Operazione contro la 'ndrangheta, arresti e sequestri di beni

E’ scattata all’alba di oggi un’operazione condotta dalla polizia di Stato, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, contro le cosche di 'ndrangheta attive lungo il versante tirrenico reggino.

Gli investigatori della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo, con il supporto di equipaggi del Reparto prevenzione Crimine e di personale di altre Squadre mobili hanno eseguito, in diverse regioni d’Italia e all’estero, decine di ordinanze a carico di presunti capi e gregari delle ndrine della piana di Gioia Tauro.

L’operazione ha, inoltre, portato al sequestro preventivo di aziende, beni immobili, terreni e rapporti finanziari.

I soggetti colpiti da misura cautelare sono indagati per associazione mafiosa, detenzione e porto illegale di armi, estorsione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, traffico internazionale di stupefacenti.

Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.45 presso la sala Calipari della Questura di Reggio Calabria alla presenza del procuratore Giovanni Bombardieri, del direttore centrale anticrimine della polizia di Stato Francesco Messina  e del questore Bruno Megale.

Prende soldi pubblici per aprire una sartoria, ma non avvia l'attività: denunciata

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno denunciato alla locale Procura della Repubblica una 41enne che ha ottenuto da “Invitalia”
un’agevolazione economica, pari a oltre 30 mila euro, per avviare un’attività di sartoria nel capoluogo reggino.

Dagli accertamenti eseguiti dalle Fiamme gialle è emerso che la donna non avrebbe esercitato l'attività lavorativa - seppur formalmente avviata - per  la quale aveva ricevuto il finanziamento pubblico.

Pertanto, la 41enne è stata raggunta da un avviso di conclusione delle indagini preliminari per il reato di malversazione a danno dello Stato.

Operazione “Laguna”, denunciati sei imprenditori

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento dell’EPPO (European Public Prosecutor’s Office), hanno individuato diverse imprese calabresi percettrici di ingenti finanziamenti dell’Unione Europea, finalizzati all’acquisto di grandi imbarcazioni da diporto, come barche a vela o catamarani, che avrebbero dovuto incentivare il turismo calabrese, con i relativi benefici occupazionali, e che invece solcavano i mari siculi.

L’indagine, coordinata dalla Procura Europea (EPPO) - Organo giudiziario dell'UE, operativo dallo scorso 1° giugno, istituito con il compito di indagare e perseguire i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione - ha condotto alla denuncia di sei imprenditori reggini per il reato di malversazione a danno dello Stato, nonché per il conseguente illecito amministrativo dipendente da reato.

Il Tribunale di Reggio Calabria - direttamente interessato dai Procuratori Europei Delegati per la Sicilia e Calabria - nel condividere l’impianto investigativo del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria, ha emesso appositi decreti di sequestro preventivo, in via diretta o per equivalente, della somma complessiva di 900 mila euro.

Disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili sono stati così appresi dalle Fiamme Gialle reggine, nell’ambito dell’Operazione denominata “Laguna”, nei confronti dei rappresentanti legali delle sei imprese calabresi destinatarie dei finanziamenti UE.

Complessivamente, le attività eseguite hanno consentito di individuare fondi comunitari illecitamente utilizzati per 1.200.000 euro, 300.000 dei quali, avviati i controlli, sono stati revocati, ovvero restituiti dai beneficiari e assicurati alle casse dello Stato.

Quello eseguito rappresenta il primo provvedimento giudiziario della specie richiesto dai Procuratori Europei Delegati per la Sicilia e Calabria, peraltro in un settore di rilevanza strategica per il rilancio economico-imprenditoriale quale è quello dei “Fondi strutturali” europei.

In particolare, le attività investigative si sono concentrate, per più di un anno, sulla verifica della regolarità nella gestione e nell’utilizzo di agevolazioni finanziarie per l’acquisto di grandi imbarcazioni da diporto, fino ai 24 metri, erogate dalla Comunità Europea, finalizzate appunto all’incentivazione del turismo calabrese, efficacemente sponsorizzata dallo slogan “Una Calabria più competitiva”.

Mirate verifiche alle imprese, controlli incrociati, acquisizione e disamina della documentazione amministrativo-contabile hanno permesso agli investigatori di scoprire che i beni oggetto della pubblica sovvenzione erano stati in realtà impiegati per finalità diverse da quelle per le quali erano stati acquistati. Più nel dettaglio, i finanzieri hanno ricostruito le modalità di commissione dell’illecito, consistenti nella concessione in locazione delle imbarcazioni, attraverso particolari contratti stipulati per il tramite di brokers specializzati, con rotte ricadenti prevalentemente a largo della Sicilia nord-orientale. Ed è proprio presso i porti turistici di tale area costiera, come verificato dagli stessi finanzieri, che le barche risultavano stabilmente attraccate ed utilizzate, in violazione delle finalità previste dal Bando regionale che ne prevedevano, come esposto, l’utilizzo esclusivo sul litorale calabrese.

 

Blitz dei Carabinieri, rinvenute armi e droga

Un’operazione dei carabinieri ha interessato nei giorni scorsi, la periferia Sud di Reggio Calabria, un lembo di città contrassegnato da degrado e da fenomeni di delinquenza. Centocinquanta militari del comando provinciale di Reggio Calabria con la collaborazione dei carabinieri dello squadrone eliportato dei Cacciatori di Calabria, le unità specializzate dei carabinieri cinofili, e con la sorveglianza aerea di un elicottero dell’ 8° Elinucleo di Vibo Valentia, hanno effettuato un blitz nel popolare quartiere Ciccarello, dove durante una serie di perquisizioni e controlli negli appartamenti e sui terrazzi, hanno rinvenuto armi e droga.

In particolare, occultati sotto le tegole del tetto di una palazzina, i militari hanno trovato 400 dosi da 1 grammo ciascuna di cocaina, un bilancino e materiale per il confezionamento.

Oltre 480 grammi di marijuana sono stati, invece, scoperti in un’aiuola condominiale; mentre in un rudere è stato rinvenuto un fucile a canne mozze calibro 12.

Le attività di ricognizione e ricerca, hanno permesso di localizzare anche cinque autovetture e un motociclo rubati.

Al termine delle operazioni, i militari dell’Arma hanno denunciato un 18enne trovato in possesso di quindici cartucce calibro 12 e due pistole scacciacani a salve prive di tappo rosso. Il giovane, è stato anche segnalato all’autorità di ps in quanto trovato in possesso di “marijuana”.

Il quartiere Archi di Reggio Calabria ricorda il centenario del Milite ignoto

La comunità di Archi si ritroverà oggi, alle ore 11:30, presso il monumento al Milite Ignoto di Archi, per la solenne commemorazione che vedrà la deposizione della corona d'alloro. All’evento sono invitate le autorità civili e militari, le organizzazioni patriottiche e le associazioni combattentistiche, tutti i cittadini.

Un secolo fa, esattamente il 4 novembre 1921, ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto nel sacello dell’Altare della Patria. Dopo la Prima Guerra Mondiale, le Nazioni che vi avevano partecipato vollero onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo Combattente, caduto armi in pugno. In Italia l’allora Ministero della guerra dette incarico ad un’apposita commissione di esplorare tutti i luoghi nei quali si era combattuto e di scegliere una salma ignota e non identificabile per ognuna delle zone del fronte: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare.

Il Parlamento approvò la legge 11 agosto 1921, n.1075, “per la sepoltura in Roma, sull’Altare della Patria, della salma di un soldato ignoto caduto in guerra”. Undici salme, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, furono trasportate nella Basilica di Aquileia. Qui venne operata la scelta tra undici bare identiche. A guidare la sorte fu chiamata Maria Bergamas, madre del Fante Italiano, Antonio Bergamas, morto durante la Grande Guerra, la cui scelta cadde sulla decima bara. La donna si accasciò gridando il nome del figlio. Arruolato nell’esercito Austriaco, il giovane Antonio Bergamas disertò per combattere tra le fila italiane e cadere nel 1916 sotto una raffica di mitraglia mentre guidava il suo plotone all’attacco. Il Feretro prescelto fu trasferito a Roma su ferrovia, con un convoglio speciale a velocità ridotta sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma, ricevendo gli onori delle folle presso ciascuna stazione e lungo gran parte del tracciato.

Tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei Caduti, con il Re in testa, e le Bandiere di tutti i reggimenti attesero l’arrivo del convoglio nella Capitale e mossero incontro al Milite Ignoto per rendergli solenne omaggio. Il Feretro fu poi scortato da un gruppo di dodici decorati di Medaglia d'Oro fino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, al cui interno rimase esposto al pubblico. L’epilogo avvenne il 4 novembre 1921 con una solenne cerimonia. Più di trecentomila persone accorsero per quel giorno a Roma da ogni parte d’Italia e più di un milione di italiani fece massa sulle strade della Capitale. Il corteo avanzò lungo Via Nazionale, lungo la quale erano rappresentati i soldati di tutte le armi e di tutti i servizi dell’Esercito. Dinanzi al gran monumento, in piazza Venezia, uno smisurato picchetto fu schierato in quadrato, mentre 335 Bandiere dei reggimenti attendevano il Feretro. Prima della tumulazione, un soldato semplice pose sulla bara l’elmetto da fante.

I militari presenti e i rappresentanti delle nazioni straniere erano sull’attenti, mentre tutto il popolo in ginocchio. Il feretro del Milite Ignoto veniva quindi inserito nel sacello e così tumulato presso quel monumento che poteva ora ben dirsi Altare della Patria.

Così come, cento anni fa, gli sforzi effettuati per fare in modo che quel Soldato, voluto come “di nessuno”, potesse in realtà essere percepito come “di tutti”, al punto da trasformarsi nella sublimazione del sacrificio e del valore dei combattenti della Prima Guerra Mondiale e successivamente di tutti i Caduti per la Patria, oggi è giunto il momento in cui, in ogni luogo d’Italia, si possa orgogliosamente riconoscere la “paternità” di quel Caduto.

 

 

Giochi "pop it" pericolosi sequestrati in Calabria

I Carabinieri del Nas di Reggio Calabria hanno sequestrato oltre 150 giochi “pop it”, privi del marchio “Ce” e delle indicazioni sulla sicurezza e sul corretto uso per evitare danni alla salute.

I “pop it”, ovvero giochi formati da una sagoma morbida, con delle palline in rilievo cave, da spingere giù con le dita, sono stati trovati in un negozio gestito da un commerciante di nazionalità cinese.

Dopo aver effettuato il sequestro della merce non in regola con le normative italiane ed europee, i Nas hanno segnalato alle autorità competenti il titolare dell’esercizio commerciale, il quale rischia una multa fino  a 10 mila euro.

  • Published in Cronaca

Sorpreso a spacciare marijuana, arrestato

Un 42enne del luogo è finito in manette a Reggio Calabria, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di marijuana.

A stringere le manette attorno ai polsi dell’uomo sono stati i poliziotti della locale questura i quali, su segnalazione di un collega libero dal servizio, sono intervenuti in via Reggio Campi, dove era stata notata un’attività di spaccio di stupefacenti.

Giunti sul posto, gli agenti avrebbero sorpreso il 42enne a cedere droga a due persone.

E’ seguita, quindi, una perquisizione personale, nel corso della quale sono stati sequestrati 400 euro in contanti e sei  grammi di marijuana. Altri  900 grammi della stessa sostanza sono stati rinvenuti a casa dell’uomo, insieme a diverso materiale usato per confezionare e lavorare lo stupefacente.

‘Ndrangheta, operazione “Mala pigna” contro il traffico illecito di rifiuti: 29 misure cautelari

I Carabinieri forestale del Gruppo di Reggio Calabria, coadiuvati dai colleghi dei Reparti di Calabria, Sicilia, Lombardia ed Emilia Romagna e dai Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dello Squadrone eliportato "Cacciatori Calabria" e dell’8° Nucleo elicotteri di stanza a Vibo Valentia, hanno eseguito in diverse regioni italiane un’ordinanza di misure cautelari per vari reati, tra i quali: associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico illecito di rifiuti ed altri reati ambientali.

Il  provvedimento - emesso dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, sulla base delle risultanze di un’indagine condotta dagli uomini dal Nipaaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale) di Reggio Calabria, sotto il coordinamento dalla locale Direzione distrettuale antimafia  - ha portato all’emissione di 29 misure cautelari personali, diverse delle quali rivolte ad esponenti apicali della ‘ndrangheta ed al sequestro di cinque aziende di trattamento rifiuti tra Calabria ed Emilia Romagna.

I dettagli dell’operazione, convenzionalmente denominata “Mala pigna”, verranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà questa mattina, alle ore 11.00, presso il Comando provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, alla quale saranno presenti il Generale Antonio Pietro Marzo, Generale comandante delle unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri ed i vertici della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

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