

Ma Carnimeo non fa solo denuncia.

Ci consegna anche una speranza: il coraggio di reagire. Ci sono, infatti, uomini e donne che non ci stanno a lasciare questo pesante fardello alle generazioni future e cercano di mutare il corso degli eventi.

“Quello che serve è un cambiamento sociale, nuovi valori di riferimento” ha affermato lo scrittore nel corso del successivo dibattito che ha registrato, tra gli altri, gli interventi di Valentina Mazza, presidente Wwf di Catanzaro, Francesco Papucci, direttore della Eco Management, Natale Naso, Past Governor Rotary, Luigi Aloisio, sindaco di San Sostene e Ulderico Nisticò, storico e pubblicista. 

 

 

Ritrovati i corpi dei due ragazzi dispersi in mare

Sarebbero stati ritrovati, i corpi senza vita dei due ragazzi di nazionalità gambiana dispersi ieri nelle acque del mar Jonio.

I due stavano giocando sulla spiaggia di Catanzaro Lido, quando, per recuperare un pallone, si sono tuffati in acqua e non sono riusciti a tornare a riva.

Secondo le prime indiscrezioni, uno dei due giovani sarebbe stato ritrovato poco lontano dal luogo in cui si era tuffato.

I cadaveri sono stati individuati alle prime luci dell’alba, da un elicottero della Protezione civile.

Rapporto Acque di balneazione Calabria 2018, M5s: “Reggio Calabria rischia il divieto di balneazione permanente”

«La qualità delle acque calabresi continua a destare molte preoccupazioni in particolare a Reggio Calabria, la città dello Stretto infatti, è a forte rischio di divieto di balneazione permanente».

Così i portavoce 5stelle, Laura Ferrara, Federica Dieni e Giuseppe Fabio Auddinoche commentano il Rapporto Arpacal 2018 sullo stato di salute del mare calabrese. 

«Il rapporto dell'Arpacal – chiariscono - si riferisce ai rilievi effettuati nel 2017 ed evidenzia come in Calabria, in molti punti di rilevamento, la qualità delle acque sia regredita da “eccellente” o “buona” a “sufficiente” rispetto all'anno precedente. Tutti gli Stati membri dell’Ue, monitorano i loro siti di balneazione conformemente alle disposizioni della direttiva europea (2006/7/CE) sulle acque di balneazione. La normativa specifica che la qualità delle acque di balneazione può essere classificata come “eccellente”, “buona”, “sufficiente” o “scarsa” a seconda dei livelli di batteri fecali riscontrati. Se l’acqua risulta di scarsa qualità, gli Stati membri dovrebbero adottare alcune misure, come il divieto di balneazione adottando poimisure correttive. Se su un punto permane il livello “scarso” per cinque anni consecutivi scatta l'obbligo di divieto di balneazione permanente. È il rischio che si corre sul litorale di Reggio Calabria dove, su 11 punti di rilevamento, permane un divieto temporaneo di balneazione dal 19.06.2014. Una situazione molto delicata se si considera che i rilievi vengono spesso effettuati nei pressi degli scarichi degli impianti di depurazione. Ciò significa, come già denunciato, che il sistema depurativo calabrese deve essere risanato al più presto. La città dello Stretto non può permettersi il divieto di balneazione permanente in nessun punto del suo litorale. Ora la Regione, senza perdere ulteriore tempo con soluzioni tampone, deve avviare azioni concrete e strutturali che eliminano le cause di inquinamento delle acque – concludono i tre -, così come richiesto dalla normativa comunitaria. Un intervento tempestivo che se necessario dovrà essere sollecitato dalla stessa Commissione europea».

Soverato, associazioni e comitati: “No ai pennelli in mare”

“Inutili e dannose”. E' il giudizio che Legambiente, Slow Food Soverato Versante Jonico, Associazione Paolo Orsi, Aisa e Thalassoma esprimono rispetto alle “opere di salvaguardia e difesa del litorale costiero” che verranno realizzate con la posa dei cosiddetti “pennelli” a mare nella zona meglio nota come “Baia dell'Ippocampo”.

Proprio “la salvaguardia della flora e della fauna marina” è una delle principali preoccupazioni delle associazioni e dei comitati locali che hanno discusso l'argomento presso la sede della Pro Loco, ribadendo il proprio fermo e convinto “no” al progetto.

Un progetto che andrebbe, letteralmente, “a stravolgere gli equilibri ambientali e paesaggistici” della costa soveratese, non tenendo neanche in debito conto “l’esistenza di una zona di rilevanza archeologica nel bel mezzo dell'area interessata dai lavori”.

“In realtà - scrivono le associazioni che contestano il progetto - sono pochi i motivi che inducono alla realizzazione di tali opere, mentre numerose sarebbero le problematiche conseguenziali, nel caso venissero realizzate. Ma c’è realmente erosione costiera a Soverato? A giudicare dalle foto storiche raccolte e dalle numerose testimonianze di cittadini anziani, pare proprio di no”.

“Oggi - prosegue la nota - dovremmo rinunciare al paesaggio tipico della baia di Soverato, alla limpidezza del nostro mare, all’area archeologica di Poliporto ed al Parco marino. Proprio quel parco che, con la sua biodiversità così fragile e preziosa, dovremmo tutelare e difendere con i denti, e che invece ne uscirebbe devastato per sempre”.

“Opere, quindi, errate” secondo Legambiente, Slow Food Soverato Versante Jonico, Associazione Paolo Orsi, Aisa e Thalassoma che finirebbero “col causare danni molto peggiori dell’erosione (quando realmente c’è)”.

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