Con l’avvento dell’Intelligenza artificiale scuole e università rischiano di formare professioni già morte

 Si sono presentate le candidature per l’elezione a Rettore dell’Università della Calabria, una struttura strategica per il futuro della regione. Sono elezioni decisive perché i prossimi sei anni di mandato saranno il preludio di un rilancio o la deriva della decadenza. Le elezioni del Rettore devono essere un’occasione di profonda riflessione sul futuro dell’Ateneo e quindi della Calabria. Non serve schierare opposte – ed inutili – tifoserie, fare professioni di fede oppure proporre soluzioni di dettaglio a questioni gigantesche. Di fronte a problemi epocali non si può ricorrere a soluzioni burocratiche ma occorre misurarsi su una visione di ampio respiro, non perpetuando una sorta di “manutenzione del dolore” che parte dall’esistente. Va quindi coinvolta tutta la società regionale poiché l’Università è talmente importante da non poterla affidare solo agli addetti ai lavori. In 50 anni l’Università della Calabria ha svolto un insostituibile ruolo di promozione civile e sociale, consentendo per la prima volta a migliaia di figli di famiglie di medio e basso reddito di accedere ai più alti gradi degli studi, realizzando un principio costituzionale. Ancora oggi l’Università della Calabria, in base all’illuminata impostazione iniziale di Beniamino Andreatta, è il primo ateneo per residenzialità d’Italia, grazie anche all’idea del campus, che ci consente di essere la seconda università d’Italia tra i grandi atenei, dopo Perugia che è di origini medievali. Il rettore uscente Gino Crisci ha, quindi, fatto un buon lavoro, in condizioni estremamente difficili, interne ed esterne. Secondo me, equilibrio e buon senso hanno caratterizzato il suo mandato. Come tutte le cose forse si poteva fare meglio, ma nel caso specifico era certamente molto più facile fare peggio. Infatti, occorre confrontarsi con una serie di problemi. Tra questi, la riduzione degli studenti che è un problema nazionale. L’Università della Calabria ha perso negli ultimi anni 8.000 studenti, praticamente più di tutti gli iscritti messi assieme dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria (circa 6.000) e dell’Università “Dante Alighieri” di Reggio Calabria (meno di mille). Le previsioni demografiche effettuate da Giuseppe De Bartolo ci dicono che nel 2050 in Calabria saremo 1 milione e mezzo dagli attuali 2 milioni e che la riduzione più severa avverrà nell’area urbana Cosenza-Rende, quella più dinamica e quindi più veloce al cambiamento. Il dato più drammatico è che negli ultimi 15 anni hanno lasciato la Calabria in via definitiva 180 mila giovani: una desertificazione delle migliori energie. Va poi attentamente verificata la sfida crescente delle università telematiche. Nelle recenti vicende relative ai crediti aggiuntivi per l’insegnamento, gli atenei telematici anche nella nostra regione hanno fatto la parte del leone. A differenza di quelli tradizionali, le telematiche aumentano gli iscritti e ci sono studi che prevedono che negli USA tra dieci anni metà delle università tradizionali scompariranno con una conseguente disoccupazione di massa nel settore. Inoltre, gran parte delle università sopratutto meridionali, compresa la nostra, attraggono, su base prevalentemente provinciale, i figli di famiglie di medio e basso reddito, allargando ancora di più le diseguaglianze. Ma il rischio più grave è rappresentato dalla circostanza che il settore della conoscenza a livello globale è già colpito da uno tsunami. Con l’avvento dell’Intelligenza artificiale scuole e università rischiano di formare professioni già morte, destinando alla disoccupazione perenne buona parte delle nuove generazioni. Ma in tutta Italia non ci stiamo accorgendo di questa elementare verità. Un dato sul quale prestare la massima attenzione è quello della sicurezza, poiché in una regione come la nostra, il fattore criminalità va posto nella massima evidenza, essendo la nostra università, dopo la Regione, il primo centro di spesa della Calabria. Il recente e opportuno protocollo sottoscritto con il Ministero dell’Interno va appunto in questa direzione. Sarebbe molto utile però ampliare drasticamente i controlli, previsti al momento solo per appalti superiori a 5 milioni di euro. Per aumentare l’attrattività dell’Università della Calabria, secondo me occorre ragionare in termini di sistema e non in modo autoreferenziale. Da assessore alla Cultura della Regione Calabria avevo promosso nel 2012 una ricerca indipendente della Fondazione “Giovanni Agnelli” sul sistema universitario calabrese e le scelte dei diplomati. Era emerso che il 37 per cento dei diplomati sceglieva atenei fuori regione e addirittura l’11 per cento del totale si orientava verso l’Università di Messina. Si avanzavano alcune proposte per rafforzare il sistema: federare gli atenei della regione, valorizzare il fattore campus, attrarre studenti del bacino del Mediterraneo, sviluppare i dipartimenti di eccellenza creando un collegio interdisciplinare. Inoltre, venivano analizzati i bilanci degli atenei che presentavano, già allora, evidenti criticità, soprattutto in relazione all’eccessivo numero dei dipendenti. Occorrerebbe, inoltre, attrarre nuovi studenti tra i diplomati calabresi. È un problema nazionale cercare di intercettare i 250.000 diplomati, su 500.000, che ogni anno non si iscrivono nelle università. E tra gli iscritti poi il 30 per cento abbandona dopo il primo anno. Occorre sviluppare efficaci politiche di Ateneo per attrarre iscritti e limitare gli abbandoni. Ci sono esempi virtuosi da studiare in Italia. Appunto per questo, occorre prestare la massima attenzione alle prossime elezioni per il Rettore dell’Università della Calabria. Il dato che, secondo me, condizionerà inevitabilmente l’esito delle elezioni è rappresentato dalla circostanza che su circa 750 docenti di ruolo che votano, circa 330 hanno già ottenuto l’idoneità per il passaggio alle categorie superiori. E altre due tornate di abilitazioni sono già in previsione. Constatando i dati, è praticamente impossibile esaudire tutte le richieste. Il problema è nazionale ed è frutto di un sistema ormai fuori controllo, che probabilmente contribuirà ad abbassare drammaticamente il livello dell’insegnamento universitario». Le dinamiche che si sviluppano nelle università per individuare le scelte dei docenti le ha ben descritte qualche anno fa Pierre Bordieu nel suo “Homo accademicus”. Inoltre, dobbiamo evitare le tendenze che si stanno già evidenziando nelle scuole, dove dal 2014 al 2018 con 200 mila studenti meno si sono registrati 100 mila docenti in più. Pertanto, con l’inevitabile diminuzione dei finanziamenti ministeriali legati alla progressiva crisi fiscale che sarà ancora più critica nei prossimi anni, con la limitazione dei fondi nella programmazione europea, con la conclamata riduzione del numero degli studenti, con le inevitabili pressioni per le progressioni di carriera degli abilitati, con la prevedibile espansione delle telematiche, tra 10 anni come si pagheranno i nostri stipendi? Questa, secondo me, è la domanda di fondo alla quale dovrebbero rispondere i programmi dei candidati a Rettore che chiedono il voto alla comunità accademica. E dalla risposta a questo quesito si vedrà qual è l’idea di università che si intende sviluppare nei prossimi”. 

*Professore ordinario di pedagogia della comunicazione Università della Calabria

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Con l’avvento dell’Intelligenza artificiale scuole e università rischiano di formare professioni già morte

 Si sono presentate le candidature per l’elezione a Rettore dell’Università della Calabria, una struttura strategica per il futuro della regione. Sono elezioni decisive perché i prossimi sei anni di mandato saranno il preludio di un rilancio o la deriva della decadenza. Le elezioni del Rettore devono essere un’occasione di profonda riflessione sul futuro dell’Ateneo e quindi della Calabria. Non serve schierare opposte – ed inutili – tifoserie, fare professioni di fede oppure proporre soluzioni di dettaglio a questioni gigantesche. Di fronte a problemi epocali non si può ricorrere a soluzioni burocratiche ma occorre misurarsi su una visione di ampio respiro, non perpetuando una sorta di “manutenzione del dolore” che parte dall’esistente. Va quindi coinvolta tutta la società regionale poiché l’Università è talmente importante da non poterla affidare solo agli addetti ai lavori. In 50 anni l’Università della Calabria ha svolto un insostituibile ruolo di promozione civile e sociale, consentendo per la prima volta a migliaia di figli di famiglie di medio e basso reddito di accedere ai più alti gradi degli studi, realizzando un principio costituzionale. Ancora oggi l’Università della Calabria, in base all’illuminata impostazione iniziale di Beniamino Andreatta, è il primo ateneo per residenzialità d’Italia, grazie anche all’idea del campus, che ci consente di essere la seconda università d’Italia tra i grandi atenei, dopo Perugia che è di origini medievali. Il rettore uscente Gino Crisci ha, quindi, fatto un buon lavoro, in condizioni estremamente difficili, interne ed esterne. Secondo me, equilibrio e buon senso hanno caratterizzato il suo mandato. Come tutte le cose forse si poteva fare meglio, ma nel caso specifico era certamente molto più facile fare peggio. Infatti, occorre confrontarsi con una serie di problemi. Tra questi, la riduzione degli studenti che è un problema nazionale. L’Università della Calabria ha perso negli ultimi anni 8.000 studenti, praticamente più di tutti gli iscritti messi assieme dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria (circa 6.000) e dell’Università “Dante Alighieri” di Reggio Calabria (meno di mille). Le previsioni demografiche effettuate da Giuseppe De Bartolo ci dicono che nel 2050 in Calabria saremo 1 milione e mezzo dagli attuali 2 milioni e che la riduzione più severa avverrà nell’area urbana Cosenza-Rende, quella più dinamica e quindi più veloce al cambiamento. Il dato più drammatico è che negli ultimi 15 anni hanno lasciato la Calabria in via definitiva 180 mila giovani: una desertificazione delle migliori energie. Va poi attentamente verificata la sfida crescente delle università telematiche. Nelle recenti vicende relative ai crediti aggiuntivi per l’insegnamento, gli atenei telematici anche nella nostra regione hanno fatto la parte del leone. A differenza di quelli tradizionali, le telematiche aumentano gli iscritti e ci sono studi che prevedono che negli USA tra dieci anni metà delle università tradizionali scompariranno con una conseguente disoccupazione di massa nel settore. Inoltre, gran parte delle università sopratutto meridionali, compresa la nostra, attraggono, su base prevalentemente provinciale, i figli di famiglie di medio e basso reddito, allargando ancora di più le diseguaglianze. Ma il rischio più grave è rappresentato dalla circostanza che il settore della conoscenza a livello globale è già colpito da uno tsunami. Con l’avvento dell’Intelligenza artificiale scuole e università rischiano di formare professioni già morte, destinando alla disoccupazione perenne buona parte delle nuove generazioni. Ma in tutta Italia non ci stiamo accorgendo di questa elementare verità. Un dato sul quale prestare la massima attenzione è quello della sicurezza, poiché in una regione come la nostra, il fattore criminalità va posto nella massima evidenza, essendo la nostra università, dopo la Regione, il primo centro di spesa della Calabria. Il recente e opportuno protocollo sottoscritto con il Ministero dell’Interno va appunto in questa direzione. Sarebbe molto utile però ampliare drasticamente i controlli, previsti al momento solo per appalti superiori a 5 milioni di euro. Per aumentare l’attrattività dell’Università della Calabria, secondo me occorre ragionare in termini di sistema e non in modo autoreferenziale. Da assessore alla Cultura della Regione Calabria avevo promosso nel 2012 una ricerca indipendente della Fondazione “Giovanni Agnelli” sul sistema universitario calabrese e le scelte dei diplomati. Era emerso che il 37 per cento dei diplomati sceglieva atenei fuori regione e addirittura l’11 per cento del totale si orientava verso l’Università di Messina. Si avanzavano alcune proposte per rafforzare il sistema: federare gli atenei della regione, valorizzare il fattore campus, attrarre studenti del bacino del Mediterraneo, sviluppare i dipartimenti di eccellenza creando un collegio interdisciplinare. Inoltre, venivano analizzati i bilanci degli atenei che presentavano, già allora, evidenti criticità, soprattutto in relazione all’eccessivo numero dei dipendenti. Occorrerebbe, inoltre, attrarre nuovi studenti tra i diplomati calabresi. È un problema nazionale cercare di intercettare i 250.000 diplomati, su 500.000, che ogni anno non si iscrivono nelle università. E tra gli iscritti poi il 30 per cento abbandona dopo il primo anno. Occorre sviluppare efficaci politiche di Ateneo per attrarre iscritti e limitare gli abbandoni. Ci sono esempi virtuosi da studiare in Italia. Appunto per questo, occorre prestare la massima attenzione alle prossime elezioni per il Rettore dell’Università della Calabria. Il dato che, secondo me, condizionerà inevitabilmente l’esito delle elezioni è rappresentato dalla circostanza che su circa 750 docenti di ruolo che votano, circa 330 hanno già ottenuto l’idoneità per il passaggio alle categorie superiori. E altre due tornate di abilitazioni sono già in previsione. Constatando i dati, è praticamente impossibile esaudire tutte le richieste. Il problema è nazionale ed è frutto di un sistema ormai fuori controllo, che probabilmente contribuirà ad abbassare drammaticamente il livello dell’insegnamento universitario». Le dinamiche che si sviluppano nelle università per individuare le scelte dei docenti le ha ben descritte qualche anno fa Pierre Bordieu nel suo “Homo accademicus”. Inoltre, dobbiamo evitare le tendenze che si stanno già evidenziando nelle scuole, dove dal 2014 al 2018 con 200 mila studenti meno si sono registrati 100 mila docenti in più. Pertanto, con l’inevitabile diminuzione dei finanziamenti ministeriali legati alla progressiva crisi fiscale che sarà ancora più critica nei prossimi anni, con la limitazione dei fondi nella programmazione europea, con la conclamata riduzione del numero degli studenti, con le inevitabili pressioni per le progressioni di carriera degli abilitati, con la prevedibile espansione delle telematiche, tra 10 anni come si pagheranno i nostri stipendi? Questa, secondo me, è la domanda di fondo alla quale dovrebbero rispondere i programmi dei candidati a Rettore che chiedono il voto alla comunità accademica. E dalla risposta a questo quesito si vedrà qual è l’idea di università che si intende sviluppare nei prossimi”. 

*Professore ordinario di pedagogia della comunicazione Università della Calabria

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Elezioni per il Senato accademico dell'Unical, le proposte di Maiolino (#Noi)

«Creare un canale diretto tra università e mondo del lavoro per incentivare l’occupazione post laurea, introdurre laboratori interdisciplinari per garantire una formazione professionale a 360 gradi e otto appelli d’esame per tutti i corsi di studio».

Ha le idee chiare Antonio Maiolino, 23enne di Spezzano Albanese, studente di Giurisprudenza e candidato al Senato accademico dell’Università della Calabria con la lista #Noi.

«Un impegno preso al fine di dare la giusta continuità a un percorso iniziato già tre anni fa con l’associazione Sud, cofondatrice della lista #Noi, che ha oltre 400 iscritti. Insieme a un gruppo di studenti – spiega Maiolino in corsa alle elezioni universitarie del 14 e 15 maggio - abbiamo raggiunto nel corso di questi anni dei traguardi importanti per il nostro ateneo. Siamo già riusciti a fare degli enormi passi in avanti garantendo sette appelli e borse di studio a tutti gli studenti idonei. Una battaglia vinta, visto che la Giunta regionale, a seguito di una nostra richiesta, ha stanziato cinque milioni di euro per lo scorrimento delle graduatorie delle borse di studio, eliminando la figura dell’idoneo non beneficiario. In questo modo tantissimi studenti hanno avuto la possibilità di usufruire gratuitamente dei servizi dell’Unical. Servizi, però, ancora carenti e che non bastano a coprire le esigenze degli studenti. Bisogna rilanciare il progetto originario dell’idea di Campus, oggi un po’ abbandonato. Migliorare la viabilità, aumentare i collegamenti, le attività commerciali e di interesse sociale. I dati, purtroppo, parlano chiaro: in questi ultimi dieci anni – afferma il candidato al Senato accademico della lista #Noi - gli iscritti continuano a diminuire. Da 27.514 iscritti nel 2016, siamo passati a 25.307. Bisogna partire da questi numeri, puntare su sicurezza e riqualificazione, offerta formativa e diritto allo studio per invertire il trend di emigrazione post-laurea ed evitare che tantissimi studenti calabresi decidano di andare a studiare fuori regione».

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L’importanza del “nascere sotto una buona stella”, importante scoperta nata dalla collaborazione tra Unical e Università di Losanna 

«Non esistono uomini nati sotto buone o sotto cattive stelle. Esistono solo uomini che sanno/non sanno leggere il cielo stellato» diceva il XIV Dalai Lama.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Losanna, infatti, ricorda come la vera importanza del “nascere sotto una buona stella” non sia tanto riconducibile agli astri del firmamento, quanto a quelli localizzati nel nostro cervello, gli astrociti.

Un mistero si è sempre celato attorno alla funzione di queste cellule stellate, che costituiscono la gran parte della massa cerebrale dei mammiferi, ma da sempre sono considerate come meri elementi accessori al funzionamento del cervello.

Nello studio apparso il 20 agosto scorso sulla prestigiosa rivista scientifica “Molecular Psychiatry” (https://www.nature.com/articles/s41380-018-0226-y), viene svelato il ruolo nascosto, benchè fondamentale degli astrociti nello sviluppo di funzioni cerebrali superiori che definiscono il nucleo della nostra personalità.

Che cos’è la personalità? Quali parti del cervello sono coinvolte e quali cellule? Quali funzioni cerebrali possono definire meglio la personalità?

La personalità è un compendio complesso di caratteristiche comportamentali più o meno stabili, che si formano in base alle esperienze e sulle quali influiscono sia la genetica (cioè le caratteristiche trasmesse dai genitori) che il corretto sviluppo e funzionamento di alcune aree del cervello.

Opinione comune nel mondo scientifico è che gli attori principali nella formazione della personalità siano i neuroni localizzati in un’area specifica del nostro cervello, la corteccia prefrontale.

Localizzata nella parte frontale del cervello, risulta essere il substrato neuroanatomico da cui dipendono processi cognitivi e comportamentali essenziali per la formazione della personalità quali la flessibilità mentale, la regolazione delle emozioni, la capacità di distinguere tra pensieri conflittuali, la coordinazione dei pensieri e delle azioni (o memoria di lavoro).

Lo studio effettuato a Losanna (Svizzera), coordinato dalla Prof.ssa Paola Bezzi, neurobiologa al Dipartimento di neuroscienze fondamentali, ha fatto emergere una verità quasi sconvolgente: lo sviluppo e la funzionalità della corteccia prefrontale, così come quello dei processi cognitivi ad essa associati, dipendono dal buon funzionamento delle cellule stella (o astrociti).

Ma come possono influire queste cellule sui meccanismi responsabili del buon funzionamento della corteccia prefrontale?

“Da sempre bistrattate – ha precisato la Prof.ssa Bezzi – queste cellule hanno rivelato potenzialità sorprendenti; le cellule stella nella corteccia prefrontale regolano e mantengono i livelli di dopamina, una molecola fondamentale per la regolazione della personalità. Io e il mio team abbiamo dimostrato che in caso di mal funzionamento degli astrociti, la quantità di dopamina non è più sufficiente per regolare le funzioni cognitive della corteccia prefrontale e cosi facendo crea disturbi della personalità comunemente associate a patologie psichiatriche”.

Tra i componenti del team di ricerca figura, quale primo autore del lavoro, Francesco Petrelli, giovane ricercatore originario di Oriolo in provincia di Cosenza che, dopo la laurea in Chimica e tecnologie farmaceutiche presso l’Unical e il dottorato in Farmacologia conseguito a Cosenza con la supervisione della Prof.ssa Diana Amantea, ha continuato l’attività di ricerca nel campo delle neuroscienze all’Università di Losanna, città dove vive dal 2012. Nell’ultima parte del suo dottorato Petrelli ha trascorso sei mesi nel laboratorio della Prof.ssa Paola Bezzi che, da molti anni ormai, vanta una proficua collaborazione con il Prof. Giacinto Bagetta, ordinario di Farmacologia all’Unical e responsabile della Sezione di Farmacologia preclinica e traslazione del Dipartimento di Farmacia SS&N dell’Università della Calabria.
Già nel 2001 la virtuosa sinergia tra le due università aveva dato i suoi frutti approdando sull’autorevole rivista di settore Nature (https://www.nature.com/articles/nn0701_702), per il lavoro di ricerca sul ruolo degli astrociti nei meccanismi patofisiologici della demenza legata all’infezione con virus HIV.

Spiega il Petrelli: “Nel nostro lavoro abbiamo innanzitutto dimostrato i meccanismi molecolari attraverso i quali gli astrociti della corteccia prefrontale regolano i livelli di dopamina durante lo sviluppo post natale del cervello e di come queste cellule possano influenzare la nostra capacità di adattamento imposta dall’ambiente. La dopamina è uno dei neurotrasmettitori più importanti del nostro sistema nervoso perché è conosciuto come il neurotrasmettitore del piacere. La sua funzione principale è quella di attivare i circuiti di ricompensa del cervello, ma ne compie anche altre meno note come quella, appunto, di regolare le funzioni cognitive complesse della corteccia prefrontale”. La ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista “Molecular Psychiatry” (https://www.nature.com/articles/s41380-018-0226-y), conferma che accanto alle vie principali di elaborazione dei processi comportamentali ne esistono altre che coinvolgono le cellule stella.

La formazione della personalità è un processo complesso che prevede il corretto sviluppo di molte aree cerebrali di cui la corteccia prefrontale risulta essere la più importante.

Le ricerche in quest’ambito, unitamente a quelle relative al funzionamento del cervello, sono alla base della comprensione delle malattie ad esso collegate.

Attualmente, ad esempio, molteplici ricerche mirano a scoprire meccanismi cellulari e molecolari legati alle patologie psichiatriche che colpiscono prevalentemente la corteccia prefrontale – come la schizofrenia o il deficit dell’attenzione o ancora il disturbo ossessivo compulsivo – al fine di individuarne i potenziali farmaci. In tal senso, i risultati ottenuti dal gruppo di ricerca losannese potrebbero gettare nuova luce su alcuni meccanismi di base delle succitate patologie. Questa nuova scoperta suggerisce che le cellule stella sono tutt’altro che accessorie, ma dei veri e propri regolatori dell’intelligenza e della personalità. È proprio il caso di dire... “essere nato sotto una buona stella”.

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Il procuratore Mario Spagnuolo conclude i laboratori del Master in intelligence dell'Unical

Si concludono domani le lezioni laboratorio del Master in intelligence dell’università della Calabria all’aula “Caldora” dell’ateneo calabrese. Interverrà venerdì 13 luglio alle ore 11:00 il procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, che affronterà il tema delle tecnologie applicate legato all’attività giudiziaria e alla sicurezza dello Stato.

I lavori del Master saranno avviati nel corso della mattina, ore alle 9:00, dall’ammiraglio Francesco Chiappetta, che relazionerà sul tema della sicurezza marittima in rapporto alle tecnologie attuali.

I lavori pomeridiani, invece, riprenderanno alle 14.30 con gli interventi a cura di Ardian Foti, consulente in ambito strategico sulle relazioni internazionali e istituzionali e di Stefano Mastroianni di Poste Italiane.

Introduce e coordina i lavori, Mario Caligiuri, direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria. Alla giornata conclusiva prenderanno la parola, alternandosi agli interventi dei relatori, Gino Mirocle Crisci, rettore dell’Università della Calabria e il direttore del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’educazione dell’Università della Calabria, Roberto Guarasci. 

Intelligence, Giuseppe Rao affronta il tema dell'interesse nazionale al master dell'Unical

Giuseppe Rao, consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è intervenuto – a titolo personale – nella sessione  conclusiva del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, con una lezione dedicata ai concetti di Interesse nazionale e di senso dello Stato.

Presentato dal Direttore del Master Mario Caligiuri, Rao ha espresso l’auspicio che l’Italia possa tornare, come negli anni del boom economico, a svolgere un ruolo significativo nei processi di innovazione scientifica, tecnologica ed economica nel mondo.

Ha ricordato come il liberismo sfrenato, la globalizzazione senza regole e i conflitti armati in corso abbiamo acuito le differenze tra ricchi e cittadini disagiati, e tra questi anche la classe media, fra i diversi Paesi della comunità internazionale e provocato fenomeni migratori di massa. Questa situazione - ha rilevato - ha favorito, in numerosi Stati il successo di politici, partiti e movimenti, che, ognuno con le loro specificità, ripropongono la necessità di ripartire dal concetto di Nazione.

Secondo il Consigliere, la capacità di sviluppare nuove tecnologie e sofisticati sistemi di logistica rappresentano la chiave per il successo dei singoli Stati nella competizione internazionale. 

In Italia - ha detto Rao - la promozione dell’Interesse nazionale,  che presuppone un’idea condivisa del concetto di comunità nazionale, può essere perseguito con l’applicazione dei principi costituzionali che prevedono un intervento dello Stato nell’economia – così come previsto nella Costituzione –, condizione necessaria per garantire buona occupazione, benessere e prospettive per le nuove generazioni.

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L'ambasciatore Michele Valensise al master in intelligence dell'Unical

«Intelligence e diplomazia sono, nella pratica quotidiana, due strumenti complementari che perseguono lo stesso obiettivo, quello di difendere la comunità e l’interesse nazionale», ha sostenuto l’ambasciatore Michele Valensise, segretario generale del ministero degli Affari Esteri dal 2012 al 2016, intervenendo al master in intelligence dell’università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

«Realmente rilevante è l’efficacia dell’azione che deriva proprio dal grado di sinergia che si può stabilire tra questi due mondi». «I canali di comunicazione tra i due comparti, un tempo prevalentemente formali, oggi hanno importanti contenuti sostanziali, grazie a una “cultura della collaborazione” a livello centrale e nelle rappresentanze estere. Inoltre, la collaborazione fra intelligence di paesi diversi è sicuramente un aspetto fondamentale».

Se le scelte dei decisori politici devono essere sempre più basate su informazioni attendibili e circostanziate, in un mondo caratterizzato dal disordine è auspicabile un multilateralismo della sicurezza: problemi ed emergenze globali necessitano approcci e soluzioni globali. Diplomatici e operatori di intelligence agiscono su piani simili: raccolgono, valutano e diffondono le informazioni ai decisori, garantendo allo stesso tempo lealtà alle istituzioni e indipendenza di giudizio.

L’intervento di Valensise ha poi toccato due cardini tradizionali del posizionamento internazionale dell’Italia: l’adesione all’Unione europea e la collaborazione transatlantica. Entrambi hanno garantito settanta anni anni di pace e di sviluppo. Manca ancora, invece, una politica estera comune dell’Ue, per la perdurante ritrosia degli Stati nazionali a delegare a un ente sovranazionale le loro prerogative in questo campo. Tuttavia è la stessa congiuntura internazionale a ricordare spesso la necessità di un’Europa in grado di parlare con una voce sola. Obiettivo forse ancora lontano, ma da non perdere di vista.

A questo stadio il rilancio dell’Unione europea potrebbe fondarsi su tre Paesi: la Germania, forte anche di un ultimo accordo di governo che evidenzia il progetto di integrazione europea; la Francia, oggi con rinnovato slancio europeo, che con la Germania negli anni cinquanta volle sostituire il metodo della pace a quello della guerra che aveva insanguinato i due Paesi per secoli; l’Italia, uno dei membri fondatori dell’Unione, dalla quale nell’arco di sessanta anni abbiamo ottenuto ben più vantaggi che svantaggi. «Per essere ascoltati in questo scenario - ha concluso l'ambasciatore Valensise - occorrono una buona intelligence e una buona diplomazia. Esse sono tali se sono credibili, coniugando legalità dei mezzi e legittimità dei fini».

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A Mongiana una nuova stazione sismica dell'Unical

Il laboratorio di sismologia dell'Università della Calabria (www.sismocal.org), diretto dal Prof. Mario La Rocca e dal Prof. Ignazio Guerra, da decenni si occupa del monitoraggio dei terremoti che avvengono nella regione. Si tratta di una rete sismica costituita da 26 punti di rilevamento, distribuita su tutto il territorio regionale.

Recentemente una nuova stazione sismica è stata installata nel Comune di Mongiana grazie alla collaborazione del sindaco, Bruno Iorfida, e dell'amministrazione comunale.

Il monitoraggio sarà effettuato in collaborazione con il Gruppo comunale volontari di protezione civile, al fine di garantire un tempestivo intervento nei casi di criticità e segnalare eventuali problemi.

"La collaborazione con l’Unical – scrive in una nota il primo cittadino del borgo delle Ferriere - ancora una volta, fa si che Mongiana si trovi in una rete regionale importante, soprattutto nel rilevamento sismico. Con tali strumenti, sarà possibile capire meglio l’evoluzione sismica in Calabria e soprattutto nelle zone delle serre vibonesi.

Uno strumento, questo, che può dare tranquillità ad un territorio fragile sotto diversi punti di vista. Prezioso – conclude Iorfida - sarà anche il contributo che darà il Gruppo comunale di protezione civile di Mongiana, sempre attivo e presente, che monitorerà l’andamento di eventuali criticità”.  

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