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Forte terremoto al largo delle coste calabresi: magnitudo 4.1

Diventano sempre più preoccupanti le scosse che si verificano sul territorio calabrese. Dopo l’evento sismico di ieri nelle vicinanze di Capo Vaticano, l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato una nuova manifestazione tellurica al largo delle coste calabresi (a breve distanza da Scalea e Praia a mare). La magnitudo (4.1) è di quelle che fanno alzare le antenne, la profondità (290.7 km) però non fa percepire l’intensità del terremoto. Gli esperti mantengono dunque alta l’attenzione vista la frequenza di questo tipo di eventi.

Il terremoto del 1908 ed i soccorritori romani a Reggio

Reggio e Messina hanno festeggiato da alcune ore la nascita di Cristo quando, alle 5,21 di lunedì 28 dicembre 1908, una potente scossa scuote i sismografi di tutta Europa e rade al suolo tutto ciò che si trova in un raggio di diversi chilometri. Dei suoi 140 mila abitanti Messina ne vede perire 80 mila, 15 mila rimangono sotto le macerie di Reggio, tanti altri vengono seppelliti dai resti delle povere case nei centri minori.  L’Italia ed il mondo vengono messi al corrente del disastro solo la mattina successiva, quando il Corriere della Sera pubblica la notizia. A darne comunicazione al Governo è la torpediniera “Spica”, costretta a navigare fino a Nicotera Marina, sulla costa Calabra per trovare un telegrafo ancora funzionante. La notizia recapitata al ministro della Marina, l’on. Mirabello, si presenta con il seguente tenore: "Oggi la nave torpediniera Spica, da Marina di Nicotera, ha trasmesso alle ore 17,25 un telegramma in cui si dice che buona parte della città di Messina è distrutta. Vi sono molti morti e parecchie centinaia di case crollate. È spaventevole dover provvedere allo sgombero delle macerie, poiché i mezzi locali sono insufficienti. Urgono soccorsi, vettovagliamenti, assistenza ai feriti. Ogni aiuto è inadeguato alla gravità del disastro. Il comandante Passino è morto sotto le macerie". I primi soccorsi alle due città devastate giungono alcune ore più tardi, all’alba del 29 dicembre con l’arrivo dei marinai della flotta russa in quei giorni impegnati in manovre delle acque del Mediterraneo. Da tutta la Penisola, oltre agli aiuti predisposti dal Governo presieduto da Giovanni Giolitti, arrivano squadre di soccorso frutto della gara di solidarietà nazionale. Al personale della Sanità militare, cui viene demandato il compito di predisporre gli ospedali da campo e fornire il personale medico e paramedico specialistico, si uniscono contingenti di volontari della Croce Verde, della Croce Bianca, di organizzazioni umanitarie e degli ospedali civili. La Croce Rossa e l’Ordine dei Cavalieri di Malta mettono in funzione anche dei “Treni Ospedale” che si occupano della cura e del trasferimento dei feriti in altre città. Nelle ore caotiche e tormentate del post terremoto Roma assolve il proprio compito di capitale del Regno. Dalla Città Eterna, oltre alle direttiva, partono treni carichi di aiuti. Le squadre di soccorso provenienti dal nord giungono in treno a Roma, da qui proseguono per Napoli da dove  partono le navi sulle quali viaggiano soccorsi e soccorritori. I soccorritori romani concentrano la loro attività soprattutto a Reggio e su buona parte della costa calabra. A poche ore dalla tragedia, Giovanni Cena, per le colonne di Nuova Antologia, da Palmi, una delle cittadine calabresi maggiormente colpite dal terremoto, scrive: "Il tenente, Bodeo, romano, ch’era qui in distaccamento, dopo aver salvato i suoi, ha, con 500 assicelle per letti dei soldati, fatto costruire tredici baracche". Ai militari, che per dovere d’ufficio sono chiamati ad assolvere le mansioni dei soccorritori, si associano centinaia di civili. I romani non si risparmiano nella generosa opera d’aiuto, tanto che in molti casi sono tra i primi a giungere sui luoghi del cataclisma. Come riporta Nuova Antologia "la squadra di Roma, condotta dal Ballori e dal Rossi-Doria, fu la prima ad accorrere a Reggio". Tanti i superstiti strappati alle macerie dall’abnegazione di uomini che compiono fino in fondo il loro dovere. Sull’edizione dell’1-2 gennaio 1909 il quotidiano Roma riporta una corrispondenza spedita da Reggio Calabria il 31 dicembre nella quale si segnala: "Vi confermo ora che Reggio è quasi completamente distrutta. Si calcola che appena da un terzo della popolazione ascenda il numero dei superstiti. Continua l’opera di salvataggio compiuta con grande abnegazione. La truppa è giunta ieri da Napoli. Il servizio sanitario è disimpegnato dalla 9a compagnia di sanità di Roma e dalla Croce Rossa di Napoli". Sul primo dispaccio spedito per le colonne del Corriere della Sera l’inviato Nardini scrive: "Mentre scrivo qui accanto la folla urla disperatamente invocando prontezza di soccorsi. Restare tra queste rovine significa una sofferenza indicibile. I soldati e i marinai fanno sforzi inauditi, benché ormai affranti; anche le suore di carità sono eroiche, e i pompieri di Roma fanno miracoli. Ma ormai tutto è distrutto e nessuna casa è servibile. I morti sono putrefatti, i feriti aggravati, i vivi sconvolti". Tanti i riconoscimenti ai soccorritori romani segnalati sui maggiori organi d’informazione. Del resto le squadre romane non limitano i loro interventi ai centri costieri, spesso si spingono nei paesi più remoti e meno accessibili. A Scilla, scrive Giovanni Cena, "Troviamo, oltre i medici inglesi, una squadra di coraggiosi studenti venuti da Roma, e la Croce Verde di Milano. Arrivati stamani, hanno già visitato i paeselli del monte, Melia, Solano. Ci danno delle cifre di morti e di feriti". A distanza di giorni nelle situazioni più disagevoli e precarie i soccorritori romani continuano a prodigarsi per portare avanti la loro opera. "Anche oggi, quarto giorno della catastrofe – scrive Olindo Bitetti - furono scoperti nuovi superstiti sotto le macerie. I pompieri romani compirono i medesimi eroismi dei russi". Nel marasma di polemiche che accompagna i soccorsi anche la stampa anti governativa evidenzia la presenza e l’attività dei soccorritori romani. L’Avanti!, organo del Partito socialista, del 4 gennaio 1909 a firma di Tommaso Rossi-Doria riporta la presenza a Reggio, già la mattina del 30, dei "medici romani Mancinelli, Cherubini, Ricci [che] hanno subito cominciato a medicare feriti". Ai fiumi d'inchiostro che hanno  giustamente celebrato le imprese dei marinai russi a Messina, quasi mai è corrisposta altrettanta solerzia nel narrare la storia a volte dimenticata di medici, studenti, popolani e soldati romani che sulle rive dello Stretto portarono il vessillo e la solidarietà della capitale d'Italia.

Raffica di terremoti in Calabria: scosse da Gioia Tauro a Rocca di Neto

Almeno sette scosse di terremoto sono state registrate oggi sul territorio calabrese dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. L’ultima, in ordine temporale, è quella con epicentro Gioia Tauro (magnitudo 2.0, profondità 10.9 km), ma la terra ha tremato (non sempre in maniera percettibile per l’uomo) a Sersale, Celico (2 volte), Cetraro, Rocca di Neto e Crotone. Senza contare gli eventi sismici verificatisi nei pressi dello Stretto.

  • Pubblicato in Cronaca

Nella notte due scosse di terremoto in Calabria

A cavallo tra la tarda serata di sabato ed il cuore della notte scorsa le strumentazioni a disposizione dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno registrato due movimenti tellurici. In particolare le scosse hanno avuto come epicentro alcune località del Catanzarese: Albi, Fossato Serralta, Sorbo San Basile e Taverna. Entrambe di magnitudo 2, si sono verificate a sei chilometri di profondità. La prima è avvenuta alle 23:49, l'altra alle 4:14. Nessun danno a persone o cose.  

Terremoto nel Pollino, Orsomarso scuote Oliverio: "Se ci sei, batti un colpo"

"E’ inaccettabile quanto sta accadendo sul Pollino nei territori colpiti dal sisma proprio nell’ottobre di tre anni fa". A mettere il dito nella piaga è il consigliere regionale Fausto Orsomarso. "Ricordo come all’epoca, insieme al Presidente Scopelliti ed alle Istituzioni del territorio, non solo ci recammo immediatamente sui luoghi per verificare de visu quanto accaduto, ma - rimarca Orsomarso - operammo affinché fosse garantita una efficace fase di emergenza ed anche una successiva fase di ricostruzione. Ricordo come fu proprio il Presidente Scopelliti, su invito dei Sindaci e dei politici locali tra i quali vi era l’allora Consigliere Provinciale Gianluca Grisolia, residente proprio a Mormanno, paese più colpito dal sisma, a scrivere al Presidente Letta affinchè nella redigenda finanziaria fossero inserite le adeguate risorse per la ricostruzione. Ebbene, seppur non sufficienti, furono inseriti ben 15 milioni di euro per i territori colpiti. Da quel momento, sono passati quasi tre anni, ancora neppure un euro di quei soldi è arrivato sui territori. Tempo fa lessi sulla stampa soliti comunicati preelettorali che riannunciavano l’imminente arrivo delle medesime risorse. Come le vacche di Fanfani. Finalmente, solo a fine Giugno scorso, la pubblicazione di un decreto della Presidenza del Consiglio assegnava le risorse alle due Regioni colpite. Sembrava dunque imminente la ricostruzione ma ad oggi ancora nulla. Da qui necessario porre al Presidente Oliverio una serie di interrogativi: Perché questo inspiegabile ritardo sulla pelle di chi da anni è fuori casa e continua a pagare l’affitto? Quali intoppi locali nazionali regionali o locali provocano tutto questo insopportabile ritardo? E’ vero che lo Stato ha assegnato le risorse e demandato alle Regioni la fase di ricostruzione? Possono sapere i malcapitati cittadini tempi criteri e modalità di assegnazione delle risorse finalmente stanziate dopo anni dal Governo Centrale? Ancora una volta non siamo capaci di accelerare processi burocratico politici che pure, nel caso di un sisma, di una calamità, dovrebbero avere una corsia preferenziale. Normalmente nelle calamità la cosa più difficile è reperire le risorse. Ma, nell’occasione, anche quando le risorse risultano stanziate da tempo si accumulano colpevoli ritardi assolutamente immotivati e inspiegabili. Caro Presidente Oliverio, come ti recasti sui luoghi del sisma da Presidente di Provincia, almeno questa volta,  se ci sei, è l'invito del consigliere regionale Fausto Orsomarso - batti un colpo!"

 

Scossa di terremoto nella notte in Calabria

Una scossa di terremoto si è registrata la notte scorsa in Calabria. Gli strumenti dell'Istituto nazionale d Geofisica e Vulcanologia hanno registrato all'1:41 un movimento tellurico di magnitudo 2.9 ad una profondità di 8,1 chilometri. Epicentro del sisma Paterno Calabro, in provincia di Cosenza. 

Stromboli, ancora un terremoto: magnitudo 3.3

Proseguono le scosse di terremoto sul territorio calabrese o nel mare che lo bagnano. Poco prima della mezzanotte l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato una scossa di magnitudo 3.3 con ipocentro Stromboli (profondità 283.4 km). Nella giornata di ieri, inoltre, uno sciame sismico si era verificato nelle Isole Eolie (evento tellurico più significativo di magnitudo 4.1, profondità 14.2 km).

 

 

 

La Calabria riscopre la paura dei terremoti

Sembrano sinistri messaggi, avvenimenti che precedono “l’evento”, quello che sarà ricordato a lungo. Gli ultimi giorni hanno ricordato che esiste un pericolo che tutti dovrebbero tenere in considerazione, ma su cui l’attività di prevenzione pare essere carente rispetto ai potenziali rischi. L’insistente sciame sismico che ieri ha interessato la Calabria ha fatto suonare nuovamente il campanello d’allarme: c’è chi comincia ad avere paura, chi ricorda mesti fatti del passato, chi sostiene che, in fondo, i movimenti tellurici possono essere studiati e non previsti. Alla mente tornano la terrificante distruzione della Certosa per effetto del terremoto del 1783 e i morti di Reggio Calabria nel 1908. Drammi, tragedie, disperazione. E se la terra tornasse a tremare in maniera violenta oggi, la Punta dello Stivale sarebbe organizzata per affrontarne le conseguenze? Nei mesi scorsi, qualche giorno prima di lasciare la guida della Protezione Civile, Franco Gabrielli si era lasciato scappare una preoccupante dichiarazione: “ho due incubi notturni – aveva affermato - il Vesuvio e il terremoto in Calabria. Sono queste le aree con maggiore criticità dal punto di vista della Protezione Civile". Già, perché non bisogna essere degli esperti per capire che l’abusivismo edilizio e la vetustà di tantissime abitazioni potrebbero tradursi in un disastro. Tutti ne siamo coscienti, eppure vanno a rilento i processi di ammodernamento dei centri calabresi. Si riscontra un’attività educativa nelle scuole, volta soprattutto ad affinare i piani di evacuazione, ma ciò non può essere certo sufficiente ad affrontare scosse di rilievo. Occorre svegliarsi, subito. Prima che un’altra L’Aquila, se non peggio, torni ad essere la prima delle emergenze nazionali.

 

  • Pubblicato in Diorama
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