Furti in appartamento a Reggio Calabria, arrestati i presunti responsabili

Nei giorni scorsi, gli uomini della Squadra mobile di Reggio Calabria hanno sottoposto a fermo d’indiziato di delitto tre cittadini georgiani, sospettati di essere responsabili di alcuni furti in abitazione consumati nella città dello Streto. Il provvedimento di fermo, nella giornata di ieri, su richiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, è stato convalidato dal gip, che avendo riconosciuto, allo stato degli atti, gravi indizi di colpevolezza in ordine ai fatti contestati a carico dei tre indagati, ne ha disposto la detenzione in carcere.    

All’individuazione dei presunti responsabili gli investigatori sono giunti attraverso una certosina analisi di diversi sistemi di videosorveglianza, grazie ai quali è stato possibile risalire a un appartamento nel quartiere Gebbione, dove gli indagati vivevano insieme ad altri connazionali. E’ scattata, quindi, una perquisizione domiciliare nel corso della quale sono stati recuperati diversi oggetti di provenienza sospetta, successivamente riconosciuti dalle vittime dei furti come di loro proprietà. Il ritrovamente della refurtiva e la comparazione dei sospettati con le immagini acquisite in occasione dei furti, hanno permesso di delineare un quadro indiziario utile per far scattare il provvedimento restrittivo.

I tre fermati sono già noti alle forze di polizia per fatti analoghi commessi in diverse regioni italiane.

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Beni per 500 mila euro sequestrati a imprenditore edile

Nei giorni scorsi, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, la polizia ha sottoposto a sequestro un azienda e diversi rapporti bancari e finanziari riconducibili ad un imprenditore reggino operante nel settore edile.

Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale reggino, su richiesta della locale Procura della Repubblica, in seguito alle indagini condotte dalla Squadra mobile della città dello Stretto.

Il destinatario della misura, negli anni scorsi era stato coinvolto in una vicenda giudiziaria in quanto ritenuto partecipe di un cartello di imprese, che attraverso un sofisticato meccanismo di offerte concordate, puntavano ad aggiudicarsi lavori pubblici, di rilevante importo, banditi da diversi enti della provincia di Reggio Calabria.

Al tempo, indagato per associazione a delinquere, turbativa d’asta, illecita concorrenza nel settore edile, falso materiale e ideologico ed altri reati, fu anche destinatario di un’ordinanza che disponeva il divieto temporaneo di esercitare attività professionali e/o imprenditoriali nel settore dell’edilizia pubblica, ma è stato poi assolto per alcuni capi di imputazione e prosciolto, per intervenuta prescrizione, per altri.

L’esito del processo penale, tuttavia, non ha impedito, alla luce delle nuove indagini disposte nell’ambito del procedimento di prevenzione, di accertare, allo stato, la presunta pericolosità sociale e configurare un anomalo arricchimento proprio nel periodo in cui l’imprenditore sarebbe stato coinvolto nelle vicende giudiziarie.

L’impresa, già destinataria di un provvedimento di interdittiva antimafia emesso dalla Prefettura di Reggio Calabria, che ne precludeva la contrattazione con la pubblica amministrazione, è stata ora affidata ad un amministratore giudiziario, che ne curerà la gestione assicurando il prosieguo dell’attività.

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'Ndrangheta, beni per oltre 3 milioni di euro sequestrati a imprenditore

Ammonta a oltre tre milioni di euro il patrimonio sequestrato dai finanzieri di Reggio Calabria e dagli uomini della Divisione anticrimine della Questura reggina, a un imprenditore del luogo già condannato in via definitiva a otto anni di reclusione per associazione di tipo mafioso nell’ambito dell’operazione “Il padrino” e a dieci mesi di reclusione in primo grado, per minaccia aggravata dal metodo mafioso, nell’ambito dell’operazione “Ghota”.

Il provvedimento giunge in seguito ai risultati delle indagini condotte, su delega della Direzione distrettuale antimafia reggina, dal Gico, dal Gruppo della Guardia di finanza di Reggio Calabria e dall’Ufficio misure di prevenzione della Questura, dalle quali è emerso che il valore del patrimonio accumulato dall’imprenditore era significativamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi.
Alla luce di tali risultanze, il tribunale di Reggio Calabria ha  quindi disposto il sequestro dell’intero patrimonio riconducibile all’uomo, per un valore di oltre 3 milioni di euro, tra i quali più di 600 mila euro in contanti rinvenuti dalla polizia a carico del figlio, ma ritenuti riconducibili allo stesso imprenditore. In particolare, l’ingente somma di denaro venne scoperta durante un controlla stradale, nella cabina di un mezzo adibito al trasporto di animali.

Evasione fiscale, sequestrati beni per un valore di 900 mila euro

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di somme di denaro, beni mobili e immobili per un valore di circa 900 mila euro.

Il provvedimento, emesso dalla Procura della Repubblica di Palmi, giunge in seguito a un'indagine che ha permesso di portare alla luce una presunta evasione fiscale ad opera di un’attività di autotrasporto.

La presunta evasione farebbe riferimento all'Irpef relativa agli anni compresi tra il 2016 e il 2018.

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Reggio C.: la Guardia di finanza dona calze della Befana ai bambini di una casa famiglia

Questa mattina i “baschi verdi” del Comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, in occasione della festività dell’Epifania, hanno donato le tradizionali “calze della befana” ai bambini della casa famiglia “Villa Bethania Christi”.

Inoltre, nei giorni scorsi, al termine di una raccolta fondi tra il personale militare, sono stati donati generi alimentari di prima necessità alla parrocchia Sacro cuore di Gesù di Reggio Calabria che, tramite la Caritas diocesana, sono stati distribuiti alle famiglie più bisognose ed in difficoltà.

"La Guardia di finanza -  si legge  in unanota - è una 'grande famiglia' composta da donne e uomini fortemente motivati, pienamente consapevoli di essere chiamati a salvaguardare interessi fondanti della collettività, desiderosi di corrispondere sempre al meglio alle altissime aspettative che le Istituzioni e i cittadini ripongono nel Corpo e nei suoi appartenenti, specialmente in un periodo in cui la diffusione del covid-19 ha causato effetti negativi sul tessuto socio-economico".

Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari: coinvolti imprenditori e commercialisti, sequestrati beni per un valore di 8 mln

I militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Direzione distrettuale antimafia, hanno dato corso, in Lombardia, Lazio, Campania e Calabria, ad una ordinanza, emessa dal gip del Tribunale reggino, su richiesta della locale Dda, con la quale sono stati disposti il divieto di esercitare la professione di commercialista nei confronti di 4 professionisti, il sequestro preventivo di uno studio commerciale e di consulenza -sottoposto ad amministrazione giudiziaria - il sequestro di immobili, autoveicoli e risorse finanziarie per un valore complessivo di 8 milioni di euro.

Contestualmente, i finanzieri hanno dato esecuzione ad un Decreto di sequestro preventivo nei confronti di altri due studi commerciali - anch’essi sottosti ad amministrazione giudiziaria.

L’operazione costituisce l’esito di un’indagine - processualmente nella fase delle “indagini preliminari” - condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Reggio Calabria che ha consentito di dimostrare - allo stato e fatte salve le successive valutazioni di merito - che i professionisti riconducibili a tre studi commerciali e di consulenza operanti nella città dello Stretto e a Milano, unitamente ad altri sodali, si sarebbero associati allo scopo di commettere reati, quali: dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi, indebita compensazione e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, mediante l’elaborazione e la commercializzazione di modelli di evasione che, in modo seriale e sistematico, consentivano ai clienti un risparmio di imposta, in termini di mancato versamento del dovuto all’amministrazione finanziaria.

Per gli investigatori, gli illeciti sarebbero stati realizzati attraverso la creazione di fittizi crediti Iva da compensare con pregressi debiti tributari, l’esposizione nei bilanci d'esercizio di fatti non corrispondenti al vero, la presentazione di dichiarazioni fiscali fraudolente, il trasferimento fittizio della sede legale ovvero del domicilio fiscale delle imprese, la realizzazione di operazioni societarie straordinarie e la liquidazione delle imprese, con la finalità di rendere più difficoltosa l'azione di accertamento e di riscossione da parte dell'amministrazione finanziaria e creare i presupposti necessari per ottenere indebiti crediti d'imposta.

Risultano coinvolte aziende reggine operanti nei settori della ristorazione, delle costruzioni, dei trasporti, della raccolta rifiuti e del riciclo di materiale plastico, nonché nella vendita all’ingrosso ed al dettaglio di articoli di profumeria e nei servizi della cura della persona.

Inoltre, alla luce delle attuali emergenze probatorie, a taluni degli associati è contestato anche il reato di istigazione alla corruzione in quanto al fine di indurre un funzionario dell’Agenzia delle entrate di Roma a non contestare, nell’ambito di una verifica fiscale ad un loro cliente, violazioni amministrative per importi rilevanti gli avrebbero offerto, mediante l’intermediazione di un dirigente in quiescenza della stessa Agenzia, una somma di denaro.

Le operazioni eseguite presso le residenze dei professionisti, gli studi commerciali e le sedi delle aziende, che si sarebbero avvalse dei sistemi di evasione escogitati dai consulenti indagati, sono avvenute nelle provincie di Reggio Calabria, Caserta, Roma e Milano.

 

Cocaina nascosta tra la pasta scoperta in un bus partito dalla Calabria

I Finanzieri del Comando provinciale di Imperia, impegnati nella repressione dei traffici illeciti e nel concorso alla vigilanza sul rispetto delle disposizioni sanitarie relative all’emergenza epidemiologica in corso, hanno intensificato la vigilanza anche sui passeggeri dei pullman di linea che collegano il sud Italia con l’estremo ponente ligure.

L’ ultimo colpo inferto al traffico di sostanze stupefacenti è avvenuto sabato scorso, quando le fiamme gialle, durante gli ordinari controlli agli automezzi in uscita dal casello autostradale di Imperia est, hanno sottoposto ad ispezione un autobus proveniente da Reggio Calabria e  diretto a Ventimiglia, nella cui stiva hanno rinvenuto uno scatolone con all'interno un panetto da oltre 1 chilo di cocaina purissima.

In particolare, i militari, insospettiti dall’elevato numero di colli presenti in stiva - la maggior parte dei quali non riconducibili ai passeggeri presenti sul pullman- hanno deciso di approfondire il controllo facendo intervenire sul posto anche le unità cinofile, grazie alle quali sono riusciti a individuare lo scatolone con all'interno la cocaina nascosta tra le confezioni di pasta.

Indagine Sole24ore, Marino e Nesci: “Reggio sprofonda, conosciamo i responsabili!”

"L’indagine della qualità della vita del Sole 24 Ore, purtroppo, fa registrare un altro dato drammatico per Reggio Calabria. In fondo alla classifica delle 107 province italiane in 101esima posizione, perde sei posizioni in un anno; la nostra città sprofonda negli abissi di quelli che sono degli indicatori socio-economici fondamentali per il benessere della popolazione. Ricchezza, lavoro, ambiente, servizi, cultura e tempo libero sono alcuni dei target di riferimento dell’indagine, che attesta l’incapacità amministrativa di un Comune colpevole di non saper sviluppare una visione o di dare un contributo di normalità ad una città sfigurata nella sua bellezza e inibita nelle sue potenzialità.

Oltre sette anni di gestione Falcomatà hanno prodotto danni e macerie. Non solo per il processo Miramare, le cui vicende giudiziarie hanno impantanato la città oltre modo, per via della sospensione di vari componenti della Giunta e del Consiglio, ma soprattutto per la strutturata inadeguatezza a innalzare la qualità della vita dei cittadini reggini.

Manca un progetto e una visione di rilancio dell’intero territorio, intere comunità, rischiano di perdere la speranza, perché rassegnate ad un’inerzia ammnistrativa che non riesce a garantire i servizi essenziali. I grandi temi rifiuti, infrastrutture, servizi, lavori pubblici e mobilità non compaiono nell’agenda politica di questo Comune; la cui classe politica non sa darsi degli obiettivi perché consapevole di non poterli raggiungere per manifesta insufficienza di competenze.

La nostra città ha tanto da offrire ma non riesce ad agganciare neanche i minimi standard di ordinarietà, per mancata programmazione e per un’inspiegabile incapacità di spesa delle risorse europee previste per le Città Metropolitane e che avrebbero dato un respiro più ampio alle criticità che attanagliano la città capoluogo.

E in ultimo, non certo per importanza, questo dato del Sole 24ore, certifica l’inesistenza di una prospettiva solida per i giovani. Studenti, giovani lavoratori e professionisti costretti a lasciare Reggio per spostarsi in ogni parte del mondo, in cerca di futuro, di certezze; o forse, di un orizzonte che in riva allo Stretto non esiste. Confidiamo nel Pnrr e nella governance delle sue risorse per arrestare questo esodo inesorabile.

Occorre costruire un vero e proprio patto sociale con la Regione Calabria e con il Governo - ma con le istituzioni in generale ai vari livelli - e con le realtà imprenditoriali, affinché idee e progetti di sviluppo, prendano forma e consistenza. Quella del Pnrr, è l’ultima occasione per Reggio per creare quelle ricadute occupazionali che rimarginerebbero la ferita aperta dalla fuga dei nostri giovani".

E' quanto si legge in una nota di Demetrio Marino e Denis Nesci, rispettivamente Consigliere comunale e Commissario di Fratelli d'Italia di Reggio Calabria.

 

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