Calciomercato: il Crotone prende il centrocampiasta Oliver Kragl

Primo colpo di mercato per il Crotone calcio che ha acquisito, a titolo definitivo, il diritto alle prestazioni sportive del calciatore Oliver Kragl. 

Nato in Germania nel 1990, Kragl è un giocatore particolarmente duttile, capace di agire da esterno sinistro, da centrocampista centrale e da terzino sinistro. Dotato di un tiro potente e preciso, Kragl è molto forte fisicamente e bravo sulle punizioni.

Cresciuto nel settore giovanile del Wolfsburg, Kragl era approdato in Ciociaria nel gennaio del 2016. Con la maglia del Crotone ha disputato 15 gare in Serie A e 28 in Serie B.

Il tedesco vanta, anche, 85 presenze in Bundesliga, condite da ben 12 reti. Nello scorso campionato è stato tra i migliori calciatori della serie cadetta.

Con la Società rossoblu, Kragl ha firmato un contratto triennale.

 

"Hanno fatto apologia del fascismo", la Germania nega la medaglia ai poliziotti che hanno fermato lo stragista di Berlino

Nessuna onorificenza a Cristian Movio e Luca Scatà, i due poliziotti che, a Sesto San Giovanni, hanno fermato e ucciso Anis Amri, l’autore della strage di Berlino.

 Secondo quanto riportato dalla Bild, ai due agenti la Germania avrebbe voluto consegnare una medaglia.

 A frenare la decisione di offrire un riconoscimento ai due poliziotti, la loro tendenza a fare “apologia del fascismo”.

Per il giornale tedesco, due ministri del Governo Merkel avrebbero escluso ogni tipo di premio.

Il tutto perché sui profili Facebook e Instagram Scatà aveva pubblicato una foto in cui faceva il saluto romano; una foto di Mussolini in cui lo definiva "tradito" e un post in occasione del 25 aprile in cui affermava di non festeggiare perché lui è "dalla parte di quella Italia, di quegli italiani, che non tradirono e non si arresero".

 Movio, dal canto suo, è accusato di aver condiviso alcuni post da siti anti-immigrati e di aver pubblicato una foto di una bottiglia di Coca-Cola con scritto il nome di Adolf.

 

Berlino, strage al mercato di Natale: arrestato un tunisino in contatto con Amri

Un 40enne di origine tunisina è stato arrestato a Berlino nell'ambito delle indagini sull'attentato, compiuto lo scorso 19 dicembre al mercatino di Natale da Anis Amri, costato la vita a dodici persone,

La notizia riportata dall'agenzia tedesca Dpa è stata confermata dalla Procura generale.

L'uomo fermato dalla polizia è sospettato di essere "un presunto contatto" di Amri. Il suo "numero di telefono era nello smartphone" dell'attentatore.

Secondo gli investigatori il 40enne potrebbe essere direttamente coinvolto nell'attacco terroristico compiuto al mercatino di Natale.

Germania: preparavano un attentato in un centro commerciale, arrestati due fratelli

Due fratelli, di 28 e 31 anni, di origine kossovara sono stati arrestati dalle polizia tedesca con l'accusa di pianificare un attentato in uno dei centri commerciali più grandi della Germania. 

I due presunti terroristi, secondo le autorità, avevano preso di mira il "CentroO', che si articola in oltre 250 negozi ubicati nei locali che in passato hanno ospitato un'acciaieria, nella città di Oberhausen, nella regione della Ruhr.

Allo stato, non è dato sapere se i due uomini, fermati dalle forze speciali a Duisburg, abbiano collegamenti con l'attentato compiuto al mercatino di Natale di Breitscheidplatz a Berlino.

Gli investigatori stanno esaminando il materiale a loro disposizione per cercare di capire se nel progetto terroristico fossero coinvolte  anche altre persone.

Berlino, strage in un mercatino di Natale

Strage in un mercatino di Natale a Berlino dove, un tir con due persone a bordo è stato scagliato sulla folla che popolava la frequentatissima Kurfuerstendamm, la via principale dello shopping.

 Secondo una prima ricostruzione fornita dall’emittente N24, il camion sarebbe arrivato provenendo dalla stazione di ferrovia e metropolitana «Zoologischer Garten». Il tutto è accaduto intorno alle 20.

Il bilancio della tragedia parla di dodici morti ed oltre 50 feriti. A compiere la mattanza potrebbe essere stato un terrorista islamico. Un uomo di nazionalità polacca è stato trovato morto sul camion, mentre s'ipotizza che alla guida ci fosse un pachistano o un afgano.

il tir, di proprietà di una ditta di trasporti che ha sede a Danzica, in Polonia, era partito dall'Italia con un carico di ponteggi in acciaio. Il sospetto è che il mezzo sia stato rubato durante il viaggio.

Pochi giorni fa, era stato fermato un 12enne di origine irachena che aveva collocato una bomba, fortunatamente inesplosa, in un mercatino natalizio di una cittina della germania centromeridionale

Le modalità seguite per compiere l'attacco di questa sera, ricordano inevitabilmente l’attentato compiuto il 14 luglio scorso a Nizza, quando 86 persone furono uccise da un mezzo pesante guidato da un estremista musulmano di origine tunisina.

Germania: un 12enne cerca di far esplodere una bomba in un mercatino di Natale

Un 12enne di origine irachena avrebbe tentato di far esplodere una bomba riempita di chiodi nel mercatino di Natale di Ludwigshafen, nel sudovest della Germania. L'attentato avrebbe dovuto essere compiuto il 26 novembre scorso.

Il rudimentale ordigno, costruito dallo stesso ragazzo, non è esploso per un difetto alla miccia. La notizia è stata resa nota dal settimanale Focus, che cita fonti giudiziarie e di sicurezza.

Il ragazzo, indicato come "fortemente radicalizzato" era stato probabilmente "istigato o guidato" da "un ignoto militante dell'Isis", scrive Focus.

Sulla vicenda, "starebbe indagando la procura federale generale di Karlsruhe", competente per atti di terrorismo.

Il settimanale aggiunge, inoltre, che "già nell'estate scorsa il 12enne", un ragazzo di origine irachena, "avrebbe avuto la tentazione di recarsi in Siria per unirsi all'Isis": dopo la sua cattura "è stato trasferito in un centro giovanile".

Secondo la ricostruzione fatta da Focus l'attentato sarebbe dovuto avvenire il 26 novembre, vigilia del primo avvento e data di inizio della maggior parte dei mercatini di Natale in Germania, ma fallì "per un difetto della miccia". L'ordigno artigianale "era nascosto in uno zaino", che venne poi "ritrovato il 5 dicembre in un cespuglio vicino al Comune di Ludwigshafen da un passante". Gli artificieri fecero brillare una parte della bomba, conclude Focus.

 

"Trump non conosce il mondo", Juncker nemmeno il suo paese

Secondo Juncker, attuale capo dell’Europa, Trump non conosce il mondo. Per carità, Trump non sarà un’aquila di cultura e, almeno per il momento, potrebbe essere poco esperto… Giusto, giustissimo.

 Ma se Juncker rimprovera così pesantemente Trump, allora dobbiamo dedurre che Juncker, e con lui i suoi colleghi della commissione, e, in genere, la classe dirigente europea siano legittimati a criticare, ovvero siano e si siano dimostrati finora dei geni della politica. Consentitemi alquanto di eccepire:

-          L’Europa entrò nella crisi del 2008; dal 2008 la commissione e la burocrazia e la classe dirigente europea non sono riuscite nemmeno ad immaginare la benché minima soluzione; l’Europa era e resta in crisi;

-          L’attuale capo, Juncker, non sta facendo nulla di nulla, a parte operazioni da ragioniere per vedere se il tale bilancio ha lo 0,1 o lo 0,2, eccetera;

-          La commissione europea si segnala solo, di tanto in tanto, con draconiane disposizioni sull’involucro delle mozzarelle: per tutto il resto, muta;

-          L‘Europa non ha nemmeno l’ombra di una politica estera; qualche rara volta, qualche raro Stato finge di fare qualcosa, in genere con i piedi come la Francia: ma la politica estera dell’Europa è zero;

-          Juncker predica accoglienza di migranti: ebbene, a Calais c’è un muro, a Ventimiglia la polizia francese impedisce gli accessi; la Germania, dopo le bastonate elettorali della Merkel, non accoglie più tanto… Il guaio è tutto e solo dell’Italia. Insomma, Juncker predica e noi “accogliamo”.

 Insomma, Trump non sarà Bismarck, ma Juncker mi pare nemmeno buono per consigliere comunale di paese.

 Ma perché tanta acrimonia? Beh, tra le righe delle juncheriane dichiarazioni traspare: l’Europa dei burocrati è terrorizzata di una politica isolazionista di Trump: pensate, se Trump dovesse sul serio diminuire l’impegno militare e politico americano, quei grigi passacarte, Juncker e soci, dovrebbero mettersi a fare davvero politica, e, orrore, persino una politica militare. Ve li figurate, Juncker e Prodi, con quelle facce, in divisa da generale?

  • Published in Diorama

El Alamein, 23 ottobre 1942: quando gli eroi della Folgore diventarono leggenda

Capita spesso di sentire associare all’Italia una storia militare fatta solamente di sconfitte, disfatte e rapidi “giri di valzer”.

Eppure, oltre al “Franza o Spagna purché se magna” ci sono tante pagine che parlano di un Paese differente, disposto a battersi ed a farlo con onore.

Ricorre proprio oggi l'anniversario dell'inizio della battaglia di El – Alamein combattuta, durante la seconda guerra mondiale, in Africa del nord da italiani e tedeschi da una parte e britannici dall’altra. Al km 120 della litoranea Alessandria d'Egitto - Marsa Matruh si fronteggiarono due eserciti e due strateghi geniali: Rommel, a capo dell'Afrika Korps e Montgomery al comando dell'VIII Armata britannica.

La guerra nel deserto nell'Africa settentrionale durava ormai da due anni. Nel periodo 1940-42 gli italiani, successivamente affiancati dai tedeschi, si erano battuti con alterne fortune contro gli eserciti di sua maestà.

La prima battaglia di El-Alamein si combatté dall’ 1 al 27 luglio 1942. Il generale Rommel, divenuto tra le dune africane, la volpe del deserto, aveva tentato un'ardita manovra in profondità per scardinare lo schieramento nemico e far cadere il campo trincerato di El-Alamein.

I protratti combattimenti ebbero però l’effetto di logorare le forze dell’Asse. I britannici, dal canto loro, effettuarono massicci e fulminei attacchi tesi a sfondare lo schieramento italo-tedesco. I due schieramenti si rafforzarono febbrilmente sulle rispettive posizioni con lavori di trinceramento e la posa di estesi e profondi campi minati. L'attacco finale degli inglesi, passato alla storia con il nome di seconda battaglia di El Alamein, venne sferrato nei giorni compresi tra il 23 ottobre ed il 6 novembre 1942.

L'offensiva fulminea rappresentava l’elemento portante del piano d'attacco. Per essere certi del successo, i britannici misero in campo una forza d'urto straordinariamente numerosa. Alla vigilia della battaglia l’VIII Armata contava, infatti, 220 mila uomini, 1.351 carri, quasi mille pezzi d’artiglieria, 1.200 aerei.

A contrastare l’avanzata delle truppe di Montgomery, complessivamente si trovavano 108 mila soldati e 497 carri, 700 aerei, dei quali solo 330 da prima linea. L'evidente sproporzione delle forze in campo era aggravata dalla penuria di rifornimenti causata dall’azione implacabile della marina da guerra britannica capace di decimare i convogli marittimi diretti in Libia.

Sul fronte sud l'attacco inglese, venne prontamente fermato dalla violenta reazione della Folgore. I 4 mila “leoni”, come appellò i paracadutisti il premier inglese Winston Churchill, solitamente poco incline ai complimenti nei confronti degli italiani, non mollarono.

Nascosti nelle buche lasciate dai proiettili dell’artiglieria i parà si scagliavano contro i corazzati con le loro bottiglie incendiarie o con le mine magnetiche. Incapaci di sfondare al primo assalto le truppe britanniche furono costrette ad impegnarsi in una logorante serie di offensive. Ai ripetuti attacchi britannici, i paracadutisti risposero con incredibile determinazione ed energia, respingendo ogni tentativo di sfondamento ed infliggendo al nemico gravi perdite.

La tenace resistenza obbligò gli inglesi a sospendere ogni ulteriore iniziativa su quella parte di fronte. "La battaglia di El-Alamein si sarebbe decisa, di lì a qualche giorno, sugli altri versanti. Quando il 2 novembre, in seguito al generale ordine di ripiegamento, la Folgore abbandonò le posizioni, la sua linea di resistenza era ancora intatta. L’arma vincente dei paracadutisti era stata la superiorità tattica; il contrassalto, applicato sistematicamente contro gli attacchi di carri e fanterie che aveva annullato la potenza offensiva dei nemici".

Sui luoghi della battaglia sorgono oggi tre cimiteri, muta testimonianza della durezza dello scontro. Un prato verde veglia sui caduti del Commonwealth.

Un castello svevo perpetua la memoria dei soldati tedeschi, un bianco Sacrario custodisce i resti dei combattenti italiani.

Poco distante sorge, invece, la torre di Quota 33, costruita a proprie spese da Paolo Caccia Dominioni, che ad El-Alamein, dopo aver combattuto, decise di trascorrere molti dei suoi anni alla ricerca delle povere ossa di quanti, sotto tutte le bandiere, intrisero con il loro sangue le arse sabbie del deserto.

  • Published in Cultura
Subscribe to this RSS feed