Presentato il volume "Tutto scorre"

È l’esito di una ricerca sul territorio durata dieci anni e condotta da studiosi che hanno agito con scienza e amore per i luoghi.

Un saggio ricco di annotazioni demo-etno-antropologiche e con un chiaro intento divulgativo che, attraverso le sue 459 pagine e un catalogo storico descrittivo e documentario, effettua una ricognizione sui mulini, i frantoi, le gualchiere, le seghe idrauliche dell’Aspromonte, soffermandosi specificamente sulla vallata del torrente Gallico a Nord di Reggio Calabria di cui rievoca la storia di una comunità.

“E compie un’azione meritoria dal duplice significato: invita la politica e le classi dirigenti a prendersi cura dell’ambiente e della sua salvaguardia e toglie dall’oblio un pezzo di storia della nostra gente che altrimenti rischiava di essere cancellato”: il consigliere regionale Giuseppe Neri ha introdotto così la presentazione del volume “Tutto scorre” (panta rei: il celebre aforisma di Eraclito) nell’aula Giuditta Levato di Palazzo Campanella.

Presenti gli autori Domenico Malaspina e Antonino Sapone e l’editore Roberto Laruffa, che ha segnalato l’importanza di far conoscere la storia della Calabria grazie al coraggio di un’editoria che, però, ha bisogno, per continuare a fare il proprio lavoro in libertà, del sostegno pubblico. Questo é un libro che non poteva non essere sostenuto".

Libro di memorie, storico, pedagogico, “ma anche frutto - ha segnalato Francesca Martorano dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria - di un atto di protesta e di ribellione popolare:il presidio organizzato nel 2004 dal Comitato civico La Cartiera nel tentativo di bloccare la realizzazione dell’impianto di rifiuti nella contrada omonima. Una lotta per la tutela del patrimonio e dei valori che esprimeva, vinta dalla cittadinanza, che riuscì a impedire la costruzione dell’edificio. Purtroppo, il paesaggio fu intaccato per la distruzione degli agrumeti che non furono più reintegrati. Nel 2014 tutto ciò fu ricordato in una mostra e oggi abbiamo finalmente un testo scritto”.

La recensione che più conferisce al volume autorevolezza e ne garantisce la metodologica scientifica è stata svolta dal prof. Giuseppe Caridi dell’Università di Messina, presidente della Deputazione della storia patria della Calabria e saggista di successo (l’ultimo suo lavoro: “Alfonso il Magnifico”, il re del Rinascimento che fece di Napoli la capitale del Mediterraneo).

Caridi ha ricostruito, da par suo, la proprietà delle famiglie attive nell’azione molitoria e la cronologia (nascita e durata) delle 36 macchine idrauliche identificate (si noti che a fine Ottocento le macchine segnalate sulla carta idrografica d’Italia erano soltanto 20) e l’esatto posizionamento di quelle ancora esistenti. Ha riconosciuto l’intelligenza della casa editrice Laruffa nell’editare il libro ed ha detto che “si tratta di un volume di straordinaria importanza che ricostruisce sotto il profilo topografico e architettonico, anche con cospicui riferimenti documentati, le vicende delle macchine idrauliche della vallata del Gallico”.

Coadiuvati da un suggestivo apparato fotografico, gli autori si sono intrattenuti sull’immenso lavoro condotto in dieci anni fra gli archivi e la sterminata bibliografia, senza tralasciare le testimonianze degli anziani di quando in Aspromonte e nella vallata del Gallico i “mulinari” erano un pezzo preponderante di un’economia agricola fiorente. Ha sottolineato Domenico Malaspina: “Abbiamo potuto sovrapporre molte cartine storiche che abbiamo ritrovato in archivio alle carte più moderne il che ci ha consentito varie analisi”.

Antonino Sapone: “Non è stato un lavoro facile, ma gli appunti che vado prendendo da anni non potevano restare al chiuso della mia stanza. Così abbiamo reso possibile la pubblicazione di un libro che non deve restare negli scaffali delle librerie. Mi auguro che venga diffuso, conosciuto, studiato, anche criticato e letto dalle Amministrazioni pubbliche e dalle associazioni che hanno interesse alla valorizzazione della memoria del nostro territorio. Ci sottoponiamo al loro giudizio, lanciando una sfida ai lettori: questo ‘mattone’ può avere due direzioni: essere la pietra tombale sul sistema delle macchine idrauliche e sulla cultura e le comunità di cui erano espressione, oppure essere un inizio per realizzare una progettazione che abbia al centro la riscoperta e la messa a valore delle nostre radici. La fine o l’inizio - ha concluso - per portare nuova acqua a quei meravigliosi mulini".

Citando lo storico Augusto Placanica, il giornalista Romano Pitaro ha detto che “la storia della Calabria non si mostra, perché spesso di quel passato non è rimasta traccia. E’ mancata non solo alle classi dirigenti, ma anche alle comunità il gusto di guardare e provvedere a un domani più alto”.

Inoltre, ha definito “il caso di studio del libro, paradigmatico di quanto è capitato in due secoli alla Calabria contadina, ma anche di come possa mutare il destino di un popolo, se le comunità acquisiscono consapevolezza delle loro gloriose radici e assumono su di sé la responsabilità di cambiare il corso degli eventi attraverso la conoscenza”. Il consigliere regionale Neri, infine, ha proposto, “considerata la valenza del libro e l’utilità che può derivare per le comunità, la realizzazione a Palazzo Campanella di una mostra che sia da stimolo per una discussione senza rete da cui possa nascere una proposta che rimedi agli errori del passato e rilanci le ragioni dell’Aspromonte e del territorio reggino”. 

  • Pubblicato in Cultura

Porta via il figlio di pochi mesi, i familiari dell'ex compagna lo feriscono a colpi di pistola: arrestati

I carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, a conclusione di un’attività d'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica reggina, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale della città dello Stretto, per i reati di tentato omicidio aggravato e detenzione e porto illegale d'armi comuni da sparo, nei confronti di Cosimo e Andrea Bevilacqua, rispettivamente di 61 e 32 anni.

I due, padre e figlio, sono ritenuti i responsabili dell'agguato, consumato il 13 aprile scorso, nel quartiere Ciccarello di Reggio Calabria, ai danni del diciannovenne Domenico Passalacqua.

In particolare, per gli investigatori, gli arrestati avrebbero aggredito la vittima e al culmine di una lite l'avrebbero ferita ad un braccio con due colpi d’arma da fuoco.

Per i carabinieri, il movente dell’aggressione sarebbe da ricercare nei dissidi familiari tra il ferito e gli arrestati, rispettivamente padre e fratello dell'ex compagna di Passalacqua.

Nello specifico, i presunti aggressori avrebbero atteso il ragazzo che, di ritorno da Catanzaro, era andato a riportare il figlio di pochi mesi all'ex compagna, alla quale lo aveva sottratto senza un preventivo accordo.

Al termine delle formalità di rito, gli arrestati sono stati tradotti presso casa circondariale “G. Panzera” di Reggio Calabria.

  • Pubblicato in Cronaca

Lascia i domiciliari per fare un giro in città, arrestato

I finanzieri della Compagnia di Reggio Calabria hanno tratto in arresto N.P. di 58 anni, con l'accusa di evasione dagli arresti domiciliari.

In particolare, l'uomo, ancorché detenuto ai domiciliari, è stato sorpreso per le vie della città mentre s'intratteneva con un'altra persona.

 

 

  • Pubblicato in Cronaca

L’ultimo saluto di Reggio a Peppe Rosace "Capretta"

"Giuseppe Rosace, espressione di quella generazione di giovanissimi proletari reggini che, a seguito della partecipazione appassionata ai moti di Reggio del luglio 1970, si avvicinarono alla politica ed abbracciarono un’area ideologica, quella della Destra missina, ha concluso, nell’umiltà dei semplici e dei generosi “figli del popolo”, la sua esistenza terrena.
Rosace, per tutti “Peppe Capretta”, fu uno di quelle migliaia di giovani delle periferie che, negli anni turbolenti della Rivolta di Reggio, scelsero di stare dalla parte della Città tradita, pagando spesso pesantemente quella posizione, che non fu politica bensì passionale rappresentando e racchiudendo nell’azione, di piazza e/o militante, quella “regginità” che gli opportunisti, i tornacontisti della politica non comprendono e spesso deridono.
Peppe Capretta, esuberante nella sua militanza tra i ranghi di quella corporazione di lavoratori e studenti che componeva il Fronte della Gioventù, mitico raggruppamento giovanile del MSI-DN, incappò nelle maglie di quella che all’epoca si definiva “la repressione di regime” e, fors’anche consapevole a metà di quel che gli stava accadendo, subì, grazie alla neonata “legge Reale”, il confino per motivi politici – quindi per reati di opinione e di militanza – ; venne infatti “spedito”, per ben due anni,  in uno sperduto paesino della Sardegna, dove soffrì emarginazioni ed angherie quotidiane.
“Capretta” – espressione di una Comunità politica ed ideale che nacque intorno al senatore reggino Ciccio Franco – insieme a tantissimi proletari come lui conobbe la galera per motivi politici e fu anche escluso per molto tempo, a causa dei carichi giudiziari, dall’ingresso nel mondo di lavoro.
Una generazione intera, aldilà degli steccati ideologici, lo ricorda con un sorriso.
Oggi, giorno 8 giugno, alle ore 10.30 presso la chiesa del rione Modena Peppe Capretta riceverà l’ultimo saluto".
 
Augusto Borbotti - Presidente associazione “Reggionamenti”

Ruba una catenina ad un'anziana donna, arrestato

Un trentacinquenne, B.C., di Reggio Calabria è stato arrestato dai poliziotti della locale questura con l'accusa di rapina aggravata.

L'arresto è scattato in seguito ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale reggino.

Il destinatario del provvedimento è ritentuto, infatti, l'autore di una rapina consumata ai danni di un’anziana donna.

Per gli investigatori, l’uomo avrebbe aggredito la malcapitata per impossessarsi di una catenina in oro che portava al collo.

Dopo essere stato riconosciuto in foto dalla vittima, B.C. è stato denunciato per rapina aggravata.

Una volta valutati i gravi indizi raccolti dagli investigatori, il gip ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari. 

  • Pubblicato in Cronaca

Colpisce la compagna con un manico di scopa e finisce ai domiciliari

I poliziotti della questura di Reggio Calabria hanno tratto in arresto un uomo accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate.

In particolare, gli agenti sono intervenuti a Villaggio Arghillà, dove una donna aveva segnalato di essere stata aggredita dal convivente, in seguito ad un diverbio.

Giunti sul posto, i poliziotti hanno constatato che la donna era stata colpita al volto con un manico di scopa in alluminio, brandito dal marito in preda all’ira generata dalla lite, ed hanno appreso che l’episodio era solo l’ultimo di una serie di vicende violente succedutesi nel tempo.

La donna non aveva mai denunciato le violenze subite, fino all'ultima in cui ha riportato un trauma facciale con l’escoriazione della regione mandibolare sinistra per la quale ha avuto bisogno di alcuni punti di sutura.

L'uomo è stato, pertanto, dichiarato in arresto e su disposizione del gip posto ai domiciliari.

  • Pubblicato in Cronaca

Dà a fuoco l'auto della vicina di casa, 23enne finisce in manette

Gli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria hanno tratto in arresto il ventitreenne Ivan Pizzimenti, accusato d'incendio doloso aggravato in concorso.

I fatti, che risalgono al novembre del 2017, sono stati ricostruiti dagli investigatori della polizia di Stato, per i quali il giovane avrebbe incendiato l'auto di una vicina di casa, causando gravi danni al veicolo, alla facciata, al portone e ad una finestra di un palazzo posto nelle immediate vicinanze.

Alla base del gesto ci sarebbero problemi connessi ai parcheggi negli spazi antistanti il palazzo in cui, all’epoca dei fatti, abitava l’arrestato, ragion per cui gli è stata contestata anche l’aggravante dei futili motivi. 

  • Pubblicato in Cronaca

Omicidio di Fortunata Fortugno, in manette lo zio del presunto omicida

Si aggiunge un ulteriore tassello all'omicidio di Fortunata Fortugno, la donna di 48 anni uccisa a Reggio Calabria lo scorso anno, mentre si trovava in auto con Demetrio Logiudice (54), che nell'agguato rimase ferito.

I poliziotti della squadra mobile reggina hanno, infatti, arrestato Mario Chindemi, 51anni, zio di Paolo Chindemi (29), arrestato nel 2018 perché ritenuto l'esecutore materiale del delitto.

A portare gli investigatori sulle tracce di Mario Chindemi è stata un'impronta digitale rinvenuta sull'auto nella quale si trovavano le vittime al momento dell'agguato.

La prova che inchioderebbe Mario Chindemi è stata trovata in seguito alla comparazione delle impronte digitali effettuata dopo l'arresto, eseguito per altri reati, nell'ambito dell'operazione "De bello Gallico" con l'accusa d'associazione mafiosa e detenzione d'armi da fuoco.

 

  • Pubblicato in Cronaca
Sottoscrivi questo feed RSS