Scoppia un incendio in casa: i Carabinieri salvano due donne a Soverato

Un corto circuito è all'origine di quella che avrebbe potuto essere una tragedia capace di funestare il giorno di Natale. Da una stufa elettrica presente nell'abitazione di una donna di 86 anni, a Soverato, infatti, si è propagato un rogo che ha atterrito sia l'anziana che la badante 57enne. La casa è stata rapidamente riempita dal fumo. Una situazione particolarmente delicata a cui ha ovviato il sollecito arrivo dei Carabinieri, avvisati da alcune persone che abitano vicino alla casa in cui era divampato il rogo. Due militari dell'Arma hanno abbattuto la porta da cui si accede all'appartamento traendo in salvo le donne, spaventate ma fortunatamente illese. 

Ascesa e declino della ferrovia jonica

È arrivato un bel trenino nuovo nuovo sulla linea ionica. È caruccio, colorato, pulito… e speriamo che pulito duri. Ne arriveranno, ci annunziano, ben altri due. Sarebbe una normale situazione di dotazione di mezzi, ma i Calabresi siamo dei grands bébés, e ci piacciono i giocattoli. Niente di male, ma non sarebbe stato il caso di far tanto chiasso. Noi invece, che giochiamo al piccolo storico, ci divertiamo a raccontare la vicenda della ferrovia. Come tutti sanno, e i meridionalisti della domenica ci ammorbano a ogni passo con la rivelazione, nel 1839 Ferdinando II, DG, inaugurò la Napoli – Portici, prima tratta ferroviaria d’Italia. Alleluia! Ma siccome siamo nel Sud, e anche quell’ottimo re era di queste parti, nei vent’anni che ancora visse (si spense, ancora giovane, il 22 maggio 1859) progettò sì un’impressionante rete ferroviaria, però in tutto fece una Salerno – Capua con 99 chilometri di binari. E gli altri? La solita storia, qui da noi, allora come oggi: rinvii, richieste di spostare i tracciati per il comodo di qualcuno e i capricci di qualcun altro, e alla fine un appalto fatto male e la causa della ditta francese che si ritenne frodata… Francesco II e il suo primo ministro Carlo Filangieri, principe di Satriano e duca di Cardinale, misero mano di nuovo ai progetti, ma interruppero il tutto gli avvenimenti del 1860, senza intanto alcun nuovo binario. Comunque, per curiosità, si sappia che Garibaldi non entrò in Napoli a cavallo come un eroe, ma in più comodo treno, preso, mi pare, a Cava dei Tirreni. Avrà pagato il biglietto? Se sì, sarebbe la prova provata che l’Italia è stata fatta alla buona, ad arrangiare, tra amici, più commedia che tragedia: e si vede. Lo Stato unitario (di fatto, nei primi anni, regime di occupazione del Sud) iniziò sul serio a realizzare i progetti di una Napoli – Bari e di una Bari – Reggio. Per inciso, la ferrovia borbonica era statale, quella italiana era privata. Nel 1875 i binari che erano stati iniziati a Bari e quelli di Reggio s’incontrarono, udite udite, a Soverato! Qualche anno dopo verrà tracciata la linea tirrenica. Ovvi furono i vantaggi economici del trasporto su ferro, integrato con la fiorente navigazione di cabotaggio. Passavano, ancora vent’anni fa, lunghissimi convogli di treni merci, fino a 44 grandi vagoni. Oggi sono spariti perché non c’è più niente da trasportare, e quel poco arriva e parte su gomma. Merita uno studio l’effetto sociale e sociologico della rete ferroviaria, con l’arrivo nelle stazioni di molti addetti forestieri, tutta una gerarchia, dal capostazione ai manovali, che però si usò promuovere tutti nell’espressione deferente “capo”. Una categoria di rilievo fu quella dei casellanti, interi nuclei familiari che venivano assunti a manovrare a mano i moltissimi passaggi a livello con sbarre: un lavoro di grande responsabilità e fatica, ma che consentiva degli stipendi a marito e moglie, e il bene prezioso di piccole e solide case. Un bel romanzo di Antonietta Vincenzo, “Felicita”, racconta le storie di una famiglia di ferrovieri e la sua ascesa sociale nel rispetto tra le complicate gerarchie del popolo. Giolitti nazionalizzò le ferrovie, con vari atti riassumibili nella nascita delle Ferrovie dello Stato (FS), nel 1905. I treni ottocenteschi erano a vapore, donde la necessità di acqua, e di vistosi depositi. A Soverato ne resta uno, ma in verità è della Calabro Lucana. Restavano infatti linee private, di cui un’altra volta. Negli anni 1930 iniziarono a correre i locomotori diesel, detti Littorine dallo stemma del Fascio Littorio sul frontale; se ne vedevano ancora fino agli anni 1970. L’espressione “littorina”, senza più implicazioni politiche, restò a indicare ogni locomotore. L’avvenire della strada ferrata ionica è oscuro, e sarebbe il caso di aprire una seria discussione sul da farsi. 

 

  • Pubblicato in Cultura

Violenta scossa di terremoto avvertita anche nell'area di Soverato

Una violento sisma ha interessato la fascia costiera jonica della Grecia ripercuotendo i suoi effetti anche sulla sponda calabrese, in particolare nell'area di Soverato. La scossa, registratasi alle 8:10 e verificatasi a 10.1 chilometri di profondità, ha raggiunto una magnitudo pari a 6.5. 

Odontoiatria sociale: avviata a Soverato l'attività di Day Surgery

E’ ormai pienamente avviata dall’unità operativa Odontoiatria Sociale, diretta dal dottor Valerio D’Andrea, l’attività di Day Surgery nel Presidio Ospedaliero di Soverato. Il servizio, dedicato soprattutto a favore dei pazienti non collaboranti, si svolge grazie alla fattiva collaborazione del personale del reparto di chirurgia generale diretto dal dottor Giuseppe Messina e grazie al fondamentale contributo dell’U.O. Anestesiologia diretta dal dottor Pantaleone Grande. I pazienti vengono selezionati negli ambulatori dell’U.O. Odontoiatria Sociale, Polo sanitario territoriale di Catanzaro Lido, ed avviati per il trattamento in narcosi al P.O. di Soverato dove, eseguiti gli esami preoperatori, l’intervento verrà eseguito, secondo l’ordine della lista di attesa, nei giorni stabiliti. E’ anche possibile, sempre dopo opportuna selezione, per i pazienti allergici, cardiopatici e diabetici in difficile compenso, ematologici, fobici e in terapia con bifosfonati, il trattamento in assistenza anestesiologica ed in regime di APA (accorpamento di prestazioni ambulatoriali). Questo servizio, che non necessita di esenzioni particolari, seppur territoriale, risponde alle esigenze di quei pazienti odontoiatrici a rischio che difficilmente possono subire un trattamento ambulatoriale. Per informazioni ulteriori ci si può rivolgere ai recapiti dell’U.O. di Odontoiatria Sociale: tel.0961.7033008 – 0961.7033931, dalle ore 8:00 alle 14:00, dal lunedì al sabato o alla mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Convegno sul benessere psicofisico della persona attraverso la danza-movimento-terapia

Organizzato dal Centro Diurno del CSM di Soverato, diretto dal dottor Salvatore Ritrovato, in collaborazione con l’Associazione di auto-mutuo-aiuto "AMA Calabria”, si è svolto a Soverato un convegno sul tema "Il Corpo Sociale - Danza movimento terapia  risorsa per la salute ed il benessere psicofisico". L’iniziativa, tenutasi nella sede dell’Associazione A.FA.DI., si è sviluppata su una parte formativo-teorica durante la sessione mattutina ed una parte esperienziale nel pomeriggio. Hanno introdotto i lavori il dottor Ritrovato e la dottoressa Rosa Conca, cui hanno fatto seguito le relazioni del professor Vincenzo Bellia, direttore della Scuola Arti – terapie, di Catania, della dottoressa Ida Rende, sociologa e danzaterapeuta, di Cosenza, e dell’infermiera professionale Marina Pasquini, del CSM di Soverato, danzaterapeuta  formatasi presso la Scuola di Danza – movimento – terapia di Cosenza. I destinatari del progetto erano 40 tra operatori di strutture sanitarie, volontari di associazioni no profit e genitori di giovani con disabilità. L’équipe del Centro Diurno ha voluto promuovere questo incontro di formazione teorica e pratica  della disciplina di Danza–movimento–terapia allo scopo di offrire a caregiver e operatori l’opportunità di sperimentare questa pratica professionale rivolta all’intervento non solo “sul” disagio ma anche alla “prevenzione del” disagio e al potenziamento delle risorse della persona.  La specificità dell’approccio si riferisce al linguaggio del movimento corporeo, rivelatore di stati emotivi interni. Segni e Gesti sono un alfabeto arcaico che  permettono un dialogo possibile. E’ una disciplina che lavora sulla  persona (bambino e adulto) con particolare attenzione al nucleo sano e creativo di ognuno. La persona può sperimentarsi e divenire più consapevole delle relazioni esistenti fra il proprio modo di essere internamente e le proprie modalità corporee (atteggiamenti, posture, gesti, blocchi, silenzi e movimenti).  Il punto di vista teorico – metodologico è quello kleiniano delle relazioni oggettuali, e si rifà, inoltre, a W. Bion e a D. Winnicott che ha introdotto le funzioni del gioco creativo. La  Danza–movimento–terapia è una disciplina che poggia su un orientamento psicodinamico, diventando una terapia espressiva. L’approccio, per certi versi anche ludico ed attivante, la rende un efficace ausilio nella riabilitazione di diverse forme di disabilità sia che si tratti di psicopatologie che di disturbi  cognitivi (come illustrato 2  anni orsono con l’Associazione AFADI).  La Danza–movimento–terapia è ampiamente utilizzata anche nel settore educativo, nel lavoro psico-sociale, nello sviluppo di comunità e nella formazione alle competenze relazionali degli educatori e degli operatori socio-sanitari. La finalità della Danza–movimento–terapia è il benessere della persona, lo sviluppo della consapevolezza e della  coscienza di sé. L’iniziativa ha fatto registrare un assai vivo interesse e molto entusiasmo nei partecipanti.

 

Lo Ionio ed i porti di carta

Alla faccia di Polibio, greco amico dei Romani, brutto menagramo, il quale nel lontano II secolo a.C. osò scrivere che la costa ionica era “alìmenos”, ovvero senza porti! Non sapeva, costui, che verso la fine del XX secolo e agli inizi del XXI, questa volta dopo Cristo, il problema sarebbe stato risolto con la massima soddisfazione degli indigeni! Come tutti sanno, dilagano i progetti per un porto di Satriano, un porto di Soverato, un porto di Montepaone, un porto di Squillace. Tutti ricorderete: ogni volta che passava un politicante di ruolo o di complemento, prometteva un porto. A parte Badolato, su cui torneremo, non si vede, nel 2015, manco il porto delle nebbie! Progetti… Beh, progetti è un parolone, giacché, a mia conoscenza, non c’è nemmeno un disegnino da esercitazione del primo anno del Geometra; non un sondaggio in mare; non uno studio della linea costiera; non un modello matematico dei veri o presunti vantaggi economici… niente di niente, a mia conoscenza. Può darsi che sia colpa mia, e in questo caso vorrei essere corretto dal mio errore.  Finora, ripeto, porti zero. C’è Badolato, ma è sotto interminabile inchiesta, e per quanto io lo possa vedere quasi ogni giorno dal mio pezzettino di campagna, io lì scorgo acqua: mai navi, manco barchette. Forse avrete capito che io non credo ai porti di Squillace, Montepaone, Soverato e Satriano; e perché non dico di tutti e quattro, ma anche di uno solo non si sa di inizio di qualsiasi cosa; ma perché sarebbe davvero buffo che facessero un porto a Satriano e uno a Soverato, a distanza di un chilometro uno dall’altro. Ora ci annunziano che quel progetto detto con barbarica voce waterfront servirebbe al porto di Soverato; e ciò dovrebbe farci certi che il porto ci sarà, che del porto c’è qualche traccia, qualche concretezza. Invece io non vedo nemmeno una bitta, nemmeno una gomena, nemmeno un’ancora… niente.  Se c’è un progetto che meriti il nome di progetto, lo si tiri fuori, lo si faccia vedere. Altrimenti siamo agli annunci elettorali da comizi etto.  Per progetto, ripeto, non intendo un disegnino fatto stasera al computer per gabbarmi: ma i risultati di seri studi. Ah, nel 1928 la Regia Marina voleva collocare a Soverato una base di sommergibili; fatto uno studio, rinunciò subito, costatata la ben evidente mutevolezza della costa. Niente sottomarini, nel 1928; che mi dite, delle imbarcazioni di superficie?

  • Pubblicato in Diorama

"Il Dantebiki" di Ulderico Nisticò alla Notte dell'Ippocampo

Tutto pronto per la “Notte dell’ippocampo” che prenderà il via domani, 17 ottobre, a Soverato. L'iniziativa sarà caratterizzata da una serie di attività che si svolgeranno in diversi punti della città. Da segnalare, alle 21,30, in via Dante Alighieri, l'iniziativa promossa dall'appassionato di bicicletta Pietro Pileci, ovvero lo spettacolo umoristico "Il Dantebiki". Scritta da Ulderico Nisticò, la rappresentazione è una parodia di versi del "Sommo Poeta"

Carlo Amirante ed il giallo della nascita

Nulla da eccepire o aggiungere al puntuale articolo di Mirko Tassone sul 20 settembre 1870 (per accedere al pezzo clicca qui); qualche piccolo mistero su Amirante.  Nacque senza dubbio in Calabria, ma il padre, cavalier Saverio, era napoletano, e amministratore della Razzona del principe Filangieri. Carlo visse fino al 1934 sempre fuori dalla Calabria, e non ci risultano suoi contatti con queste terre. Nato in Calabria, ma dove? È un bell’esempio di come spesso, troppo spesso, la storia non si fa con i documenti! Ne abbiamo infatti due che, letti con una certa buona volontà e senza andare per il sottile, indicherebbero il primo, l’atto di nascita, come luogo natale Soverato; l’altro, certificato di battesimo, Cardinale. Studiosi locali si accapigliarono a colpi di capelli in quattro. In verità l’atto soveratese dice che Saverio dichiarò la nascita; né potrebbe dire altro; quello cardinale, che fu battezzato, non esattamente che nacque alla Razzona. Facilmente si giocò con le parole, perchè Carlo doveva essere battezzato da Filangieri, ma per procura; e dal vescovo di Squillace, il quale, secondo una voce popolare attendibile, non andò a Razzona. Insomma, un bell’intrigo anagrafico senza soluzione. Don Cirillo, Gianpiero Nisticò e don Gnolfo recuperarono la memoria di Carlo, che era stato del tutto dimenticato e nulla aveva fatto per essere ricordato qui; molto a Napoli, a Roma, ma forse considerò la sua nascita calabrese quello che era, un caso. A Soverato negli anni 1950 e 60 ferveva la lotta politica e amministrativa. L’amministrazione di sinistra pensò di far dispetto al clero intitolando una lunga via a Giordano Bruno; l’amministrazione democristiana di Antonino Calabretta rispose con la più lunga e importante via dell’espansione urbana, quella che va dal Corso al Palazzetto; e con ciò ritenne chiusa la questione della nascita, avocandola, a ragione o a torto, a Soverato. È in atto una causa di beatificazione, e Amirante è al secondo grado, quello di Servo di Dio. Un santo ci servirebbe, a Soverato, con tutti i guai che patiamo.

  • Pubblicato in Cultura
Sottoscrivi questo feed RSS