Dirigente pubblico lavorava da libero professionista, sequestrati beni per 1,5 milioni di euro

I finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, su disposizione della procura regionale della Corte dei conti per la Calabria, hanno sequestrato beni immobili, crediti, conti correnti e attività finanziarie per quasi 1,5 milioni di euro, nei confronti di un dirigente dell’azienda Calabria Verde di Catanzaro, già in servizio presso l’azienda forestale della Regione Calabria (A.FO.R.).

L’importo costituirebbe il danno erariale causato all’azienda pubblica che la magistratura contabile, nell’ambito dell’operazione “Prendo Tutto” dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, contesta al manager in questione.

L’istruttoria, condotta dalla guardia di finanza su coordinamento del sostituto procuratore regionale, ha, infatti, consentito di rilevare che un dirigente di settore nell’ente pubblico regionale avrebbe continuativamente svolto, per oltre un decennio e senza mai essere stato autorizzato, attività libero-professionale ingegneristica assolutamente incompatibile con l’incarico di dirigente pubblico.

Tale attività sarebbe stata condotta parallelamente a quella ufficialmente ricoperta in A.FO.R. (e, successivamente, in Calabria Verde), in un arco di tempo che va dal 2004 al 2015, ed avrebbe consentito al dirigente di conseguire lauti compensi “extra”, che avrebbero dovuto essere versati nelle casse dell’ente pubblico, come previsto dalla normativa in materia.

L’ammontare del danno erariale cagionato all’azienda forestale regionale è stato, quindi, determinato proprio in base a tali compensi indebitamente riscossi, nonché tenendo conto degli stipendi percepiti nel corso dei 13 anni, quale dirigente pubblico.

Tutte queste somme sono state sottoposte a sequestro conservativo da parte dei finanzieri del gruppo tutela spesa pubblica del nucleo P.E.F di Catanzaro, al fine di garantire il risarcimento alle casse dello Stato in caso di condanna.

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'Ndrangheta: sequestrati beni per 20 milioni di euro

La Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria ha eseguito un provvedimento di sequestro di beni emesso dal Tribunale della città dello Stretto, nei confronti di Angelo Emilio Frascati, 62enne reggino, imprenditore attivo nei settori della grande distribuzione alimentare e del commercio di autovetture.

Nel provvedimento, la Sezione misure di prevenzione "ha riconosciuto la pericolosità sociale" dell'uomo, considerato vicino alla ‘ndrangheta.

La misura trae origine dalle risultanze del procedimento denominato “Fata Morgana” (poi confluito nel procedimento “Ghota”), nell’ambito del quale il 62enne è stato arrestato nel 2016.

L’ingente patrimonio sottoposto a sequestro, il cui valore complessivo supera i 20 milioni di euro, consiste in: 11 aziende, di cui 10 società di capitali ed una società in accomandita semplice, 4 per l’intero capitale sociale e patrimonio aziendale e le altre 7 solo per le quote riconducibili a Frascati.

Tutte le società hanno sede a Reggio Calabria, tranne una che ha la sede legale a Rende (Cd).

Le aziende interessate dal provvedimento sono attive nei settori: della grande distribuzione alimentare, del commercio automezzi, delle costruzioni, immobiliare e delle sale da gioco.

Sequestrati, inoltre: venti immobili riconducibili al patrimonio dell'imprenditore e dei suoi familiari e disponibilità finanziarie in fase di quantificazione.  

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Beni per oltre 1,3 milioni di euro sequestrati a due docenti universitari

I finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, su disposizione della Procura regionale della Corte dei conti per la Calabria guidata dal Procuratore regionale Rossella Scerbo, hanno sequestrato beni immobili, conti correnti e attività finanziarie per un valore di oltre 1,3 milioni di euro nei confronti di due docenti dell’ateneo catanzarese.

L’importo costituisce il danno erariale che il Sostituto procuratore regionale Davide Vitale, al termine dell’operazione “Non lascio e raddoppio” condotta dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, contesta ai due professori dell’Università “Magna Graecia”, per aver svolto sin dal 2012 attività professionale non autorizzata e per aver ricoperto incarichi esterni incompatibili con lo status di docente universitario “a tempo pieno”.

La normativa sul pubblico impiego, infatti, prevede l’assoluto divieto di svolgere attività professionali diverse e ulteriori, salvo casi particolari, che debbono essere debitamente vagliati e autorizzati.

Al fine di eludere tale divieto, i due professori avrebbero qualificato gli incarichi incompatibili come generiche consulenze, sfruttando indebitamente la cd. “legge-Gelmini” del 2010 che consente, solo a determinate condizioni, di svolgere attività di collaborazione scientifica e di consulenza.

In realtà, al termine dell’istruttoria svolta dalle fiamme gialle del Gruppo tutela spesa pubblica di Catanzaro, è emerso che si trattava dello svolgimento di visite, di refertazione su esami clinici di laboratorio e di altre prestazioni tipiche dell’attività libero-professionale, in alcuni casi svolte addirittura negli studi privati dei due professori.

L’ammontare del danno erariale contestato ai due accademici è stato determinato in base agli stipendi illegittimamente percepiti nel periodo 2012-2018 e alle somme riscosse attraverso l’indebita attività extraistituzionale, che avrebbero dovuto essere riversate nelle casse dell’ateneo e, invece, sono state incassate dai due docenti.

Tali somme sono state sottoposte a sequestro conservativo da parte delle fiamme gialle, al fine di garantire il risarcimento alle casse dello Stato in caso di condanna. 

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'Ndrangheta: intestazione fittizia di beni, tre arresti

I finanzieri del Comando provinciale di Bologna e dello Scico (Servizio centrale investigazione criminalità organizzata) di Roma hanno eseguito, in Calabria, Emilia–Romagna e Lazio, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 3 persone ritenute contigue alla cosca Iamonte di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria).

I destinatari della misura sono accusati d'intestazione fittizia di beni, con l’aggravante del fine di voler agevolare l’attività dell’organizzazione ‘ndranghetistica.

Durante l'operazione, che ha portato al sequestro di beni per circa 8,5 milioni, sono state effettuate diverse perquisizioni.

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Beni per oltre 158 mila euro sequestrati ad un imprenditore

Oltre 158 mila euro sono stati sequestrati dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, che hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di conti correnti bancari, depositi e altre disponibilità finanziarie, nei confronti di un imprenditore reggino operante nel settore del commercio al dettaglio di giochi e giocattoli.

La misura, emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica, rappresenta l'epilogo di un'articolata attività investigativa che ha consentito di accertare l’omesso versamento di ritenute fiscali da parte dell’indagato.

Dalle indagini sarebbe emerso che il rappresentante legale della società interessata, con sede nel pieno centro del capoluogo reggino, non avrebbe versato, entro i termini previsti dalla legge, le somme dovute in base alla dichiarazione del sostituto d’imposta resa per l’anno 2014, a titolo di ritenute dovute o certificate.

I militari hanno individuato, quindi, un significativo patrimonio riconducibile all’indagato, composto da disponibilità finanziarie: conti correnti, polizze assicurative, fondi di gestione del risparmio.

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'Ndrangheta, sequestrati beni per 1,2 milioni di euro

In tale contesto, Demasi era stato raggiunto dal fermo d'indiziato di delitto, poiché ritenuto responsabile, tra l’altro, d'associazione per delinquere di stampo mafioso.

Nel corso delle successive indagini di carattere patrimoniale, i militari hanno ricostruito le transazioni economiche e finanziarie operate da Demasi e dal suo nucleo familiare negli ultimi 20 anni.

Le investigazioni avrebbero portato alla luce la sproporzione tra il patrimonio accumulato e la "capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi, nonché le fonti illecite dalle quali il proposto aveva tratto le risorse per la loro acquisizione".

Pertanto, su richiesta del Procuratore Aggiunto Gaetano Paci e del sostituto Procuratore Simona Ferraiuolo della Direzione distrettuale antimafia, la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro di: una ditta di ferramenta, 12 fabbricati, 7 terreni, 4 automobili, 2 moto e 3 polizze assicurative. 

'Ndrangheta: sequestrati beni per oltre 14 milioni di euro

Un provvedimento di sequestro di beni per un valore superiore ai 14 milioni di euro, è stato eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e dello Scico di Roma, a carico di sei persone ritenute organiche ad una cosca di 'ndrangheta attiva nel Catanzarese. 

Tra i destinatari del provvedimento figura, anche, l'ex consigliere regionale della Calabria Franco La Rupa, cui è stato sequestrato un patrimonio valutato 9 milioni di euro.

La misura ha interessato 34 fabbricati, 9 attività imprenditoriali, 16 appartamenti, due ville lussuose, 40 terreni e 22 veicoli, appartenenti ad uomini ritenuti vicini alle cosche "Cerra-Torcasio-Gualtieri" e "Giampà" di Lamezia Terme, "Gallace-Gallelli" di Guardavalle e "Anello" di Filadelfia.

 

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Imposte non versate e bancarotta fraudolenta, beni per oltre 2 milioni di euro sequestrati nel Vibonese

I finanzieri del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno dato esecuzione ad un sequestro preventivo, emesso dal locale Tribunale, per un importo di oltre 2,3 milioni di euro.

 La misura ha interessato due società di Pizzo Calabro, riconducibili a sette persone appartenenti allo stesso nucleo familiare, operanti nel settore della grande ristorazione.

Il provvedimento giunge al termine di un’indagine, condotta dalle fiamme gialle, che ha portato alla luce un sistema che avrebbe condotto un’impresa al fallimento, tramite la distrazione di rami aziendali produttivi, attraverso la scissione e la cessione ad altre società appositamente create.

I diversi amministratori nominati nel tempo, tutti indagati, avrebbero condotto al fallimento la prima impresa, attraverso il sistema della spoliazione dell’attivo patrimoniale, mediante la creazione di due aziende gemelle della fallita, operanti nel medesimo settore economico, nelle quali sarebbero stati fatti confluire beni e poste attive, con l’unico intento di non pagare i creditori, tra cui in modo principale l’erario.

Per tale motivo, in esecuzione del provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria, i finanzieri hanno sottoposto a sequestro, finalizzato alla successiva confisca, un bar, quattro immobili, disponibilità finanziarie ed un veicolo, al fine di garantire i creditori, in particolare l'erario, dal momento che sarebbe stato sottratto al fisco oltre 1 milione di euro d'imposte non versate.

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