Reggio 70: "Non si può amare la città solo con le parole"

Riceviamo e pubblichiamo

"Negli ultimi tempi è tutto un fiorire di associazioni, comitati, liste elettorali, un ribollire di passione e ardore per questa città, strombazzato ai quattro venti con sigle e slogan con un filo conduttore unico: l'amore per Reggio. A parole e frasi è molto semplice amare questa terra e costituire gruppi lo è altrettanto. Ma lavorare perché Reggio venga tutelata e combattere ogni giorno per liberarla da personalismi, interessi di partito è ben altra cosa. Guardiamoci intorno e capiremo quanto male è stato fatto a questa città, consegnata ad una sinistra incapace per formazione culturale, ideale e anche politica di provare senso di appartenenza e dunque affetto. Quanti danni ha fatto e sta facendo la mancanza di unità di un centrodestra che si è smarrito tra pseudo complotti e mascherate strategie, tra carrierismo e protagonismo. Mettere da parte le individualità, ricucire le ferite, guardare avanti senza ripicche, rivalse, inciuci e incomprensioni. Reggio ha bisogno di amore vero e genuino, che spazzi via il clientelismo, il voto a rendere, i pacchetti vari preconfezionati, senza nemmeno menzionare il consenso da ricatto della malavita organizzata sempre pronta a banchettare sul tavolo della connivenza e della vigliaccheria. Questo sarebbe concreto riscontro al dichiarato amore, questo, conferma di fatto che mirare a riprendere le redini di Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro è imprescindibilmente l'unico obiettivo che possa assegnare alle molteplici formazioni politiche e associazionistiche il vessillo di innamorate di Reggio doc. Si scuotano i partiti e ben vengano le associazioni se il binario è uno solo e si viaggia spediti tutti verso la stessa meta, senza soste per abbeverarsi a fonti avvelenate, senza voltarsi indietro o fuggire in avanti. Altrimenti i reggini che sanno leggere, constatare e sommare saranno poi certamente in grado anche di valutare se intingere la propria scheda elettorale nell’urna dell'amore vero o in quella del mero millantato sentimento. I giorni che verranno ci sapranno dire di più".

Circolo “Reggio 70”

  • Pubblicato in Politica

Risparmiatori truffati con prodotti finanziari fasulli, sequestrati beni per 1,5 milioni

Questa mattina è stata data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso, su richiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dal gip presso il locale Tribunale, per un valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro nei confronti di 3 persone ritenute appartenenti ad un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate mediante la raccolta e gestione di risparmi, la vendita di strumenti finanziari fasulli a struttura piramidale, in assenza delle prescritte autorizzazioni ai danni di oltre un centinaio di risparmiatori dislocati su tutto il territorio nazionale.

Tra gli indagati, figura anche un funzionario – in pensione – di un istituto di credito che avrebbe fornito supporto ai membri dell’associazione nell’individuazione dei potenziali clienti.

Le indagini, eseguite dal Comando provinciale della guardia di finanzia di Reggio Calabria e dal Nucleo speciale di polizia valutaria, hanno consentito, tra l’altro, di tracciare le presunte ricchezze illecitamente accumulate dagli indagati.

Pertanto, sono stati sottoposti a sequestro disponibilità finanziarie detenute su conti corrente ubicati in Italia e nell’isola di Tenerife (Spagna), terreni ubicati a Reggio Calabria e 127 oggetti preziosi tra cui diamanti, collane, bracciali, anelli in oro, orologi di alto valore, pietre preziose e 241 monete d'argento.

La misura cautelare deriva dalla convergenza di più attività investigative che hanno consentito di rilevare come gli indagati, agendo sotto lo schermo di società finanziarie appositamente costituite in Italia e all’estero, si sarebbero fatti consegnare somme di denaro dai malcapitati clienti prospettandogli il reinvestimento in fondi di risparmio promettendo tassi di interesse particolarmente allettanti, talvolta anche fino al 40 per cento.

I membri dell’associazione avrebbero incamerato, quindi, le somme e - successivamente al fine di rendere più credibile lo schema truffaldino - avrebbero provveduto al rimborso, ancorché solo parziale, in piccole “tranche” e mediante ricariche su carte prepagate.

Peraltro, a fronte delle somme ricevute a titolo di investimento, gli indagati avrebbero fatto in modo che i soggetti truffati stipulassero polizze assicurative fittizie a garanzia degli investimenti, riuscendo così ad incamerare indebitamente ulteriori somme di denaro. Tali falsi piani assicurativi, gestiti da uno dei sodali mediante una società del padovano, oltre a dare una parvenza di garanzia all’investimento, avrebbero incoraggiao i potenziali clienti a stipulare gli strumenti finanziari.

Le indagini hanno consentito, inoltre, di rilevare che gran parte degli investimenti sarebbe avvenuta mediante la stipula di contratti di associazione in partecipazione all’interno di strutture piramidali (c.d. “Multi level marketing”), tra le quali i networks “Adamax”, “Unetenet”, “TelexFree” e “Lirbertagià”, gestiti dal principale indagato.

Per fare luce sulla vicenda è stata determinante la ricostruzione dei flussi finanziari, agevolata dal supporto informativo contenuto in alcune segnalazioni di operazioni sospette pervenute al Nucleo speciale di polizia valutaria per fini di prevenzione antiriciclaggio. 

Violazione delle norme anticontagio, due persone multate e un bar chiuso per 5 giorni

Due persone multate per il mancato rispetto del distanziamento sociale ed un bar chiuso per  cinque giorni per non aver osservato le prescrizioni previste dalle misure anticontagio.

Questo il bilancio dei controlli effettuati  lo scorso fine settimana a Reggio Calabria, dai poliziotti della locale questura.

  • Pubblicato in Cronaca

Imprenditore vicino alle cosche, confiscati beni per 8 milioni di euro

I finanzieri del Nucleo speciale polizia valutaria, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, hanno eseguito un provvedimento emesso dal locale Tribunale, con il quale è stata disposta la confisca del patrimonio ad un imprenditore di 50 anni.

Al destinatario del provvedimento, allo stato sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stata riconosciuta la pericolosità sociale, in quanto ritenuto contiguo ad alcune cosche di ‘ndrangheta.

Il provvedimento si fonda sulle risultanze delle attività investigative condotte dalle fiamme gialle, dalle quali è emerso che l’imprenditore sarebbe stato, da tempo, in affari con la ‘ndrangheta, grazie alla quale avrebbe avviato e accresciuto le proprie attività.

Le investigazioni hanno preso spunto dalle risultanze dell’operazione “Ada”, conclusasi con l’esecuzione, nel 2013, di provvedimenti cautelari e personali nei confronti di numerosi affiliati ad una cosca del Reggino. 

In seguito ai risultati degli accertamenti, il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Dda, con due diverse misure risalenti al 2018 ed al 2019, aveva disposto il sequestro del patrimonio riconducibile all'imprenditore.

Infine, con il provvedimento odierno è stata eseguita la confisca di diverse imprese, quote societarie, immobili, autoveicoli e rapporti finanziari, il cui valore è stimato in circa 8 milioni di euro.

 

Coronavirus, 85enne morto in Calabria

Un uomo di 85 anni, affetto da coronavirus, è morto oggi al Grande ospedale metropolitano “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria.

Il paziente, che soffriva anche di altre patologie, era ricoverato nel reparto di terapia intensiva.

Buone notizie, invece, dai 156 tamponi analizzati oggi, nessuno dei quali ha dato esito positivo.

Per quanto riguarda invece il dato relativo ai ricoveri, dal bollettino quotidiano emesso dalla direzione aziendale del nosocomio reggino si evince che, allo stato: 6 pazienti sono curati in degenza ordinaria.

Infine, i deceduti sono 15 (altri tre decessi sono stati registrati al di fuori dell’ospedale di Reggio Calabria), mentre i guariti sono 63.

Marijuana nascosta in un mobile, manette per un 26enne

È stato sorpreso in casa con quasi 150 grammi di marijuana; per questo motivo i carabinieri della Sezione radiomobile della compagnia di Reggio Calabria, supportati dai colleghi delle Api (Aliquote primo intervento), hanno arrestato Gionatan Marco Sulas, di 26 anni.

In particolare, durante una perquisizione eseguita a casa del giovane, i militari hanno rinvenuto in un mobile: 150 grammi di marijuana, 350 euro, materiale per il confezionamento della droga ed un bilancino di precisione.

Lo stupefacente sequestrato sarà inviato al Ris di Messina, per essere sottoposto alle analisi tossicologiche del caso.

Per Sulas, invece, sono scattate le manette, con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.

Una volta ultimante le formalità di rito, il 26enne è stato posto ai domiciliari.

Infine, in seguito al giudizio direttissimo, a carico del giovane è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

  • Pubblicato in Cronaca

Paziente muore in ospedale, manette per due infermieri

Omicidio preterintenzionale, falsità in atto pubblico, peculato, truffa aggravata ai danni del ministero della Sanità e false attestazioni sulla presenza in servizio.

Queste le accuse, con le quali la polizia di Stato ha arrestato e posto ai domiciliari due infermieri del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria.

Gli arrestati, G. L. e A. S. T., di 52 e 51 anni, avrebbero somministrato un farmaco non prescritto in cartella clinica, né annotato nel diario infermieristico, né portato a conoscenza dei medici, compreso il medico di turno reperibile, ad una paziente di 41 anni, poi deceduta.

Gli arresti sono stati disposti dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura.

Le indagini svolte dalla Squadra Mobile, con il coordinamento del Procuratore Vicario Gerardo Dominijanni e del Sostituto Nicola De Caria sono partite dall'improvviso decesso della donna, ricoverata per sindrome bipolare, avvenuto il 24 febbraio 2018.

 

  • Pubblicato in Cronaca

Coronavirus, un tampone positivo al Gom di Reggio Calabria

La direzione aziendale del Grande ospedale metropolitano “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria ha comunicato che oggi sono stati sottoposti allo screening per coronavirus 301 persone.

Di queste, una è risultata positiva al test.

Ad oggi, i pazienti affetti da covid-19 ricoverati in ospedale sono 9: 8 in degenza ordinaria e 1 in Terapia Intensiva.

I pazienti deceduti sono 14 (altri tre decessi sono stati registrati al di fuori dell’Ospedale di Reggio Calabria).

I pazienti dimessi perché guariti sono 61.

 

Sottoscrivi questo feed RSS