Brognaturo: due indagati per truffa, furto aggravato, invasione di proprietà e danneggiamento

I carabinieri forestale della Stazione di Serra San Bruno (Vv) hanno denunciato la titolare ed il responsabile di cantiere di un’impresa boschiva, per truffa aggravata, furto aggravato, invasione di proprietà e danneggiamento.

Per i militari, i due indagati, in seguito all’acquisto di un bosco, avrebbero sconfinato nelle particelle limitrofe non comprese nel contratto di compravendita, il quale, peraltro, sarebbe risultato contraffatto, con le firme false, alcune particelle non indicate nell’atto originale ed con un prezzo d’acquisto ribassato, rispetto a quello realmente corrisposto, con conseguente elusione fiscale sull’imposta di registro.

Il danno economico subito dai proprietari del bosco è stato quantificato, con una perizia giurata, in circa  13 mila euro.

Truffa per il servizio di pulizie all'ospedale di Cosenza, domiciliari per funzionari e dirigenti della ditta appaltatrice

Ha preso il via questa mattina un’operazione finalizzata all’esecuzione di un’ordinanza cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di quattro, fra funzionari e dirigenti, della società aggiudicataria dell’appalto delle pulizie e dei relativi servizi integrativi dell’Azienda ospedaliera di Cosenza.

Inoltre, con il provvedimento, emesso dal gip presso il Tribunale del capoluogo bruzio, è stato disposto il sequestro, anche nei confronti di un ulteriore indagato, per un importo complessivo di oltre 3 milioni di euro.

Gli indagati sono accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture.

I particolari dell’indagine verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.30 di oggi presso la sede del Comando provinciale carabinieri di Cosenza, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, del Comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, colonnello Piero Sutera, del Comandante provinciale della guardia di finanza di Cosenza, colonnello. Danilo Nastasi e dei Comandanti dei reparti che hanno preso all’operazione.

Usa documenti falsi per incassare rimborsi Irpef di altre persone, arrestato

I carabinieri della Stazione di Camigliatello Silano e della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Cosenza hanno dato esecuzione ad un’ordinanza d’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, disposta dal gip presso il Tribunale della città bruzia, su richiesta dalla locale Procura della Repubblica, nei confronti di un 43enne accusato di truffa aggravata, sostituzione di persona, uso di atto falso, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione.

Il provvedimento giunge in seguito ad un’indagine nel corso della quale i  militari hanno ricostruito un sistema truffaldino, attraverso il quale l’indagato sarebbe riuscito ad impossessarsi dei rimborsi Irpef destinati dall’Agenzia delle Entrate ad altre persone.

L’attività investigativa ha preso il via in seguito a alcune denunce sporte, in tempi diversi, da privati cittadini, che avevano scoperto che i rimborsi Irpef loro dovuti risultavano erogati ed incassati.

Gli investigatori della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura di Cosenza, hanno quindi scoperto che il 43enne, dopo essere venuto in possesso dei mandati di pagamento spettanti alle vittime, era riuscito ad incassarli usando falsi documenti d’identità e false deleghe.

 

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Truffa dello specchietto, manette per un 19enne

Ricercano e individuano la loro vittima, solitamente automobilisti anziani soli o comunque persone vulnerabili; lanciano qualcosa di “solido” sulla carrozzeria dell’autovettura del prescelto in modo da provocare un rumore più o meno percettibile; affiancano la macchina della vittima e, in modo più o meno minaccioso, lo accusano falsamente di aver rotto lo specchietto della propria auto con una manovra sbagliata, chiedendo in cambio una somma di denaro per evitare inutili trafile burocratiche, spesso convincendo lo spaventato guidatore.

È la celeberrima “truffa dello specchietto”, ormai nota e conosciuta in tutto Italia ma che, ancora oggi, coinvolge numerosi automobilisti.

Ed è proprio dopo alcune segnalazioni di analoghi tentativi di truffa, che i carabinieri della Compagnia di Taurianova (Rc) hanno avviato specifici servizi per la ricerca e individuazione dei responsabili che, nella giornata di ieri, hanno portato all’arresto in flagranza di Giuseppe Scafiri, diciannovenne residente a Noto (Sr), ritenuto responsabile del reato di truffa aggravata, ai danni di un 80enne taurianovese.

In particolare, i militari, dopo una segnalazione di una discussione tra un giovane ed un anziano in una piazzetta appartata di Taurianova, si sono messi subito alla ricerca dell’autovettura guidata dal giovane, una Volkswagen Polo di colore bianco, poco dopo notata e bloccata, nonostante un tentativo di allontanamento, sulla strada provinciale che porta a Gioia Tauro.

A bordo, gli uomini dell'Arma hanno identificato il giovane siciliano al quale hanno chiesto spiegazioni sul comportamento tenuto e, considerate le circostanze, lo hanno sottoposto a perquisizione personale, all’esito della quale è stato trovato in possesso di 870 euro in contanti in banconote di vario taglio, di cui non è riuscito a fornire una plausibile giustificazione.

Una volta condotto in caserma, i carabinieri hanno proceduto a immediati ed efficaci accertamenti investigativi che, grazie anche alla collaborazione di alcuni cittadini, hanno consentito d'individuare l’anziana vittima che nel frattempo era già tornata a casa spaventata, nonché ricostruire quanto poco prima accaduto.

Scafiri, infatti, dopo aver notato l’ottantenne, solo in macchina, uscire da un esercizio commerciale, avrebbe lanciato contro la carrozzeria della sua auto un oggetto solido, per poi inseguire la vittima fino ad una piazzetta più appartata, dove ne avrebbe bloccato la marcia.

Con fare minaccioso avrebbe quindi accusato il pensionato  di avergli rotto lo specchietto e, nonostante i tentativi di discolparsi dell’uomo, lo avrebbe accusato di avergli provocato un ingente danno, addirittura quantificato in quasi mille euro, chiedendo di consegnarli tutti i soldi che aveva in tasca.

L’ottantenne, confuso e frastornato, avrebbe deciso quindi di consegnare ben 870 euro in contanti, così da poter uscire dall’imbarazzante situazione.

Il giovane, dopo aver ricevuto i soldi, avrebbe intimato alla vittima di tornare a casa e non parlare con nessuno dell’accaduto, per poi dirigersi in auto verso la strada provinciale dove, fortunatamente, è stato individuato e bloccato.

Il giovane è stato quindi tratto in arresto in flagranza per truffa aggravata dalla minorata difesa della vittima e ristretto nelle camere di sicurezza in attesa del giudizio di convalida, all’esito del quale, su proposta della Procura di Palmi, il giudice, convalidando l’arresto, ha disposto per l’uomo il divieto di soggiorno in Calabria e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria del luogo di residenza.

Non si esclude che il giovane, verosimilmente insieme ad altri, fosse in “trasferta “nel territorio reggino per compiere in modo seriale questo tipo di reati, che colpiscono le persone più deboli e indifese.

False dichiarazione per accedere ai fondi agricoli, scatta il sequestrato dei beni

A partire dall'alba di oggi, i carabinieri del Nucleo Cites di Reggio Calabria e dalle Stazioni carabinieri forestale di Melito Porto Salvo, Brancaleone, San Roberto, Reggio Calabria e Bagaladi hanno eseguito perquisizioni e sequestri nell’ambito dell’operazione denominata “Aristeo”.

L'operazione, cui hanno preso parte anche 30 forestali del Comando unità tutela forestale ambientale e agroalimentare (Cutfaa), ha permesso d'individuare e sequestrare  conti correnti, beni mobili ed immobili, per un valore di 300 mila euro, nei confronti di imprenditori del settore agricolo/zootecnico, i quali, in concorso tra loro, mediante artifici e raggiri consistiti nel presentare domanda all’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) per l’ammissione a beneficiare delle agevolazioni ed aiuti Comunitari avrebbero attestato falsamente di essere proprietari e/o avere in concessione superfici agricole/pascolabili.

Alcuni, poi, avrebbero presentato falsi contratti d'affitto di terreni ammissibili ai fini dell’attivazione dei titoli necessari per l’erogazione delle somme richieste.

L’operazione fa seguito ad una complessa attività d'indagine finalizzata all’acquisizione ed all’analisi della documentazione presentata presso i Centri assistenza agricola per l’indebita percezione dei contributi comunitari e, successivamente, all’analisi dei conti correnti sui quali venivano accreditati i contributi comunitari.

Le indagini, tuttora in corso, mirano a vagliare le eventuali responsabilità penali di altre persone.

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Risparmiatori truffati con prodotti finanziari fasulli, sequestrati beni per 1,5 milioni

Questa mattina è stata data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso, su richiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dal gip presso il locale Tribunale, per un valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro nei confronti di 3 persone ritenute appartenenti ad un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate mediante la raccolta e gestione di risparmi, la vendita di strumenti finanziari fasulli a struttura piramidale, in assenza delle prescritte autorizzazioni ai danni di oltre un centinaio di risparmiatori dislocati su tutto il territorio nazionale.

Tra gli indagati, figura anche un funzionario – in pensione – di un istituto di credito che avrebbe fornito supporto ai membri dell’associazione nell’individuazione dei potenziali clienti.

Le indagini, eseguite dal Comando provinciale della guardia di finanzia di Reggio Calabria e dal Nucleo speciale di polizia valutaria, hanno consentito, tra l’altro, di tracciare le presunte ricchezze illecitamente accumulate dagli indagati.

Pertanto, sono stati sottoposti a sequestro disponibilità finanziarie detenute su conti corrente ubicati in Italia e nell’isola di Tenerife (Spagna), terreni ubicati a Reggio Calabria e 127 oggetti preziosi tra cui diamanti, collane, bracciali, anelli in oro, orologi di alto valore, pietre preziose e 241 monete d'argento.

La misura cautelare deriva dalla convergenza di più attività investigative che hanno consentito di rilevare come gli indagati, agendo sotto lo schermo di società finanziarie appositamente costituite in Italia e all’estero, si sarebbero fatti consegnare somme di denaro dai malcapitati clienti prospettandogli il reinvestimento in fondi di risparmio promettendo tassi di interesse particolarmente allettanti, talvolta anche fino al 40 per cento.

I membri dell’associazione avrebbero incamerato, quindi, le somme e - successivamente al fine di rendere più credibile lo schema truffaldino - avrebbero provveduto al rimborso, ancorché solo parziale, in piccole “tranche” e mediante ricariche su carte prepagate.

Peraltro, a fronte delle somme ricevute a titolo di investimento, gli indagati avrebbero fatto in modo che i soggetti truffati stipulassero polizze assicurative fittizie a garanzia degli investimenti, riuscendo così ad incamerare indebitamente ulteriori somme di denaro. Tali falsi piani assicurativi, gestiti da uno dei sodali mediante una società del padovano, oltre a dare una parvenza di garanzia all’investimento, avrebbero incoraggiao i potenziali clienti a stipulare gli strumenti finanziari.

Le indagini hanno consentito, inoltre, di rilevare che gran parte degli investimenti sarebbe avvenuta mediante la stipula di contratti di associazione in partecipazione all’interno di strutture piramidali (c.d. “Multi level marketing”), tra le quali i networks “Adamax”, “Unetenet”, “TelexFree” e “Lirbertagià”, gestiti dal principale indagato.

Per fare luce sulla vicenda è stata determinante la ricostruzione dei flussi finanziari, agevolata dal supporto informativo contenuto in alcune segnalazioni di operazioni sospette pervenute al Nucleo speciale di polizia valutaria per fini di prevenzione antiriciclaggio. 

Coronavirus, occhio alla truffa

In alcuni condomini di molte province italiane sono stati affissi degli avvisi in cui compare l’intestazione falsa del ministero dell’Interno – Dipartimento della pubblica sicurezza ed il logo della Repubblica Italiana con cui si preannunciano controlli nelle abitazioni.

Il falso volantino invita eventuali non residenti degli stabili a lasciare le abitazioni che li ospitano, per rientrare nel proprio domicilio di residenza, perché sarebbe in corso un’attività di controllo delle autorità.

Sul foglio figura anche l’obbligo di presentare, a richiesta, la documentazione di affitto della casa ed i propri documenti con foto.

Si tratta di un tentativo di truffa.

La polizia di Stato invita, pertanto, a fare attenzione.

Potrebbe essere l’astuta mossa di qualche malintenzionato per entrare nelle case in questo periodo di emergenza per covid_19.

Chiunque si imbatta in simili volantini è pregato di segnalarne la presenza alle forze di polizia e di non seguire le indicazioni in essi contenute.

Operazione " Car Crash 2": 66 indagati per truffe alle assicurazioni

I carabinieti della Stazione di San Luca (Rc) hanno denunciato in stato di libertà, alle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Milano, Roma, Trieste, Alessandria e Locri, 66 persone originarie della Locride, ritenute responsabili, a vario titolo, anche in concorso tra loro, di fraudolento danneggiamento di beni assicurati, uso di atto falso, illecito utilizzo di dati personali, attività assicurativa o riassicurativa in difetto di autorizzazione ed iscrizione al registro assicurativo, favoreggiamento, indebito utilizzo di carta di credito e sostituzione di persona.

I provvedimenti giungono al termine di un'indagine, convenzionalmente denominata Car Crash 2, avviata e condotta da febbraio 2017 al novembre 2019, dai militari della Stazione di San Luca.

Le indagini hanno consentito di accertare 10 falsi sinistri e circa 40 polizze assicurative contraffatte, per un danno alle compagnie assicurative di circa 250 mila euro.

Per gli investigatori, la maggior parte degli indagati, al fine di ottenere un premio assicurativo meno oneroso, avrebbero utilizzando documenti contraffatti dichiarando di essere residenti presso comuni a basso indice di sinistrosità.

L’operazione costituisce la naturale prosecuzione dell’indagine Car Crash, avviata e condotta dai carabinieri di San Luca da marzo 2014 a marzo 2017, con il supporto del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, dell’Interpol, di Europol, Sirene e del Centro di cooperazione polizia e dogane di Thorl Maglern (Austria), che aveva consentito di accertare 72 falsi sinistri stradali ed oltre 100 polizze assicurative contraffatte, nonché di quantificare un danno complessivo alle compagnie assicuratrici pari a circa 800 mila euro.

Ben 200 le persone allora denunciate alle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Locri (Rc), Milano, Torino, Bologna, Trieste e Roma, perché ritenute responsabili di danneggiamento fraudolento di beni assicurati ed altro.

Per gli investigatori, le operazioni Car Crash e Car Crash 2, hanno permesso di fare luce su 80 incidenti stradali simulati, che avrebbero arrecato un danno alle compagnie assicuratrici di circa un milione di euro.

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