Serra, Tassone annuncia la soluzione per la scuola di Terravecchia: “Le lezioni saranno solo di mattina”

Il sindaco di Serra San Bruno, Luigi Tassone, rende noto che è stata individuata una soluzione per evitare le lezioni pomeridiane degli alunni del plesso scolastico “Azaria Tedeschi”, che sarà sottoposta a lavori per la sistemazione e messa in sicurezza.

“Gli alunni – spiega Tassone – saranno ripartiti fra il plesso ‘Nazzareno Carchidi’ ed il plesso ‘Ignazio Larussa’. In tal modo, tutti i discenti frequenteranno la scuola solo nelle ore mattutine. Ho sottoposto questa opzione al vaglio del dirigente scolastico Giovanni Valenzisi che ha provveduto a verificare, con esito positivo, la fattibilità. Nei prossimi giorni, insieme al dirigente, incontreremo i genitori per illustrare nel dettaglio le modalità esecutive di questa soluzione pensata per limitare i disagi dei bambini e delle famiglie. Il nostro lavoro – conclude - va infatti nella direzione di offrire servizi sicuri e sempre migliori ai nostri ragazzi, i cui interessi vanno messi al primo posto".

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Terremoto di magnitudo 3.1 al largo della costa calabrese

Un terremoto di magnitudo ML 3.1 è stato registrato dalla sala sismica dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, a pochi chilometri dalla costa ionica calabrese.

La scossa, rilevata alle 3,51 della notte scorsa, ha avuto origine in un tratto di mare al largo di Cariati (Cs).

L'ipocentro è stato localizzato ad una profondità di otto chilometri, in un'area prossima ai Comuni di: Cariati, Terravecchia, Crucoli e Calopezzati.

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Serra: il Seggio priorale dell’Assunta di Terravecchia ricevuto in udienza dall’Arcivescovo Bertolone

L’Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Catanzaro – Squillace, Vincenzo Bertolone, ha oggi ricevuto in udienza il Seggio Priorale del sodalizio serrese consacrato alla Vergine Assunta in Cielo, nelle persone del Priore Bruno Rachiele e dei suoi consultori, Michele Zaffino e Vincenzo Giofrè.

Ammirazione e gioia ha destato nel presule la visita del seggio, fortemente voluta dai rappresentanti di Terravecchia che si sono fatti così portavoce presso la Curia dei sentimenti di una realtà congregale che col suo Vescovo desidera riscoprire un rapporto di filiale devozione e obbedienza.

Accompagnati dal padre spirituale, don Leonardo Calabretta, e in un clima di cordialità i membri del Seggio dell’Assunta hanno anche invitato l’Arcivescovo nel proprio sodalizio. Il colloquio è terminato con la promessa da parte dell’Arcivescovo che quanto prima sarà nuovamente tra i confratelli dell’Assunta.

Monsignor Bertolone ha quindi impartito la sua Benedizione sul Seggio Priorale e su tutti i confratelli. 

Il gioco perduto "di li coppariedhi"

Terminato il lungo “letargo” invernale tra le aule scolastiche, i bambini serresi uscivano all’aria aperta per popolare le strade e le piazze.  La conformazione urbanistica del centro storico di Terravecchia, con una piazza per ogni “ruga” favoriva la socializzazione e stimolava la competizione. La piazza che, offriva la liberta di stare tutti insieme, seppur sotto l’occhio sempre vigile di qualche adulto, faceva nascere e sviluppare l’identità. Ciascun gruppo era, infatti, legato al suo rione. La Pisciaredha, Licheli, Galedha, solo per citarne alcuni, erano i ritrovi di bambini e ragazzi che spesso davano vita a sfide sia individuali che di gruppo. Per ovvie ragioni, il centro storico serrese non è più quello di qualche anno fa. I bambini sono diventati una rarità e quando ci sono, sono troppo impegnati con lo smartphone per giocare per strada. Tutta una serie di giochi che si era tramandata per generazioni è, quindi, svanita nel nulla. Nei giorni scorsi ci siamo occupati del gioco delle nocciole (li nucidhi), di cui non è rimasta più traccia. Analoga sorte è toccata alle partite che si facevano con “li coppariedhi” (i tappi a corona) e che tenevano i bambini inchiodati pomeriggi interi. L’origine del gioco non è antichissima, anche perché il tappo a corona si è diffuso in Italia soltanto nel secondo dopoguerra. L’arrivo dell’estate favoriva la pratica per due ordini di motivi. Il primo, ovvio, perché si aveva la possibilità di trascorre più tempo all’aperto; la seconda perché aumentava la disponibilità di materia prima. Il caldo faceva moltiplicare, infatti, il consumo di bibite, all’epoca, chiuse esclusivamente con il tappo a corona. La sfida tra i bambini iniziava con una gara di velocità che precedeva di gran lunga l’avvio delle partite vere e proprie. La gara consisteva nell’arrivare prima degli altri nelle cantine dove ci si faceva dare dai gestori i tappi delle bottiglie consumate la sera prima. Per chi abitava alla “Pischiaredha”, l’immancabile punto di riferimento era la cantina “di li Signurini”. Se si arriva tardi, si era costretti ad allungare il passo per andare da “Zeno di Marianna” o, più raramente, da “Padedha”. Raccolti i tappi ci si armava di martello o di un sasso e si iniziava a battere i tappi per appiattirli, allargando la corona. L’operazione, talvolta, causava il danneggiamento del tappo stesso che, se non aperto in maniera uniforme, doveva essere scartato. Completata l’operazione si poteva avviare il “mercato”, anche perché alla base c’era anche una fine collezionistico.  I tappi di Peroni o Dreher venivano scambiati alla pari, segno evidente che nelle cantine il consumo di birra era piuttosto elevato. Di poco più rari, erano quelli della Coca Cola. I più ricercati erano, invece, quelli della gassosa o dell’aranciata prodotte dalla “Fabriella”, l’azienda di Fabrizia che distribuiva direttamente le casse contenenti le bibite. Il tappo verde della “gazzosa” era quello più stimato, per averlo si poteva cederne due o tre di quelli ordinari. Di nessuno valore, perché esclusi dal gioco, erano, invece, quelli senza logo o marchio usati prevalentemente per chiudere le bottiglie contenenti la conserva di pomodoro. Una volta completati gli scambi ci si poteva affrontare con due modalità differenti. Entrambe le versioni erano, in tutto e per tutto uguali ai giochi che i ragazzi più grandi praticavano con le monete. La prima, la più comune, era “alla battimuru” e consisteva nello scagliare a turno il tappo contro il muro. Dopo il primo lancio, ogni giocatore doveva cercare di far avvicinare il proprio tappo a quello che si trovava già a terra; se tra i due tappi c’era una distanza che poteva essere coperta allungando l’indice ed il pollice il secondo lanciatore si aggiudicava “la copparedha” dell’avversario. La seconda variante era detta “alla singa” e consisteva nel tracciare per terra una linea orizzontale verso la quale lanciare i tappi. Vinceva chi si avvicinava il più possibile alla linea. Le sfide andavano avanti, con una certa regolarità, quasi ogni giorno. I più abili riuscivano a mettere su un “gruzzolo” che veniva custodito in una sacchetto per tutta l’estate. Con la fine della bella stagione si cambiava gioco e “li coppariedhi”, conquistate con tanta fatica, finivano inevitabilmente nella spazzatura.

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Santa Maria del Bosco arriva a Terravecchia

Prende il via oggi la seconda parte della "peregrinatio mariana" del simulacro ligneo di Santa Maria del Bosco, portato in paese come da tradizione in occasione dell’Anno Santo straordinario della Misericordia. La statua della Vergine, che aveva lasciato il santuario regionale in occasione dei festeggiamenti in onore di San Bruno e, dopo aver sostato alcuni giorni presso la comunità certosina, è stata ospitata nella parrocchia dell’Assunta di Spinetto, oggi lascerà la comunità parrocchiale spinettese e sarà presa in consegna dalla parrocchia di San Biagio, dove sosterà fino al 12 giugno. Prima tappa della "peregrinatio" in Terravecchia sarà la chiesa dell’Assunta dell’omonimo quartiere. Oggi, dopo la Santa Messa delle 18:00 nella chiesa di Spinetto, la Statua sarà portata nella chiesa dell’Assunta, dove sarà venerata fino al giorno successivo, quando passerà alla confraternita dei Sette Dolori. L’1 giugno il simulacro farà il suo ingresso nella chiesa Matrice di Serra San Bruno. Venerdì 3 giugno, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, vedrà alle 15:00 la recita del S. Rosario con l’atto di riparazione al Sacro Cuore, poi l’adorazione eucaristica e la Santa Messa. Nel pomeriggio di venerdì 10 giugno, ore 17:00, sarà celebrata una Santa Messa per gli ammalati, con Ualsi e Aval impegnate nel servizio ai partecipanti. Domenica 12 giugno, la Vergine del Bosco si congederà da Serra San Bruno. Alle 8:30 le Tre Congreghe prenderanno parte alla S. Messa con Ufficio; nel pomeriggio, alle 16:00, muoverà il corteo processionale che ricondurrà la Statua della Madonna del Bosco nella sua sede originaria.  

 

Un morto e un ferito. Quando la processione dell’Assunta finì a colpi di fucile

Sarà per il ritorno dei numerosi emigrati, sarà per la solennità dell’evento, ma la festa di “Menzagustu” a Serra ha un fascino particolare. Un fascino che nel corso degli anni si è arricchito di alcuni elementi, perdendone altri. Ciò che, ormai, sembra appartenere al passato è la feroce rivalità che un tempo ha visto contrapposte le due confraternite dell’Assunta, quella di Terravecchia e quella di Spinetto. Una rivalità, nata all’indomani del 1783, in seguito al terremoto ed al trasferimento di una parte della comunità serrese. Al di là dell’Ancinale, oltre al nuovo quartiere, venne costruita la chiesa nella quale trovò ospitalità la statua della Madonna che, fino ad allora, era sempre stata custodita a Terravecchia. Da quell’evento ebbe inizio la lunga contesa tra le due confraternite. L’asprezza del confronto, fu tale che quando i “terravicchiari” decisero di ricostruire la loro chiesa, constatata la volontà degli “spinittari” di non restituire la statua, spostarono sprezzantemente la facciata sul lato in cui si trova oggi, rivolgendo la parte posteriore verso i confratelli rimasti sull’altra sponda del fiume. Una rivalità segnata da due feste nello stesso giorno, da due distinte processioni e da qualche episodi di inusitata violenza. Giusto 155 anni fa, l’ostilità tra le due confraternite sfociò, addirittura, in uno scontro armato, con un morto ed alcuni feriti. Il 15 agosto 1860 c’era tensione nell’area. Garibaldi aveva quasi finito di conquistare la Sicilia e si accingeva ad attraversare lo Stretto. La notizia si era diffusa anche a Serra e l’atmosfera della festa era turbata dalle numerose voci che facevano presagire il peggio. La propaganda filo ed anti borbonica era in piena attività. Da una parte, si diffondeva l’idea che i seguaci dell’Eroe dei due mondi fossero ribaldi pronti a saccheggiare ed a fare terra bruciata attorno a loro. Dall’altra, si parlava dell’imminente fine della monarchia borbonica e dell’inizio di una nuova era. In ogni caso, c’era incertezza. Le persone comuni non sapevano quali potessero essere le conseguenze di ciò che stava accadendo. Ancor meno informate erano le donne del popolo, sempre pronte a divulgare, ovviamente, previo arricchimento di particolari inesistenti, ogni singolo pettegolezzo. Le voci incontrollate si erano diffuse, soprattutto, dopo il ritorno in famiglia dei primi soldati borbonici sfuggiti all’avanzata garibaldina. Come riporta la “Platea”, ovvero la cronistoria vergata dai cappellani della chiesa Matrice, i soldati “ raccontavano i tradimenti, i furti, gli abusi e le violenze praticate dagli amabilissimi nuovi fratelli che piovevano dal Piemonte per regalarci la promessa civiltà, ed anche le donne discorrevano di politica”. L’occasione per alimentare la “discussione” venne offerta dalla processione dell’Assunta di Spinetto. Le comari, tra un Rosario e l’altro, come è sempre successo, avevano trovato il tempo per fare considerazioni e commenti di varia natura. Ad un certo punto, la conversazione scivolò sulle notizie che giungevano dalla Sicilia. “Talune donne petulanti” iniziarono, così, a discorrere “dell’arrivo de soldati nelle famiglie e delle cose da essi raccontate, e delle belle cose da essi raccontate: della venuta delle truppe da Torino e delle loro rapine, e fra di loro si dimandavano: chi sa se anche qui verranno e ci toglieranno le nostre cose?”. In questo conteso nacque l’equivoco che avrebbe dato fuoco alle polveri. Una delle fedeli replicò, “ci penserà la Madonna”. L’arte del pettegolezzo richiede due caratteristiche particolari, orecchio lungo e lingua lesta. Una delle donne che seguiva la processione, con un orecchio ascoltava le litanie e con l’altro quello che si diceva intorno. Tratta però in inganno dal brusio e dalle voci che si sovrapponevano, intese tutt’altra cosa e riferì a chi le stava accanto, “vengono a riprendersi la Madonna”. Questa non perse tempo e lanciò l’allarme, gridando “vengono da Terra Vecchia a levarsi la Madonna”. Nonostante fosse passato quasi un secolo, l’attaccamento per la statua della Vergine, rimasta “prigioniera” degli “spinittari”, non era mai scemato da parte dei confratelli di Terravecchia. Venne, quindi, ritenuto plausibile, che i “terravicchiari” si fossero organizzati per andarsi a riprendere quella che consideravano la loro statua. La notizia circolò rapidamente e scoppiò il “parapiglia, una generale rivolta, un inferno”. Lasciato il Rosario, “tutti corsero a prendere armi, chi scure, chi ronche, chi bastoni, e si avviarono fremendo per la città”. Ciò che stava accadendo a “Spinetto” attraversò ben presto l’Ancinale. I “terravicchiari”, non persero tempo, sciolsero la processione e portarono la statua della Madonna nel palazzo Peronaci. “Subito Guardie cittadine e popolo, armati per resistere furono nel Largo San Giovanni, mentre gli spinettesi arrivano sul ponte”. Le due fazioni si fronteggiarono come soldati di eserciti in guerra. La tensione era altissima. Bastò poco per far scoppiare il finimondo. Partirono le prime schioppettate e com’era inevitabile ci scappò il morto. “A cadere fu “un certo Palello”, colpito a morte “sul ponte” mentre guidava gli “spinittari” che contarono, anche, diversi feriti. “Vi furono grida, schiamazzi, minacce, bestemmie, agitazione in tutto il paese e vigilanza fino alla notte. Le funzioni in chiesa furono sospese per più giorni, sull’accaduto parole e discorsi e poi altri avvenimenti richiamarono l’attenzione del popolo”. Nella notte tra il 18 ed il 19 agosto, infatti, Garibaldi era sbarcato in Calabria. Di lì a poco, i serresi avrebbero spostato la loro attenzione sulle Camice rosse della “colonna Garcea”, giunte nella cittadina bruniana, a fine agosto, per andare a mettere le mani sulle ferriere e sulla fabbrica d’armi di Mongiana.

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