Chiaravalle si riscopre normanna, successo per le rievocazioni storiche

Dame e soldati, nobili e plebei, monaci e danzatrici, arcieri e falconieri hanno invaso per due giorni le strade di Chiaravalle Centrale.

Tra sabato e domenica una grande rievocazione storica medioevale ha riscosso un notevole successo di pubblico e i commenti unanimi, più che positivi, di chi ha partecipato.

La città delle Preserre ha messo in scena l'arrivo dei Normanni in Calabria, l'incontro-scontro con l'esercito bizantino e la vittoria dei cavalieri eredi dei Vichinghi giunti nell'estremo Sud della nostra penisola dalla lontana Normandia. Centinaia di figuranti hanno collaborato alla rappresentazione, con il contributo essenziale delle associazioni arrivate a Chiaravalle, per l'occasione, da Melfi, Termoli, Manfredonia e Roma. Insieme alle locali Agorà, Accademia delle Muse e al Gruppo Folkloristico musico-teatrale hanno dato vita a suggestive azioni teatrali, legate tra loro dalla puntuale narrazione dello storico Ulderico Nisticò, nelle vesti di un monaco eremita di mille anni fa.

Al suo fianco, nel ruolo di principessa bizantina, la bravissima Marzia Sanzo, brillantemente calata nella parte.

Due giornate di inquadramento storico, quelle di giovedì e venerdì, con convegni e dibattiti sul periodo della dominazione normanna nel Sud Italia, hanno anticipato la grande festa del fine settimana. Il campo militare, allestito sabato nei pressi del Santuario di contrada Foresta, ha attirato centinaia di curiosi e visitatori, mentre altrettanti residenti e villeggianti hanno seguito i diversi cortei che hanno attraversato le vie principali del paese fino alla tarda serata di domenica.

Il sindaco, Mimmo Donato, nel sottolineare la validità del progetto ideato dall'assessore al Turismo, Gianfranco Corrado, ha speso parole di plauso nell'elogiare tutti i volontari e i cittadini che hanno collaborato alla bella iniziativa.

Ricadute importanti in termini di presenze anche per i ristoranti che hanno proposto menù turistici a tema.

L'emittente televisiva TeleJonio, che ha profuso un importante sforzo organizzativo per seguire l'intero evolversi della manifestazione, con giornalisti, cameramen e tecnici al seguito dell'evento, manderà in onda gran parte delle “Giornate Normanne” di Chiaravalle Centrale, garantendone visibilità informativa e copertura mediatica. 

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Chiaravalle Centrale, dal Medioevo a oggi: com'è cambiata la nostra dieta

L'evoluzione delle abitudini alimentari dal Medioevo ai nostri giorni. Se ne è discusso a Chiaravalle Centrale nel contesto della seconda “Giornata normanna” promossa dall'amministrazione comunale.

A Palazzo Staglianò gli interventi di saluto del vicesindaco, Stefania Fera, dell'assessore al Turismo, Gianfranco Corrado, del funzionario del Gal Serre Calabresi, Gregorio Muzzì, hanno preceduto le relazioni dello storico Ulderico Nisticò e della dietista Roberta Staglianò.

Un viaggio tra sapori, immagini, odori e profumi che ha riconsegnato ai presenti lo “strano” panorama della Calabria gastronomica di mille anni fa: senza patate, senza pomodori, senza peperoncini.

Tutti arrivati in Europa dopo la scoperta delle Americhe. C'era, forse, lo stocco, importato proprio dai Normanni. Eredità dietetica vichinga della lontana Norvegia, quella del pesce essiccato che, ancora oggi, occupa un posto privilegiato nei nostri menù tipici.

Ma, sul punto, non c'è chiarezza e rimane ancora in piedi la secolare querelle tra messinesi e veneziani su chi, per primo, abbia portato sulle tavole italiane il famoso merluzzo delle lontane isole Lofoten. Singolare, comunque, riscoprire come, dopo tante originali e diversissime contaminazioni, sia nata proprio nel nostro Sud la “Dieta mediterranea”, patrimonio dell'umanità.

Il tema è stato approfondito dalla dottoressa Staglianò che ha ripercorso la storia della “Dieta mediterranea” e il suo valore scientifico in termini di prevenzione e salute.  Una dieta a base di pane, pasta, frutta, verdura, abbondanti legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne.

Un modello alimentare sano ed equilibrato fondato prevalentemente su cibi di origine vegetale e sul loro consumo diversificato e bilanciato, che viene tramandato di generazione in generazione.

Inevitabile conclusione di giornata, un buffet con degustazione “mediterranea”.

 

 

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Chiaravalle Centrale, l'eredita normanna spiegata da Saverio Abenavoli

L'inquadramento storico del noto scrittore e saggista catanzarese Saverio Abenavoli Montebianco ha introdotto le “Giornate normanne” a Chiaravalle Centrale.

Sala  convegni gremita a Palazzo Staglianò, per dare il via alle manifestazioni che si concluderanno domenica 28 luglio. Dopo il saluto del vicesindaco, Stefania Fera, della consigliera delegata alla Cultura, Pina Rizzo, e dell'assessore comunale al Turismo, Gianfranco Corrado, il presidente della Consulta comunale della Cultura, Francesco Pungitore, ha presentato l'autorevole relatore, ricordandone il lungo, decennale impegno di ricerca dedicato al Medioevo e all'arrivo degli “Uomini del Nord” nel nostro Mezzogiorno e in Calabria.

Di Chiaravalle durante il periodo della dominazione normanna ha lungamente parlato il prof. Abenavoli.

“Un territorio - ha spiegato - che è stato sotto la civiltà normanna fin dal suo inizio e dal suo primo insediamento in Calabria, nell'anno 1060 circa. La stessa denominazione di Clara Vallis, con la precedenza dell'attributo rispetto al sostantivo, fa dedurre chiaramente la sua origine normanna.

Ed ancora va evidenziato come il santo protettore di Chiaravalle, San Biagio, sia prettamente normanno. Basti pensare che San Biagio fu, non a caso, protettore della Contea d'Aversa, primo insediamento normanno nel Mediterraneo (1030)”.

Particolarmente suggestiva la digressione sulle abitudini alimentari trasferite dai Normanni nel nostro Sud. A cominciare dallo stoccafisso, tipico merluzzo norvegese che gli eredi dei Vichingi portarono con loro anche in Calabria, integrandolo come un elemento imprescindibile della nostra tradizione culinaria. Popolo di straordinario valore militare ma anche di saggezza e cultura, i Normanni, il cui segno indelebile caratterizza la storia della nostra regione e dell'intero Meridione.

Domani e dopodomani il clou delle “Giornate normanne” a Chiaravalle Centrale, con cortei, rievocazioni storiche in costumi d'epoca, rappresentazioni, l'allestimento di un vero e proprio campo militare e tanti momenti di gioco e spettacolo.

Parallelamente, tutti i ristoranti della città delle Preserre offriranno menù a tema a prezzi turistici.  

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A Chiaravalle Centrale domani “La grande notte dei Normanni”

“La grande notte dei Normanni”. La straordinaria rievocazione storica è in programma a Chiaravalle Centrale sabato 27 luglio. A partire dalle ore 15 partirà l'allestimento di un vero e proprio campo militare medioevale, con giochi, falconeria, tamburini, arcieri e artigianato, nel parco giochi di località Foresta.

Nella stessa data, per le vie del centro cittadino si snoderà un corteo in costumi d'epoca, a partire dalle ore 21, con centinaia di attori, figuranti, musici, danzatrici e azioni teatrali.

Partenza da località “Le Pietre” e arrivo nel piazzale del Liceo dopo avere attraversato tutto il corso principale della città delle Preserre. Parteciperanno al raduno associazioni pugliesi e lucane, l'Agorà di Chiaravalle e tanti volontari locali guidati da eruditi commenti storici.

Il corteo si ripeterà anche domenica 28 luglio, a partire dalle ore 17.30, seguendo lo stesso percorso. Domenica il campo militare sarà aperto al pubblico dalle ore 10 alle 19.

Parallelamente, nel corso del fine settimana, tutti i ristoranti della città delle Preserre offriranno menù a tema a prezzi turistici.  

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Chiaravalle Normanna, dal 25 al 28 luglio tra storia e spettacolo

Chiaravalle Centrale riscopre le sue radici normanne. Dal 25 al 28 luglio la città delle Preserre catanzaresi ospiterà convegni, dibattiti, sfilate in costumi d'epoca, rappresentazioni, spettacoli, musica, degustazioni e speciali convenzioni con tutti i ristoranti locali per valorizzare le ricette della tradizione.

Un progetto dell'amministrazione comunale, voluto e coordinato dall'assessore Gianfranco Corrado, con la collaborazione della consigliera delegata alla Cultura, Pina Rizzo, la partecipazione attiva dello storico Ulderico Nisticò, nonché il coinvolgimento della Consulta comunale della Cultura e delle associazioni chiaravallesi.

Il momento “clou” sarà rappresentato dai cortei per le vie del centro storico che richiameranno alla memoria l'arrivo dei Normanni in Calabria. Un popolo che ha lasciato tracce profonde in tutto il Sud Italia e anche nella zona di Chiaravalle.

Di impronta normanna, del resto, sembra essere il toponimo stesso della città, anche se già prima dell'XI secolo le colline che costeggiano il fiume Ancinale risultavano fortemente antropizzate, suddivise in diversi, piccoli nuclei abitati, fuochi e contrade. Furono i popoli del Nord, forse, a riunificare l'intera area da un punto di vista amministrativo, creando la nuova entità comunale poi battezzata come Claravallis (oggi Chiaravalle Centrale)?

Non va, peraltro, dimenticata la vicina presenza di una diga (cosiddetta di Murorotto) edificata proprio dai Normanni sul fiume Beltrame tra i territori comunali di San Vito sullo Ionio e Petrizzi, di cui restano ancora oggi in piedi imponenti opere murarie.

L'argomento verrà trattato alla presenza del noto cultore di storia medievale Saverio Abenavoli Montebianco, autore, tra gli altri, del saggio storico dal titolo “I Normanni a Catanzaro, Roberto il Guiscardo, Duca di Puglia e di Calabria” per la collana “I Normanni nell’Italia Meridionale” edita da La Rondine Edizioni. 

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I Normanni, la storie e le imprese degli uomini venuti dal Nord nel nuovo libro di Saverio Abenavoli Montebianco

I Normanni furono certamente i più grandi e brillanti condottieri la cui discesa dal Nord d'Europa ebbe l’effetto di rimodulare il governo, la cultura e i costumi nel Mezzogiorno d'Italia a partire dal sec. XI. 

Per tracciare alcune tappe del loro itinerario in Italia, il prof. Saverio Abenavoli Montebianco, ai prestigiosi lavori attinenti alla sua disciplina medica, l’epatologia , apprezzati da tutta la comunità scientifica nazionale e internazionale,  negli ultimi anni  ha affiancato l’interesse storico, analizzando fonti e raccogliendo una ricca documentazione collegata alla propria discendenza da questo nobile popolo.

Ora, nel 2018, - alla vigilia del suo ottantesimo genetliaco - ha dato alle stampe per l’editrice "La Rondine" di Catanzaro, "La Prima Conquista Normanna della Puglia, Melfi capitale (I Principi Avenel Drengot e l'”Onore del Monte San Michele Arcangelo")".

Questo saggio si aggiunge ai precedenti : I Normanni in Calabria. Mileto capitale (2015) e "I Normanni: mille anni di memorie storiche e genealogiche della prima dinastia normanna nell'Italia meridionale (1030-1160) degli Avenel Drengot….."(2014).

Il volume  su La Prima conquista normanna della Puglia... si articola in otto capitoli corredati dalle appendici documentaria e iconografica e da una interessante rassegna  bibliografica.

Con stile snello e accurato l’Abenavoli inizia la narrazione partendo dal quesito : “Ma chi erano veramente questi normanni?”, dopo aver ricordato che le regioni del Mezzogiorno nel corso dei secoli, erano state dominate da bizantini, arabi e longobardi.

In particolare non va trascurato che anche in Calabria si era estesa la dominazione longobarda, che ebbe in Malvito un importante gastaldato.

Senza dimenticare che quei “Barbari geniali” - come scrisse il grande statista Winston Churchill per “la disciplina, la forza, le virtù marziali ed il loro amore per la meritocrazia” dominarono la scena europea, che fu illuminata dalle loro “ competenze giuridiche”, correlate al tecnicismo amministrativo e alla saggezza di dialogare con “ genti, popoli e civiltà di razze diverse e di lingue differenti”.

La ricognizione storica si incentra di seguito sui principi Drengot, che a partire da Capua ed Aversa con Riccardo I, facendo leva sui monaci benedettini e sulla Chiesa, si estesero in Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia, dove Palermo sarebbe divenuta la capitale del Regno Normanno, dopo l’accordo di Melfi stipulato il 23 agosto 1059 tra  papa Niccolò II  e i normanni Roberto d’Altavilla e Riccardo di Aversa.

E proprio l’ordine di San Benedetto, che aveva a Montecassino una delle sedi più prestigiose (ampliata tra il 1066 e il 1071) grazie ai Normanni - come minuziosamente illustra l’Abenavoli - si insediò sul Gargano nel monastero di Monte Sant’Angelo, divulgando la profonda venerazione al “ Principe delle Milizie celesti”, che vide attivi protagonisti i suoi antenati, da Rainulf I e Riccardo I  a Guglielmo II Hauteville, fino all'imperatore Federico II di Svevia, ricordando che quella devozione derivava dal celebre santuario di Mont St. Michel in Normandia. 

Sono questi solo alcuni preziosi dettagli, illustrati anche nell’Appendice documentaria.

Si tratta perciò di un elegante saggio che può certamente arricchire la conoscenza storica, specialmente delle nuove generazioni, in modo che non vada disperso il racconto di queste memorabili imprese.

 

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Federico II Svevia "Stupor mundi", il nuovo libro di Saverio Abenavoli Montebianco

Dopo aver illustrato mille anni di memorie storiche e genealogiche della grande dinastia che governò il Mezzogiorno d’Italia tra XII e XIII secolo nel volume I Normanni edito nel 2014, Saverio Abenavoli Montebianco, illustre medico e professore presso l'università "Magna Grecia" di Catanzaro, ora propone e ci regala un intrigante profilo su Federico II [1194-1250], l'imperatore definito "stupor mundi", continuando le rigorose e minute ricerche sugli antenati della propria famiglia, strettamente legata alla stirpe Normanno-Sveva.

Federico II, ascese al trono ancora bambino sotto il tutoraggio di Innocenzo III, e sebbene indicato da Salimbene de Adam nella sua Cronica “ homo pestifer et maledictus”, affascinò tuttavia il francescano parmigiano, che «non mancò di annotare le positive qualità».

Una figura che ha da sempre attirato l’attenzione non solo di storici, ricercatori, filosofi, studiosi, letterati scrittori, poeti, artisti, laici o religiosi, ma della stessa gente comune.

Si tratta di un volume articolato in due parti: la prima parte ripercorre in 18 capitoli le vicende del Mezzogiorno, fino al XII secolo dalla discesa e conquista del Mezzogiorno d'Italia da parte degli uomini del Nord, con una premessa cronologica, nella quale è riportata anche la cronotassi dei papi coevi, a cui fanno seguito le tappe essenziali che scandiscono il sogno immarcescibile di Federico II: far diventare l'Italia Meridionale "il Giardino dell'Impero", grazie anche all'impegno di tanti monaci benedettini, in  particolare cisterciensi , verginiani e florensi.

Ma, come l’Abenavoli ricorda nel terzo capitolo, Federico II fiorì dal matrimonio di Costanza d'Altavilla con Enrico VI di Svevia, celebrato nel gennaio del 1186 a Milano nella chiesa di Sant'Ambrogio: un evento fastoso, unico, impareggiabile, e di importanza universale.

Questo splendido matrimonio fu decisamente avversato dalla politica del Papato, in quanto, l'unione del Regno di Sicilia con l'Impero, avrebbe finito per accerchiare anche fisicamente gli Stati Pontifici e relegare la presenza della Santa Sede ad un ruolo marginale ed insignificante.

Per gli Svevi, al contrario, ebbe il significato di cercare di mettere fine alle lotte tra l'Imperatore ed i ribelli delle città della Lega Lombarda ed altresì di bloccare le guerre che gli Imperatori ed i Re Europei conducevano da tempo contro il Regno Normanno di Sicilia per conquistare questo nuovo, importante, ricco e strategico Regno.

Dante Alighieri, perciò, nel III cantico del Paradiso indicò Federico II con la scintillante espressione: " Questa è la luce della gran Costanza, che dal secondo vento di Soave, generò il terzo e l'ultima possanza" .

Si passa quindi alla descrizione della nascita nella piazza di Jesi il 26 dicembre 1194 e all’ adolescenza del “Puer Apuliae” rimasto orfano di padre e madre in tenera età, in Sicilia e in Germania, ricostruite attentamente in base alle fonti e alla storiografia più accreditata e quindi alle tappe successive della vita che ebbero l’intento di realizzare  un progetto politico volto a realizzare non un avveniristico stato moderno, ma un efficace coordinamento dei poteri locali, mentre papa Gregorio IX lo sollecitava a intraprendere una nuova controversa crociata, (invisa al giovane re, che da bambino era stato accanto ai coetanei arabi a Palermo) sino a giungere dopo la conquista del Regno di Gerusalemme il 17 marzo 1229 alle Costituzioni Melfitane nel 1231, che rappresentano “ la prima ampia codificazione ufficiale  che gli Stati Europei abbiano conosciuto”, senza dimenticare il ruolo strategico della città di Capua, capitale del Principato della prima dinastia dei degli Avenel Drengot, Principi di Quarrel in Alençon, 

 Si elencano e vagliano, poi, i quattro matrimoni di Federico II: il primo nel 1209 quando quindicenne sposò Costanza d’Aragona, che partorì il primogenito Enrico (VII); il secondo, sollecitato da papa Onoro III  dopo la morte della prima moglie avvenuta nel 1222, con Isabella di Brienne, erede al trono di Gerusalemme nel 1225 la quale morì tre anni dopo dando alla luce ad Andria, Corrado; il terzo nel 1235 con Isabella, sorella del re Enrico III d’Inghilterra, da cui nacquero nel 1236 la figlia Isabella e nel 1238 Carlotto , in seguito indicato anche come Enrico.

Dopo il decesso della terza consorte per aborto spontaneo a Foggia nel 1245, nel 1248 Federico II sposò la sua vera amata: la donna “morganatica” e bellissima Bianca Lancia “con la quale – ricorda Abenavoli - il sovrano aveva avuto una lunga ed intensa relazione durante la quale erano nati i quattro figli prediletti”, Manfredi, Costanza, Violante e Selvaggia, il primo dei quali  già balio generale del Regno di Napoli avrebbe occupato la scena politica dopo la morte del padre.

L’ottavo capitolo è dedicato “al conclamato tradimento del figlio primogenito Enrico”, conosciuto come lo “sciancato” ribelle, che catturato per ordine del padre, mentre era trasferito da Nicastro a San Marco Argentano morì in un dirupo presso Martirano il 10 febbraio 1242, e quindi fu sepolto per volontà del padre nel Duomo di Cosenza in un sarcofago del IV sec.

Nei capitoli successivi vengono illustrati : il ricordo della vittoria di Cortenova con una manifestazione di solenne trionfo e con una scenografia “improntata allo stile cesareo romano” con la sfila di un carroccio simbolo della Lega Lombarda, catturato in battaglia e l’intrigante Gran Corte dei Sapienti, a partire dai valletti imperiali, tra i quali vi erano anche gli antenati dell’Abenavoli, minutamente censiti e illustrati, al seguito dell’imperatore abile nell’ “arte venandi cum avibus” e in viaggio in tutto il Mezzogiorno dove aveva innalzato tanti castelli, tema approfondito nel 13 capitolo: “La caccia e i castelli”, dei quali viene fornito un minuzioso elenco, al quale va aggiunto in Castrum Petrae Roseti di Roseto Capospulico  nello Jonio Calabrese, porta tra Apulia e Calabria.

Si analizzano poi le innovazioni legislative, a partire dalle Costituzioni di Melfi, le iniziative culturali tra cui “La scuola poetica Siciliana” e “Lo Studio Generale di Napoli”, come pure l’eterno conflitto tra Stato e Chiesa, che avrebbe determinato la scomunica dell’imperatore svevo e il “tramonto” di Federico che rimarcò il monito “sic transit gloria mundi”.

La seconda parte del volume è dedicata al gran cancelliere Pier delle Vigne "anima gemella" di Federico II: un personaggio affascinante, descritto da Dante nella XIII canto dell’Inferno come colui che tenne entrambe le chiavi del cuore diFedereico per il compito e gli uffici ricoperti e soprattutto per le riforme introdotte.

Completano il saggio numerose immagini e una sintetica essenziale bibliografia.

Un volume che certamente varrebbe la pena  diffondere  nelle nostre scuole per una gradevole lettura di professori e studenti.

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Catanzaro, la città della seta

Nel corso dei secoli Catanzaro, città levantina, ha saputo intrecciare e coniugare diversi filoni di culture, soprattutto mediterranee, che oggi devono essere recuperati e valorizzati a partire dalla seta.

Per molti secoli – tra l’XI e il XVII – Catanzaro fu un importante centro della lavorazione della seta, rinomato in tutta Europa per la produzione dei velluti.

Introdotta tale manifattura da orientali prima del secolo XI ,  fu favorita dai Normanni nel “triangolo della seta”, che ricade tra San Floro, Borgia e Cortale.

A tale riguardo è utile punto di partenza il prezioso catalogo, L' arte della seta in Catanzaro: esposizione di tessuti antichi e moderni …, Catanzaro, 1898.

Del progresso nell’arte si ha la prova nello stupendo damasco stellato in oro che la città donò nel 1397 al re Ladislao in segno di gratitudine per l’esenzione di alcune tasse e nel fatto che nel 1470 artefici catanzaresi furono chiamati a Tours per insegnare l’arte ai Francesi. 

Famosa fu la fiera che si teneva a Santa Chiara, l’attuale Palazzo Municipale, per 15 giorni, alla quale accorrevano negozianti d’ogni parte.

L’industria richiamò numerosi ebrei, che ebbero il ghetto dietro l’odierno palazzo Fazzari. Catanzaro fu celebre in particolare per i velluti: era detta infatti la città delle tre V, con riferimento a questi tessuti, al vento che vi spira molto di frequente, e a San Vitaliano, patrono, come fu notato nel prezioso catalogo, L' arte della seta in Catanzaro: esposizione di tessuti antichi e moderni …, Catanzaro, 1898.

 A metà del XVII secolo la città, con una popolazione di circa 16 mila abitanti, aveva mille telai con 5 mila lavoratori; la peste del 1668 stremò talmente la città che la fiera non si tenne più e l’industria precipitò.

Ora è giunto finalmente il momento che ha avviato una larga gamma di iniziative rivolte, in particolare a disegnatori e progettisti tessili, studenti e insegnanti di materie tessili, storici e studiosi del tessuto, funzionari di musei e collezioni, restauratori e conservatori, persone interessate alla tessitura a mano, dalle tecniche più semplici a quelle più complesse, oltre alla possibilità di organizzare corsi personalizzati.

È una splendida occasione per rivitalizzare, anche sotto il profilo economico, Catanzaro e il suo distretto.

 

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