Bannon, l'ex stratega di Trump "affascinato da Mussolini"

 "Mussolini era chiaramente amato dalle donne, era apprezzato dagli uomini. Era così virile. Aveva persino un buon gusto nel vestire, basta pensare a quelle uniformi. Sono affascinato da lui".

È quanto ha dichiarato, nel corso di un intervista rilasciata a Nicholas Farrell per il settimanale britannico The Spectator, l'ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon.

Definitosi "populista sputafuoco", ha manifestato grandi perplessità in merito all'assioma che tende ad equiparare populismo e fascismo.

"Sono tutte stronzate teoriche - ha detto - sono soltanto elucubrazioni della stampa".

I "'Davos Man' - ovvero coloro i quali detengono realmente il potere - hanno paura del populismo perchè temono che il potere arrivi al popolo e che succeda quello che è successo in Italia".

 "La rabbia - ha concluso Bannon - è un'arma potentissima. Per questo Grillo è stato geniale"

"Trump non conosce il mondo", Juncker nemmeno il suo paese

Secondo Juncker, attuale capo dell’Europa, Trump non conosce il mondo. Per carità, Trump non sarà un’aquila di cultura e, almeno per il momento, potrebbe essere poco esperto… Giusto, giustissimo.

 Ma se Juncker rimprovera così pesantemente Trump, allora dobbiamo dedurre che Juncker, e con lui i suoi colleghi della commissione, e, in genere, la classe dirigente europea siano legittimati a criticare, ovvero siano e si siano dimostrati finora dei geni della politica. Consentitemi alquanto di eccepire:

-          L’Europa entrò nella crisi del 2008; dal 2008 la commissione e la burocrazia e la classe dirigente europea non sono riuscite nemmeno ad immaginare la benché minima soluzione; l’Europa era e resta in crisi;

-          L’attuale capo, Juncker, non sta facendo nulla di nulla, a parte operazioni da ragioniere per vedere se il tale bilancio ha lo 0,1 o lo 0,2, eccetera;

-          La commissione europea si segnala solo, di tanto in tanto, con draconiane disposizioni sull’involucro delle mozzarelle: per tutto il resto, muta;

-          L‘Europa non ha nemmeno l’ombra di una politica estera; qualche rara volta, qualche raro Stato finge di fare qualcosa, in genere con i piedi come la Francia: ma la politica estera dell’Europa è zero;

-          Juncker predica accoglienza di migranti: ebbene, a Calais c’è un muro, a Ventimiglia la polizia francese impedisce gli accessi; la Germania, dopo le bastonate elettorali della Merkel, non accoglie più tanto… Il guaio è tutto e solo dell’Italia. Insomma, Juncker predica e noi “accogliamo”.

 Insomma, Trump non sarà Bismarck, ma Juncker mi pare nemmeno buono per consigliere comunale di paese.

 Ma perché tanta acrimonia? Beh, tra le righe delle juncheriane dichiarazioni traspare: l’Europa dei burocrati è terrorizzata di una politica isolazionista di Trump: pensate, se Trump dovesse sul serio diminuire l’impegno militare e politico americano, quei grigi passacarte, Juncker e soci, dovrebbero mettersi a fare davvero politica, e, orrore, persino una politica militare. Ve li figurate, Juncker e Prodi, con quelle facce, in divisa da generale?

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Trump, Berlusconi e i sondaggi sbagliati

Come si fa a sbagliare così clamorosamente i sondaggi elettorali? E mica nel Buthan e nel Ghana, ma in Gran Bretagna e USA. O, detto in un altro modo, se le grandi catene di distribuzione commerciale facessero i sondaggi come li fanno i sondaggisti politici, sarebbero fallite già da un bel pezzo.

 Come mai? Beh, è semplice. Se io mando un emissario a stare davanti a un supermercato e a chiedermi come mai abbia comprato, che so, il caffè marca X a 0,65 come ho fatto stamani, la risposta sarebbe semplice e senza dubbi: è un prodotto discreto a prezzo allettante. L’emissario registra e ringrazia; e trasmette i risultati alla ditta committente l’indagine. Qual è il segreto professionale del sondaggista commerciale? Che a lui del caffè X o di quello Y non importa un bel nulla, fa solo il suo lavoro; e se io rispondessi che X fa schifo e costa assai, perciò non lo compro, lui che fa? Registra e ringrazia; e trasmette i risultati alla ditta committente l’indagine.

 I sondaggisti politici, invece, non sono mai veramente professionali; e le loro domande sono, magari inconsciamente, tendenziose; e sperano comunque di ricevere la risposta che, magari inconsapevolmente, desiderano; o che desidera il committente. Ecco da dove spunta che la Clinton viene data “leggermente in vantaggio”, e poi busca una legnata di proporzioni epocali. Se io fossi un politico, mi risparmierei i soldi dei sondaggi; oppure, travestito, frequenterei di persona le bettole e i mercatini.

 Veniamo alle cosette dell’Italia. È fuor di dubbio che Silvio Berlusconi è stato ed è un imprenditore di grandissima abilità; e perciò un raffinato conoscitore delle esigenze e dei gusti della clientela. Se così non fosse, sarebbe in miseria. Vero quindi che Berlusconi si serve anche di sondaggisti professionali e affidabili per i suoi affari di ogni genere.

 Invece i suoi sondaggisti politici sono, dal 1994, come quelli della Clinton nel 2016: tendenziosi e incapaci. Dal 1994 hanno malissimo informato il loro committente, facendogli credere che la gente voglia una cosa strana che chiamano “il centro”, cioè l’asino di Buridano eternamente indeciso; e così Silvio ha pensato di accontentare tutti, perciò non ha accontentato seriamente nessuno. Andato tre volte al potere, non ha mai riformato nemmeno il colore delle tendine della sala riunioni.

 La gente, al contrario, vuole la coppia sì / no, la coppia splengeriana amico / nemico: vuole essere posta di fronte a scelte precise e inequivoche. Per “tendere al centro”, cioè al nulla, Berlusconi si è ridotto al lumicino.

 Un corollario. Non è nemmeno vero che un supermercato debba accontentare tutti, ma esattamente il contrario: sceglie una tipologia di clienti, non tutti i clienti del mondo; il supermercato dozzinale dove ho comprato il caffè X a 0,65 non avrà certo una bancarella con classici greci senza traduzione, o rarissime orchidee in via di estinzione. Viceversa, una gioielleria non venderà panini e mortadella. Un partito politico per definizione (partito, da “pars”), rappresenta qualcuno ed è avversario di qualcun altro.

 Riepilogando: i sondaggisti politici sono soldi gettati al vento. Se io fossi in campagna elettorale, non ne assumerei nemmeno uno. Berlusconi sì, e Forza Italia è ridotta al lumicino.

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Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti

Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il risultato del voto non lascia molti margini di dubbio. Il tycoon ha, infatti, conservato le roccaforti repubblicane, si è aggiudicato il confronto negli swing state - in particolare in Ohio e Florida - ed è riuscito a conquistare alcuni Stati che sulla carta erano già conteggiati in quota ai democratici.

Contro ogni previsione, quindi, il candidato repubblicano è ormai diventato il 45esimo presidente della storia degli Stati Uniti d'America.

La vittoria è stata riconosciuta dalla stessa Hillary Clinton. La candidata democratica ha, infatti, telefonato all'avversario ed ha riconosciuto la sua sconfitta.

Salendo sul palco allestito all'hotel Hilton di Manhattan, il candidato alla vice presidenza di Trump, Mike Pence ha affermato: ''E' una notte storica. Gli americani hanno parlato, e hanno eletto il loro campione''

 

Presidenziali Usa, Trump ad un passo dalla Casa Bianca

Donald Trump è a vicinissimo alla Casa Bianca. Con i 20 grandi elettori della Pennsylvania, potrebbe già aver superato la quota dei 270 necessari ad aggiudicarsi la sfida che lo porterà a conquistare la presidenza degli Stati Uniti. Hillary Clinton è invece ancora ferma a 218.

Con la chiusura dei seggi in Alaska, poco meno di un'ora fa, l'America ha quindi scelto. Anche l'ultimo Stato occidentale ha assegnato i suoi 3 grandi elettori al candidato repubblicano. Mancano ancora i risultati di tre Stati, Michigan, Arizona e Minnesota, ma ormai i giochi sembrano essere chiusi.

Ribaltando tutti i pronostici, Donald Trump si accinge, quindi, a diventare il nuovo presidente americano

Tre buoni motivi per desiderare la vittoria di Donald Trump

Vero che in campagna elettorale si racconta di tutto, e mica posso scordare che Roosevelt si fece eleggere illegalmente la quarta volta giurando che mai avrebbe portato gli Stati Uniti in guerra, e si è visto com’è andata; e hanno dato un ridicolo Nobel per la pace a Obama che poi ha scatenato conflitti dovunque… Però, facciamo finta di credere sulla parola a Trump, e vi spiego perché spero vinca lui e non la petulante e ideologizzata e fallimentare Clinton.

 Trump ha detto:

-          La NATO non farà interventi automatici a favore di nessuno, ma si vedrà, se mai, caso per caso;

-          Tanto meno, contro la Russia; anzi dichiara, il Trump, di voler tenere ottimi rapporti con Putin;

-          La NATO, che attualmente è quasi solo gli Stati Uniti (l’altro esercito decente è quello della Turchia, e Dio liberi!), deve diventare un’alleanza vera, cioè gli Stati aderenti devono dotarsi di armi proprie e spese loro, ovvero fare eventualmente la guerra senza delegarla solo agli Americani;

-          Gli Stati Uniti possono esercitare la loro funzione militare dal loro territorio, senza costose e ormai inutili basi all’estero;

-          Gli Stati Uniti, del resto, non sono la vacca da mungere del mondo; anzi hanno i loro problemi economici e sociali, con rischio, in alcune aree, di conflitti civili e razziali: non è proprio il momento di far arrivare altri clandestini;

-          Agli Stati Uniti, e a nessun altro, non servono ondate di deliranti ideologie buoniste e “liberal”, ma molto realismo e buon senso.

 A questo punto, e fatta la tara dell’avvenire, spero proprio che vinca Trump, e che:

-          Eviti la guerra, o comunque di contrasti con la Russia;

-          Ritiri un poco di odiose basi straniere dal territorio italiano, meglio se tutte;

-          Costringa questi mollaccioni europei ad assumersi le loro responsabilità: un’Europa che deve tornare a fare politica estera e militare non può avere per dirigenti dei Prodi o dei Monti o degli Juncker e ragionieri del genere.

 Speriamo.

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Donald Trump cita Mussolini: "Meglio un giorno da leone che cent'anni da pecora"

 “It is better to live one day as a lion than 100 years as a sheep” (“Meglio vivere un giorno da leone che cent’anni da pecora). La famosa citazione mussoliniana è stata ritwittata da Donald Trump. Il candidato per il Partito repubblicano alle primarie Usa, ha ripreso la frase dall’account “ilduce2016” nel cui profilo appare l’immagine di Benito Mussolini con i capelli biondi del politico americano. Non si è trattato di una svista o di uno scivolone, dal momento che, in un’intervista rilasciata al canale televisivo Msnbc, Trump ha sostenuto: “Voglio essere associato a buone citazioni. Mi piaceva come suonava” e "sapevo di citare Mussolini".

"Hillary Clinton ha creato l'Isis con Obama"

"Hanno creato loro l'Isis. Hillary Clinton ha creato l'Isis con Obama". E` quanto ha affermato nel corso di un comizio elettorale, a Biloxi nel Mississippi, il candidato repubblicano Donald Trump. Il politico che ambisce a guidare gli Stati Uniti del dopo Obama ha accusanto l'amministrazione americana di aver fatto crescere lo Stato islamico non congelando gli asset legati al petrolio controllato dal gruppo.

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