Le ferriere calabresi: ascesa e declino di Mongiana /PARTE III

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 Alla fine del Settecento la situazione generale dell’attività siderurgica calabrese è tutt’altro che entusiasmante. Per cercare di risollevarne le sorti il governo, oltre ai tecnici stranieri, invia nelle Serre, Giovanni Conty. La condizione è talmente critica che appena giunto sul posto manda a Napoli una relazione nella quale chiede di essere messo nella condizione di ristrutturare l’intero complesso o, in alternativa, di essere avvicendato. Con l’ultimatum, Conty trasmette la proposta di varare una norma a tutela del bosco ed un dettagliato piano di sviluppo. Il piano contiene la proposta di trasferire l’attività in località Cima, alla confluenza dei fiumi Ninfo e Allaro, al centro di fitti boschi equidistanti dalle due coste. Il Ministero accoglie il piano, avallato da Alessando Persico, diretto superiore di Conty e dà il via libera alla realizzazione della nuova manifattura che, secondo quanto riportato dal quarto e quinto direttore della ferriera, Vincenzo Ritucci e Michele Carascona, sorge a partire dall’8 marzo 1771. Il nucleo intorno al quale nasce l’insediamento che assume il toponimo di Mongiana, un anonimo ruscello tributario del Ninfo, inizialmente è composto da due altiforni, coperti da una rudimentale tettoia e quattro baraccamenti. Nel 1789, Ferdiando IV, che nel 1759 aveva preso il posto di Carlo divenuto re di Spagna, fa bandire un concorso per un viaggio di studio da effettuarsi in Sassonia, Baviera, Austria, Francia ed Inghilterra. “Scopo del viaggio è studiare la composizione chimico fisica dei minerali, conoscere le nuove tecniche estrattive, avvicinarsi al mondo produttivo e, non ultimo, impadronirsi delle nuove tecniche adottate dall’industria europea”. Il viaggio dei sei vincitori, Carmine Lippi, Giovanni Faicchio, Giuseppe Melograni, Vincenzo Raimondi, Andrea Savaresi e Matteo Tondi si concluderà, nel 1797. Ritornati in patria il Governo, determinato a far fruttare le conoscenza acquisite dai suoi tecnici, spedisce in Calabria, Tondi, Melograni, Faicchio e Savaresi che stravolgono tutti i metodi di lavorazione. Le vicende del neonato “stabilimento” s’intrecciano con quelli della Rivoluzione francese. I lavori per la realizzazione della ferriere non erano stati rapidissimi, tanto che solo nel 1778 erano stati portati a compimento i lavori di livellamento dei fiumi, con creazione di cadute adatte ad alimentare il sistema di trombe usate per insufflare aria nei forni. Fino al 1790, anno della sua morte, Giovanni Conty annota solamente le produzione delle ferriere di Paino della Chiesa. Con tutta probabilità, complice il terremoto del 1783, la ferriera di Mongiana non era ancora entrata a regime. Alla morte di Giovanni Conty, l’amministrazione passa nelle mani del figlio, Massimiliano. Le prime produzioni di un certo rilievo risalgo agli ultimi anni del Settecento quando la ferriera produce 3.750 cantaia di ghisa, 1.870  cantaia di ferro fucinato, ovvero 337 tonnellate di ghisa e 168 di ferro. Alla lunga gestazione ed alla esigua produzione si aggiunge, nel 1796, il dato che l’artiglieria lamenta la pessima qualità del ferro, i difettosi calibri dei cannoni e l’approssimativa fattura dei proiettili prodotti in Calabria. Al termine della riconquista ad opera del Cardinal Ruffo, nel 1799 Massimiliano Conty, che si era schierato con la Repubblica, viene estromesso dall’amministrazione della ferriera che viene affidata a Vincenzo Squillace, capomassa delle bande di Cardinale. Ristabilita la situazione a Mongiana rimarranno solamente Faccio e Savarese, mentre Tondi e Melograni vengono allontanati dal Regno per aver sostenuto la repubblica. Nel 1800 il Re sancisce il passaggio delle ferriere dal Ministero delle Finanze a quello della Guerra e Marina. La direzione d’artiglieria invia i suoi ufficiali a sorvegliare. Nel 1801 arriva il capitano Ribas che abolisce il sistema del getto detto a conchiglia e lo sostituisce con lo staffaggio in sabbia. Sotto l’amministrazione di Squillace, vengono perfezionati gli altiforni ed alle quattro ferriere (san Carlo, san Bruno, san Ferdinando, e Real Principe) sono assegnati compiti diversificati e complementari. Aumenta il prodotto annuale lordo che sale a 4.100 cantaia di ghisa e 2.293 di ferro. L’amministrazione Squillace va avanti fino al 1807 quando, sul trono di Napoli, arriva Giuseppe Bonaparte. Dal 1 gennaio 1808 lo stabilimento passa interamente nelle mani dei militari e rimarrà sotto il Ministero della guerra e marina per i successivi cinquant’anni. Viene nominato direttore Ritucci, mentre Squillace diventa cassiere. In pochi anni Ritucci ingrandisce e riorganizza lo stabilimento e pianifica la produzione. Intorno agli edifici di produzione sorgono le prime abitazioni destinate ai tecnici ed ai soldati. Vincenzo Ritucci rimane in carica fino al 1811, al suo posto viene inviato il capitano Michele Carascosa. La gestione Ritucci aveva sfornato prodotti buoni ma non sempre a buon mercato, Carascosa deve cercare, quindi, di abbassare i costi di produzione. Incarico che riesce a svolgere egregiamente. Nel 1814 Carascosa assicura che la produzione può superare agevolmente le 16.000 cantaia di ferro in barre. All’inizio del 1814 arriva alla direzione il capo squadrone d’artiglieria a cavallo Nicola Landi. Nel biennio successivo vengono prodotte 25.197 cantaia di ghisa e 5240 di ferro. Il risultato è notevole, raggiunto con 200 uomini in una fonderia di 31 metri per 15 da due malandati altiforni. In seguito alla Restaurazione la produzione scende sotto  4000 cantaia di ghisa, ma la produzione si specializza. Nel 1814 entrata in funzione la Fabbrica delle Canne ribattezzata dai Borbone Real Manifettura e Armeria. A partire dal 1815 le canne di fucile vengono spedite  alla manifattura di Torre Annunziata. Dopo la Restaurazione, oltre alle armi, Mongiana si specializza in produzioni destinate all’industria civile. Il successo dell’impresa induce il ministero ad inviare in Calabria un tecnico salernitano, Domenico Fortunato Savino che, in seguito all’alluvione del 1849 che danneggia pesantemente il complesso, rivoluziona la produzione e progetta, tra le altre cose, la nuova fabbrica d’armi e le fonderie. Savino aumenta e specializza ulteriormente la produzione, introducendo un nuovo metodo di fusione ed installando la “Tiraferri”, un laminatoio acquistato in Inghilterra. Intanto, dalla fabbrica d’armi, inaugurata nel 1852, partono i semilavorati destinati a Torre Annunziata e Poggioreale. Nel contempo, viene avviata la produzione di un fucile interamente costruito in loco, il modello “Mongiana”. In seguito ad un’inaspettata visita di Re Ferdinando II, nel 1852, Mongiana diventerà una colonia militare ed il direttore assumerà i poteri di sindaco. Nasce, così, il comune di Mongiana. A novembre del 1855, una nuova alluvione danneggia la fonderia. Dalla ricostruzione sorgeranno due altiforni gemelli, il san Ferdinando ed il san Francesco, i più grandi attivi in Italia. La rinascita è immediata. Grazie alle nuove infrastrutture ed ai 1550 addetti, nel 1857, la produzione, supera i 25 mila cantaia di ghisa. Il 28 agosto 1860, una colonna garibaldina, guidata dal capitano Antonio Garcea raggiunge Mongiana e ne assume il controllo. Ad appena un anno dall’Unità, la produzione si riduce drasticamente. Nonostante l’ottima qualità dei manufatti che, nel 1861, conquistano una medaglia ed un diploma all’esposizione universale di Firenze e nel 1862 una medaglia d’oro all’esposizione universale di Londra, con la legge n. 793, del 21 agosto 1862, Mongiana viene inserita tra i beni demaniali da alienare. Ad acquistarla, sarà un ex sarto catanzarese, un garibaldino giunto per la prima volta a Mongiana, con la colonna di Garcea, Achille Fazzari. La nuova proprietà riavvierà la produzione nel 1881, ma si tratterà di un fuoco di paglia. Dopo soli tre mesi, infatti, l’altoforno verrà spento. Con esso si spegnerà, anche, la speranza di una terra, ancora oggi, alla ricerca di se stessa.

Fine

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Le ferriere calabresi: dalle attività itineranti alle iniziative protoindustriali/PARTE II

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L’ attività siderurgica calabrese riceve nuovo impulso dopo il 1734, in seguito alla rinascita del Regno di Napoli guidato da Carlo di Borbone e dal suo dinamico primo ministro Bernardo Tanucci. “La produzione nazionale di ferro si attesta intorno alle 10.000 cantaia, quella dell’acciaio intorno a 1.300. In Calabria se ne producono 2.400, di cui la metà a Stilo. […] tuttavia, l’antiquata tecnica di fusione  detta alla “catalana” non è più sostenibile dal momento che comporta un insostenibile dispendio di carbone in rapporto alla quantità di itineranti. “ emblematica in tal senso è la storia della ferriera di Campoli, in territorio del Principe di Roccella, non distante da Pazzano. Distrutti i boschi limitrofi, è stata prima affiancata e poi sostituita da una nuova costruita a Bocca d’Assi da cui prende il nome. Con la ferriera di Assi si prova a dare impulso alle antiche ferriere del Piano della Chiesa. Dette ferriere, poste a nove miglia a ovest di Stilo, sono progenitrici di Mongiana e da esse proverranno i primi artefici dello stabilimento. Poco si sa sulla loro antica conformazione e, pur se di recente sono stati localizzati i ruderi dell’antica chiesetta, sappiamo solo che costituivano un articolato sistema di piccole entità produttive, ognuna a differente specializzazione, di cui le fonti citano tra le tante: fornace vecchia; fornace nuova; ferriera di Arcà; delle armi, della murata; del Maglietto; Acciarena; Molinelle inferiori; Molinelle superiori, ecc.”.  Tra il 1739 ed il 1742 cinque di queste ferriere vengono date in fitto ad un tale Cavallucci che, in cambio di 7.630 ducati annui, si impegna a consegnare alla dogana di Napoli 1.250 proiettili. Dal 1742 al 1750 la gestione viene assunta da un notabile di Stilo, don Giuseppe Lamberti che si obbliga a consegnare, ogni anno, 2.000 cantaia ( circa 180 quintali)  di “carronate da marina”. Nonostante l’assistenza di un ufficiale lorenese, la gestione di Lamberti si rivela disastrosa sia sotto il profilo finanziario che produttivo. Molte delle artiglierie prodotte sono difettose a tal punto da gettare discredito sulle maestranze che operano in Calabria. Reso diffidente dalla infelice prova delle imprese metallurgiche calabresi, constata l’arretratezza dei sistemi in uso, Carlo di Borbone decide di colmare il divario tecnologico e nel 1749, chiama a Napoli “due drappelli di sassoni e Ungheri […]Uffiziali istrutti nella metallurgia sotterranea, minatori, fabbri per costruire macchine, uomini esperti nel preparar metalli avanti la fusione, e quanti altri mai potessero abbisognare alla impresa di investigare e scavare miniere”. La pattuglia sassone è guidata dal consigliere Hermann, professore presso l’Accademia mineraria di Freyberg, mentre a capo degli ungheresi c’è un non meglio identificato Fuchs. Ai tecnici viene affidato il compito, da un parte, di effettuare prospezioni del sottosuolo, dall’altra d’istruire le maestranze, soprattutto quelle calabresi. “A Stilo prende dimora il sassone Bruno M. Schott” che dirige lo scavo di nuovi filoni. Intanto, a capo delle ferriere, viene posto un amministratore che alla dipendenza del Ministero delle Finanze ha l’incarico di riordinare la produzione. In Calabria viene inviato, anche, Giovanni Conty che, a causa delle difficoltà riscontrate, chiede di essere messo nella condizione di ristrutturare l’intero complesso o in alternativa di essere avvicendato. Con l’ultimatum Conty trasmette a Napoli la proposta di varare una norma a tutela del bosco ed un dettagliato piano di sviluppo. Il piano contiene la proposta di trasferire l’attività in località Cima, alla confluenza dei fiumi Ninfo e Allaro, al centro di fitti boschi equidistanti dalle due coste.

Continua/2

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Mongiana: l'associazione "MoMò" presenta l' "Anno letterario"

Si chiama “Anno letterario MoMò” è verrà illustrato domenica 26 aprile, alle 17, presso la sala convegni del museo delle Reali ferriere di Mongiana, il progetto che, nel corso dei prossimi dodici mesi, coinvolgerà numerosi scrittori e saggisti. Tra gli autori che presenteranno le loro opere nel borgo delle Serre, ci saranno Pietro Nardiello, autore di “Guidaci ancora Ago” e Francesco Lo Giudice, che contribuirà all’iniziativa vestendo, anche, i panni del co-organizzatore di alcuni degli eventi in programma. Tra i partner dell’iniziativa, ideata dall’associazione culturale “MoMò”, anche, la casa editrice Falco di Cosenza. L’intero progetto si avvarrà del patrocinio di Cofimpresa Italia che, con il segretario nazionale, Diego Giovinazzo, ha aderito all’iniziativa sottoscrivendo, l’11 aprile scorso, un protocollo con il presidente dell’associazione “MoMò”, Pasquale Raffaele Demasi. La rassegna sarà, inoltre, sostenuta da Welcome to Calabria, il portale che promuove tra i media sponsor le eccellenze calabresi. Per quanto riguarda la manifestazione di domenica prossima, nel corso dell’iniziativa verrà presentato il volume “Sotto il segno del Borbone”, della storica Maria Lombardo. Prossimo appuntamento, a maggio, quando il borgo delle Ferriere ospiterà la scrittrice Angela Rubino, autrice di “La seta a Catanzaro e Lione”.

A Mongiana il reportage organizzato dall'associazione Momò

Grazie a Welcome to Calabria ed all’associazione culturale “MoMò”, domani Mongiana sarà protagonista di un reportage fotografico nel corso del quale professionisti ed appassionati cercheranno di focalizzare attraverso i loro obiettivi gli scorci più suggestivi del paese. La manifestazione, alla quale prenderà parte, anche, il fotografo Luigi Curti, cui il prossimo 23 Maggio il Congressi nazionale Uif conferirà l’attestato M.F.O. (meriti fotografici e organizzativi), ha offerto al borgo delle Ferriere l’opportunità di far parte del gruppo di 40 comuni che rientrano nel progetto “Centri storici di Calabria”. L’iniziativa entrerà nel vivo con “l’escursione fotografica” e la visita guidata alle aree antiche e monumentali del piccolo centro cui prenderanno  parte “appassionati, professionisti e amatori della fotografia”. Per ricevere ulteriori dettagli inerenti lo svolgimento della manifestazione è possibile contattare il 3473143815.

Apre a Mongiana il nuovo Punto Servizi dell'ASP

L’ASP di Vibo Valentia, Distretto Sanitario di Serra San Bruno, ha accolto la richiesta del Sindaco di Mongiana per l’apertura di un “punto servizi” per disbrigo pratiche ASP, al fine di agevolare l’accesso ai servizi del distretto sanitario di Serra San Bruno ai cittadini del Comune di Mongiana che trovano difficoltà a raggiungere  la sede distrettuale. Il punto Servizi sarà attivo a partire dal 02 marzo 2015, e per ogni lunedì, dalle ore 15.00 alle ore 18.00, presso gli Uffici comunali, in apposita stanza. I servizi offerti saranno diversi e diversificati, riguarderanno soprattutto la sfera dell’assistenza domiciliare per i disabili e gli allettati e le richieste di esenzione ticket.

Tale servizio fornito in collaborazione con l’ASP di Vibo Valentia, rientra nelle attività di miglioramento e di crescita che l’amministrazione vuole fornire ai suoi cittadini, cercando di limitare e annullare i disagi negli spostamenti.

“Sono molto orgoglioso - ha commentato il primo cittadino di Mongiana Bruno Iorfida - e al tempo stesso felice di poter avere un “punto servizi” per disbrigo pratiche ASP nel mio comune, frutto di una collaborazione proficua che vede il Comune sempre al centro di innovazioni e servizi crescenti per gli abitanti di Mongiana. Vorrei ringraziare il Direttore del Distretto Sanitario di Serra San Bruno, il Dott. Giuseppe Grillo, per la sensibilità dimostrata e per il profondo senso istituzionale, a venire incontro alle esigenze della popolazione di una piccola comunità. Spero che questo inizio di collaborazione sia proficuo per attivare altre iniziative e, almeno in questi casi, parlare di servizi offerti per una buona sanità, venendo incontro alla gente.”    

Mongiana, il 18 febbraio l’incontro per la costituzione del Gruppo volontario di Protezione civile

Con l’obiettivo di istituire un Gruppo comunale volontario di Protezione civile, l’amministrazione del Paese delle Ferriere ha fissato per mercoledì 18 febbraio, alle ore 17, presso la sala consiliare, un incontro preliminare durante il quale saranno chiariti gli aspetti organizzativi e si potrà procedere con le eventuali iscrizioni degli interessati che hanno compiuto la maggiore età. “Il Comune – spiega il sindaco Bruno Iorfida – in base alle adesioni provvederà, assieme al Dipartimento Protezione civile della Regione Calabria, ad attivare un percorso formativo per meglio affrontare le emergenze come quelle che hanno caratterizzato questi ultimi giorni”. Convinto della bontà dell’iniziativa, il primo cittadino auspica una notevole partecipazione e specifica che sarà cura del Comune fornire “anche il vestiario e quanto necessario a far partire questa importante azione”.

Rullo: “Le motivazioni dell’incandidabilità erano infondate”

MONGIANA – Si conclude con la candidabilità di tutti, anche se per motivi diversi, la vicenda che ha tenuto col fiato sospeso l’ex civico consesso del comune delle Reali Ferriere, sciolto nel 2012 ai sensi della normativa antimafia. Il Tribunale di Vibo Valentia aveva dichiarato incandidabile l’ex sindaco di Mongiana, Rosamaria Rullo. Insieme all’ex primo cittadino, erano stati dichiarati incandidabili anche l’ex vicesindaco Domenico Pisano e l’ex presidente del consiglio comunale Giuseppe Campese. La decisione del Tribunale, era stata, come detto, la conseguenza dello scioglimento del consiglio comunale guidato dalla Rullo, ai sensi della normativa antimafia. Ma la sentenza del Tribunale di Vibo era stata appellata alla Corte di appello di Catanzaro sia dai tre ex amministratori della maggioranza che ne hanno chiesto la riforma e sia dall’Avvocatura dello Stato per conto del Ministero dell’Interno che, invece, avrebbe voluto l’incandidabilità dell’intero consiglio comunale. La Corte di Appello di Catanzaro, con sentenza del 19 gennaio scorso, ha riformato il decreto d’incandidabilità emesso dal Tribunale di Vibo Valentia dichiarando improcedibile la domanda del Ministero dell’Interno, presentata ai sensi dell’art. 143 comma 11 Dlgs. 267/2000, con richiesta dell’8.8.2012. «La sentenza appena emessa dalla Corte d’Appello – ha commentato l’ex primo cittadino Rosamaria Rullo - ha messo subito in risalto l’infondatezza di alcune motivazioni. Prime fra tutte che non ero mai stata arrestata, ma che, ciò diveniva ugualmente motivo di incandidabilità, lo stesso accadeva per il vicesindaco Pisano al quale nulla veniva attribuito, ma era reso altrettanto incandidabile, come anche il presidente Campese, colpevole di avere alcune parentele, ma nulla addebitato a suo carico. La Corte – prosegue la Rullo - si è limitata a sottolineare con grande competenza, soltanto le interpretazioni secondo  cui  eravamo già candidabili, cosa già risaputa, infatti ci siamo ricandidati, pur se con ruoli diversi e siamo stati rieletti grazie ad una legge imperfetta e monca. Ma noi avremmo preferito che entrasse nel merito degli “abbagli” presi dal Tribunale di Vibo. Ci teniamo a sottolineare questi aspetti - conclude - perché nonostante le amarezze del precedente ricorso al Tar-Lazio, vogliamo continuare a stare dalla parte della giustizia quella vera e trasparente, non certo quella delle stanze nascoste e buie di Palazzo, di cui sempre più fermamente siamo convinti di essere stati vittime inascoltate». 

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