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Serre: albero sull'eremo di san Bruno e neve a Monte Pecoraro, gli interventi dei vigili del fuoco

I vigili del fuoco del comando provinciale di Vibo Valentia sono stati impegnati nella giornata di ieri in una serie d'interventi dovuti al maltempo.

In particolare, il personale del distaccamento di Serra San Bruno è intervenuto presso Santa Maria del bosco dove a causa della caduta di un albero è rimasto danneggiato il tetto dell'eremo di san Bruno.

Inoltre lungo l'ex Strada  statale 110, in località Monte Pecoraro un albero di grosse dimensioni, a causa della neve, è caduto sulla sede stradale interrompendo la circolazione. L'intervento dei vigili del fuoco ha consentito la rimozione dell'albero ed il ripristino della circolazione stradale.

 

Serra San Bruno, albero si schianta al suolo a Santa Maria del Bosco

Un pioppo di grandi dimensioni si è spezzato ed è precipitato al suolo nell'area parcheggi di Santa Maria del Bosco. 

Il fatto è successo, molto probabilmente, nel corso della notte tra lunedì e martedì scorsi.

L'albero non ha retto il peso degli anni e si è piegato su stesso, senza provocare danni a persone o cose.

Fortunatamente, lo schianto non si è verificato nel corso delle giornate d'agosto, quando il luogo era affollato da vacanzieri in visita ai luoghi bruniani.

 

Serra. Vacche sulla scalinata di Santa Maria, il Corpo Forestale denuncia un 40enne

Non si è fatta attendere l’azione della Stazione del Corpo Forestale di Serra San Bruno, sotto la guida del sovrintendente Francesco Aloi, a seguito del pascolo di vacche sulla scalinata di Santa Maria del Bosco, meta di visitatori provenienti da ogni dove in quanto luogo scelto dal Santo di Colonia per pregare in solitudine. Il fatto aveva destato l’indignazione della popolazione serrese, da sempre legata ad un posto spettacolare intriso di spiritualità. In particolare, è stato denunciato un 40enne per pascolo abusivo, danneggiamento e introduzione di animali su fondo altrui. L’operazione si inserisce nel più ampio contesto del programma di salvaguardia di Santa Maria del Bosco,  considerata “zona dall’alta valenza storica e paesaggistica”.

Serra, vacche pascolano sulla scalinata di Santa Maria del Bosco

A volte si possono vedere nel letto del fiume Ancinale, altre le si possono incontrare per strada, soprattutto in via della Pace. Ma stavolta la situazione è di quelle che davvero non si possono accettare: diverse vacche sono state sorprese a pascolare sulla scalinata di Santa Maria del Bosco fra lo stupore di quanti si sono recati a visitare i luoghi scelti da San Bruno. Fra l’altro, in questo posto spettacolare e carico di spiritualità sono ben visibili i cartelli che impediscono le attività vietate: dovrebbe essere ovvio che il pascolo non rientra fra ciò che è consentito. Evidentemente a Serra occorre vigilare anche su questo aspetto.

Serra e la Decauville, quando il treno arrivava a Santa Maria

Spezzare le catene dell’isolamento. E’ stato questo uno dei sogni più ricorrenti dei serresi. Un sogno andato avanti per oltre un secolo e mezzo e non ancora concluso. Il primo a cercare di dare concretezza a quella che ancora oggi sembra una chimera, fu Ferdinando di Borbone, il quale, nel 1852, trovandosi in visita a Serra San Bruno e Mongiana, s’impegnò a far costruire la strada “Regia”. Una volta realizzata, l’arteria permise alle Serre di accorciare le distanze dal porto di Pizzo da dove partivano le navi dirette a Napoli. Meno legati al senso dell’onore, implicito al rispetto della parola data, i governanti successivi, non si preoccuparono eccessivamente di formulare promesse impossibili da mantenere. Nei primi decenni del Novecento, infatti,  l’argomento, quasi unico, utilizzato dai candidati a qualunque elezione fu la costruzione della ferrovia. In pratica, per i politici in marsina la strada ferrata è stata ciò che per i loro epigoni in giacca e cravatta è stata la Trasversale delle Serre, un enorme bluff. Tuttavia, seppure con le debite differenze, c’è stato un tempo in cui il treno a Serra arrivò veramente. Un treno particolare, che rappresentò una novità assoluta e che portò nei verdi boschi delle Serre i grigi sbuffi di una locomotiva. Il treno in questione è quello utilizzato nei primi anni del Novecento per trasportare carbone e gli alberi appena abbattuti, dal bosco al piazzale dello “Stabilimento” di Santa Maria. Una storia ricostruita da Brunello De Stefano Manno e Stefania Pisani nella “Fabbrica di cellulosa”, il libro in cui è stata riscoperta la storia dell’opificio che per quasi mezzo secolo produsse “pastelegno”, ovvero cellulosa.  Quella che ha solcato i boschi di Santa Maria, ovviamente non era una strada ferrata destinata al trasporto passeggeri. Era una ferrovia a scartamento ridotto, di tipo “Decauville”. Costruita negli stabilimenti francesi di Petit Bourg, la ferrovia ideata da Paul Decauville (1846 – 1922)  si prestava particolarmente per i trasporti in miniera ed in cantiere. In ragione del costo contenuto, determinato, anche, dalla semplicità delle operazioni di montaggio e smontaggio, trovò ampia diffusione anche nelle attività di esbosco. I tratti di binario erano simili a quelli impiegati nel modellismo ed una volta pre-assemblati, potevano essere posati con una preparazione minima del terreno. Nei boschi serresi, le prime rotaie erano arrivate sul finire dell’Ottocento, quando operai “Cadorini e Sloveni […] avevano introdotto […] il sistema del taglio effettuato con le seghe” e nel contempo approntato la “rete” ferrata sulla quale viaggiavano i carrelli trainati da buoi o muli. L’innovazione tecnologica arrivata con la Decauville non interessò soltanto l’introduzione della locomotiva, il cui fischio “lanciato quattro volte al giorno”, alle 8, alle 13, alle 13,0 ed alle 18,30, “era per i dipendenti [ della fabbrica di cellulosa] il segnale d’inizio e fine lavoro”. Il tracciato venne rinnovato, furono installate nuove rotaie e modificate le pendenze in maniera tale da poter gestire il carico in discesa. Qualche tratto è tuttora visibile nelle vicinanze del “Guttazzu”, dove sorge un piccolo ponte, sotto cui transitavano i convogli ed un muro a secco accanto al quale passava la ferrovia. Ovviamente, il tracciato era piuttosto tortuoso, tanto più che la pendenza non doveva superare il 25-30% e  le curve non potevano avere  un raggio inferiore ai 12 metri. Si trattava di accorgimenti necessari a non sollecitare oltremodo i rudimentali freni e ad impedire ai piccoli vagoni di ribaltarsi con tutto il loro carico. Verosimilmente il “treno” partiva al mattino dal piazzale antistante lo stabilimento di Santa Maria e faceva ritorno nel pomeriggio. Un viaggio al giorno, quindi, che iniziava con gli sbuffi della locomotiva che in salita trainava il convoglio costituito da una decina di carrelli. Giunto a destinazione, il treno veniva caricato con l’uso di paranchi in legno e con la forza delle braccia. Ogni carrello ospitava toppi di due metri, mentre i tronchi di lunghezza maggiore venivano appoggiati, a bilico, su 2 o 3 carrelli. Le operazioni di carico erano piuttosto delicate, tanto più che si doveva rendere massima l’efficienza della corsa e nel contempo impedire ai tronchi di dare origine a pericolosissimi deragliamenti. Una volta completato, il carico veniva assicurato con robuste catene. Quest’ultima operazione, precedeva l’attività più difficile e rischiosa, il viaggio di ritorno. I vagoni venivano sganciati dalla locomotiva che seguiva il convoglio spingendolo in qualche tratto pianeggiante dove il moto tendeva a spegnersi. Lungo la gran parte del percorso, infatti, i carrelli viaggiavano grazie alla forza di gravità. L’operazione, piuttosto complicata, era condotta dal “personale di bordo” composto da un motorista, preposto alla locomotiva, da cinque o sei frenatori e da altrettanti operai addetti al carico. Con l’aumentare della pendenza, il convoglio acquistava velocità. Diventava, quindi, fondamentale il lavoro svolto dai frenatori, i quali dovevano azionare contemporaneamente, il freno a vite e quello a bastone, montato su ciascun carrello. In buona sostanza, l’addetto ai freni stava seduto su un tronco e con i piedi azionava il freno a bastone, mentre con una mano girava la manovella per attivare il freno a vite del carrello adiacente. Ancor meno agevole era l’operazione condotta dai due “sabbiatori” che viaggiavano distesi sul carrello di testa. Questi due operai, uno per ogni rotaia, si occupavano di spargere manualmente la sabbia sui binari, al fine di assicurare maggiore aderenza durante la salite e di rallentare la corsa in discesa. Giunto nel piazzale dello stabilimento di Santa Maria, il treno veniva scaricato per essere pronto l’indomani. Un via vai andato avanti fino al 1928, quando la fabbrica chiuse i battenti. Della ferrovia non rimase pressoché nulla, il materiale venne completamente “riciclato”. Le rotaie, una volta segate, vennero impiegate nell'edilizia come travi di sostegno per i balconi. La Decauville, invece, venne utilizzata nella segheria di Santa Maria “a fianco delle semifisse a vapore che azionavano le seghe automatiche”. La piccola locomotiva andò definitivamente in pensione nel 1947, l’anno in cui il suo fischio diede per l’ultima volta il segnale orario ai dipendenti della segheria la Foresta subentrata alla fabbrica di cellulosa.

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Santa Maria del Bosco arriva a Terravecchia

Prende il via oggi la seconda parte della "peregrinatio mariana" del simulacro ligneo di Santa Maria del Bosco, portato in paese come da tradizione in occasione dell’Anno Santo straordinario della Misericordia. La statua della Vergine, che aveva lasciato il santuario regionale in occasione dei festeggiamenti in onore di San Bruno e, dopo aver sostato alcuni giorni presso la comunità certosina, è stata ospitata nella parrocchia dell’Assunta di Spinetto, oggi lascerà la comunità parrocchiale spinettese e sarà presa in consegna dalla parrocchia di San Biagio, dove sosterà fino al 12 giugno. Prima tappa della "peregrinatio" in Terravecchia sarà la chiesa dell’Assunta dell’omonimo quartiere. Oggi, dopo la Santa Messa delle 18:00 nella chiesa di Spinetto, la Statua sarà portata nella chiesa dell’Assunta, dove sarà venerata fino al giorno successivo, quando passerà alla confraternita dei Sette Dolori. L’1 giugno il simulacro farà il suo ingresso nella chiesa Matrice di Serra San Bruno. Venerdì 3 giugno, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, vedrà alle 15:00 la recita del S. Rosario con l’atto di riparazione al Sacro Cuore, poi l’adorazione eucaristica e la Santa Messa. Nel pomeriggio di venerdì 10 giugno, ore 17:00, sarà celebrata una Santa Messa per gli ammalati, con Ualsi e Aval impegnate nel servizio ai partecipanti. Domenica 12 giugno, la Vergine del Bosco si congederà da Serra San Bruno. Alle 8:30 le Tre Congreghe prenderanno parte alla S. Messa con Ufficio; nel pomeriggio, alle 16:00, muoverà il corteo processionale che ricondurrà la Statua della Madonna del Bosco nella sua sede originaria.  

 

Serra. Definito il programma per la visita in paese di Santa Maria del Bosco

Lunedì 23 maggio avrà ufficialmente inizio la Peregrinatio Mariana che la tradizione serrese prevede per gli anni giubilari. Nel pomeriggio, alle ore 17, muoverà dalla chiesa di Spinetto il corteo che preleverá dalla Certosa il simulacro ligneo di Santa Maria del Bosco. Un programma fitto di celebrazioni attende dunque la Madonna di San Bruno, che lascerà la Certosa dove era giunta il Martedì di Pentecoste. La Madonna di Santa Maria resterà nella chiesa di Spinetto fino al 30 maggio, quando passerà alla Parrocchia di San Biagio. Le celebrazioni nell'Assunta di Spinetto prevedono le Sante Messe alle 7:15 e alle 18. Alle 15, la recita comunitaria del Santo Rosario. Alle 21 i confratelli canteranno l'Ufficio della Beata Vergine.

 

Serra. Santuari Mariani e percorsi di spiritualità: l’idea di Santa Maria come patrimonio dell’Unesco

Mettere al centro dell’attenzione i Santuari Mariani e i percorsi di spiritualità nell’Anno santo della Misericordia. Il convegno svoltosi presso la sala conferenze del Museo della Certosa, avente come riferimento questo intrigante argomento, è stato incentrato sull’analisi di precisi aspetti storici con le relazioni tecniche dei membri della Consulta di settore (Domenico Naccari e Marco Primerano) e dell’ex assessore regionale alla Cultura Antonella Freno, che hanno esposto studi e riflessioni sulla tradizione e sulla devozione mariana in Calabria. Dopo l’introduzione del presidente del consiglio comunale Giuseppe De Raffele che ha posto l’accento sulla necessità di sostenere il turismo religioso, il filologo Marco Primerano si è soffermato sull’interesse spirituale e scientifico degli itinerari mariani precisando che “San Bruno si pone nella schiera dei Santi devoti alla Madonna in quanto Madre di Misericordia. I Santuari Mariani – ha aggiunto – sono dei centri di cultura di valore inestimabile che esigono di essere tutelati come elementi propulsivi della Calabria”. Il presidente della Fondazione Calabria Roma Europea Domenico Naccari si è concentrato sul concetto di Misericordia inteso nel senso “di perdono e dell’andare incontro al povero” per poi sottolineare l’esigenza di appoggiare “la proposta dei Lions di promuovere Santa Maria del Bosco come patrimonio dell’Unesco”. La presidente dell’associazione Italide Antonella Freno ha specificato che “il Giubileo ha il merito di collocare il valore della fede in un momento in cui la storia esprime l’assenza di valori” e che quella di Maria “è una figura incontaminata che la storia della fede ci ha consegnato in maniera dogmatica. Il diritto d’amore – ha evidenziato – è il tema più bello dei Santuari Mariani”. Dopo aver inquadrato “la Calabria come crocevia per coloro che fuggono nel Mediterraneo”, la docente universitaria Angela Busacca ha puntualizzato che in Calabria ci sono “400 siti, alcuni dei quali ridotti in ruderi, che presentano tracce policrome di affreschi”. La sua lunga e complessa relazione è servita per far emergere che “l’itinerario mariano acquista il valore dell’internazionalità”. A tal proposito, ha ripercorso i tratti salienti della storia dei Santuari di Polsi, Vallelonga, Tropea, Reggio Calabria e Serra San Bruno. “La valorizzazione del patrimonio storico e naturale – ha infine asserito – è il veicolo per la valorizzazione del patrimonio immateriale”. Le conclusioni sono state affidate al consigliere regionale Nazzareno Salerno che ha ribadito la rilevanza dell’aver “istituzionalizzato la Consulta tecnica di settore dopo quegli anni precedenti che hanno solo prodotto rumore al riguardo. Bisogna rendere attuabili gli strumenti che abbiamo – ha affermato – e la legge regionale sulla valorizzazione dei Santuari Mariani è un punto d’inizio. Voglio dire alla Consulta e all’amministrazione comunale, anche a quella entrante che dovrà cercare di continuare su quanto di buono è stato fatto e non distruggere come talvolta accade, di coinvolgere tutti coloro che sono animati dalla passione e vogliono lavorare per il bene della comunità”.

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