Calabria, rinvenuto il cadavere di un 38enne ucciso con un colpo di pistola

I carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro e del Reparto operativo del Comando provinciale di Crotone hanno avviato le indagini volte ad identificare gli autori dell’omicidio di Alberto Luca Valentino, il 38enne di Caccuri, il cui cadavere è stato rinvenuto nella serata di ieri in località Cavone Grande di Petilia Policastro.

Dai primi accertamenti è emerso che la vittima è stata ragiunta allo zigomo destro da un colpo d’arma da fuoco

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Uccide un connazionale al culmine di una lite, arrestato

I carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro hanno sottoposto a fermo d’indiziato di delitto un romeno di 33 anni per il reato di omicidio preterintenzionale.

In particolare, nella tarda serata di ieri, i militari sono intervenuti in contrada Boscarello di Corigliano, dove era stata segnalata una furibonda lite fra gli abitanti di alcune baracche presenti nell’area.

Arrivati sul posto, gli uomini dell’Arma hanno  trovato uno dei protagonisti della contesa, esanime, a terra, in una pozza di sangue.

Avviate le ricerche del responsabile del delitto, i carabinieri hanno individuato un uomo intento a nascondersi dietro alcuni cespugli, il quale, una volta scoperto, è scoppiato in un pianto liberatorio, ammettendo le proprie responsabilità sull’omicidio.

L’uomo, successivamente identificato in P.M.I., 33enne romeno con precedenti per reati contro il patrimonio, è stato immediatamente accompagnato in caserma.

Secondo una testimonianza resa da un altro cittadino romeno che ha assistito alla lite, la vittima avrebbe battuto la fronte contro un oggetto contundente, finendo poi esanime a terra.

Al termine delle formalità di rito, il fermato è stato tradotto presso la casa circondariale di Castrovillari.

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Anziano massacrato e ucciso nel Vibonese, arrestato il nipote dell'ex badante

Lo hanno legato, immobilizzato, picchiato e ucciso. Poi, per cancellare tutte le tracce, hanno dato fuoco alla casa.

È morto così, con il cranio e il torace fracassati, Andrea Mastrandrea, 75 anni, trovato riverso a terra nella sua abitazione in contrada Scarro di Filadelfia, in provincia di Vibo, il 20 giugno del 2013.

Sei anni dopo i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Vibo hanno risolto il mistero ed individuato il presunto autore e il suo complice di un omicidio rimasto per lungo tempo irrisolto.

Nella nottata dello scorso 4 luglio i militari dell’Arma sono infatti giunti all’aeroporto di Fiumicino (Roma) per eseguire il mandato di arresto europeo per omicidio, rapina ed incendio aggravato a carico di Vasil Naidenov Ivanov, detto “Vasco”, 29 anni, cittadino bulgaro, estradato in Italia su ordine del gip di Lamezia Terme.

Un’altra persona risulta indagata a piede libero. Si tratta di un altro bulgaro, Tihomir Antov Krasimirov, ritenuto dagli inquirenti complice e coautore dell’omicidio.

Secondo le risultanze investigative dei carabinieri del Norm, alla base del delitto ci sarebbe un furto nell’abitazione della vittima.

I due si sarebbero introdotti in casa dell’anziano con l’obiettivo di impossessarsi di una somma di denaro che l’uomo nascondeva in alcuni barattoli.

Una volta scoperti, prima di dileguarsi con un bottino imprecisato, Ivanov avrebbe immobilizzato, pestato a morte e ucciso Andrea Mastrandrea.

L’uomo sarebbe stato colpito più volte al cranio e al torace provocandogli la frattura alle costole e allo sterno con conseguente emorragia che ne ha causato la morte.

Successivamente, per cancellare le prove, i due bulgari avrebbero dato fuoco alla casa.

Per gli investigatori, subito dopo aver commesso l’omicidio presunti responsabili avrebbero lasciato la Calabria per fare ritorno in Bulgaria.

A loro due, gli uomini dell'Arma sono arrivati dopo una serie d'intercettazioni. Ivanov è infatti il nipote dell’ex badante di Mastrandrea che da un paio di mesi aveva deciso di trasferirsi nella casa dove poi è stato ucciso per condurre una vita “più autonoma”.

“Vasco” conosceva quindi bene le abitudini della vittima per la quale in qualche occasione aveva anche fatto da autista, oltre ad aver ricevuto alcune somme di denaro.

Una volta delineato il quadro indiziario il Norm di Vibo ha quindi chiesto l’assistenza dell’Interpol e, in particolare, della polizia bulgara per gli opportuni riscontri.

È quindi risultato che Ivanov in patria fosse conosciuto come “personaggio la cui propria fonte di guadagno proveniva da azioni delittuose” con contatti con soggetti criminali.

 Il gip del tribunale di Lamezia Terme ha quindi disposto l’applicazione della misura cautelare in carcere per Vasil Ivanov nei confronti del quale sussistono “imperiose esigenze cautelari”.

L’uomo è stato quindi estradato e tradotto in carcere a Rebibbia.

Resta indagato a piede libero Tihomir Antov Krasimirov, per il quale il giudice ha rigettato l’arresto per “difetto di gravità indiziaria a suo carico”.

Omicidio di Fortunata Fortugno, in manette lo zio del presunto omicida

Si aggiunge un ulteriore tassello all'omicidio di Fortunata Fortugno, la donna di 48 anni uccisa a Reggio Calabria lo scorso anno, mentre si trovava in auto con Demetrio Logiudice (54), che nell'agguato rimase ferito.

I poliziotti della squadra mobile reggina hanno, infatti, arrestato Mario Chindemi, 51anni, zio di Paolo Chindemi (29), arrestato nel 2018 perché ritenuto l'esecutore materiale del delitto.

A portare gli investigatori sulle tracce di Mario Chindemi è stata un'impronta digitale rinvenuta sull'auto nella quale si trovavano le vittime al momento dell'agguato.

La prova che inchioderebbe Mario Chindemi è stata trovata in seguito alla comparazione delle impronte digitali effettuata dopo l'arresto, eseguito per altri reati, nell'ambito dell'operazione "De bello Gallico" con l'accusa d'associazione mafiosa e detenzione d'armi da fuoco.

 

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Omicidio in Calabria, 50enne ucciso con un coltello da sub

Omicidio a Miglierina, nel Catanzarese, dove un cinquantenne, Cesare Falvo è stato accoltellato a morte nella tarda serata di ieri.

Per il delitto è stato sottoposto a fermo Giuseppe Arabia, di 30 anni.

Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, al culmine di una lite scoppiata nel piazzale antistante l'abitazione della vittima, Arabia avrebbe colpito Falvo con un coltello da sub.

Dopo essere scappato, il trentenne avrebbe abbandonato l'arma lungo la statale 280.

L'uomo è stato, quindi, rintracciato e sottoposto a fermo dai carabinieri di Marcellinara.

 

Condannato a 10 anni per un omicidio commesso da minorenne, arrestato

I carabinieri della Compagnia di Crotone hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro a carico del trentunenne del luogo C.A..

L’uomo dovrà scontare una pena di anni 10 e 6 mesi di reclusione, perché riconosciuto colpevole, tra l’altro, di omicidio aggravato in concorso, maturato nell’ambito della guerra di mafia che ha interessato la provincia pitagorica nei primi anni duemila e segnatamente l’omicidio dell’allora quarantatreenne Salvatore Blasco, consumato a Cutro il 22 marzo 2004 a colpi di arma da fuoco.

L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato tradotto presso la casa circondariale di Catanzaro.

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'Ndrangheta: omicidio e tentato omicidio nel Vibonese, 4 arresti

Al termine di complesse indagini, svolte dalle Squadre mobili di Vibo Valentia e Catanzaro e dal Servizio centrale operativo di Roma, coordinate dalla Procura Distrettuale antimafia di Catanzaro, gli uomini della polizia di Stato hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone ritenute responsabili del tentato omicidio di Francesco Mancuso e dell’omicidio di Raffaele Fiamingo, avvenuto a Spilinga nel luglio 2003, e considerati al vertice della ‘ndrangheta vibonese.

All'operazione, denominata "Errore fatale", hanno preso parte una cinquantina di poliziotti.

Gli arresti e le perquisizioni sono stati eseguiti a Vibo Valentia, Milano e Prato.

Le attività d’indagine, supportate anche da dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno permesso di accertare che l’omicidio era maturato per contrasti insorti nella gestione delle attività criminali tra i componenti della famiglia Mancuso - in particolare la fazione capeggiata da Ciccio Mancuso, alias Tabacco e quella guidata da Cosmo Mancuso, alias Michele.

I dettagli dell’inchiesta verranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 presso la questura di Vibo Valentia alla presenza del Procuratore capo di Catanzaro. Nicola Gratteri e dei vertici investigativi.

Uccide lo zio a colpi di pistola e si costituisce

Un cinquantatreenne, Angelo Presta, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco a Paterno Calabro, nel Cosentino.

Ad aprire il fuoco, con una pistola regolarmente detenuta, è stato il nipote, Salvatore Presta, di 35 anni, che subito dopo l'omicidio si é costituito ai carabinieri della Stazione di Dipignano.  

Secondo una prima ricostruzione, il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una lite scoppiata per futili motivi in località "Pugliano".

 Alla luce della ricostruzione dei fatti, degli elementi raccolti nel corso delle operazione di sopralluogo, dei bossoli repertati sulla scena del crimine risultati compatibili con l’arma rinvenuta nell’autovettura all’autore del reato e delle dichiarazioni rilasciate spontaneamente agli inquirenti, i carabinieri della Stazione di Dipignano, d’intesa con la Procura di Cosenza, hanno dichiarato in stato di arresto Presta per il reato di omicidio volontario aggravato.

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