'Ndrangheta: sequestro di beni a presunto esponente della cosca De Stefano

I poliziotti della Divisione anticrimine della Questura di Reggio Calabria hanno eseguito un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di Alfonso Molinetti, 25anni, del luogo. 

Il provvedimento è scaturito dalle indagini patrimoniali, anche di natura bancaria e finanziaria, che hanno consentito di accertare la sproporzione tra i redditi dichiarati e quanto realmente accumulato dal destinatario della misura, ritenuto appartenente alla ndrangheta locale e in particolare alla cosca De Stefano,

Molinetti, il 15 giugno scorso, era stato raggiunto da un’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, nell’ambito dell'operazione “Malefix” che ha interessato diversi soggetti ritenuti affiliati alle cosche De Stefano-Tegano e Libri, responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione e detenzione e porto di armi da fuoco, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

In particolare, il sequestro ha interessato una pescheria ed i conti correnti di Molinetti e dei familiari conviventi.

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Alimenti non tracciati, sequestrati 2 quintali di pane

Oltre 120 chili, tra pane e prodotti affini, sono stati sequestrati dai carabinieri forestale della Stazione di Montalto Uffugo (Cs).

Gli alimenti, privi d'indicazioni sulla tracciabilità e in alcuni casi con confezioni di protezione non adeguate, sono stati trovati su un furgone, in località Piretto, nel Comune di Lattarico.

Durante il controllo, i militari hanno inoltre accertato che l’ambulante, trasportava la merce in regime di tentata vendita, senza aver mai conseguito la necessaria Scia sanitaria e con un mezzo non abilitato al trasporto di alimenti.

Pertanto, dopo aver sequestrato quanto rivenuto, i carabinieri forestale hanno sanzionato il responsabile con una multa di oltre cinquemila euro.

I successivi accertamenti hanno portato all’individuazione di un panificio di San Benedetto Ullano, dove gli alimenti erano stati preparati e dove sono state riscontrate irregolarità in ordine alle procedure di autocontrollo Haccp e alla mancata tracciabilità dei prodotti.

Il controllo si è concluso con il sequestro di altri 70 chili di prodotti da forno e con sanzioni per un importo totale di oltre seimila euro.

Il dipartimento d'igiene dell'Azienda sanitaria provinciale ha convalidato il sequestro, ordinando l'immediata distruzione degli alimenti

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Beni per 500 mila euro sequestrati a presunto esponente della cosca Piromalli

In seguito ad un’attività investigativa di natura patrimoniale coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria,  i poliziotti della locale Questura hanno eseguito un provvedimento di sequestro di beni nei confronti di Domenico Pisano, di 51 anni, ritenuto esponente della cosca di ‘ndrangheta dei “Piromalli”, operante nella piana di Gioia Tauro e con rilevanti interessi economici su tutto il territorio nazionale.

In particolare, il Tribunale reggino, sulla scorta delle risultanze investigative di natura patrimoniale fornite dalla locale Divisione anticrimine, ha disposto il decreto di sequestro di un fabbricato di due piani, ubicato in pieno centro a Gioia Tauro, formalmente intestato alla moglie di Pisano, il cui valore ammonta complessivamente a circa 500 mila euro.

Pisano, allo stato detenuto ai domiciliari, era stato sottoposto a provvedimento di fermo dalla Squadra mobile reggina il 5 ottobre 2017 nell’ambito dell’Operazione “Metauros”, poiché ritenuto responsabile dei reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione e intestazione fittizia di beni.

 

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Scoperta evasione fiscale, sequestro per oltre un milione di euro

I finanzieri della Compagnia di Palmi (Rc) hanno eseguito un provvedimento di sequestro di beni, del valore di oltre un milione e centomila euro, emesso dal gip del locale Tribunale, nei confronti di un’impresa edile e del suo rappresentante legale. 

Il provvedimento giunge in seguito ad un’attività di controllo durante la quale sarebbe emersa una consistente evasione fiscale.

Inoltre,  per  le fiamme gialle, nel corso del controllo il rappresentante legale della società avrebbe sottratto e occultato documenti e scritture contabili al fine d’impedire la ricostruzione dei redditi e l’effettiva capacità contributiva della ditta.

Pertanto, per ricostruire il giro d’affari, i militari hanno attivato numerosi controlli incrociati nei confronti di operatori che hanno intrattenuto rapporti economici con l’impresa controllata.

Dai riscontri eseguiti, sia tramite le banche dati in uso ai finanzieri, che attraverso l’esecuzione di indagini bancarie, sarebbe emersa un’evasione fiscale di oltre un milione e centomila euro.

Alla luce di tali risultanze, il legale rappresentante dell’impresa è stato denunciato per omessa dichiarazione ed occultamento o distruzione di documenti contabili.

Infine, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo dei beni riconducibili alla società ed al suo amministratore, fino a concorrenza delle imposte evase.

 Tra i beni sottoposti a sequestro figurano disponibilità finanziarie e beni mobili.

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Deposito incontrollato di rifiuti, sequestro da 135 milioni di euro in Calabria

Beni mobili ed immobili per un valore di 135 milioni di euro sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Lamezia Terme, dal Noe dei carabinieri di Catanzaro e dalla Capitaneria di porto di Vibo Valentia ad una società attiva nel campo del bio-diesel, con sede legale a Latina e sede operativa a Lamezia Terme.

Durante l'operazione, il direttore tecnico dell'azienda è finito in manette con l’accusa di violazione dei sigilli delle aree poste sotto sequestro.

L'indagine riguarda il presunto deposito incontrollato, da parte della società, di rifiuti di varia natura, nell'area "ex Sir" di Lamezia Terme, nonché l'illecito sversamento, su suolo e acqua, di reflui industriali.

Sequestrate anche, la piattaforma depurativa dell'azienda di circa 4.000 mq, ed un'area adibita a discarica abusiva di circa 21.000 mq contenente rifiuti speciali, solidi e liquidi di natura altamente inquinante.

 

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'Ndrangheta, ingente sequestro di beni al clan dei "Piscopisani"

Ha preso il via all'alba di oggi l'operazione con la quale i poliziotti delle Squadre mobili di Vibo Valentia, Catanzaro, Bologna e del Servizio centrale operativo hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso, dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nei confronti di alcuni esponenti del clan dei “Piscopisani” già raggiunti, lo scorso 9 aprile, da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Rimpiazzo”.

Il provvedimento riguarda numerosi beni mobili e immobili, società e imprese individuali, ubicati nelle provincie di Vibo Valentia e Bologna.

Sequestrate, inoltre, quote societarie detenute da persone indagate, a vario titolo, per i reati d'associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, favoreggiamento personale, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e intestazione fittizia di beni, tutti aggravati dal metodo mafioso.

 

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Simulavano acquisti di carburante per sottrarre denaro, sequestri per 150 mila euro

I carabinieri della Compagnia di Taurianova hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni mobili e immobili, emesso dal tribunale di Palmi, su richiesta della locale procura della Repubblica, a carico di A.R., 36enne di Polistena, D.F, 33 enne di Polistena, D.S., 46enne di Polistena e S.D., 35enne di Melicucco, tutti indagati in concorso per i reati continuati e aggravati di appropriazione indebita, ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento.

Il provvedimento giunge a conclusione di un'attività investigativa avviata dalla Stazione carabinieri di Polistena in seguito alla denuncia, presentata lo scorso anno, dal proprietario di un'area di servizio di carburante, che ha permesso di accertare come i tre polistenesi, dipendenti dell’impianto, con la complicità di S.C., dipendente di un'altra società, sarebbero riusciti a realizzare un sistema di pagamenti fraudolento al fine di appropriarsi di ingenti quantità di denaro contante.

In particolare, la minuziosa analisi documentale, la visione di videoregistrazioni e le dichiarazioni di alcuni testimoni hanno consentito ai carabinieri di ricostruire un sistema quasi perfetto che, grazie alla prestazione d’opera dei quattro indagati, alcuni dei quali anche incaricati del controllo contabile delle società e degli altri lavoratori, avrebbe consentito agli indagati, tra marzo 2017 e marzo 2018, di mettere le mani su otre 200 mila euro.

In particolare la “truffa” sarebbe stata realizzata in tre fasi: i destinatari del provvedimento avrebbero, infatti, effettuato nel corso dei mesi, con cadenza quasi giornaliera, circa 240 transazioni fittizie utilizzando carte di credito “multicard” intestate alla società per la quale lavora S.C., simulando l’acquisto di carburanti, lubrificanti e altri prodotti venduti nell’area di servizio dove lavoravano gli altri tre indagati, per un totale di oltre 200 mila euro di spesa.

A.R., D.F. e D.S. si sarebbero quindi appropriati del denaro contante alterando e falsando i documenti contabili giornalieri.

Il sistema illecito è stato però scoperto e ricostruito dagli inquirenti, grazie ad accertamenti bancari e patrimoniali svolti sugli indagati.

Pertanto, l’autorità giudiziaria, condividendo l’ipotesi accusatoria, ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, mettendo i sigilli a 5 autovetture, 2 immobili, un terreno e diversi rapporti finanziari, per un valore complessivo di circa 150 mila euro. 

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Dirigente pubblico lavorava da libero professionista, sequestrati beni per 1,5 milioni di euro

I finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, su disposizione della procura regionale della Corte dei conti per la Calabria, hanno sequestrato beni immobili, crediti, conti correnti e attività finanziarie per quasi 1,5 milioni di euro, nei confronti di un dirigente dell’azienda Calabria Verde di Catanzaro, già in servizio presso l’azienda forestale della Regione Calabria (A.FO.R.).

L’importo costituirebbe il danno erariale causato all’azienda pubblica che la magistratura contabile, nell’ambito dell’operazione “Prendo Tutto” dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, contesta al manager in questione.

L’istruttoria, condotta dalla guardia di finanza su coordinamento del sostituto procuratore regionale, ha, infatti, consentito di rilevare che un dirigente di settore nell’ente pubblico regionale avrebbe continuativamente svolto, per oltre un decennio e senza mai essere stato autorizzato, attività libero-professionale ingegneristica assolutamente incompatibile con l’incarico di dirigente pubblico.

Tale attività sarebbe stata condotta parallelamente a quella ufficialmente ricoperta in A.FO.R. (e, successivamente, in Calabria Verde), in un arco di tempo che va dal 2004 al 2015, ed avrebbe consentito al dirigente di conseguire lauti compensi “extra”, che avrebbero dovuto essere versati nelle casse dell’ente pubblico, come previsto dalla normativa in materia.

L’ammontare del danno erariale cagionato all’azienda forestale regionale è stato, quindi, determinato proprio in base a tali compensi indebitamente riscossi, nonché tenendo conto degli stipendi percepiti nel corso dei 13 anni, quale dirigente pubblico.

Tutte queste somme sono state sottoposte a sequestro conservativo da parte dei finanzieri del gruppo tutela spesa pubblica del nucleo P.E.F di Catanzaro, al fine di garantire il risarcimento alle casse dello Stato in caso di condanna.

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