Omicidio nel Vibonese, tre persone in manette

Nella giornata odierna, personale della Squadra mobile di Vibo Valentia ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di Michele Fiorillo, alias “Zarrillo” e Rosario Battaglia, alias “Sarino”, poiché ritenuti responsabili, unitamente a Rosario Fiorillo, alias “Pulcino” (all’epoca dei fatti quindicenne e per il quale si procede separatamente), dell’omicidio di Antonio De Pietro, avvenuto nei pressi del cimitero di Piscopio l’11 aprile 2005, allorquando venne raggiunto alla testa e al collo da svariati colpi di arma da fuoco.

Per gli investigatori,gli indagati avrebbero agito al fine di consumare una vendetta, dettata da ragioni familiari ed economiche, nei confronti del De Pietro, ritenuto colpevole di aver intrattenuto una relazione extraconiugale con la madre di Rosario Fiorillo.

La relazione sarebbe stata osteggiata da Rosario Fiorillo che, ritenuto esecutore materiale del delitto, avrebbe agito indisturbato, grazie al concreto apporto fornito dai destinatari della misura restrittiva.

Le primissime attività investigative espletate all’epoca dell’omicidio avevano condotto all’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto nei confronti dei presunti responsabili, provvedimento che non era stato convalidato per carenza di gravità indiziaria, con conseguente scarcerazione dei medesimi.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Raffale Moscato e Andrea Mantella, puntualmente riscontrate dagli investigatori della Squadra Mobile di Vibo Valentia, hanno poi permesso di cristallizzare ulteriori elementi posti quindi alla base del nuovo provvedimento restrittivo.

Agli indagati sono contestate, inoltre, la detenzione e il porto di armi in luogo pubblico, oltre che le aggravanti del metodo mafioso e della premeditazione.

  • Pubblicato in Cronaca

Omicidio a Piscopo, catturato il presunto killer

È stato localizzato e catturato a Seregno, in Lombardia, il presunto assassino di Salvatore Battaglia, il 21enne di Piscopio vittima della sparatoria avvenuta nella notte tra il 27 e 28 settembre nei pressi della villetta comunale di via Regina Margherita, nel centro abitato della popolosa frazione di Vibo Valentia. 

Il fermo di indiziato di delitto è stato eseguito dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Seregno, al termine di articolate indagini condotte sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Ad uccidere Salvatore Battaglia e a ferire il 23enne Giovanni Zuliani sarebbe stato Antonio Felice, 32 anni di Piscopio.

Secondo quanto emerso dalle indagini si sarebbe trattato di un vero e proprio agguato di ‘ndrangheta avvenuto al culmine di alcune tensioni maturate nell’ambiente criminale piscopisano per il controllo e la concorrenza di alcuni esercizi pubblici, nella fattispecie un bar e un circolo ricreativo. 

Calabria: omicidio nella notte, ex agente della polizia penitenziaria freddato a colpi di pistola

Omicidio nella notte in località Sambiase di Lamezia Terme, dove un agente della polizia penitenziaria in congedo è stato ucciso con almeno tre colpi di pistola.

L'uomo, Angelo Pino, di 52 anni, è stato trovato cadavere al posto di guida della sua auto.

A fare la scoperta, intorno all'1,30, sono stati i carabinieri, intervenuti sul posto in seguito ad una segnalazione al 112.

Secondo le prime indiscrezioni, l'ex agente sarebbe stato ucciso, poco prima del ritrovamento, con almeno tre colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata.

Pur non escludendo alcuna pista, per gli investigatori, il delitto non sarebbe maturato negli ambienti della criminalità organizzata.

Omicidio nel Vibonese: ucciso a colpi di pistola davanti al figlio di 6 anni, arrestato il killer

È stato ucciso in pieno centro abitato a San Gregorio d’Ippona con cinque colpi di pistola calibro 7,65 davanti agli occhi del figlio, miracolosamente scampato all’agguato.

I carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, coordinati dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, dai sostituti, Andrea Mancuso della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e Ciro Luca Lotoro della procura di Vibo, hanno risolto un altro omicidio assicurando alla giustizia il presunto killer di Carmelo Polito.

Un delitto immortalato dalle telecamere di videosorveglianza installate in una vicina officina meccanica.

Ed è da qui che i militari del Nucleo investigativo dei carabinieri di Vibo sono partiti per ricostruire l’agguato compiuto da due persone che, con il volto coperto da passamontagna, hanno colpito la vittima alle spalle mentre stava passeggiando con il figlio di soli 6 anni su corso Italia.

Secondo l’accusa a sparare sarebbe stato Francesco Pannace, 32 anni di San Gregorio d’Ippona, già detenuto perché coinvolto in un altro efferato omicidio, quello di Giuseppe Prostamo.

Ad incastrarlo è stata in particolare un’intercettazione ambientale captata dai militari dell’Arma nell’auto intestata a Rosario Fiarè, ritenuto esponente di spicco dell’articolazione di ‘ndrangheta di San Gregorio.

Francesco Pannace era infatti l’autista del boss e l’effettivo utilizzatore dell’auto.

Qualche mese dopo l’omicidio di Polito, conversando in auto con un giovane del posto si sarebbe fatto sfuggire una frase emblematica per le indagini: “Ma hai saputo che mi hanno inculato no?... perché ho ammazzato questo figlio di puttana”.

All’affermazione di Pannace, il suo interlocutore avrebbe chiesto: “Chi Polito ?” e lui avrebbe risposto: “Era pazzo! E così via… per te, per me e per gli altri”.

Un’altra conversazione ritenuta fondamentale dagli inquirenti per la ricostruzione del caso sarebbe avvenuta in carcere, a Vibo Valentia, dove Francesco Pannace si trovava ristretto in seguito all’arresto in flagranza dell’omicidio di Giuseppe Prostamo per il quale è stato condannato in via definitiva.

In quell’occasione avrebbe indicato al cugino il luogo in cui avrebbe nascosto il passamontagna “vedi sotto quell’eternit appena scendi? Là sotto c’è un passamontagna”.

L’attività di riscontro dei carabinieri ha permesso di recuperarlo proprio nel luogo indicato dallo stesso Pannace. Era nascosto all’ingresso della stradina d’accesso della proprietà del nonno.

Allo stesso tempo Pannace avrebbe chiesto al cugino se anche l’arma era ancora nascosta invitandolo a non rimuoverla dal posto designato e di prestare attenzione: “Stai attento se arrestano te cosa faccio qua dentro…”.

Ma perché Polito è stato ucciso? La vittima era considerata persona aggressiva e prepotente “solita ad andare in giro a chiedere soldi o a prendersi le cose senza pagare il prezzo”. Annoverava diversi precedenti penali per furto, rapina, omicidio e tentato omicidio. Un atteggiamento che avrebbe creato malcontento tra gli abitanti del paese che vivevano con il terrore. Tra l’altro Polito era appena uscito dal carcere psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto dove era stato detenuto.

Sarebbe stato quindi “giustiziato” in pieno giorno per uno schiaffo inflitto due anni prima allo zio del presunto killer e anche per dei “buffetti sulla guancia”, a mò di richiamo dati a Rosario Fiorillo in carcere, come riferito agli inquirenti dal collaboratore di giustizia Raffaele Moscato.

Scrive il gip del tribunale di Catanzaro Carmela Tedesco a tal proposito: “Non può allora escludersi che l’omicidio di Polito fosse una vendetta del Pannace per il torto subito dallo zio o comunque una punizione dello stesso inflittagli per il suo comportamento prepotente ed aggressivo”.

Il giudice ha dunque disposto la misura della custodia cautelare in carcere per il 32enne di San Gregorio d’Ippona accogliendo le risultanze dei sostituti procuratore Dda Andrea Mancuso e Ciro Luca Lotoro.

Così gli inquirenti ritengono di aver chiuso il cerchio intorno al presunto assassino di Polito ricostruendo l’ennesimo caso di sangue in una provincia tristemente salita alla ribalta della cronaca nazionale per l’incredibile numero di delitti commessi e quasi tutti risolti.

Agguato in Calabria, arrestato il presunto killer

È stato identificato e arrestato uno dei presunti responsabili dell’omicidio di Giovanni Tersigni, il 36enne freddato sabato scorso, in pieno centro storico, a Crotone (Per leggere la notizia clicca qui).

La polizia di Stato ha, infatti, arrestato Paolo Cusato, 30 anni, di Crotone.

Ad incastrare il presunto killer, sono state alcune immagini acquisite dagli investigatori che hanno immortalato il 30enne mentre si disfava di una busta di platica nella quale sono stati rinvenuti: la pistola semiautomatica calibro 7,65 usata per l'agguato, un berretto da baseball, una polo blu ed un paio di guanti in lattice.

Inoltre, nel corso della perquisizione effettuata a casa di Cusato, i poliziotti hanno trovato indumenti corrispondenti a quelli indossati dall’assassinio.

Il trentenne è stato pertanto arrestato e condotto in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.

  • Pubblicato in Cronaca

Omicidio tabaccaia, arrestato un uomo di 43 anni

La Sezione omicidi della locale Squadra Mobile ha eseguito il provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di un uomo di origine filippina, Sicat Billi Jay, di 43 anni, individuato quale presunto responsabile dell’omicidio di Maria Rota, titolare della tabaccheria ubicata in via Malacrino, a Reggio Calabria, brutalmente uccisa nel pomeriggio di ieri.

L’uomo, introdottosi nell’esercizio commerciale al momento della chiusura, ha violentemente aggredito con una mannaia la donna, commettendo un omicidio che gli investigatori ritenegono premeditato, dal momento che aveva portato con sè l’arma e dei vestiti di ricambio.

Dai primi accertamenti, il movente sembra essere riconducibile a sentimenti di vendetta: il 43enne, ludopatico, riteneva la vittima responsabile delle sue perdite economiche.

L’immediato sopralluogo degli esperti del Gabinetto regionale di polizia Scientifica e le scrupolose attività di indagine della Squadra Mobile – Sezione reati contro la persona, hanno permesso di individuare l’autore e la sua abitazione, consentendo all’autorità giudiziaria di ravvisare i gravi indizi di colpevolezza in virtù dei quali è stato emesso il provvedimento di fermo.

In particolare, fondamentale è si è rivelata la visione delle immagini di videosorveglianza del locale commerciale e dei sistemi di videosorveglianza della zona, acquisite immediatamente dopo l’evento.

Calabria, rinvenuto il cadavere di un 38enne ucciso con un colpo di pistola

I carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro e del Reparto operativo del Comando provinciale di Crotone hanno avviato le indagini volte ad identificare gli autori dell’omicidio di Alberto Luca Valentino, il 38enne di Caccuri, il cui cadavere è stato rinvenuto nella serata di ieri in località Cavone Grande di Petilia Policastro.

Dai primi accertamenti è emerso che la vittima è stata ragiunta allo zigomo destro da un colpo d’arma da fuoco

  • Pubblicato in Cronaca

Uccide un connazionale al culmine di una lite, arrestato

I carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro hanno sottoposto a fermo d’indiziato di delitto un romeno di 33 anni per il reato di omicidio preterintenzionale.

In particolare, nella tarda serata di ieri, i militari sono intervenuti in contrada Boscarello di Corigliano, dove era stata segnalata una furibonda lite fra gli abitanti di alcune baracche presenti nell’area.

Arrivati sul posto, gli uomini dell’Arma hanno  trovato uno dei protagonisti della contesa, esanime, a terra, in una pozza di sangue.

Avviate le ricerche del responsabile del delitto, i carabinieri hanno individuato un uomo intento a nascondersi dietro alcuni cespugli, il quale, una volta scoperto, è scoppiato in un pianto liberatorio, ammettendo le proprie responsabilità sull’omicidio.

L’uomo, successivamente identificato in P.M.I., 33enne romeno con precedenti per reati contro il patrimonio, è stato immediatamente accompagnato in caserma.

Secondo una testimonianza resa da un altro cittadino romeno che ha assistito alla lite, la vittima avrebbe battuto la fronte contro un oggetto contundente, finendo poi esanime a terra.

Al termine delle formalità di rito, il fermato è stato tradotto presso la casa circondariale di Castrovillari.

  • Pubblicato in Cronaca
Sottoscrivi questo feed RSS