Fortissimo terremoto al largo delle coste tirreniche calabresi

Scossa di terremoto di grande rilevanza nel mar Tirreno: l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato l'evento di 4.5 gradi della scala Richter alle ore 10.22 (profondità 212.3 km). Oltre che dai calabresi e dai siciliani, la scossa è stata avvertita anche dai pugliesi, poiché la profondità del sisma ha permesso la propagazione delle onde a lunga distanza. È l’ulteriore riprova dello sciame sismico in atto visto che fra ieri e oggi sono numerosi i fenomeni che si stanno verificando nel territorio calabrese e nei mari adiacenti, soprattutto nello Stretto fra Reggio e Messina. Fortunatamente non ci sono notizie di danni a persone o cose.

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Scossa di terremoto di 2.2 gradi della scala Richter nelle Serre catanzaresi

Proseguono con cadenza pressoché quotidiana le scosse di terremoto nella nostra regione. Nella giornata di oggi l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ne ha registrato due di una certa rilevanza. In particolare: una  localizzata a Jacurso, nelle Serre catanzaresi, di 2.2 gradi della scala Richter (profondità 10.6 km) e una presso le Isole Lipari, nel mar Tirreno, di 3 gradi della medesima scala (profondità 317.5 km). Non è stato, ad ogni modo, rilevato nessun danno a persone o cose.

Continua lo sciame sismico a largo delle coste tirreniche

Sono già 3 le scosse avvertite  a largo delle coste tirreniche calabresi nella giornata di oggi. I sismi rilevati dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia sono stati, in ordine temporale, di 1.7, 2.0 e 2.2 gradi della scala Richter. Ieri sono stati invece 13 i terremoti registrati sul territorio della nostra regione, nel mar Tirreno e nel mar Ionio. In nessun caso, vi  sono stati danni a persone o cose.

La Calabria trema. Il terremoto del 1638

Quando si parla di terremoti in Calabria, il pensiero corre quasi esclusivamente al sisma del 1783.  Qualche volta si pensa a quelli del 1905 e del 1908, quasi mai allo sciame che scosse la regione nel 1638. Ancor meno noti, il terremoto del 1184 che devastò la Valle del Crati e quello del 1626 che distrusse Girifalco. Tuttavia, nella storia dei terremoti calabresi, il vero spartiacque è segnato proprio dal 1638 quando, tra marzo e giugno, si sussegue una serie di scosse la cui potenza distruttiva è, per certi versi, maggiore di quelle del 1783. In particolare, per quanto riguarda la parte centro meridionale della regione, gli eventi tellurici del 1638 sono considerati dai sismologi come i più distruttivi tra quelli verificatisi nell’ultimo millennio. Le prime avvisaglie vengono avvertite il 18 gennaio. Si tratta di poca roba, niente di preoccupante, almeno fino al pomeriggio di sabato 27 marzo quando, una scossa dell’undicesimo grado della scala Mercalli, scuote la Valle del Crati e quella del Savuto. I paesi di Carpanzano, Conflenti, Diano, Grimaldi, Mangone, Martirano, Motta Santa Lucia, Rogliano, Savuto e Scigliano vengono letteralmente rasi al suolo. Ma non c’è solo il terremoto. La scossa, infatti, innesca uno Tsunami che si abbatte sul litorale di Pizzo. Secondo la testimonianza del gesuita Giulio Cesare Recupito, il mare si sarebbe ritirato di 2 mila piedi (quasi 4 chilometri) prima d’abbattersi con tutta la sua forza sulla spiaggia. I bilancio del 27 marzo è drammatico, come se non bastasse, il giorno successivo, domenica delle Palme, il terremoto colpisce nuovamente. Questa volta, ad essere devastati sono il lametino ed il versante occidentale delle Serre dove vengono colpiti Soriano e Monterosso; di Castelmonardo, l’attuale Filadelfia, rimangono solo rovine. Complessivamente, però, l’area interessata dal sisma è molto più estesa, coinvolge 107 centri, 17 dei quali vengono letteralmente rasi al suolo. Non hanno scampo neppure le città. A Cosenza, vengono seriamente danneggiati il Duomo ed il Castello, a Catanzaro 300 edifici devono essere abbandonati. In alcuni casi i danni sono così estesi che i sopravvissuti preferiscono lasciare i vecchi paesi per trasferirsi altrove, come nel caso di Feroleto, dove una parte degli abitanti si trasferisce a valle e fonda Feroleto Piano, l’attuale Pianopoli. Lo sciame sismico, seppur con intensità più lieve, va avanti per tutto il mese d’aprile e provoca più paura che danni. Gli effetti delle scosse principali producono conseguenze durature anche nel paesaggio e sull’ambiente naturale. Un esempio fra tutti, l’impaludamento dell’area compresa tra i fiumi Amato ed Angitola per la cui bonifica bisognerà aspettare il 1928. Per quanto riguarda, invece, le conseguenze generali, un quadro attendibile è tracciato da Ettore Capecelatro, il consigliere del viceré di Napoli, Ramiro Felipe Nuñez de Guzmàn, il quale viene nominato plenipotenziario per le province calabresi. Una sorta di commissario incaricato di gestire l’emergenza. Secondo la relazione redatta da Capecelatro, il terremoto ha causato la distruzione totale o parziale di 13 mila case e la morte di 9.571 persone. Una stima, probabilmente, errata per difetto, tanto che nella relazione inviata alla corte di Madrid, dalla quale dipende il vicereame di Napoli, il numero delle vittime sfiora le 30 mila unità. Si sta completando la stima dei danni quando, l’8 giugno, un nuovo terremoto colpisce il versante orientale della Sila. Secondo la relazione di Capecelatro, il nuovo evento sismico distrugge 6 paesi e ne danneggia altri 15. Oltre ai danni ai centri abitati, il terremoto modifica la geografia di una vasta area. Come riporta Agazio Di Somma nel suo “Historico racconto de i terremoti della Calabria dall’anno 1638, fin’anno 1641”: “ Dal confine di Policastro fin'all'estrema parte della montagna, che chiaman Sila, alla volta di Tramontana, si abbassò per trè palmi dall'un lato il terreno, per lo spazio di sessanta miglia, con diritto solco stendendosi, e quel, che riesce di maggior maraviglia, si diffuse con ugual tenore, non meno nelle più basse valli, che nelle più alte montagne; Fu qui similmente osservato, che da quelle voragini esalava fuora fetor di solfo, e che per alcune sere, che precessero al terremoto”.

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Stanotte due terremoti al largo della Calabria

Sono numerosi i movimenti tellurici registrati, negli ultimi giorni, dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia al largo della costa calaberse. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati rilevati questa notte. Uno di magnitudo 3.3 e' stato avvertito alle 3,39 ed ha avuto come epicentro il mar Tirreno di fronte la costa calabra a 267.9 km di profondità. L'altro di magnitudo 2.2 e'stato rilevato, alle 3,17, nello Stretto di Messina a 34,4 chilometri di profondita'.

 

Una decina di terremoti rilevati stamattina in Calabria: brividi a Bianco

Sono una decina i terremoti che l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato stamattina nel territorio calabrese o lungo le coste della nostra regione. Alcune scosse sono anche di non secondaria entità. La più preoccupante è quella rilevata alle 12.48, nel mar Ionio, di magnitudo 3.5 della scala Richter, avvertita soprattutto a Bianco, Africo e Bovalino. Proprio in quell’area sembra esserci in atto uno sciame sismico.

Scosse di terremoto nel mar Ionio e nel mar Tirreno

Sono 2 le scosse di terremoto registrate al largo delle coste calabresi nella giornata di oggi. La prima di magnitudo 3.1 (scala Richter) è stata rilevata dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia alle ore 9.21 nel mar Ionio, la seconda di magnitudo 2.4 alle ore 19.37 nel mar Tirreno. Continuano dunque a verificarsi fenomeni che destano una certa preoccupazione anche fra gli esperti.

Scossa di terremoto con epicentro Mammola

Nuova scossa di terremoto di una certa rilevanza in Calabria. L’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha rilevato nel pomeriggio (ore 16.29) il fenomeno di magnitudo di 3.2 della scala Richter. L’evento (profondità a 1.9 Km) ha avuto come epicentro Mammola (RC). Al momento non si hanno notizie di danni a persone o cose.  

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