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Sanità, il consigliere regionale Pedà ha incontrato il commissario Cotticelli

Un intervento molto articolato sulla situazione generale della Sanità in provincia di Reggio Calabria quello del consigliere regionale Pedà che, ieri mattina, ha avuto modo di confrontarsi con il Gen. Saverio Cotticelli, Commissario ad acta per l’attuazione del vigente piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Calabria e il dott. Antonio Belcastro, Dirigente generale del Dipartimento Tutela Salute della Regione Calabria in Commissione speciale di Vigilanza che si è riunita in merito allo scioglimento dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria e all'affidamento della gestione ad una Commissione straordinaria, e alla programmazione sanitaria e situazione finanziaria delle Ao e delle Asp della Regione Calabria.

L’esponente politico ha ricordato in primis la questione delle guardie mediche soppresse in alcuni comuni che poi avevano vinto il ricorso al Tar, Pedà ha quindi sollecitato la richiesta che l’ex direttore generale Mesiti aveva inoltrato al Commissario Cotticelli sull’aumento del 5% degli stessi presidi di continuità assistenziale.

Altra importante criticità segnalata, lo stato di sofferenza delle farmacie rurali in quei piccoli comuni soggetti a spopolamento: “sarebbe quantomeno opportuno aumentare il loro indennizzo per permettergli di sopravvivere -ha evidenziato Pedà- sarebbe importante dare un segnale in questa direzione, anche perché io sono stato personalmente a visitare alcune di queste farmacie rurali e ho constatato che non solo sono dei veri e propri presidi a cui si rivolge tutta la comunità ma sono anche un fondamentale punto di riferimento, anche in termini di servizi, per gli anziani”.

Il consigliere regionale ha quindi ricordato che in Commissione si sta lavorando alla legge di accorpamento degli ospedali “spoke” agli ospedali “hub” in modo da lasciare sul territorio soltanto i presidi sanitari territoriali: “c’è una proposta della Giunta e dei 5stelle -ha rimarcato- le stiamo valutando”. Per poi aggiungere: “al contrario di alcuni interventi che ho letto, io ho salutato positivamente la venuta del ministro Grillo in Calabria”.

Pedà ha informato il Gen. Cotticelli sulle tante risorse ad oggi inutilizzate di alcunipresidi territoriali in provincia di Reggio, “primo su tutti Gioia Tauro -ha sottolineato- che ha dei reparti appena rifatti e completamente vuoti delle sale operatorie nuovissime che potrebbero servire a decongestionare il vicino “spoke” di Polistena. Si era concordato con la direzione Asp di attivare almeno un “day surgery” a Gioia che deve essere ancora attivato. Addirittura, ho dovuto fare una battaglia per non far trasferire l’ultimo anestesista rimasto a supporto del Pronto Soccorso e della Radiologia di Gioia, quando per fare alcuni esami diagnostici con mezzo di contrasto ci vuole per forza la presenza di una simile figura professionale”. Pedà ha quindi illustrato la questione della Casa della Salute di Scilla e, soprattutto, quella relativa alla costruzione dei nuovi ospedali: “la stiamo seguendo con l’edilizia sanitaria, sentiremo il delegato del presidente Oliverio per le politiche sanitarie, Franco Pacenza per vedere lo stato dell’arte; anche lì ci sono delle problematiche”.

Rivolgendosi direttamente a Cotticelli, Pedà ha precisato: “quantomeno Lei ha la cortesia di ascoltarci e questo è già tanto per  noi, da politici eravamo stretti nella morsa della mortificazione perché poi la prima persona che la gente si ritrova davanti, il primo “frontman” è proprio il politico sul quale sfoga tutte le proprie frustrazioni rispetto a una situazione sanitaria drammatica. Infine, un elogio a tutti i medici e paramedici “che sono in prima linea nei nostri presidi sanitari perché -ha spiegato- sono degli eroi, sono stoici: ad esempio, ho scoperto che a Polistena il primario fa i turni di notte, quindi certe volte ci sono anche dei casi di aggressione; a loro va la mia massima solidarietà perché gli utenti esasperati poi trascendono in situazioni abominevoli che non dovrebbero verificarsi e che stigmatizzo con forza. Speriamo che, con il suo aiuto, questo sia l’ultimo commissariamento della Sanità in Calabria, che sia il traghettamento verso la fine di questo stato di commissariamento e che venga ridata la palla alla Calabria. Se poi non siamo in condizioni di governare certe dinamiche -ha concluso- chi è responsabile dei suoi mali pianga se stesso…”. 

Pedà (Cdl): "Le farmacie rurali sono l'ultimo baluardo della sanità"

Su istanza del consigliere regionale Giuseppe Pedá, é stata affrontata in Terza Commissione regionale Sanitá la problematica relativa alla profonda crisi attraversata dal sistema delle farmacie rurali.

Auditi i rappresentanti delle associazioni di categoria più rappresentative: tra gli altri, il presidente ordine farmacisti Daniela Musolino, Giuseppe Afflitto, responsabile Sunifar Reggio Calabria; Ettore Squillace, presidente Federfarma Reggio Calabria nonché il direttore del distretto sanitario di Reggio Calabria, Domenico Carbone .

‘Sono estremamente soddisfatto - ha dichiarato Pedá- perché le segnalazioni tecniche sono state oggetto di attenta valutazione e c’é stata la presa di coscienza auspicata che ha già consentito di avviare un confronto serio e costruttivo anche a livello regionale. Torneremo ad occuparci della problematica entro fine mese, anche con l’ausilio del dipartimento Sanita.  Le farmacie rurali - spiega l’esponente politico - sono in sofferenza per diversi motivi. La farmacia nella grande città che dispensa farmaco, ma riesce a vendere anche altri prodotti, ha margini ben differenti da coloro che gestiscono solo ricette. Fermo restando che il farmacista svolge in entrambi i casi, un servizio essenziale e forse ancor di più se si tratta di località a bassa densità di popolazione. Molte farmacie rurali hanno una dislocazione montana o comunque sono in zone disagiate. I farmacisti devono fare i conti non solo con pochi guadagni ma anche con la gestione del tempo. Sono rimasti l'unico baluardo del Ssn, quando anche il medico di medicina generale è altrove, hanno frequenti turni notturni e orari di apertura estesi. E non possono permettersi un collaboratore”.

Pedá evidenzia come le farmacie rurali siano un irrinunciabile presidio di sanità che opera senza soluzione di continuità nel vivo del territorio, punto di riferimento imprescindibile dove i cittadini, in particolare anziani e malati cronici, trovano non solo assistenza e servizi, ma anche dialogo e ascolto, rassicurazioni e risposte. In una realtà nella quale si assiste a una progressivo e inesorabile rarefazione della presenza di servizi pubblici e dove le farmacie sono spesso l’unico e insostituibile presidio di prossimità rimasto a disposizione dei cittadini.

“La farmacia rurale – per le sue modalità di gestione e per la presenza di personale qualificato e specializzato – può e deve essere un punto di riferimento importante in una Regione che soffre molto e da lungo tempo di un’endemica incapacità delle Autorità Sanitarie di garantire i benché minimi servizi di base. Numerosi Comuni (Calanna, Candidoni, Bagaladi, Bruzzano, Bova, Rughudi, Staiti, Montebello, Roccaforte, Sant’Agata del Bianco, per citarne alcuni), sottolinea Giuseppe Pedà, corrono il rischio di perdere un presidio che – oltreché la ordinaria prestazione farmaceutica – rappresenta un punto di riferimento per i bisogni più immediati della popolazione che vede nella figura del farmacista un punto di riferimento insostituibile”.

“Molte delle Istituzioni locali sopraindicate, hanno dato corpo, mediante l’adozione di atti deliberativi, ad una esigenza della popolazione rispetto alla quale la politica deve mantenere alti i livelli di attenzione. Soprattutto in un contesto di ormai innegabile ed endemica crisi del Servizio Sanitario Calabrese, nelle cui dinamiche le farmacie – soprattutto quelle dei centri molto piccoli e territorialmente isolati – rappresenta l’unico presidio disponibile H24 per le prime esigenze di tutela sanitaria dei cittadini. La presenza del farmacista – soggetto professionalmente qualificato – costituisce paradossalmente l’unico punto di riferimento in territori privi di qualsivoglia centro sanitario di base. Da qui l’ importanza di portare avanti e risolvere una questione che non sarà certo sottovalutata dagli organismi regionali”.

Mobilità in deroga, Pedà (Cdl) chiede certezze sul futuro dei lavoratori

 Con una nota inviata al presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, all’assessore al Lavoro ed al Welfare Angela Robbe ed al presidente della III Commissione sanità Michele Mirabello, il Consigliere regionale Giuseppe Pedà ha chiesto ai vertici regionali del Lavoro e del Welfare una presa di posizione decisa rispetto alla condizione di precariato in cui si trovano oltre 4 mila tirocinanti che rientrano nel bacino dei percettori di mobilità in deroga.

Rispetto a tali lavoratori, ormai da anni, sussiste lo spettro di un precariato insostenibile: una condizione che per il Consigliere Pedà affossa la possibilità di rilancio delle politiche del lavoro in Calabria.

Come evidenziato nella nota “ La Regione Calabria ha consentito l’attivazione di circa 4 mila tirocini rivolti  a favore di soggetti precedentemente inseriti nel bacino dei percettori di mobilità in deroga che, offendo un supporto prezioso a favore della collettività, prestano una importante attività in varie realtà della Pubblica Amministrazione: Miur,  Mibact, Ministero della Giustizia, Enti locali. Con particolare riferimento ai tirocini attivati presso il Ministero della Giustizia, i beneficiari hanno ottenuto di svolgere un percorso di qualificazione professionale mediante la previsione di un corso di formazione obbligatoria in aula di 360 ore per il rilascio dell’attestato di qualifica di operatore amministrativo utile ai fini della valutazione dei titoli in caso di future procedure concorsuali.  Diversa è la condizione dei tirocinanti presso gli Enti locali, per i quali con Decreto Regionale n. 2065 del 20.2.2019 è stata prevista una proroga ulteriore di soli sei mesi senza però alcuna previsione in merito allaformazione sopradetta. In merito devo evidenziare come ragioni di equità e di non discriminazione impongono di attivare tutte le iniziative necessarie a garantire, a tutti i soggetti che rientrano in tale bacino, pari opportunità rispetto all’acquisizione dei titoli necessari per l’ingresso nel mondo del lavoro. In tal senso ritengo irrinunciabile l’obiettivo di consentire anche ai tirocinanti collocati in enti o presso soggetti diversi dagli Uffici giudiziari la possibilità di seguire i corsi di formazione necessari all’acquisizione di titoli e requisiti di formazione professionale. Tale richiesta nasce dalla esigenza di gettare le basi per l’avvio di un processo di stabilizzazione di tutti i tirocinanti che – anche mediante la previsione di apposite procedure di assunzioni da avviare nei vari Enti – potranno iniziare un percorso che li faccia giungere ad una definitiva collocazione. Ciò consentirebbe la messa a frutto della grande esperienza sul campo maturata da questi soggetti che, ormai da anni, rappresentano una risorsa importante senza la quale molti Enti sarebbero al collasso a fronte di una carenza di organico endemica e difficilmente rimpiazzabile a breve termine.” Pedà conclude con una richiesta precisa e diretta alle istituzioni interpellate, direttamente coinvolte nelle attività finalizzate alla verifica della fattibilità di tutta la programmazione afferente il settore del Lavoro e delle Politiche Sociali - affinchè “valutino con la massima attenzione le iniziative atte all’adozione di tutte le misure finalizzate all’attuazione di percorsi di collocazione definitiva dei lavoratori. Ciò nel superiore interesse dei lavoratori ma altresì dell’efficienza e dell’efficacia dell’azione amministrativa che deve essere orientata a soluzioni razionali – e non certamente “tampone”- rispetto alla necessitàimprocrastinabile di offrire certezze  ed eliminare, per quanto possibile, il concetto di precarietà nel panorama lavorativo della Calabria”.

Danni forte vento: domani scuole chiuse in diversi Comuni della Calabria

“Ai fini di una ricognizione di eventuali danni alle strutture dovuti al maltempo” il sindaco di Gioia Tauro Giuseppe Pedà ha predisposto l’ordinanza per la chiusura delle scuole per la giornata di domani. La misura è posta in essere anche per scongiurare eventuali pericoli per gli alunni. Medesima azione è stata intrapresa da altri sindaci calabresi: in particolare, le scuole rimarranno chiuse anche a Cosenza e Reggio Calabria.

Gioia Tauro, il M5s chiede la decadenza del sindaco Giuseppe Pedà

“Per legge Giuseppe Pedà non può ricoprire la carica di sindaco di Gioia Tauro, perché il suocero, Luigi Bagalà, è amministratore unico di Eurocome, che lì gestisce il servizio di raccolta e trasporto rifiuti, peraltro con una proroga illegittima disposta durante il recente commissariamento del municipio, a ridosso delle ultime comunali”. Lo dichiarano i parlamentari del M5s Dalila Nesci, Riccardo Nuti, Francesco D’Uva, Paolo Parentela e Federica Dieni che hanno interrogato il ministro dell’Interno per sollecitare il prefetto di Reggio Calabria a proporre l’azione di decadenza del primo cittadino. “La vicenda – affermano - lascia interdetti, essendo evidente una fattispecie di grave incompatibilità, che Pedà non ha mai sanato dall’elezione dello scorso giugno. Oltretutto, è bene che il ministero dell’Interno approfondisca i vari passaggi della proroga a Eurocome, dal momento che fu disposta al di fuori della normativa, senza che la convenzione originaria la prevedesse e perfino aggiungendo la raccolta dei rifiuti indifferenziati. Non sfugga – aggiungo gli esponenti pentastellati - che proprio sulla gestione del servizio dei rifiuti cadde, perduta la maggioranza, la precedente amministrazione comunale di Gioia Tauro, che con personale interno al municipio aveva attuato il sistema per la raccolta differenziata, evitando aumenti dei costi ed eventuale perdita di controllo nel delicato settore dello smaltimento dei rifiuti urbani. Si tratta – è la conclusione - di ripristinare nei fatti la legalità, che con tanta leggerezza viene ignorata in Calabria, spesso a favore di misure clientelari che bloccano l’emancipazione dalla cultura del prevaricare, propria della mafia”.

Basta chiacchiere: al Porto di Gioia Tauro serve la Zona Economica Speciale

Politica, economia, visione strategica del futuro, differenti livelli istituzionali, relazioni interazionali e dimensione locale, sicurezza e collegamenti infrastrutturali: sono tutti intrecciati fra loro i molteplici nodi stretti attorno al destino, presente e futuro del porto di Gioia Tauro. Una discussione, spesse volte sterile, su cui incidono pesantemente interessi, leciti ed illeciti, oltre che l'incapacità, da parte della classe dirigente e dell'opinione pubblica calabrese,  di assumere posizioni forti che non si limitino a subire passivamente l'ignavia capace solo di mettere ai margini una incrocio potenzialmente straordinario nel commercio intercontinentale. A dare la stura all'ennesima disputa è il contenuto del Piano strategico di portualità che porta la firma del ministro Graziano Delrio, titolare delle deleghe ad Infrastrutture e Trasporti. Un provvedimento di capitale importanza per le prospettive dell'intera Calabria che dallo sviluppo, vero e non immaginifico, del porto di Gioia Tauro avrebbe da trarre guadagni incalcolabili ed una crescita ad oggi impensabile. Inutile girarci intorno: uno dei pilastri indispensabili per costruirne l'ascesa è rappresentata dall'istituzione della Zona economica speciale. Dotare un impianto normativo tagliato su misura in base alle esigenze economiche di un territorio è lo strumento principe per spalancare le porte agli investitori esteri.  Lo sanno bene in Cina, India e Russia, che non casualmente, infatti, hanno scatenato negli ultimi anni un'inversione di tendenza nei rapporti di forza globali. E ne è consapevole anche Giuseppe Pedà, neo sindaco di Gioia Tauro, che ha manifestato tutti i suoi dubbi in merito al documento varato preliminarmente la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri. "L'impianto della riforma - è il giudizio senza appello formulato dal Primo Cittadino -  appare permeato da una filosofia che mette al centro i concetti di competitività e razionalizzazione, linee guida già tristemente perseguite con pessimi risultati su un piano più strettamente macroeconomico". Quello che serve, in realtà, ed il sindaco lo esprime a chiare lettere, è " un completo cambio di paradigma, destinato a privilegiare le singole specificità locali con interventi precisi e mirati. I problemi che attanagliano il Porto di Gioia Tauro, opera decisiva che esprime un potenziale nettamente al di sotto delle aspettative, non sono sovrapponibili a quelli che gravano sui porti siciliani, come tra l'altro correttamente evidenziato dai più sensibili esponenti della classe politica isolana con i quali manteniamo un continuo e proficuo rapporto di collaborazione". "Gioia Tauro - come è logico che sia e come il Primo Cittadino ha intuito - più che di accorpamenti, avrebbe bisogno di vedersi riconosciuta la Zes, in virtù anche delle promesse passate di un Governo centrale pronto a garantire un giusta compensazione in favore di un territorio che si era sobbarcato, nel nome di un solidarietà vera e non pelosa, l'onore di smaltire i veleni chimici siriani per aiutare e facilitare la risoluzione di un problema geopolitico che aveva assunto dimensioni globali. Riservandoci quindi di inviare a breve all'attenzione del ministro competente una relazione contenente le nostre specifiche osservazioni sui singoli punti del progetto di riforma in argomento, chiediamo nuovamente - è la sua conclusione - e con forza al governo centrale di rimettere al centro del dibattito italiano ed europeo il riconoscimento per Gioia Tauro della Zona Economica Speciale".

Cos'è Movimento Roosvelt, meta-partito già protagonista sulla scena elettorale calabrese

Le novità, spesso, sono spiazzanti e richiedono uno sforzo interpretativo proporzionale alla mancata conoscenza del fenomeno. E' il caso del Movimento Roosvelt, artefice del successo conseguito da Giuseppe Pedà in occasione delle recenti elezioni amministrative celebratesi a Gioia Tauro. Già dalle prime parole pronunciate nell'immediatezza della vittoria è stato lo stesso neo sindaco ad attribuire la paternità del risultato alla Coalizione Roosvelt imponendo così un drastico ridimensionamento ai toni trionfalistici dei partiti che, pure, hanno sostenuto la sua candidatura. Ma cos'è il Movimento Roosvelt a cui ha fatto esplicito riferimento il Primo Cittadino della importante località della Piana? Cosa ha spinto i dirigenti nazionali a mobilitarsi a supporto di Pedà, socio fondatore, con New Deal Calabria, di questa organizzazione? In tanti si sono affannati a disegnare un alone di mistero attorno, individuando, come frequentemente capita quando si comprendono poco realtà e fenomeni locali e globali, nella massoneria la sorgente di questa iniziativa nata all'inizio dell'anno. La curiosità ci ha spinto allora ad approfondire tentando di decifrare nel modo più preciso possibile cosa ci sia alla base e su quali principi si reggano le idee dell'associazione. Come si legge nella pagina del sito ufficiale in cui sono contenute tutte le informazioni necessarie, si tratta di "una entità politica di natura meta-partitica". Una definizione che, con una forma estremamente chiara, pone il Movimento Roosvelt in una condizione altra rispetto alla struttura partito per come intesa secondo le comuni convenzioni. Per rafforzare il concetto, un paio di righe più sotto si legge di "sedicente destra, centro, sinistra", a rendere ancora più nitido il giudizio negativo sull'attuale geografia, o presunta tale, del panorama politico. "Bipartisan e trasversale" sono altri due termini richiamati con nettezza, allo scopo, è scritto nella presentazione, "di convogliare su specifici obiettivi di interesse collettivo soggettività e gruppi di interesse solitamente contrapposti in modo sterile e infecondo". L'idea, alla base della strutturazione decisa dai fondatori, dunque, non si presta a giudizi ambigui. La sfiducia verso il contemporaneo assetto partitico non si canalizza verso sponde protestatarie, ma punta ad un costruttivo pragmatismo. Fonte ideale del Movimento Roosevelt è la tutela dei diritti fissati nel testo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Essi sono considerati "universali e inalienabili" e costituiscono lo strumento idoneo, negli auspici dei promotori, per provocare la "sconfitta di ogni declinazione neoliberista, neoaristocratica e antidemocratica dei processi di globalizzazione in atto". Una cornice teorica che permette di tratteggiare gli elementi salienti del programma stilato dal gruppo. Si parte dall'obiettivo di conseguire "la piena occupazione lavorativa" senza rinunciare alla "massima libertà imprenditoriale nel settore privato", integrata da una "sapiente ed efficiente gestione degli investimenti e dell’impiego pubblico". Il secondo punto è dedicato al sempre controverso tema del fisco che necessita, a parere del Movimento Roosvelt, di una riforma drastica il cui pilastro dovrebbe essere costituito dalla riduzione a due sole aliquote, del 20% e del 23%, con la soglia di reddito fissata a 100 mila euro per il pagamento dell'una o dell'altra. Una posizione intransigente contro la dittatura del debito pubblico e dell'austerity finanziaria è il filo conduttore del terzo obiettivo perseguito dal Movimento Roosvelt che, infine, pone tra i suoi focus preminenti, una particolare attenzione ad ambiente d infrastrutture. Una piattaforma definita, un orizzonte dai confini ben delineati che dovrebbero bastare, essi soli, ad allontanare quell'aura di intrigo affibbiata pur in assenza di riscontri concreti. Hanno gioco facile i responsabili dell'organizzazione, a partire dal segretario generale Francesco Toscano, a rivendicare con orgoglio il successo scaturito dalle urne di Gioia Tauro, annunciando, allo stesso tempo che, proprio per evitare in futuro, il reiterarsi di commenti poco aderenti alla realtà, sarà indispensabile strutturarsi ulteriormente per dare maggiore forza comunicativa al Movimento Roosvelt. L'ambizione è quella di fare del risultato calabrese un trampolino di lancio per allargare il perimetro del progetto al resto del Meridione, prima di ampliare il consenso nel resto d'Italia. In tanti hanno fatto a gara nel mettere il cappello sulla faccia e sulla visione del nuovo sindaco che, con destrezza, è stato lesto a svincolarsi dall'abbraccio mortale di altri partiti. Il drappello di formazioni politiche che hanno appoggiato la sua corsa è stato trasversale abbracciando liste di centrodestra, centrosinistra e civiche. Si va dal Centro Democratico alla componente territoriale di Forza Italia, dalla Lista Civica Alternativa per Gioia, ad Alternativa Popolare che comprende Ncd e Udc, dalla Lista Civica Insieme per Gioia a quella denominata Pro Quartieri. Già solo questo affastellamento di sigle avrebbe dovuto costringere i vari esponenti politici avidi di tronfie dichiarazioni ad essere prudenti senza lasciarsi ingolosire dal vanto di primogeniture inesistenti. Tutti, indistintamente, hanno sottoscritto il percorso tracciato dalla Coalizione Roosvelt che ora, in piena coerenza con gli step susseguitisi durante la marcia di avvicinamento al voto, accampa la volontà di rimanere nel medesimo solco. Un indirizzo strategico che non è indicato dalla massoneria. A specificarlo è stato lo stesso Toscano fin dai primi passi del Movimento. Già prima della Convention fondativa svoltasi a Perugia il 21 marzo scorso, un paio di testate, infatti, avevano scritto di "partito dei massoni". Probabilmente spinte ad individuare la presenza di vasi comunicanti a causa della figura di Gioele Magaldi, cofondatore del Grande Oriente Democratico di cui è Gran Maestro e presidente dell'"entità meta-partitica" che, ha spiegato Toscano, non è e non sarà un partito massonico o para-massonico, essendo aperto a chiunque ne sposi le idealità. Precisazioni che, però, sono passate inosservate al cronista dell'Huffington Post che il 16 giugno ha dato conto di un incontro tra Magaldi ed una senatrice del Movimento 5 Stelle, Laura Bottici. Tra i due ruoli rivestiti dall'ex imprenditore, il giornalista ha optato per quello direttamente riconducibile all'esperienza massonica, indifferente all'attenzione che Magaldi, interpellato nella circostanza, ha riservato alla "roosveltizzazione" di Forza Italia a Gioia Tauro (come si legge nell'articolo), o alla notizia che diversi esponenti del PD o della stessa Forza Italia hanno aderito al Movimento. Sebbene il buonsenso suggerisca che il rendez vous fra la rappresentante pentastellata e Magaldi sia stato generato dall'essere quest'ultimo autore di un libro molto in voga fra i "grillini" ed intitolato "Massoni", incentrato sul potere che gestirebbero le super logge internazionali, si è preferito sposare la tesi di una sospetta convergenza politica fra M5S e massoneria. La dimostrazione lampante che quando ci s'innamora di una tesi è arduo liberarsene, anche al prezzo di palesi forzature dei fatti oggettivi.

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Amministrative, vittorie del centrodestra a Lamezia e Gioia Tauro

Paolo Mascaro e Giuseppe Pedà sono i nuovi sindaci di Lamezia Terme e Gioia Tauro. Il primo raccoglie il 59,96% delle preferenze superando Tommaso Sonni che si ferma al 40,04%, il secondo (57,16%) batte Aldo Alessio (42,84%). A Castrovillari Domenico Lo Polito, sostenuto dal centrosinistra, ottiene il 50,06% con 4941 voti contro il 49,94% con 4930 voti di Giuseppe Santagada, appoggiato da liste civiche. Si preannunciano contestazioni e ricorsi. Ballottaggi pertanto negativi per il Pd, già in difficoltà al primo turno nelle principali città calabresi coinvolte in questa tornata elettorale. Quindici giorni addietro il centrosinistra era riuscito a trionfare a San Giovanni in Fiore (con Giuseppe Belcastro) e Siderno (con Pietro Fuda), ma aveva subito la Caporetto di Vibo Valentia dove Antonio Lo Schiavo era stato sconfitto da Elio Costa. È tempo di riflessioni e valutazioni per Mario Oliverio e Ernesto Magorno che vedono affievolirsi il vento favorevole che soffiava alle elezioni regionali dello scorso novembre. Contesto diverso, certo, ma il partito renziano avrebbe dovuto rafforzarsi con quella vittoria, non cedere terreno. E invece il fallimento del tentativo in quel di Vibo, dove è stato sottovalutato il progetto civico di un ex sindaco ed ex magistrato del calibro di Costa, e la disfatta di Lamezia, dove il centrodestra si è presentato spaccato e quindi in teoria sfavorito, dimostrano che il Pd arranca, lacerato da conflitti interni e antiche gelosie, incapace di cancellare quelle contraddizioni emerse sin dalla sua nascita. E l’esperienza del governo calabrese non è finora di quelle che passeranno alla storia per la celerità delle decisioni e l’operatività dei provvedimenti. Boccata d’ossigeno, invece, per un centrodestra che dopo le dimissioni di Peppe Scopelliti è parso allo sbando, smarrito e senza guida, preda di un marasma che riflette la situazione nazionale. Lamezia e Gioia Tauro possono essere il punto di partenza per la ricostruzione di una coalizione che deve rinnovarsi e ritrovare una vera unità, ma adesso occorre cambiare registro. La politica di oggi è tutta qui e riflette l’immagine di una società che deve ritrovare se stessa e i suoi valori fondanti. 

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